FESTA DEMOCRATICA 2013 DI CARVICO

Anche quest’anno i circoli PD di Carvico, Sotto il Monte, Villa d’Adda e Calusco d’Adda organizzano la Festa Democratica, che si terrà dal 18 al 28 luglio presso l’area feste di via Aldo Moro a Carvico.
Ogni sera: ristorante, servizio ai tavoli, tombola, animazione per bambini e tanta buona musica!

Vi aspettiamo numerosi!

 

volantino

DALLA REGIONE

I TAGLI AI COSTI DELLA POLITICA APPROVATI IN COMMISSIONE

L’impianto passa senza variazioni significative. Il 18 giugno l’approvazione in Consiglio

Abbiamo già parlato diffusamente la scorsa settimana dei costi della politica in Consiglio regionale e della loro imminente riduzione. Ora, dopo due sedute congiunte delle commissioni bilancio e affari istituzionali la legge è definita in tutte le sue parti ed è pronta per essere discussa e approvata dal Consiglio regionale. Sono dunque pronte ad entrare in vigore le riduzioni degli stipendi dei consiglieri e delle dotazioni dei gruppi politici, per un risparmio complessivo di 13 milioni di euro l’anno. “Abbiamo compiuto un passo importante e in poco tempo, attraverso un confronto serio tra le forze politiche”, commenta Fabio Pizzul. “Ora – aggiunge – occorre introdurre correttivi per ridurre la differenza di dotazioni tra maggioranza e opposizione e poi, insieme, affrontare il capitolo dei costi del sistema regionale”. Con questa legge il Consiglio regionale lombardo non si è semplicemente adeguato alle previsioni della legge Monti, ma ha voluto dare un segnale in più, riducendo ulteriormente sia la dotazione dei gruppi politici che gli stipendi dei consiglieri. A maggior ragione ora occorre concentrarsi sulla giunta e sul sistema regionale, che comprende le partecipate. Basti pensare che, come ha ricordato Pizzul in commissione, il presidente della Giunta ha a disposizione per la sua segreteria politica ben sedici volte le risorse di un consigliere, e che per la stessa voce la maggioranza, tra giunta e gruppi politici, ha una disponibilità che è oltre cinque volte superiore a quella dei gruppi di opposizione. Occorre certamente un riequilibrio, che deve passare in primis dalla riduzione dei costi della Giunta, e in questa direzione andrà un ordine del giorno che il Pd presenterà in Aula il 18 giugno, quando la legge sarà discussa e approvata dal Consiglio.

 

REFERENDUM DAY IN AUTUNNO PER LE FUSIONI DEI COMUNI

Approvata risoluzione all’unanimità dalla Commissione speciale

È stata approvata all’unanimità lunedì scorso, in commissione speciale regionale per il Riordino delle autonomie, una risoluzione che dà il via libera ai comuni che intendono fondersi per poter portare a termine l’iter legislativo in tempo per la tornata amministrativa della primavera del 2014. Il documento, all’ordine del giorno del Consiglio del prossimo martedì 11 giugno, prevede anche l’istituzione di un referendum day in autunno per celebrare in un solo giorno tutte le consultazioni comunali per le fusioni. 
Soddisfatto il consigliere regionale Giuseppe Villani, componente della commissione speciale: “Con questo documento – dichiara – abbiamo permesso a quei comuni, circa una cinquantina, che hanno già manifestato la volontà di fondersi di avviare la procedura del referendum in tempi utili per poter votare già nel 2014 con il nuovo assetto. Il lavoro della commissione dovrà ora proseguire nel sostenere questi comuni verso l’integrazione istituzionale, e nell’accompagnare in generale il processo per la costituzione di nuove unioni e nuove convenzioni per la gestione associata dei servizi tra comuni, e soprattutto per favorire la costituzione della città metropolitana milanese. La commissione speciale e la commissione affari istituzionali dovranno impegnarsi a fondo su questi temi nei prossimi mesi”.

COSTI DELLA POLITICA? IN LOMBARDIA SI FA SUL SERIO

Giù gli stipendi dei consiglieri del 40%, i fondi ai gruppi dell’87%. Ma ora tocca alla giunta.

Sui costi della politica, per quel che riguarda il Consiglio, la Regione Lombardia sarà la più virtuosa tra le regioni italiane. Con l’accordo siglato lunedì sera al tavolo di lavoro tra tutti i gruppi consiliari, ad esclusione dei grillini, il Consiglio applicherà un taglio di circa 14 milioni di euro l’anno, riducendo dell’87% i fondi di funzionamento dei gruppi (da 3 milioni 700 mila euro si scende a 500 mila), del 55% i fondi per il personale dei gruppi (da 9 a 4 milioni), e del 40% le indennità dei consiglieri. Sulla voce stipendi dei consiglieri, come sulle spese di funzionamento dei gruppi, la Lombardia farà qualcosa di più delle altre Regioni, fissando il tetto della retribuzione mensile a 10.600 euro, 500 euro sotto la soglia fissata dalla legge Monti e dall’accordo in Conferenza delle Regioni (11.100 euro). Vale per 12 mensilità e, a differenza di tutte le altre Regioni italiane, non è accompagnato dalla liquidazione. Rimane infatti intatta, nonostante la legge Monti ne preveda la possibilità, la decisione assunta a fine 2011 di abolire con il vitalizio anche il trattamento di fine mandato. La retribuzione lorda del consigliere passerà dunque da 16.800 euro lordi di media a 10.600, vale a dire 7.750 euro netti, da cui detrarre le risorse per la pensione. Occorre ricordare che ogni consigliere del Pd, per contribuire alla vita del partito, versa mensilmente 2000 euro ai livelli provinciale e regionale.
Positivo il commento del capogruppo democratico Alessandro Alfieri, che sottolinea gli elementi di novità e di discontinuità rispetto al passato e spiega che il lavoro, però, non è finito qui. “Il Consiglio regionale – dice Alfieri – ha fatto la sua parte trovando l’accordo su norme che sono più restrittive rispetto a quelle approvate da tutte le altre regioni. Abbiamo tenuto un livello inferiore a quanto previsto dal decreto Monti e siamo gli unici a non prevedere il trattamento di fine mandato per i consiglieri. Ora tocca alla Giunta, che ha dotazioni ben più cospicue, fare la propria parte, riducendo ulteriormente le proprie dotazioni, affrontando la razionalizzazione del sistema delle aziende partecipate e tagliando i compensi dei manager pubblici. Se il Consiglio taglia 14 milioni l’anno, la giunta regionale può tagliare almeno il doppio”.
Il provvedimento approderà in commissione il 5 giugno e sarà in aula martedì 18.

NUOVI ASSETTI IN CONSIGLIO

Borghetti presidente del Comitato di controllo, Martina dopo la nomina nel Governo dà le dimissioni da consigliere, Mantovani non lascia il triplo incarico

La settimana appena conclusa ha visto nuovi passi avanti nella definizione degli assetti del Consiglio regionale. La più significativa è l’elezione del presidente del Comitato paritetico di controllo e valutazione, l’organismo introdotto dal nuovo Statuto regionale che ha il compito di verificare e valutare gli effetti e l’efficacia delle politiche e delle leggi regionali e anche di avanzare proposte per il miglioramento dell’azione pubblica. Come da Regolamento generale alla guida del Comitato si alternano in ogni legislatura un componente della maggioranza e uno dell’opposizione. Nella prima seduta, martedì 14 maggio è stato eletto presidente del Comitato l’esponente del Pd Carlo Borghetti. Suo vice è Riccardo De Corato, di Fratelli d’Italia, gli altri componenti sono i consiglieri Fabio Altitonante (PdL), Roberto Anelli (LN), Laura Barzaghi (PD), Paolo Michelini (Patto Civico Ambrosoli), Iolanda Nanni (M5S), e Antonio Saggese (Maroni Presidente). “Sono convinto che si tratti di un lavoro significativo – ha detto il neo presidente Borghetti -, soprattutto in un momento in cui il rapporto tra politica e cittadini è messo fortemente in discussione. Verificare l’efficacia di una legge è una risposta fondamentale per recuperare maggiore fiducia nella politica e nelle istituzioni. L’esempio da seguire – ha spiegato – è quello del Nord Europa e del Parlamento europeo che rivolgono più attenzione di noi alle procedure di verifica”.

Anche l’assetto della commissione Affari istituzionali dovrà presto subire una modifica: sono state infatti formalizzate le dimissioni dal Consiglio regionale di Maurizio Martina, diventato sottosegretario nel Governo Letta con delega all’Expo. Martina ricopriva anche la carica di vicepresidente della seconda commissione e dovrà essere sostituito. Nella prossima seduta di Consiglio avverrà invece l’ingresso di Mario Barboni, primo degli esclusi nella lista del Pd in provincia di Bergamo, che prenderà il posto di Martina in Consiglio.

Se il sottosegretario all’Expo ha risolto in tempi rapidissimi la questione dell’incompatibilità tra incarichi diversi, così non è per altri esponenti della maggioranza. La giunta per le elezioni nella seduta di mercoledì ha contestato il doppio incarico al vicepresidente berlusconiano della Giunta regionale Mario Mantovani e al consigliere della Lega Roberto Anelli. Il secondo è sindaco di Alzano Lombardo, in provincia di Bergamo, mentre il primo di incarichi incompatibili ne assomma tre: vicepresidente della Regione, sindaco di Arconate (MI) e senatore. Un po’ sorprendente la replica di Mantovani: “Mi dimetterò presto da senatore – ha dichiarato – mentre ho già avviato la procedura di decadenza da sindaco di Arconate”. Peccato che non sia così, almeno per la seconda affermazione, perché la seduta del Consiglio comunale convocata per domenica scorsa, 12 maggio, su iniziativa del gruppo di minoranza Arconate Democratica (http://www.arconatedemocratica.it), proprio per prendere atto della decadenza di Mantovani da sindaco, è andata semideserta per l’assenza della maggioranza. Mantovani ha riconvocato il Consiglio il giorno 24, a ventiquattro ore dallo scadere dei dieci giorni entro cui deve una risposta alla Giunta per le elezioni. Allora potrà dire che davvero la procedura è avviata, ma molto probabilmente non ancora conclusa.

Europa e referendum

Il PD farebbe molto male a sottovalutare le intenzioni, del leader del Movimento 5 Stelle, di aprire una stagione che porti ad un referendum nel 2014 sull’euro e sull’Europa. Questa iniziativa, se non contrastata seriamente, rischia di trovare un terreno molto fertile nella pubblica opinione. Nel 2014, si terranno le elezioni Europee. Le previsioni, non univoche, dei diversi analisti, non fanno ancora chiarezza sul contesto politico, sociale, economico e culturale, in cui le Elezioni si svolgeranno, ed il peso che le argomentazioni emotive e/o razionali, giocheranno nel determinare gli orientamenti dei cittadini, dell’elettorato e delle forze politiche. L’Europa, complice la situazione di crisi e le soluzioni adottate per fronteggiarla, non gode di buona fama e ancora più di buona stampa nei diversi contesti nazionali. La sensazione prevalente che emerge, è che l’Europa sia una “dolorosa necessità”. In questo quadro, la situazione italiana presenta alcune condizioni particolari, dalle quali non si può prescindere: innanzitutto la situazione politica che deve contemperare la necessità di adottare provvedimenti contingenti di risposta alle principali emergenze economico-sociali, con l’esigenza di procedere a profonde riforme Istituzionali, in un recinto in cui i reciproci veti rischiano di produrre provvedimenti insufficienti, inefficaci e contraddittori; in secondo luogo, l’espandersi di posizioni ideologiche, populiste e demagogiche che identificano nell’Europa e nell’Euro, un possibile catalizzatore dei sentimenti negativi verso la politica e le istituzioni che rischiano di orientare la competizione elettorale europea, come stiamo vedendo, verso la forma di un referendum mascherato. Infine, lo stato di salute del Partito Democratico, che impegnato nel sostegno “obbligato” al Governo Letta, e ancora in pieno stato confusionale, non sembra nelle condizioni di porre il tema Europa al centro della propria iniziativa. Bisogna invece svegliarsi dal torpore post-elettorale al più presto, acquisendo piene consapevolezza che la posta in gioco, oggi, è l’Europa. Questa presa di coscienza, ha cominciato ad assumere forma e sostanza in questi giorni a Lipsia durante la celebrazione dei 150 anni della Socialdemocrazia Tedesca. La volontà del campo Progressista Europeo, è quella di esprimere un candidato, l’attuale Presidente del Parlamento Europeo Martin Shulz, alla presidenza della Commissione Europea, e lo farà sulla base di un programma comune in grado di ritrovare la capacità di esercitare egemonia, culturale prima ancora che politica, nel cammino europeo. La possibilità di eleggere direttamente il Presidente della Commissione Europea, e la creazione di un nuovo movimento europeo che, come afferma il Leader SPD Sigmar Gabriel, “punti ad un riequilibrio tra mercato e regole formulate da forze politiche e sociali” possono essere ingredienti essenziali per mettere al servizio dei cittadini un’altra idea di Europa. E’ indispensabile che il Pd apra questa discussione e si collochi rapidamente lungo questo sentiero.

Prima lo farà e meglio sarà per tutti.

Antonio Panzeri

GIORNATE DEL TESSERAMENTO

Il circolo PD di Calusco d’Adda organizza, per il 25 e 26 maggio, le “Giornate del Tesseramento 2013”!
Mai come in questo momento, infatti, c’è bisogno dell’aiuto di tutti, ma soprattutto di nuove forme di adesione e partecipazione. Lo slogan, a tal proposito, cade a pennello. “La rivoluzione comincia da qui” sta proprio ad indicare che dalle sedi, dalla base, nasce il vero rinnovamento del nostro partito, senza mai perdere di vista l’obiettivo principale: “mettersi in gioco in prima persona per cambiare le sorti del Paese”.
Non è sicuramente questo il momento di chiudersi in sé stessi…#invityPD dunque!
Il 25 e 26 maggio, presso la sede PD di Calusco, vieni anche tu!

manifesto pd

ENTRI “IN GIOCO LA TESTA”, MA PER IL SINDACO IL CUORE RESTA ALTROVE.

E’ singolare che ci si appelli ad una fantomatica “ottica imprenditoriale” per la galassia del Volontariato sorto nel nostro Comune, con “lodevole” investimento di tempo ed energie. La ridondanza di retorica che introduce le riflessioni sul numero di Aprile di CALÖSCH del nostro Primo Cittadino sull’argomento, si traduce alla fin fine in un bell’«arrangiatevi se volete continuare a sopravvivere». E’ difficile imbattersi in tanto cinismo, ne danno prova le trentaquattro righe di corsivo che il nostro sindaco ha compitato con raro sforzo sprezzante, ma al cittadino dotato di un minimo di sensibilità e attenzione non dovrebbe risultare una novità. Perfino nell’ultimo Consiglio Comunale, il Sindaco ha lodato le cose buone fatte dal suo compianto  B.Mussolini: e già, allora i treni arrivavano in orario, peccato, sarebbe bastato un buon capostazione per la bisogna, non un dittatore guerrafondaio. Ma restiamo al tema.

Che al bilancio consuntivo 2012 risulti un avanzo (risorse non spese per incapacità e/o disattenzione)  poco importa; importante è mettere le mani avanti ed annullare contributi e finanziamenti improduttivi alle casse comunali per l’anno in corso, anche se queste sono di alto valore aggiunto sotto il profilo etico e morale, come quelle cui fanno riferimento le Associazioni.

Associazioni, preparatevi a pagare affitto e riscaldamento, luce e gas, perché le finanze non consentono più di foraggiare questo «cascame». Questo è il messaggio esplicito dopo la “vaselina” iniziale.

Incoraggiare e favorire le attività di volontariato è uno dei doveri primari per una amministrazione degna di questo nome, proprio perché le finanze non consentono, a detta loro, di far fronte a tutte le esigenze delle fragilità nel nostro comune. A maggior ragione dopo il pratico azzeramento dei Servizi Sociali decisi dall’attuale maggioranza. Ma la risposta va nella medesima direzione “ spirito imprenditoriale”, mai ci si era spinti tanto in la nel disprezzo di chi quotidianamente si sostituisce alle loro inefficienze. Mancano risorse, e nel contempo si alienano proprietà pubbliche per un piatto di lenticchie. Pensar male sarà anche peccato ma spesso ci si azzecca: a chi giova la scelta di tali alienazioni (palazzina di piazza S. Fedele, terreni prospicienti al centro sportivo). Che dire delle risicate diminuzioni dei contributi alle scuole parificate? Sono pur sempre risorse importanti che contrastano con le indicazioni costituzionali che riconoscono le scuole private “ma senza alcun aggravio per le finanze pubbliche”. Gestire in questo modo la cosa pubblica presuppone compensi adeguati, e qui affermo che le risorse prelevate per i compensi (soldi nostri) dei nostri amministratori, siano decisamente eccessive viste le loro incapacità nel reperire denari che, a quanto se ne desume dal  ragionamento autorevole del sindaco, dovrebbe essere uno scherzo per il Volontariato. Ce lo ricorderemo, e se lo ricorderanno a tempo debito quell’“arrangiatevi”, ci metteremo anche del nostro per rinfrescarla questa triste vicenda. Le Associazioni devono mettere in gioco la “testa” e diventare economicamente autonome per le loro attività, come se queste attività fossero rivolte alle foche monache dell’Argentario. Le Associazioni, immagino attendano oltre che alle sue scuse signor sindaco, anche parole di incoraggiamento, e non solo minacce velate di morosità per le sedi ad esse assegnate.

Per restare in clima di metafore ferroviarie, anche al sottoscritto sarebbe piaciuto lavorare in ferrovia se non fossero esistiti i treni, peccato che il suo mestiere sia quello di risolvere i problemi, non azzerarli con un colpo di spugna, egregio sindaco.

Sperandio Mangili: Coordinatore

Partito Democratico di Calusco d’Adda

CONTINUIAMO A DISSENTIRE

Ci dispiace, ma noi continuiamo ad essere in disaccordo con le scelte del Partito Democratico. L’elezione di Epifani alla Segreteria nazionale, infatti, non ci soddisfa per niente. Innanzitutto perché non siamo mai stati favorevoli all’elezione di un “traghettatore”, ancor di più se si tratta di una figura come quella di Epifani che incarna in tutto e per tutto la solita, vecchia linea del Partito Democratico, quella stessa linea che ci ha portato alla drammatica situazione che stiamo vivendo, oramai, dal giorno delle elezioni. Se l’obiettivo era quello di mantenere questa linea, beh, si poteva tranquillamente confermare per altri quattro mesi Bersani. In secondo luogo, non ci è piaciuto per niente l’intervento del nuovo Segretario, un discorso debole, vago, in cui la parola “primarie” non è mai stata citata, così come non ci è piaciuta la sua indisponibilità a continuare dopo questa segreteria di transizione. Ancor più grave è stato omettere quali saranno i tempi del nuovo congresso e che la sua carica è a “tempo determinato”, quindi non facendo riferimento all’imminente elezione di un nuovo Segretario e di una nuova Segreteria.

Rimaniamo dunque dell’idea che il congresso debba essere convocato il prima possibile, con l’elezione di un nuovo Segretario attraverso delle primarie aperte a tutti, e non solo agli iscritti come, da settimane, molti stanno richiedendo. Non è sicuramente questo il momento di chiudersi in se stessi. Non sappiamo se le persone che inneggiano a primarie aperte solo agli iscritti stiano facendo i conti con questo abominevole governissimo appoggiato anche dal PD, dove il vicepremier si permette di manifestare contro la Magistratura, atto gravissimo, e dove una persona come Formigoni, indagata da mesi per corruzione e associazione a delinquere, si ritrova, oltre che in Senato, anche a ricoprire il titolo di sottosegretario al governo Letta. Noi ci sentiamo traditi, così come tutti gli elettori del Partito Democratico non in possesso di una tessera. Primarie aperte a tutti permetterebbero la costruzione di un rinnovato e sano centro-sinistra, oltre che riavvicinare l’elettorato che il PD ha perso con questi continui ed evitabilissimi suicidi.

Continueremo a chiedere con forza, inoltre, i nome dei centouno “traditori” che hanno bocciato l’elezione alla Presidenza della Repubblica di Romano Prodi. Questo atto imperdonabile sembra essere già passato in secondo piano, ma non per noi. Chiediamo quindi i nomi di questi centouno parlamentari e la loro conseguente espulsione dal Partito Democratico.

Infine chiediamo ai dirigenti del Partito di smetterla con questo atteggiamento paternalistico nei confronti di quei giovani che continuano a sbattere i pugni e a protestare del fallimento di questa classe dirigente. Noi ci poniamo in opposizione a questo tipo di Segreteria e a questo tipo di governo, perché siamo di “sinistra” e non capiamo perché dovremmo vergognarci di esserlo.

Il nostro dissenso non rispecchia solo quello di tanti giovani come noi, ma di tutta quella base che, ogni giorno, ci mette la faccia per il Partito.

Noi continuiamo a dissentire! #occupypd #resetpd

Giovani Democratici del Circolo PD di Calusco

MEZZOGIORNO, DIFESA, SOCIALE E CULTURA

MEZZOGIORNO

CHE COSA PROPONENTE IN PARTICOLARE PER IL RISCATTO DEL MEZZOGIORNO?

Le riforme che fanno bene all’Italia fanno bene anche al Sud. A cominciare dalla necessità di una ricostruzione del civismo e dell’imposizione della legalità nella vita civile, economica e politica. Senza legalità ma anche senza una cittadinanza piena, è un’utopia la rinascita del Mezzogiorno. Ciò significa che è importante riuscire a offrire al Sud servizi di base di qualità equivalente al resto d’Italia, dalla gestione dei rifiuti al trattamento degli anziani, al contrasto dell’abbandono scolastico, anche perché noi siamo convinti che dove sta bene un cittadino stia bene anche un’impresa. Tra gli interventi più diretti al sostegno dell’economia meridionale, il Pd propone il reintegro della dotazione nazionale del FAS, Fondo per le Aree Sottoutilizzate, prosciugato per ragioni che nulla hanno a che fare con le politiche di convergenza e l’impegno delle grandi società pubbliche delle infrastrutture, come Anas, Ferrovie dello Stato e Enel, ad ammodernare le reti nel Sud. All’interno dei piani nazionali di sviluppo industriale vanno individuate alcune aree produttive che abbiano particolare potenzialità di sviluppo nelle regioni del Mezzogiorno, facendo leva anche su poli di eccellenza già esistenti: dall’aeronautica all’aerospazio, ad alcun comparti dell’agricoltura di qualità, alle biotecnologie, alla microelettronica, alla logistica. Con progetti di partnership tra imprese, Università e centri di ricerca pubblici e privati. In ambito ambientale, per cogliere le nuove opportunità, va impostato un piano industriale incardinato sulla filiera della fonti rinnovabili e dell’efficienza energetica, sul recupero dei rifiuti, sulla realizzazione delle infrastrutture ferroviarie, portuali e idriche, sulla manutenzione e la messa in sicurezza del territorio. Più in generale, rilevanti opportunità di lavoro e impresa possono derivare dalla tutela e la valorizzazione delle coste, del paesaggio e dei parchi, dall’agroalimentare di qualità, tutti settori che qualificano e rilanciano il turismo e il commercio.

DIFESA

SARÀ DAVVERO NECESSARIO COMPERARE TUTTI GLI F35?

Il Pd condivide la preoccupazione dell’opinione pubblica sulle spese per gli armamenti. Fermo restando che le esigenze di difesa e di sicurezza dello Stato si sono radicalmente modificate, ma restano, bisogna assolutamente rivedere il nostro impegno per gli F35. La nostra priorità in questo momento è il lavoro.

SOCIALE. TERZO SETTORE

LA POPOLAZIONE ITALIANA INVECCHIA E LE FAMIGLIE SPESSO SI TROVANO SOLE DI FRONTE AI PROBLEMI DI CURA DEI NON AUTOSUFFICIENTI. COME PENSATE DI AFFRONTARE QUESTO TEMA?

L’allungamento della durata della vita è un risultato positivo ma pone nuove esigenze di cui la politica deve farsi carico. Con il Governo Prodi avevamo avviato la sperimentazione di un fondo per la non autosufficienza che ha prodotto molte innovazioni e buone pratiche in Italia, con servizi innovativi e sostegno alle famiglie che assolvono il carico di cura. Questa esperienza è stata interrotta dal Governo Berlusconi che ha cancellato il fondo e solo con l’ultima legge di stabilità siamo tornati a invertire la rotta con un primo, parziale finanziamento. Ma l’Italia ha bisogno di dotarsi di un piano ed una politica nazionale come è stato fatto negli altri Paesi europei. Pensiamo ad un sistema integrato tra sociale e sanitario che valorizzi l’indennità di accompagnamento promuovendo un sistema di servizi di cura personalizzato e graduato in base al livelli di gravità e alla situazione economica familiare, promuovendo, là dove possibile l’assistenza domiciliare che garantisca il permanere della persona anziana nel suo ambiente naturale e relazionale.

IN ITALIA LE NASCITE SONO IN CALO, E LE FAMIGLIE MONOREDDITO CON PIÙ FIGLI SONO QUELLE MAGGIORMENTE ESPOSTE ALL’IMPOVERIMENTO. COSA PENSATE DI FARE?

La natalità e la stabilità delle famiglie devono tornare ad essere una priorità per il Paese. Questo si può realizzare solo leggendo i fattori di fragilità e che ritardano le scelte di vita dei giovani e sostenendo la vita delle famiglie già costituite. Per questo la nascita e la crescita dei bambini deve tornare ad essere compatibile con l’attività lavorativa di genitori ed economicamente sostenibile, vogliamo prevedere incentivi per il rientro al lavoro delle neo mamme, l’incremento della diffusione degli asili nido, servizi per sostenere le famiglie in difficoltà e misure fiscali che riconoscano il carico familiare. Prevediamo inoltre l’istituzione del tribunale per la famiglia radicato su tutti i territori.

L’ITALIA È UNO DEI POCHI PAESI A NON AVERE UNA MISURA DI CONTRASTO ALLA POVERTÀ, COSA PENSATE DI FARE?

Tra gli obiettivi dimenticati di Europa 2020 c’era l’impegno per l’Italia di diminuire di oltre due milioni il numero delle persone in povertà assoluta. In questi anni abbiamo assistito al contrario ad un lieve incremento e allo scivolamento di ampie face della popolazione in condizioni di povertà relativa. Per invertire la rotta è necessario un vero e proprio piano di contrasto alla povertà articolato su due livelli: l’istituzione di quello che abbiamo chiamato reddito di solidarietà attiva, ovvero la costruzione di un patto sociale che tiene insieme le risorse per garantire la sopravvivenza e un progetto di reinserimento sociale caratterizzato dall’impegno per favorire frequenza scolastica per i minori e formazione e reinserimento lavorativo per gli adulti. Al tempo stesso sarà utile investire sulle persone esposte all’impoverimento che sostenute nella fase critica (perdita lavoro, problemi salute, perdita casa ecc), possono agevolmente tornare ad una condizione di autonomia.

SARANNO MAI GARANTITI LIVELLI ESSENZIALI DI ASSISTENZA SOCIALE?

Le risposte giustamente differenziate delle varie realtà territoriali non possono cancellare l’esigenza di definire una soglia minima di diritti esigibili che assicurino una vita dignitosa alle persone indipendentemente dal luogo in cui nascono o vivono. Un obiettivo da perseguire con gradualità, ma anche con determinazione.

CHE RUOLO HA IL TERZO SETTORE NEL VOSTRO PROGRAMMA?

Il terzo settore non può essere ridotto ad un sostituto a basso costo dello Stato che arretra né può essere abbandonato a pure logiche di mercato e concorrenza. Vogliamo valorizzare questo suo essere terzo cogliendone i fattori solidaristici, partecipativi e non lucrativo che ne fanno il nostro migliore alleato nella ricostruzione del Paese e nella promozione di un sano protagonismo delle persone e delle comunità locali. Proprio per questo volontariato, associazionismo di promozione sociale e cooperazione sociale sono stati nostri costanti interlocutori nella costruzione del progetto di “Italia. Bene comune” e vogliamo, insieme a loro, realizzare l’Italia giusta. Tra le proposte, la stabilizzazione del 5×1000 e al rilancio del Servizio Civile come opportunità di difesa non armata e non violenta della Patria assicurandone una programmazione pluriennale.

QUALI SONO LE VOSTRE PROPOSTE PER LE PERSONE DISABILI? CONTINUERETE LA LOTTA AI FALSI INVALIDI?

Le persone con disabilità hanno diritto di avere un loro progetto di vita. Sotto la parola disabilità vi sono condizioni molto diverse e hanno bisogno di risposte diverse. Occorre inserire norme più dure verso chi compie false certificazioni e potenziare la relazione di presa in carico del disabile da parte dei servizi territoriali in modo da garantire un costante monitoraggio.

CULTURA

IL PD CHE COSA PROPONE PER LA CULTURA?

Lo straordinario patrimonio culturale, scientifico e paesaggistico dell’Italia e le nostre attività culturali e creative devono tornare al centro di un progetto di sviluppo sostenibile: sono settori non delocalizzabili, ad alto valore aggiunto e che permettono ancora all’Italia di essere conosciuta e riconosciuta universalmente nel mondo. Quella dei saperi diffusi, della cultura e dell’innovazione è una delle possibili chiavi per una riscossa del paese. Ma c’è bisogno di politiche serie, anche industriali, di sviluppo per la creatività e per la cultura e di una programmazione degli interventi. Le politiche dei finanziamenti a pioggia si sono dimostrate inutili e dannose. Il Ministero per i Beni e le Attività Culturali ha seri problemi di personale: i tecnici scarseggiano e i pensionamenti rischiano di desertificarlo. Il ministero deve dunque essere rimesso nelle condizioni di operare, restituendo dignità ai lavoratori e diritti e certezze alla schiera dei giovani precari iperqualificati. La missione di questo ministero deve continuare ad essere la manutenzione, la tutela, la valorizzazione dei beni culturali e il finanziamento alle attività culturali, del cinema e dello spettacolo dal vivo. È necessario tuttavia ridefinire i criteri di spesa, specie nelle attività culturali: bisogna evitare sprechi, curare la qualità e porre particolare attenzione all’innovazione, alle produzioni dei giovani, alla sperimentazione e ai nuovi linguaggi.

 

manifesto

SCUOLA, UNIVERSITA’ E RICERCA

SCUOLA

COSA PENSATE DI FARE PER LA SCUOLA DI DIVERSO DAL GOVERNO BERLUSCONI E DAL GOVERNO MONTI?

Il governo Berlusconi ha sempre raccontato favole, prima con le tre I della Moratti (inglese, internet, impresa) poi con gli slogan “Serietà, merito, educazione” della Gelmini, mentre invece avveniva il più grande licenziamento di massa: 8 miliardi di tagli, e 132.000 posti in meno. Anche la qualità è calata: il maestro unico, il taglio del tempo pieno, il sostegno (il rapporto è salito da 1,95 a 2,03 alunni per ogni docente di sostegno), le classi pollaio (60 mila classi dove l’evacuazione potrebbe essere un problema) sono negatività che hanno inciso sugli apprendimenti dei bambini italiani che sono crollati col ministro Gelmini.

CHE FARE, DUNQUE?

La scuola ha bisogno di stabilità, fiducia e risorse. Promuoveremo una “fase costituente” con una consultazione nazionale. I nostri obiettivi sono di avvicinarci alle medie europee nella riduzione degli abbandoni scolastici, nel numero dei diplomati e dei laureati. Più in particolare, pensiamo ad un piano straordinario per raggiungere l’obiettivo del 33% di copertura dei posti all’asilo nido come chiesto dall’Europa. Nella scuola primaria puntiamo a rivitalizzare tempo pieno e modulo a 30 ore con le compresenze. Per la scuola media, in cui l’abbandono scolastico è diventato un punto critico, pensiamo tra l’altro che si debba allungare il “tempo scuola” (scuole aperte anche al pomeriggio con sport, tecnologia, studio in gruppo, ecc). Per il ciclo superiore, il Pd propone un primo biennio unitario, così che la scelta a quale scuola iscriversi non sia fatta in 3° media, ma maturi dopo i primi due anni della secondaria. Fondamentale in questo contesto sarà il rafforzamento della formazione tecnica e professionale per rilanciare il Made in Italy nel mondo. Pensiamo all’istituzione di Poli per l’Istruzione Tecnica Superiore che tengano insieme l’istruzione tecnica / professionale e la formazione professionale, le imprese, l’università e il mondo della ricerca. L’istruzione e formazione tecnica superiore (IFTS) va potenziata e gli Istituti Tecnici Superiori (ITS), istituiti come esperienze di formazione terziaria non accademica, devono rispondere sia alle esigenze imprenditoriali locali, sia ad un’offerta di eccellenza, da consolidare nei settori strategici dello sviluppo del Paese. Ridare fiducia alla scuola significa, tra l’altro, garantire un organico funzionale (cioè una dotazione di personale) stabile per almeno un triennio, attraverso un nuovo piano pluriennale di esaurimento delle graduatorie per stabilizzare i precari.

UNIVERSITÀ E RICERCA

SARANNO LE LEVE FONDAMENTALI PER LO SVILUPPO. MA COME PENSATE DI INTERVENIRE PER MIGLIORARE LA SITUAZIONE DI OGGI?

Veniamo da una legislatura Berlusconi-Monti coerente sull’obiettivo di indebolire il sistema pubblico dell’Università e della ricerca, ritenuto troppo dispendioso (con falsità, visto che siamo al penultimo posto in Europa per investimenti pubblici, 0,8% del PIL contro una media dell’1,3%). Come mostra il Rapporto Giarda, la spesa pubblica in istruzione è crollata dal 23,1 per cento del 1990 al 17,7 del 2009 (-5,4 per cento). Alla crisi si è risposto coi tagli: tra 2009 e 2013, -12 per cento del finanziamento statale alle università e diminuzione degli organici (2009/2012 -10 per cento di docenti e -10 di personale tecnico e amministrativo). Il risultato è la “fuga dall’università” (-10 per cento di immatricolati nell’ultimo anno), con le tasse più alte del sistema continentale e il peggior sistema di diritto allo studio: hanno borse solo il 7 per cento degli studenti (25,6 in Francia, 30 in Germania, 18 in Spagna). L’istruzione racconta la nuova questione sociale: solo il 10 per cento dei giovani italiani con il padre non diplomato riesce a laurearsi (40 in UK, 35 in Francia) e perdura lo scandalo degli idonei senza borsa, soprattutto al Sud.

CHE PROPONETE DI FARE,DUNQUE?

Discontinuità, a cominciare dalle risorse: con un rifinanziamento pluriennale delle università pubbliche per ripristinare da subito la situazione del 2012 (circa 7mld di euro) e raggiungere le medie europee in 5 anni; cancellazione dell’inutile ‘fondo per il merito’ e finanziamento di un Programma nazionale per il merito e il diritto allo studio, che affianchi gli interventi regionali e sulle residenze universitarie; passare in 5 anni da 20mila a 100mila studenti Erasmus all’anno (con sgravi fiscali per le famiglie, riconoscimento dei crediti, scambi di ospitalità); rivisitazione dell’Agenzia per la valutazione (ANVUR); meno burocrazia e più autonomia per gli atenei; per i ricercatori, contratto unico e stop al precariato; programmazione e finanziamento della ricerca con il metodo dello European Research Council; programmi di ricerca industriale per gli investimenti privati, con defiscalizzazione per le attrezzature e incentivi all’assunzione di dottori di ricerca qualificati.

 

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