IL FILO DI ARIADNE

“Tieniti i sogni: i saggi non ne hanno di così belli come i pazzi!”
(“La Voce”, C. Baudelaire)

Nei tempi che stiamo vivendo spesso, quando ci capita di parlare dei nostri sogni, delle nostre aspirazioni o anche semplicemente dei nostri ideali, ci sentiamo rispondere che sono solo fantasie, forse troppo audaci, che dovremmo stare più con i piedi per terra e smettere di darci obiettivi che saranno sempre troppo in alto per noi. Ma siamo davvero noi a non essere realisti o è il clima di sfiducia che ha invaso la nostra società a marchiare come “folli” le nostre aspirazioni?

Ognuno di noi, specialmente i più giovani, ha davanti un’idea di quello che vorrebbe nel proprio futuro, una direzione verso la quale vorrebbe rivolgere la propria vita. Ciascuno di noi è partito da un sogno e ha mosso i propri passi cercando di costruirlo giorno dopo giorno. Tanti hanno fallito, molti altri hanno rinunciato convinti da chi li chiamava “pazzi”, ma ci sono anche persone che nonostante gli ostacoli, i consigli dei “saggi” e la sfiducia sono andati avanti, rialzandosi dopo ogni caduta, sempre all’inseguimento di un progetto che forse non ha fondamenti né speranze di diventare realtà ma che li spinge a restare e a perseverare.

Davanti a tante sconfitte e a tanti tradimenti, siamo tutti tentati di ascoltare i consigli dei realisti, dei “saggi” e di voltare le spalle alle nostre aspirazioni. Ma dentro di noi, come accade nella poesia di Baudelaire, si fa sentire una voce, poco più di un sussurro, che ci incoraggia ad ignorare quei consigli perché sono quelli di chi non ha avuto la forza di difendere ciò in cui credeva. Forse i sognatori potranno essere considerati dei pazzi, ma nei loro “voli” possono ancora godere e appoggiarsi a una bellezza che la mente dei “saggi” non è più in grado di vedere.

Difendiamo i nostri sogni e i nostri progetti dai giudizi troppo sfiduciati e disillusi perché senza di essi non saremmo in grado di costruire il nostro futuro.

Annunci

IL FILO DI ARIADNE

“Lui, che provava repulsione per quella vecchia dal misero aspetto, rise del dono e la cacciò. Ma lei lo avvertì di non lasciarsi ingannare dalle apparenze, perché la vera bellezza si trova nel cuore.”
(“La Bella e la Bestia” – Prologo)

Siamo nel terzo millennio. Eppure frasi come questa sono sempre più attuali. Nell’era dei computer, del digitale e di Photoshop, apparire conta sempre più, conta l’immagine esteriore, conta la maschera che siamo costretti e che ci costringiamo ad indossare ogni giorno per poter interagire con la società e con gli altri. I rapporti veri, autentici, diretti, senza l’interposizione di uno schermo, reale o apparente, sono sempre più rari. A volte si ha quasi paura di mostrarsi per quello che si è.

Dovremmo provare a mettere da parte questi pregiudizi ricordando l’umiltà e imparando di nuovo a guardare oltre le apparenze, oltre il vestito, l’abito, oltre la “firma” apposta su un semplice pezzo di stoffa. Impariamo a conoscere le persone, ad apprezzare le differenze, non restiamo chiusi e isolati, ritenendoci “il meglio” e considerando gli altri “inferiori”. A volte basta un “buongiorno”, un cenno di saluto o un semplice sorriso per spalancare le porte a nuove conoscenze ed amicizie. Di fronte ad una “rosa” che ci viene regalata non facciamoci ingannare e condizionare dalle apparenze. Essa potrebbe rappresentare la scusa per una chiacchierata breve ma piacevole o addirittura l’inizio di un nuovo legame destinato a durare nel tempo. La scelta è solo nostra: seguire le “mode” della società restando isolati nel nostro piccolo mondo cieco o aprirci e buttare via le maschere della convenienza per ottenere in cambio di dar vita a relazioni sincere e durature.

(Un grazie alla piccola Sveva per avermi fatto ricordare questo cartone).

IL FILO DI ARIADNE

“Solo quelli che sono così folli da pensare di cambiare il mondo, lo cambiano davvero”
(Albert Einstein)

Quante volte la situazione che vediamo davanti ai nostri occhi ci è sembrata, e ci sembra, definitiva, immutabile? Quante volte ci è capitato di pensare che tutti i nostri sforzi siano solo vane fatiche e che le cose non cambieranno mai? Soprattutto nei momenti più difficili, quando ci mancano energie, volontà e speranze, è facile perdersi d’animo e scuotere il capo, decidendo che i nostri sforzi per rendere il mondo in cui viviamo migliore sono solo frutto di un sogno folle. Questa frase di Einstein vuole ricordarci appunto che è la “follia” che guida il nostro proposito ciò che renderà possibile la sua realizzazione. In una società in cui la maggior parte delle persone si rassegnata, si è arresa alla realtà e alle sue difficoltà, chi ancora cerca di cambiare le cose è considerato un pazzo perché ancora ha il coraggio di lottare per il sogno di un futuro migliore, per la libertà di poter creare il mondo in cui vive. La scelta è tra la sfiducia in noi stessi e nelle nostre capacità, il condannarci ad un esistenza in cui si subisce passivamente, e il ribellarsi per seguire la nostra speranza e la nostra volontà di essere parte attiva nella costruzione di un mondo e di una vita che ci appartengono.

IL FILO DI ARIADNE

“Vi è al mondo una strada, un’unica strada che nessun altro può percorrere salvo te: dove conduce? Non chiedertelo, cammina!”
(F. W. Nietzsche)

Questa frase di Nietzsche può essere interpretata come l’invito a provare, a imboccare le strade che si aprono davanti a noi perché nella vita si possono incontrare tante difficoltà, ma se c’è la voglia di mettersi in gioco si può sempre arrivare ad una soluzione. Non bisogna aspettare che arrivi da sola o che ce la mostri qualcun altro: infatti, come sostiene Nietzsche quella che ognuno di noi ha davanti è la strada che solo lui può percorrere. Dobbiamo perciò smettere di lasciarci condizionare dalle possibili conseguenze e trovare il coraggio di incamminarci. Perché abbiamo tutti dentro di noi le capacità di farlo, basta solo volerlo davvero.

Questa citazione potrebbe essere anche uno spunto per riflettere sull’attuale situazione politica: si sentono costantemente lamentele e proteste, ma i tentativi reali per cambiare le cose continua ad essere veramente pochi. Esprime anche l’ideale che muove il nostro gruppo di giovani, sia a livello politico che personale: andare avanti nonostante lo scontento e la delusione che ci siamo trovati ad affrontare e continuare lungo la nostra strada senza lasciarci abbattere.

IL FILO DI ARIADNE

“La vita ci butta giù, ma noi possiamo scegliere se vogliamo o no, rimetterci in piedi.”
(dal film “The Karate Kid – La leggenda continua”)

Frase del remake di Jackie Chan del famoso film del 1984. Il maestro Han, dopo aver perso moglie e figlio in un incidente dʼauto, ogni anno nel giorno dell’anniversario della tragedia si lascia prendere dal ricordo e distrugge nuovamente lʼauto, per poi rifugiarsi nell’alcool, incapace di chiudere i conti con quanto è accaduto. Alla fine solo lʼaiuto del suo allievo Dre gli fa capire che la vita continua, nonostante le difficoltà che ci affliggono, e lo spinge a lasciarsi il passato alle spalle per guardare avanti verso il futuro che ha ancora davanti a sé.

Nella vita di ognuno di noi accadono eventi piacevoli e spiacevoli, che spesso e volentieri lasciano dentro la nostra memoria e dentro di noi segni indelebili. Il nostro cervello, per istinto di sopravvivenza, tende a ricordare con più facilità quelli spiacevoli e capita che il loro ricordo continui a tormentarci nonostante il passare del tempo. Ci sono momenti in cui rialzarsi e ricominciare sembra impossibile perché la situazione è troppo complicata e pesante da sostenere o semplicemente perché siamo noi che non abbiamo abbastanza energia, abbastanza coraggio per affrontare le conseguenze. Ma è proprio in quando ci si trova ad affrontare queste situazioni difficili che ognuno di noi deve sforzarsi per trovare il proprio “Dre” che lo aiuti a rialzarsi e ripartire. I tempi in cui viviamo non sono facili, sono incerti e variabili da un giorno all’altro, e ci negano anche quelle piccole certezze quotidiane che abbiamo sempre dato per scontato. Dobbiamo trovare il coraggio di non perdere la speranza e reagire perché è proprio in questi momenti che la forza di continuare a lavorare e a credere è l’unica in grado di mostrarci la via per uscire dal buio. Dobbiamo battere la sfiducia e la delusione che troppo spesso ci assalgono e aiutarci l’uno con l’altro a ricostruire il nostro futuro.

IL FILO DI ARIADNE

“Bisogna descrivere qualcosa di molto locale, di molto circoscritto, qualcosa che si conosce benissimo, per poter essere capiti da tutti. Io mi sono convinto che devo essere profondamente legato alla mia realtà per poter essere universale.”
(Fernando Botero)

Sono da sempre un grande estimatore della rubrica “Il Filo di Ariadne” e, per questo motivo, chiedo in anticipo scusa a tutti i lettori se il sopracitato aforisma viene interpretato completamente a modo mio, andando sicuramente al di là del suo significato originale.

Non posso fare a meno di commentare, infatti, questa frase di Fernando Botero in modo del tutto soggettivo, soprattutto da quando, con grande passione, cerco di occuparmi di politica. Si tratta di una citazione davvero intensa, oserei dire potente, che ogni volta letta o ascoltata sembra ricordarmi in maniera chiarissima il fine più alto del fare politica, e cioè quello di mettersi a disposizione di ogni singolo cittadino, chiunque egli sia. In effetti solo immedesimandosi nella realtà più profonda della nostra società possiamo capire veramente i problemi che affliggono le persone e i loro bisogni e, legandoci (anche affettivamente) a queste, trovare quel bene universale che può permettere ad ognuno di noi di poter vivere una vita dignitosa, nel rispetto degli altri e dell’ambiente che ci circonda.

Mi piacerebbe, inoltre, che questa frase possa fare da stimolo alle nuove generazioni, costantemente screditate e sfiduciate da un futuro che sembra sempre più buio. Parafrasate anche voi queste parole e, con quella passione e quella testardaggine che tanto vi caratterizza, ritornate protagonisti della vostra storia. E’ vero, la mia interpretazione si discosta non poco dal significato puramente artistico della frase di Botero, che nulla aveva a che vedere (giustamente) con la politica. Se ci pensiamo bene, però, forse questa differenza è invece molto ridotta e frutto solo dei nostri pregiudizi. Del resto anche la politica, se svolta meticolosamente, può essere una pregevole opera d’arte!

IL FILO DI ARIADNE

“Mi sembra pari agli dei quell’uomo che siede di fronte a te e vicino ascolta te che dolcemente parli
e ridi un riso che suscita desiderio. Questa visione veramente mi ha turbato il cuore
nel petto: appena ti guardo un breve istante, nulla mi è più possibile dire,
ma la lingua mi si spezza e subito un fuoco sottile mi corre sotto la pelle e con gli
occhi nulla vedo e rombano le orecchie
e su me sudore si spande e un tremito mi afferra tutta e sono più verde dell’erba e
poco lontana da morte sembro a me stessa.”
(Saffo)

Semplicemente Saffo. Per chi ama la poesia il suo nome rappresenta ormai un mito senza tempo; la sua voce, così straordinariamente limpida e intensa, giunge dalle remote lontananze della Grecia antica e canta l’amore come malattia e turbamento sconvolgente dell’animo, come tenerezza che perdura nella nostalgia della memoria, ma anche lo strazio della solitudine e la malinconia del tempo che  scorre e separa. Nei suoi versi  non vi è il minimo indizio di lavoro o di sforzo, ma possiamo immediatamente godere della pura bellezza dei versi della sua poesia. Quando come in questo caso diventa poesia, la realtà,  talvolta dolorosa e sempre condizionata e depressa dalle circostanze esterne e dagli oggettivi limiti umani dei protagonisti, si trasforma in qualcosa di diverso, diventando un’alternativa alla realtà, che assume le forme e le dimensioni della nostra adesione sentimentale ed emotiva. E’ come se i limiti della realtà cedessero, infatti  questi versi, queste creazioni, non sembrano essere state prodotte, ma sembrano essere state eternamente presenti o essere sorte da sé, involontariamente,  “così come la dea dell’amore si levò dal mare lieve e subito perfetta”.