CAOS DENTRO: IL DIO DI SPINOZA

AMSTERDAM-ANNO DOMINI 1676

(VECCHIA CAMERA IN AFFITTO A NOME DI BARUCH D’ ESPINOSA)

Qua e la lenti e utensili vari per le operazioni ottiche.

L: Caro D’Espinosa, buondì…
S: Ah, messer Leibniz, siete voi. Quale motivo vi ha spinto ad intraprendere un così lungo viaggio da Hannover ad Amsterdam?

Si stringono la mano e S. dà una pacca sulla spalla ad un L. vagamente infastidito di tanta confidenza (questi olandesi…)

L: Non hai ancora risposto alla mia ultima lettera dove, tra l’altro, ti chiedevo di prepararmi un paio di occhiali. Sai, leggo troppo…la vista è un caro prezzo da pagare purtroppo quando si è un grande studioso come me!
S: Sempre il solito modesto, eh? D’altronde, secondo quanto dici tu stesso, dovrai convenire che la tua vista è la migliore vista possibile che potrai mai avere…(risatina sarcastica)
L: Eh sì…il fato è il decreto di Dio…d’altronde se ora avessi una vista perfetta, caro Baruch, non ci troveremmo ora qui, nella tua bottega, in una città fiorente e bella come Amsterdam. Questo mondo sarebbe totalmente un altro mondo…
S: Certo, e io magari sarei un alto esponente della curia romana…(risata vagamente dispregiativa)
L: (Prendendo una sedia e accomodandosi) Certamente. E comunque non fare tanto lo spiritoso…per i chiostri di mezza Europa corre voce che tu sia ateo!
S: Ancora con questa storia. Ho rinunciato un anno or sono a pubblicare la mia “Etica” proprio per questo! Pensa, il Burgh, quel maledetto convertito, mi ha dato addirittura del misero omiciattolo, vile verme della terra…mi ha persino chiamato cenere ed esca dei vermi…
L: Dai Baruch, lo dico per il tuo bene…Da quanto ho potuto apprendere leggendo il tuo Tractatus, il tuo Dio è un altro rispetto al nostro…
S: ( gettando altra legna nel camino) Bè… io ho voluto semplicemente combattere le superstizioni che annebbiano le menti degli uomini: i religiosi si giudicano dalle loro buone opere, dal loro comportamento, non dai loro convincimenti dottrinari e speculativi; per la vita morale, mio caro, non ha importanza che Dio sia fuoco, spirito, luce, pensiero o qualche altra misteriosa entità metafisica più o meno occulta. (Sul volto di L. inizia a disegnarsi un’espressione contrariata). Infondo, che cosa importa se Dio è ovunque secondo l’essenza, secondo la potenza; se diriga le cose per la libertà o necessità; e poi tutte quelle storielle sui premi ai buoni e sulle pene ai cattivi, chi potrà mai sapere se sono vere o no? Vino?
(S. versa del buon Claret rosso a L.)
S: E ti dirò di più, ritengo che la teoria della trascendenza di Dio non sia per nulla fondata. Sai qual è il mio motto Gottfried?
L: Quale????
S: Deus sive natura! La potenza della natura ha la stessa potenza di Dio. Dalla natura di Dio procede dunque l’essenza e l’esistenza di tutte le cose e ogni loro attività.
L: Ti rendi conto, che così dicendo, stai rendendo il Dio della tradizione teologica ebraica e cristiana totalmente impersonale?Che ne è dell’atto della creazione ?
S: La creazione è l’atto per cui Dio fa esistere sé stesso e con sé fa esistere tutte le cose: e tutte le cose sono connesse con Dio come le proprietà di una figura geometrica sono legate con la natura o definizione di questa. Nulla è contingente, compreso il buon vino che stai gustando; tutto è determinato dalla necessità della natura divina ad esistere e ad operare in una certa maniera.
L: Dunque, stai dicendo che quest’ottimo vino, ha in sé la causa del proprio esistere?
S: Certo, questo vino non è DI-VINO? Scherzi a parte…
L: (ride) ecco perché mi state simpatici voi olandesi, sempre di buono spirito! Torniamo seri, a mio parere tutte le cose che vediamo e sperimentiamo sono contingenti, non hanno cioè in sé la causa del proprio esistere, perciò bisogna ricercare la ragione dell’esistenza del mondo, che è la totalità completa delle cose contingenti. Questa ragione è una sostanza altresì sommamente intelligente, potente, buona e trascendente: Dio.
S: E’ qui che ti sbagli: questo tipo di considerazione frantuma l’unità della natura, è frutto dell’immaginazione, cioè di una conoscenza inadeguata e approssimativa; infatti a una visione più profonda, propria dell’intelletto, la realtà molteplice rimanda all’unica sostanza, alla natura naturante, rispetto alla cui continua ed immanente causalità tutto è intrinsecamente determinato.
L: La tua visione è oltremodo spregiudicata! Riprendendo il tuo esempio, Dio non è all’interno di questo vino, però l’ha creato con un libero atto intellettivo seguendo il principio della massima perfezione: Dio non può non volere il migliore dei mondi. Seguimi: l’atto della creazione divina contiene in sé il principio del massimo della perfezione che costituisce la causa finale delle creature, ciò a cui esse tendono.
S: Ma Dio opera per necessità della propria natura, come può avere una finalità? Ammettere che Dio opera secondo un fine, significherebbe ammettere che Dio tende verso qualcosa di cui è privo. Per come la presenti tu, sembra che Dio abbia preparato con cura la miscela, il combustibile di cui è fatto il nostro mondo, abbia innescato l’esplosione e se la sia svignata vigliaccamente…
L: Umm…ah bè…invece secondo il tuo ragionamento…Dio sarebbe saltato in aria con la sua stessa miscela, cioè noi, e ne sarebbe quindi divenuto parte…?
S: Una cosa del genere…
L: Ma suvvia…(ride, mentre il vino riscaldava i loro animi). Avanti avanti… brindiamo al miglior mondo possibile! Così va il mondo…sì, forse avrei potuto essere più ricco, ma non sarei stato io…sarei stato, magari, Descartes, quel tizio che è morto stecchito non appena ha smesso di pensare…
S: (ride) Bravo, vedo che l’aria dell’Olanda e quest’ottimo vino inglese ti rasserenano lo spirito!
L: Nota bene, il mio ragionamento ci ha portato al regno dei fini, ove tutto è retto dal criterio del meglio, ove ogni essere, attraverso la ragione e la conoscenza delle verità eterne, entra in una specie di società con Dio che è ragione ultima dell’universo.
Non solo tutte le sostanze trovano così il loro posto nell’universo armonicamente ordinato secondo fini, ma in questo stesso universo gli spiriti costituiscono la città di Dio, il quale è il monarca della più perfetta repubblica composta da tutti gli spiriti; e poiché Dio è la più perfetta e felice delle sostanze, egli è il più degno d’amore. L’amore di Dio conferisce agli spiriti la felicità che si realizza fin dal presente e ci rende sicuri della più grande felicità futura, nella certezza che, essendo tutto fatto per il meglio, Dio soddisfa le nostre speranze e ci conduce sulla via della suprema felicità, in un continuo progresso verso nuovi progressi e nuove perfezioni.
S: Sai qual è il tuo problema Gottfried?Anche se ti passassi la questione del finalismo…tu non consideri abbastanza quello che è il motore di ciascun individuo preso in sé stesso: la vis existendi, quell’atavico desiderio di perseverare nel proprio essere.
Da questo punto di vista il primo bene, ciò che la nostra mente per primo desidera, è l’affermazione del proprio corpo: ciò che accresce la potenza del corpo e quindi anche della mente è piacevole, quel che contrasta è dannoso; e in forza della ricerca di ciò che è piacevole la mente passa da una perfezione ad un’altra maggiore.
L: Ma questo non comporterebbe un naufragare nelle passioni?
S: Certo che no! Le passioni vanno riconosciute ed accettate come parti integranti del nostro essere umano, ma vanno sottoposte al vaglio della ragione. Ad esempio, se tu e io ci fossimo totalmente liberati dalle passioni, oggi non potremmo godere della nostra reciproca compagnia bagnata da questo delizioso vino.
Tuttavia, giunto a vivere sotto il dettame della ragione, l’uomo, controllando le proprie passioni, non ha più paura della morte, ma è teso totalmente alla realizzazione del proprio essere, alla piena realizzazione di sé: la sapienza è a questo punto pienezza di essere e di vita, meditatio vitae.
L: Ben detto. Tuttavia sono convinto che su un punto le nostre idee convergano: la libertà suprema consiste nell’essere inseriti nella razionalità di un ordine superiore.
S: Scusa se ti correggo, piuttosto parlerei di un ordine immanente! Che permea già ogni fibra dell’essere. Capisci che Dio non ci guarda dall’alto di un mondo separato?! Basta con questo protagonismo di Dio…
L: (alzando le braccia sconsolato…) Non esageriamo, sarebbe come ipotizzare che un domani qualcuno potrebbe saltare fuori annunciando la morte di Dio…

(di Silvia Miotti e Lino Cassese)

spinoza

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CAOS DENTRO: DIVERSI DA CHI?

Il mondo è pieno di pregiudizi e stereotipi. A me non sono mai piaciuti, per questo mi sono appassionata allo studio delle culture dei Paesi stranieri. Non ho mai creduto che a tutti i tedeschi piacessero i crauti, ho voluto verificare di persona. Così mi è capitato di trovarmi in Germania a vivere con una famiglia tedesca; effettivamente molti uomini indossano i sandali con i calzini bianchi fino al polpaccio e bevono solo succo di mela, ma ci sono molte altre persone che potrebbero essere benissimo scambiate per statunitensi. Non posso negare che molte ragazze siano alte, bionde e abbiano le lentiggini, ma tante altre sono basse e more. Ho imparato che una persona non appartiene ad una nazione in base al proprio aspetto fisico, ma in base alla propria cittadinanza, al senso civico, alla partecipazione al miglioramento del posto in cui vive. La cosa più bella che ho potuto constatare è che le amicizie di gioventù non sono ancora condizionate dalla situazione politica del proprio Stato o dall’andamento dello SPREAD. Tra giovani può accadere che un israeliano ed un palestinese pranzino insieme, o che un serbo si innamori di una bosniaca. Mi è capitato di vivere in una famiglia filippina che si è trasferita in Canada. Io sono figlia unica, ma per un mese ho avuto quattro fratelli:  Ariel, Kazutaka, Javier e  Shinichi. E avevo anche un’altra mamma che quando parlava al telefono mi sembrava dicesse solo <<Papaiapapaia>>, poi ho scoperto che stava semplicemente parlando la sua lingua di origine. Il suo nome è Lolita, è nata nelle Filippine, ma è canadese a tutti gli effetti: ricopre una carica simile all’assessore alla cultura di un quartiere di Toronto. E’ successo che un cinese e un giapponese condividessero la stanza da letto senza mai litigare. Dopo pochi giorni di convivenza, la sera io e la mia nuova famiglia ci riunivamo intorno al tavolo e discutevamo; a volte si trattavano temi seri, a volte facevamo origami, altre ci insegnavamo le nostre lingue a vicenda. All’inizio non potevo credere che un cinese non capisse il giapponese, ma mi sono ben presto resa conto che anche quello era un pregiudizio, tant’è che ora io stessa sono capace di distinguere le due lingue. Poi Ariel, brasiliano, ha imitato me che parlavo italiano: non riesco a descrivere la sorpresa che ho provato ascoltando la sua imitazione! <<Ma io non parlo così!>> ho pensato, eppure evidentemente gli altri hanno un’opinione diversa dalla mia. A scuola ho conosciuto messicani, turchi colombiani, russi. Effettivamente ognuno aveva le proprie abitudini e i propri gusti, ma quando abbiamo visto un bellissimo paramedico in stile telefilm americano non c’è stata nazionalità che tenesse..tutte ci siamo “improvvisamente” sentite male! Ho conosciuto una ragazza belga, la cui madre è greca, il padre tedesco, i nonni paterni brasiliani e quelli materni italiani; nonostante ciò la mia amica Iris non ha mai avuto crisi di identità né problemi di integrazione. E allora perché qui in Italia ci facciamo tanti problemi? Perché una persona che ha la pelle nera dev’essere per forza africana? Perché dobbiamo odiare i francesi? Perché una donna italiana che è Ministro dell’Integrazione non è considerata tale in quanto nata in Congo?

Cari adulti, crescete!

no-racism

CAOS DENTRO: TUTTO E NULLA

Xavier: Che cosa desideri?
Wilhem: Tutto e nulla.
Xavier: Ma ciò non è possibile!
Wilhem: Lo è invece. Nei sogni tutto è possibile. E poi la vita è una contraddizione.
Xavier: E l’ordine dove lo lasci? Come puoi conciliare gli opposti?
Wilhem: Quale ordine? Io vedo solo il caos senza fine e senza senso. E dove non c’è un alto e un basso, una destra e una sinistra, un cielo e un mare, anche gli opposti che si escludono possono convivere.
Xavier: Ma come si può vivere in un mondo caotico e insensato? Non si capirebbe nulla!
Wilhem: Ma come si può vivere in un mondo ordinato e sensato? Non si proverebbe nulla!
Xavier: Di che stai parlando? Non farmi il verso. Quello che dici non ha senso!
Wilhem: Invece lo ha. Ha senso perché io voglio che lo abbia e non lo ha perché tu vuoi che sia così. Non è strano questo mondo? È l’insieme di tanti, incompatibili punti di vista!
Xavier: Di nuovo, temo non capire.
Wilhem: Non capisci perché non c’è nulla da comprendere. Devi solo interpretare e inventare. In fondo in un mondo che è caos e assenza di senso si può solo creare e sognare…
Xavier: Ma ci sono dei limiti, e lo sai anche tu! Certe frontiere non si possono oltrepassare!
Wilhem: I limiti sono tali solo per noi, per altri saranno diversi. Ma pensandoci bene anche i miei limiti sono diversi dai tuoi e viceversa…Non trovi che sia tutto dannatamente complicato e semplice al tempo stesso?
Xavier: Di nuovo una contraddizione. Sto iniziando a chiedermi se tu ti rendi conto di quello che dici. Hai controllo sulle tue parole? Ciò che dichiari è totalmente irrazionale e privo di logica. Dovresti imparare a pensare e a ragionare prima di dire le cose o finiranno per prenderti per pazzo!
Wilhem: Ma come posso essere razionale parlando di cose irrazionali? Sei tu quello fuori luogo ora! Troppa logica fa male, la razionalità ha prodotto più mostri della pazzia…Io parlo di emozioni, di potenza creatrice! Che mi prendano pure per pazzo, sarà sempre meglio che essere sano! Preferisco che mi chiudano in manicomio piuttosto che vivere libero nella gabbia della normalità!
Xavier: Ti piacciono proprio gli ossimori, eh?
Wilhem: Penso che siano l’unico modo per esprimere le forme della realtà in cui viviamo. Sempre che questa realtà sia davvero reale. Il caos non ha una forma d’altra parte.
Xavier: Mi fai venire mal di testa con tutti questi tuoi folli voli. E abbiamo anche perso di vista il discorso che stavamo facendo! Perché ogni volta che parliamo finisce sempre così?
Wilhem: Perché innanzitutto io e te non dovremmo proprio parlare!
Xavier: Non ricominciare con quella storia. Se tu ti sforzassi di essere razionale e oggettivo almeno per un momento magari riusciremmo a capirci.
Wilhem: Ma io non so essere razionale, o meglio lo so essere a modo mio. E poi anche se mi sforzassi come dici tu non potremmo comunque capirci!
Xavier: E perché, di grazia?
Wilhem: Perché l’oggettività non esiste! Io ragiono in un modo diverso dal tuo e, nel nostro caso, i nostri modi di pensare sono totalmente opposti. E infatti non arriviamo mai da nessuna parte!
Xavier: Ma non eri tu quello che diceva che gli opposti possono coesistere e conciliarsi?
Wilhem: Certo, e ne sono fermamente convinto. Ma io non ho mai detto che possono capirsi. Sono due cose diverse. Su questo dovremmo essere d’accordo.
Xavier: No che non lo siamo, perché gli opposti non possono stare insieme in primis.
Wilhem: E allora come mai sei qui a parlare con me?
Xavier: Noi non siamo opposti!
Wilhem: Tu dici? Non posso controbattere. Come ho detto, i nostri punti di vista sono inconciliabili.
Xavier: Il mio mal di testa è in aumento.
Wilhem: Questo perché cerchi di spiegare l’irrazionale con la logica. Lascia perdere. Non è il tuo campo.
Xavier: Ma io esisto per spiegare le cose!
Wilhem: Sì, ma tu stesso hai detto che ci sono dei limiti che non possiamo superare. E io sono uno dei tuoi. Quindi continuiamo a parlare senza sentirci e a convivere senza toccarci. È così che il mondo va. O meglio, che non va. Il caos non ha una direzione.
Xavier: Penso che per ora lascerò perdere. Ma non pensare di aver vinto. Tornerò ad indagarti.
Wilhem: Fai pure. So già che accadrà. Tutto questo si è ripetuto già tante, troppe volte e si ripeterà uguale a sé stesso ancora e ancora e ancora, all’infinito. Il caos è un serpente che si morde la coda.
Xavier: Smettila con queste tue follie. Il tempo è lineare, non ci sono prove che sostengano la tesi contraria. E poi vorrei tornare alla mia domanda di prima.
Wilhem: Vedi? Torni al punto di partenza. Non mi dare addosso. Come ti ho detto, non ci possiamo capire né accettare. Quindi sforziamoci almeno di coesistere.
Xavier: Non finisce qui. Comunque sia…Che cosa desideri?
Wilhem: Tutto e nulla.
Xavier: Ma ciò non è possibile!
Wilhem: Lo è invece. Nei sogni tutto è possibile. E poi la vita è una contraddizione.
Xavier: Non ricominciare!
Wilhem: Bene, cercherò di essere più chiaro.
Xavier: Che cosa desideri?
Wilhem: Tutto e nulla.
Xavier: Di nuovo?! Non sei più chiaro!
Wilhem: Lasciami finire almeno. Sei troppo impaziente. Il tempo ha i suoi spazi e lo spazio i suoi tempi. Lascia che si annullino.
Xavier: Come ti pare. Evita i non sensi però. Che cosa desideri?
Wilhem: Tutto e nulla. Perché la libertà non è un qualcosa di concreto ma la possibilità del tutto che può tradursi in niente. I sogni sono mere fantasie vuote che nascono dal nulla ma che possono diventare l’intero universo. Allora, hai capito cosa desidero?
Xavier: Ora credo di vedere un barlume di comprensione. Che cosa desideri?
Wilhem: Tutto e nulla.

CAOS DENTRO: L’ITALIA RIPUDIA LA GUERRA?

COSTITUZIONE

Art. 11

L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.

 

REALTA’

Le forze militari italiane sono parte integrante dell’operazione “Enduring Freedom” contro il terrorismo internazionale e, per alcune aliquote, avranno anche compiti di attacco. L’Italia è in guerra, e le sue forze potranno essere impiegate dal Comando di Tampa, negli Stati Uniti, con tempi e modalità che saranno di volta in volta concordati a livello militare.

L’Italia ha offerto agli Stati Uniti, per la partecipazione alle operazioni contro il terrorismo:

  • 6-8 aerei caccia Tornado,
  • 1 aereo C-130 da trasporto,
  • 1 aereo B707 per il rifornimento in volo,
  •  8 caccia Harrier imbarcati sulla Garibaldi,
  •  4 elicotteri Mangusta,
  • i carriarmati Blindo Centauro,
  • la portaerei Garibaldi,
  •  le fregate “Zefiro” e “Aviere”
  •  la nave rifornitrice Etna. (Le navi sono dotate di sistemi missilistici e di bombe)

L’Italia parteciperà anche alla missione Onu di pace in Afghanistan. Il primo gruppo di militari italiani parte per Kabul il 28 dicembre. Un’avanguardia con il compito di perlustrare la zona assegnata al controllo del nostro contingente. Nel giro di qualche giorno andranno via altri cento uomini. Verso la metà di gennaio arriverà il grosso delle truppe. In tutto 600 persone. Saranno messe in campo le seguenti forze: un reggimento di 200 uomini composto da Cavalleggeri “Guide”, dotati di blindati Centauro. Poi un centinaio di militari del reparto speciale della Folgore, gli incursori del Col Moschin. Più o meno 100 dovrebbero essere i carabinieri del reggimento Tuscania. Il resto del contingente sarebbe formato da specialisti Nbc (nucleare, batteriologico, chimico), addetti alle comunicazioni e sminatori del genio. Il contingente internazionale sarà guidato dal generale britannico John McColl.

Oltre ad essere un’ offesa alla dignità umana, questa guerra è uno spreco di soldi e risorse che potrebbero essere indirizzate a lavori più nobili, come la ricostruzione de L’Aquila, finanziamenti alle imprese, occupazione giovanile ma ,soprattutto, a settori come quello dell’istruzione e della cultura. Solo partendo da questi ultimi due settori, infatti, si potrà veramente cominciare a ripudiare la guerra con tutte le nostre forze e ridare anche  vigore ad una Costituzione che, nei suoi principi, risulta la più bella del mondo.

pace

CAOS DENTRO: LETTERA PARTIGIANA

Armando Amprino (Armando)

Di anni 20 – meccanico – nato a Coazze (Torino) il 24 maggio 1925 -. Partigiano della Brigata ” Lullo Mongada “, Divisione Autononia ” Sergio De Vitis “, partecipa agli scontri del maggio 1944 nella Valle di Susa e a numerosi colpi di mano in zona Avigliana (Torino). Catturato nel dicembre 1944 da pattuglia RAU (Reparto Arditi Ufficiali), alla Barriera di Milano in Torino – tradotto alle Carceri Nuove di Torino Processato dal Tribunale Co.Gu. (Contro Guerriglia) di Torino.  Fucilato il 22 dicembre 1944, al Poligono Nazionale del Martinetto in Torino da plotone di militi della GNR, con Candido Dovis.

Dal Carcere, 22 dicembre 1944:

 

Carissimi genitori, parenti e amici tutti,

devo comunicarvi una brutta notizia. Io e Candido, tutt’e due, siamo stati condannati a morte. Fatevi coraggio, noi siamo innocenti. Ci hanno condannati solo perché siamo partigiani. Io sono sempre vicino a voi.        

Dopo tante vitacce, in montagna, dover morir cosí… Ma, in Paradiso, sarò vicino a mio fratello, con la nonna, e pregherò per tutti voi. Vi sarò sempre vicino, vicino a te, caro papà, vicino a te, mammina.                                 

Vado alla morte tranquillo assistito dal Cappellano delle Carceri che, a momenti, deve portarmi la Comunione. Andate poi da lui, vi dirà dove mi avranno seppellito. Pregate per me. Vi chiedo perdono, se vi ho dato dei dispiaceri.              

Dietro il quadro della Madonna, nella mia stanza, troverete un po’ di denaro. Prendetelo e fate dire una Messa per me. La mia roba, datela ai poveri del paese.  Salutatemi il Parroco ed il Teologo, e dite loro che preghino per me. Voi fatevi coraggio. Non mettetevi in pena per me. Sono in Cielo e pregherò per voi. Termino con mandarvi tanti baci e tanti auguri di buon Natale. Io lo passerò in Cielo. Arrivederci in Paradiso.

Vostro figlio Armando

Viva l’Italia! Viva gli Alpini!

partigiani

CAOS DENTRO: DE PROFUNDIS

Questa sera vogliamo proporvi l’emozionante lettera che Oscar Wilde, imprigionato per omosessualità, dedicò al suo amato. L’obiettivo è quello di farvi riflettere su come è trattato tristemente il dibattito sull’omosessualità nel nostro Paese e, permetteteci di dirlo, di come è regredita l’Italia, evocata proprio da Oscar Wilde in questa lettera scritta alla fine dell’800 come meta sognata dai due amanti per poter finalmente vivere il loro amore alla luce del sole. Buona lettura!

“Mio carissimo ragazzo, questo è per assicurarti del mio amore immortale, eterno per te. Domani sarà tutto finito. Se la prigione e il disonore saranno il mio destino, pensa che il mio amore per te e questa idea, questa convinzione ancora più divina, che tu a tua volta mi ami, mi sosterranno nella mia infelicità e mi renderanno capace, spero, di sopportare il mio dolore con ogni pazienza. Poiché la speranza, anzi, la certezza, di incontrarti di nuovo in un altro mondo è la meta e l’incoraggiamento della mia vita attuale, ah! debbo continuare a vivere in questo mondo, per questa ragione. Il nostro caro amico mi è venuto a trovare oggi. Gli ho dato parecchi messaggi per te. Mi ha detto una cosa che mi ha rassicurato: che a mia madre non mancherà mai niente. Ho sempre provveduto io al suo mantenimento, e il pensiero che avrebbe potuto soffrire delle privazioni mi rendeva infelice. Quanto a te (grazioso ragazzo dal cuore degno di un Cristo), quanto a te, ti prego, non appena avrai fatto tutto quello che puoi fare, parti per l’Italia e riconquista la tua calma, e componi quelle belle poesie che sai fare tu, con quella grazia così strana. Non esporti all’Inghilterra per nessuna ragione al mondo. Se un giorno, a Corfù o in qualche isola incantata, ci fosse una casetta dove potessimo vivere insieme, oh! la vita sarebbe più dolce di quanto sia stata mai. Il tuo amore ha ali larghe ed è forte, il tuo amore mi giunge attraverso le sbarre della mia prigione e mi conforta, il tuo amore è la luce di tutte le mie ore. Se il fato ci sarà avverso, coloro che non sanno cos’è l’amore scriveranno, lo so, che ho avuto una cattiva influenza sulla tua vita. Se ciò avverrà, tu scriverai, tu dirai a tua volta che non è vero. Il nostro amore è sempre stato bello e nobile, e se io sono stato il bersaglio di una terribile tragedia, è perché la natura di quell’amore non è stata compresa. Nella tua lettera di stamattina tu dici una cosa che mi da coraggio. Debbo ricordarla. Scrivi che è mio dovere verso di te e verso me stesso vivere, malgrado tutto. Credo sia vero. Ci proverò e lo farò. Voglio che tu tenga informato Mr Humphreys dei tuoi spostamenti così che quando viene mi possa dire cosa fai. Credo che gli avvocati possano vedere i detenuti con una certa frequenza. Così potrò comunicare con te. Sono così felice che tu sia partito! So cosa deve esserti costato. Per me sarebbe stato un tormento pensarti in Inghilterra mentre il tuo nome veniva fatto in tribunale. Spero tu abbia copie di tutti i miei libri. I miei sono stati tutti venduti. Tendo le mani verso di te. Oh! possa io vivere per toccare i tuoi capelli e le tue mani. Credo che il tuo amore veglierà sulla mia vita. Se dovessi morire, voglio che tu viva una vita dolce e pacifica in qualche luogo fra fiori, quadri, libri, e moltissimo lavoro. Cerca di farmi avere tue notizie. Ti scrivo questa lettera in mezzo a grandi sofferenze; la lunga giornata in tribunale mi ha spossato. Carissimo ragazzo, dolcissimo fra tutti i giovani, amatissimo e più amabile. Oh! aspettami! aspettami! io sono ora, come sempre dal giorno in cui ci siamo conosciuti, devotamente il tuo, con un amore immortale

Oscar”

(dal “De Profundis” 29 aprile 1895)

wilde

CAOS DENTRO: ALLES IN ORDNUNG

A Roma, in un liceo, una insegnante di matematica ha detto a una ragazza: “Se fossi stata ad Auschwitz, saresti stata attenta”. Bisogna meditare sulla frase da lei detta a sua discolpa: “Ho detto quella frase per indicare un posto organizzato, dove regnava l’ordine”. Era molto meglio dire, semplicemente: “Sì, sono razzista e nazifascista”.

Ma dire che il cuore del Male sia Ordine, è la follia al suo culmine: è la notte della violenza che si pretende rischiaramento e luce meridiana, è la menzogna suprema.

La frase che la docente ha detto è assai peggiore del dire “sono razzista e nazifascista”, perché ha aderito davvero all’istanza più profonda e intima del progetto nazista: che la soluzione finale fosse l’Ordine naturale, che quel raschiare via – come pidocchi – tutti gli “sgorbi” della natura non fosse che il culmine della Razionalità, che in quella catastrofe di Caos fosse in realtà il trionfo del Cosmos, del rimettere ogni cosa al suo posto, del far Luce, ultima e finale, sul mondo pervertito che sarebbe apparso finalmente combaciare con se stesso.

La signora non è stata punita. Si è messa in malattia, prima di andare in pensione. Che abbia un riposo sereno, per quanto possibile. Noi non possiamo che gioire al pensiero che la scuola sia liberata da certe infamie.

caos nazo