AZYMUTH

L’associazione Azymuth nasce nel 2011, ma fonda le sue radici in un progetto del CSE (Centro Socio Educativo) del 1983. Nel centro di Bonate lavorava Giuseppe (per tutti Peppino) e, lavorando con ragazzi diversamente abili, si è reso conto che essi avevano bisogno di uscire, stare a contatto con la gente. Così venne utilizzata l’ Arca, una casetta nei pressi del comune di Calusco. In pochi anni si è capito che lo spazio era troppo “privato”, ci voleva un posto più inserito nella comunità. Per questo si è deciso di spostarsi nell’attuale negozio in centro al paese, in Piazza S.Rooco 32. Il negozio prima ospitava un fruttivendolo; gli Alpini l’hanno sistemato e hanno fatto sì che fosse accessibile ai ragazzi. Si è deciso di aggiungere altri ragazzi del CFPH di Carvico, un centro per l’inserimento nel mondo del lavoro. Dal 1995 al 2007 l’attività è proseguita con successo. Con il cambio di amministrazione c’è stata l’apertura di un altro centro, giustificando la scelta con il fatto che i locali di Azymuth non fossero del tutto a norma. Fu indetta una gara d’appalto; la cooperativa del CSE, pur potendo, ha deciso di non parteciparvi. Fino ad allora erano presenti 7 ragazzi di Calusco e 3 di Villa d’Adda. Per far continuare tale realtà sono state raccolte circa 700 firme ma non hanno avuto alcuna utilità. Prima gli orari erano dalle 8:30 alle 17, adesso di meno, solo il pomeriggio dalle 15 alle 17.30, ma il negozio non è mai stato chiuso un giorno. Le famiglie dei ragazzi di Villa d’Adda si organizzate per creare un’altra realtà, Chopin. Poi è venuta l’idea dei volontari. Ad oggi ci sono 8 volontari fissi più 3 che sono più saltuari. Comunque viene sempre garantito il rapporto 1 a 1. Il presidente è Ettore Fanelli, il vice presidente Giulio Arzuffi, il segretario Clotilde Gualandris. L’associazione ha 3 obiettivi fondamentali: essere una parte attiva sul territorio, fare in modo che l’esterno conosca la loro realtà ed essere autonomi. Quest’ultimo punto, il più complesso ed economicamente difficile, non è ancora stato del tutto realizzato. Ci sono 3 associazioni in particolare che aiutano Azymuth: Sbirrando, Il gruppo di Babbo Natale e l’Auser. Sono state create anche delle tessere che ad oggi sono più di settanta. L’associazione collabora con Algomas confezionando bomboniere. Ospitano nella loro vetrina le pigotte e sfruttano il loro spazio espositivo anche per la vendita del cioccolato dell’Associazione Ciechi. Oltre al confezionamento di bomboniere nel negozio si possono trovare borse, accessori per la cucina e per la casa. Non tutta la lavorazione è fatta dai ragazzi, che comunque danno sempre il proprio contributo. Potete trovare l’associazione anche su facebook. Dal momento che si basa sul lavoro dei soli volontari, Azymuth è sempre alla ricerca di nuove forze, soprattutto giovani. Quindi vi invitiamo a fare un giro nel negozio ed a scoprire meglio l’attività di Azymuth!

CAOS DENTRO: DA CALUSCO A TORINO, PER IL PD

ada 007(La scritta che ha imbrattato la sede PD di via Masserano a Torino)

Nella notte tra il 20 ed il 21 marzo, la palazzina che ospita il circolo PD di via Masserano, nel quartiere Vadocco a Torino, è stata imbrattata con secchiate di vernice rossa e scritte. Si tratta dell’ultimo di numerosi attacchi alle sedi PD. Lo stesso 21 marzo Martin Schulz, il Presidente del Parlamento Europeo nonché candidato designato del PSE alla presidenza della Commissione europea, si trovava proprio in quel di Torino per partecipare all’incontro “Il razzismo in Europa e in Italia”.

Vista la concomitanza di due eventi così significativi, abbiamo deciso di recarci personalmente a Torino per avere qualche informazione in più. Appena arrivati in via Masserano siamo stati accolti molto gentilmente e in poco tempo siamo riusciti a parlare addirittura con il nuovo segretario regionale PD del Piemonte, Davide Gariglio, che ci ha concesso un po’ del suo prezioso tempo. Dopo aver portato la solidarietà del nostro circolo a fronte dell’attacco alla sede, a nome del nostro segretario Lino Cassese, c’è stato il tempo per qualche domanda a tu per tu riguardo alle vicende descritte.

 

ada 001(Altra visuale della sede imbrattata)

Cosa pensi degli autori dell’attacco alla vostra sede PD?  

Sono persone che si nascondono, girano di notte incappucciati, vengono qui di nascosto, buttano un po’ di vernice e fanno scritte. Quindi è gente che non ha il coraggio delle proprie idee, gente che si nasconde, gente vigliacca e arrogante che non rispetta l’opinione degli altri.

C’è un’inchiesta in corso per tali avvenimenti?
Assolutamente sì.

E si è già scoperto per caso chi sia stato?
Confidiamo che presto si arrivi ad identificarli. Per quanto riguarda l’attacco alla sede del PD piemontese qui in via Masserano, dove parliamo, noi avevamo le telecamere che hanno ripreso le persone.

Cosa diresti a queste persone, se potessi incontrarli?
Giudico assolutamente inaccettabile il loro modo di pensare: ciascuno ha diritto di avere le proprie idee e criticare anche pesantemente coloro che la pensano in modo diverso. Però in democrazia si rispettano le opinioni altrui. Noi siamo il primo partito del Piemonte, il primo partito italiano, prendiamo i voti in modo legittimo. Abbiamo le nostre posizioni che sono discusse nei Congressi, votate e poi portate nelle istituzioni: siamo dentro ad un sistema democratico. Quindi può piacere o no la posizione che il PD assume sui vari temi, ma è una posizione che il PD assume alla luce del sole. Il partito prende i voti su queste posizioni, quindi è inaccettabile e fuori da ogni logica di stato e di diritto che qualcuno si permetta di attaccare questo sistema, di insultare gli altri.

Secondo te perché c’è così tanto odio nei confronti del partito e della politica in generale? Perché adesso la gente si esprime in modo così irruento nei confronti dei partiti, che sono visti sempre come entità ostili alla cittadinanza?
Questo aspetto c’è sempre stato nella storia della politica italiana dal Dopoguerra, è un qualcosa di ciclico e ricorrente. In questo momento è particolarmente forte l’atteggiamento di acrimonia verso i partiti, credo, per questa crisi economica che tocca la vita della persone, per il fatto che le persone vedono la loro qualità di vita peggiorare. Poi emergono sempre di più gli scandali della politica a tutti i livelli, quindi la gente è ovviamente indignata, e la politica da un lato non dà risposte alla vita dei cittadini, dall’altro la situazione dei cittadini peggiora, dall’altro lato i politici spesso danno dimostrazione di comportamenti inadeguati: penso agli scandali che sono scoppiati in regione. Da ultimo la politica è percepita come un qualcosa di inutile, che è una cosa ancor peggiore del fatto che qualcuno rubi. Il fatto di essere percepita come un gruppo di persone che discute senza costrutto, senza decidere, fa sì che la politica perda la dignità. Io al centro del programma della mia elezione a segretario regionale ho cercato di mettere al centro proprio questo concetto: il PD dev’essere un partito, non una bocciofila; cioè dev’essere una comunità di donne e di uomini che affronta i problemi che sono sul tavolo, quelli della nostra regione, che li studia, che propone delle soluzioni, che prende i voti su queste soluzioni e poi una volta all’interno delle istituzioni va e realizza questi programmi.

 

martin schulz 2       (Martin Schulz di fronte alle sede PD di via Masserano)

E secondo te che cosa si può fare per migliorare la situazione, affinché la gente si fidi di più della politica?
Fare le cose. Realizzare le cose che diciamo. Tornare a fare il partito, cioè avere delle proposte politiche, delle soluzioni ai problemi della comunità; poi prendere i voti sulla base di quelle proposte, mandare le persone nelle istituzioni e una volta dentro le istituzioni, realizzare le cose che si è detto. Quindi la politica del fare, non solo dell’annunciare. Ed è quello che spero riusciremo a fare con Sergio Chiamparino.

A proposito, parlando di elezioni, a maggio ci sono le elezioni europee, un avvenimento che è cruciale. Perché in Italia non è sentita importante l’Unione Europea?
Perché siamo provinciali. Perché abbiamo sempre considerato il Parlamento Europeo come un cimitero degli elefanti: è stato un grosso errore. Adesso, forse per la prima volta, in questa tornata elettorale abbiamo la consapevolezza di come in Europa si prendono delle scelte che toccano direttamente la vita dei cittadini e di come è necessario mandare della gente lì che vada a lottare per gli interessi della propria comunità. E quindi credo che questo sia un grande salto in avanti. D’altro canto abbiamo anche sbagliato a non occuparci di formare potenziali burocrati da mandare in Europa. Le nostre università hanno sfornato migliaia di maestri, di insegnanti, di professori, di avvocati, di architetti, e non ci siamo procurati di formare della gente in grado di sapere le lingue, di partecipare ai concorsi europei, che sono molto selettivi, vincerli, e di creare l’ossatura della burocrazia europea. E’ stato un grosso errore: provincialismo. Eravamo abituati a vivere bene, ad essere il Paese del Bengodi e a dire “chi ce lo fa fare di andare a Bruxelles”, dove, detto tra noi, si vive peggio ed è più triste della città italiane, con tutto il rispetto per Bruxelles.

Come siete riusciti ad avere Martin Schulz a Torino?
E’ un’iniziativa dei responsabili delle politiche europee del partito provinciale e anche dei giovani che lavorano nella delegazione italiana del Partito Socialista. L’hanno chiamato nell’ambito del suo passaggio in Italia ed è venuto. E’ simpatico!

E come l’ha trovato? L’ha visto molto motivato?
Beh sì, è gasato! E’ deciso.

martin schulz1(Martin Schulz insieme al segretario regionale Davide Gariglio)

Sbocciando senza far rumore

Mi chiamo…anzi, no. Il mio nome non è importante. Sappiate che sono una ragazza come tante altre, ma che ha sentito il desiderio di raccontare una storia che merita di essere conosciuta. I nomi che dovrebbero essere ricordati, scritti, ripetuti, sono quelli delle protagoniste del mio racconto: le donne, guerriere, eroine e martiri, che hanno combattuto per ottenere la libertà e il diritto di esprimere loro stesse. Una lista troppo lunga e troppo sconosciuta per essere trascritta, ma che meriterebbe comunque di essere in qualche modo immortalata nelle pagine della Storia.

Come tutti sappiamo, l’8 marzo è la giornata scelta per testimoniare lotte che le donne hanno portato avanti nel corso della storia e per festeggiare i successi da loro ottenuti lungo la strada per il riconoscimento dei loro diritti di cittadine e individui contro la discriminazione sessuale. Spesso per questa ricorrenza si regalano fiori, si fanno gli auguri, si esce con le amiche. Ma perché proprio questo giorno in particolare? Cosa successe in quel primo 8 marzo di tanto significativo?
Molte storie vengono raccontate in proposito, ma spesso si ignora la vera ricorrenza che si cela dietro la data. La storia che forse ha avuto più diffusione dopo la fine del secondo conflitto mondiale è la vicenda dell’incendio in cui sarebbero morte 129 operaie. La tragedia sarebbe avvenuta nel 1908 durante uno sciopero delle lavoratrici della Cotton di New York, le quali protestavano per le condizioni in cui erano costrette a lavorare. Dopo qualche giorno di manifestazione, il proprietario dello stabilimento sbarrò per ripicca le porte della fabbrica, imprigionando le donne al suo interno e rendendole così facili vittime del fuoco che divampò nello stesso giorno all’interno dello stabilimento.

Personalmente trovo questa versione molto toccante, perché sottolinea il carattere di martiri delle attiviste della causa, facendo eco alle proteste che le femministe hanno portato avanti in Inghilterra e in tutto il mondo. Ma la verità storica, quella che resta spesso sconosciuta e che voglio per questo ricordare, è un’altra. Probabilmente, secondo alcuni storici, la prima versione nasce dalla confusione con un’altra tragedia, avvenuta il 25 marzo del 1911. In quella data scoppiò un incendio alla fabbrica Triangle, sempre a New York, in cui morirono 146 operai dei quali la maggior parte erano giovani donne immigrate dall’Europa.

Dietro la data dell’8 marzo, invece, si cela in realtà il legame profondo tra la lotta per i diritti delle donne e la lotta comunista e socialista del Novecento. Nel settimo Congresso della II Internazionale socialista, nel 1907, fu infatti discussa anche la questione femminile e fu deciso di appoggiarla senza però allearsi con il movimento femminista, cosa quest’ultima che non fu condivisa da tutti gli esponenti donna del movimento. Infatti, l’anno seguente, la socialista statunitense Corinne Brown dichiarò sulla rivista “The Socialist Woman” che dovevano essere le donne a decidere come portare avanti la loro lotta e con chi allearsi. Sempre nel 1908 Corinne tenne anche una conferenza del Partito socialista a Chicago che fu denominata “Woman’s Day”, appunto “Il giorno della Donna”. Il successo dell’iniziativa portò a celebrare per la prima volta, negli Stati Uniti, la giornata della donna il 23 febbraio del 1909.

Dagli USA, dopo la Conferenza internazionale delle donne socialiste tenutasi a Copenhagen del 1910, si stabilì di istituire una giornata dedicata alle donne. In America continuò ad essere celebrata l’ultima domenica di febbraio, mentre nei paesi europei vennero scelte diverse date rilevanti a seconda della storia nazionale. Per esempio in Germania fu scelto il 19 marzo, la data in cui il re di Prussia dovette promettere al popolo alcune concessioni, che poi non fece mai, per evitare una rivolta popolare e tra queste c’era il voto alle donne. In Francia fu scelto il 18 marzo, il giorno dell’anniversario della Comune di Parigi. La festa però non fu istituzionalizzata e non fu celebrata né con costanza né in tutti gli stati.

La vera nascita della Giornata internazionale della donna, come Lenin la definì in due articoli nel 1920 e nel 1921, avvenne solo qualche anno più tardi, verso la fine della Prima guerra mondiale. L’8 marzo del 1917 (il 23 febbraio secondo il calendario giuliano allora vigente in Russia), a San Pietroburgo, le donne della capitale scesero in strada, sfidando per prime la polizia zarista per chiedere la fine del conflitto e dando così il via alle successive manifestazioni che avrebbero portato al crollo dello zarismo, cioè alla Rivoluzione russa di febbraio. L’evento è stato tanto significativo da segnare una svolta fondamentale in tutta la storia, non solo quella della questione femminile, e dopo gli eventi russi l’8 marzo ha finalmente assunto la dignità di una ricorrenza internazionale. Infatti, nonostante la verità storica si sia persa negli anni successivi a causa di particolari condizioni storiche quali il suo legame con la Russia comunista e lo scoppio del secondo conflitto mondiale, l’importanza della festa è rimasta impressa nella memoria collettiva, al punto che hanno iniziato a diffondersi vicende inventate sulla sua origine, come quella dell’incendio del 1908.

Questo è ciò che la storia ci racconta. Ma ciò che è fondamentale non è quale evento specifico ha portato all’istituzione della giornata internazionale della donna. Le vicende che si sono susseguite a partire dai primi atti di rivendicazione di un riconoscimento paritario sicuramente affondano le loro radici nell’intera storia dell’umanità e risalgono a molto prima del periodo in cui è avvenuta l’ufficiale presa di coscienza delle donne e la nascita del femminismo. Ciò che l’8 marzo e lo spirito della lotta che esso ricorda vogliono testimoniare sono le vite, le azioni e i sogni di tutte le donne che si sono ribellate alle imposizioni e alle violenze di una società che non le riconosceva come reali individui e ancora oggi molto spesso le discrimina. Senza di loro e i loro sacrifici, le loro morti e le loro sofferenze non avremmo mai ottenuto quello che abbiamo ora. Ed è per questo che io, in quanto donna ma anche e soprattutto in quanto persona, indipendentemente dal sesso, non posso non ricordarle. L’8 marzo non è solo un giorno in cui si regalano mimose e si celebra la donna in quanto tale. È un giorno che ricorda il coraggio e anche il sangue di persone che hanno combattuto per ottenere il diritto di essere considerate tali.

In questa giornata voglio ricordare le femministe inglesi, le donne russe del 1917, le socialiste di tutto il mondo, e tutte le donne che nel corso dei secoli, dall’antichità fino ai nostro giorni, hanno avuto la forza di ribellarsi al giogo che è sempre stato loro imposto. Voglio celebrare le loro vittorie ma anche le loro sconfitte perché sono state in grado di rialzarsi dopo ciascuna caduta e proseguire. E voglio sperare che la loro determinazioni possa indicare la strada per un mondo in cui le differenze, di qualsiasi tipo, saranno accettate liberamente come una risorsa e non più temute e discriminate come una minaccia.

COMUNICATO PD CALUSCO

Servizio Idrico Integrato: facciamo il punto.

Continua la battaglia sul tema dell’acqua: il 29 gennaio scorso il TAR di Brescia si è pronunciato sulla situazione di Hidrogest con una sentenza sfavorevole alla società partecipata che gestisce il servizio idrico sul nostro territorio.
Le motivazioni di questa sentenza, che imporrebbe la fusione con Uniacque, la società fallimentare che gestisce questo servizio nel resto della provincia, restano ad oggi sconosciute: in attesa che vengano rese note (i termini per la pubblicazione scadono il 12 marzo), varie amministrazioni e associazioni dell’Isola stanno organizzando una serie di incontri per portare la popolazione a conoscenza della situazione.
I prossimi incontri si terranno QUESTA SERA, 7 MARZO, alle 20.30 presso l’Aula Magna della scuola secondaria di Cisano Bergamasco in via Pascoli e MARTEDI’ 11 MARZO alle 20.30 presso la sala consiliare del Comune di Brembate Sopra in piazza Papa Giovanni Paolo II, 14.
Il circolo PD Calusco si schiera a fianco di Hidrogest, per difendere il lavoro fatto nel corso degli anni che ha portato a un servizio efficiente con delle tariffe nettamente più basse di quelle di Uniacque (0,950 €/mc a fronte di 1,077 €/mc in seguito all’aumento retroattivo di gennaio, necessario a pagare le ingenti sanzioni europee per gli impianti non a norma, oltre ai debiti pregressi).
Naturalmente il nostro sindaco, avverso a Hidrogest, preferirebbe sperperare i soldi dei cittadini piuttosto che tutelare la società, interamente pubblica e quindi finanziata dai cittadini stessi: per opporci a questa situazione presso il nostro circolo sono disponibili i moduli per la raccolta firme indirizzata all’Autorità d’Ambito (la Provincia) perché si impegni a mantenere l’economicità e l’efficienza del Servizio Idrico. Potete firmare i moduli recandovi presso la nostra sede PD di Calusco d’Adda in via Vittorio Emanuele 281 nei seguenti giorni e orari:
Lunedì dalle 21 alle 23
Martedì dalle 10 alle 12
Mercoledì dalle 21 alle 23
Domenica dalle 10 alle 12

Vi aspettiamo numerosi!

PD Calusco

COMUNICATO PD CALUSCO E LINEACOMUNE

Il gruppo consiliare di minoranza Lineacomune ed il Partito Democratico di Calusco d’Adda si schierano contro l’edificazione del Rivalotto prevista dal piano attuativo “ATP1” approvato dall’attuale Amministrazione. L’attuazione del piano prevede che ancora una volta del terreno agricolo (si parla di 43.000 mq) venga destinato alla cementificazione: sorgeranno nuovi capannoni industriali con conseguente incremento del traffico  di mezzi pesanti su via Bergamo e via Trieste, almeno fino a quando la Variante Sud non sarà completata (ammesso che venga completata). In cambio, otterremo solo un pezzetto di circonvallazione a fondo chiuso! Inoltre, immediatamente dopo l’approvazione del piano l’area era già stata messa in vendita dall’azienda proprietaria, a dimostrazione del carattere puramente SPECULATIVO dell’intera operazione.

Ma non finisce qui. In quest’area sarà consentito l’insediamento di aziende INSALUBRI di prima classe, ossia di tutte quelle attività che impiegano nel loro ciclo produttivo sostanze altamente tossiche e dannose per la salute, quali  sostanze acide, gas tossici, disinfettanti, solventi e rifiuti.

Il sindaco ha tenuto conto delle conseguenze di questa scelta sulla salute dei cittadini?O ancora una volta il bene dei caluschesi sarà sacrificato a interessi di parte e calpestato da una gestione miope del territorio e della nostra salute?

Invitiamo tutta la cittadinanza a discuterne in un’assemblea pubblica che si terrà martedì 11 MARZO alle ore 21 presso la Sala Civica di Vanzone, in via Comi 123.

 

rivalotto

COMITATO GEMELLAGGIO CALUSCO

Lo scorso 21 gennaio abbiamo incontrato, presso la nostra sede, l’Associazione Comitato Gemellaggio Calusco d’Adda (il Comitato Gemellaggio Calusco d’Adda – Volmerange Les Mines).

Il Comitato Gemellaggio è nato nel 1991, anno in cui le amministrazioni di Calusco e Volmerange si sono incontrate per la prima volta e hanno sancito, insieme alle rispettive associazioni, l’accordo di gemellaggio europeo tra i due paesi. Il Comitato Gemellaggio di Calusco, inoltre, dal 2007 è diventato anche “Associazione socioculturale Europea”, associazione costituita dal punto di vista legale al fine di proporre ai cittadini caluschesi (in particolare ai giovani) non solo viaggi, ma anche progetti europei e scambi culturali di altissimo spessore.
L’associazione, che conta al suo interno ben 60 iscritti, non organizza solo il viaggio per Volmerange quindi (che avviene ogni due anni alternandosi con gli amici francesi), ma anche numerose iniziative da legare a questo, portando i cittadini in diverse e significative località della Francia e del Nord Europa. Un esempio sono le visite a Verdun, a Dijon, a Beaune e, prossimamente, in Normandia (per citarne solo alcune in terra francese) fino ad arrivare a Burxelles e in Lussemburgo. Proprio poche settimane fa il Comitato ha organizzato un interessantissimo viaggio per Bruxelles visitando, oltre che la città, il Parlamento Europeo, assistendo addirittura ad una seduta del gruppo S&D (con tanto di saluto da parte del Presidente dell’Assemblea Hannes Swoboda).
Al di là di queste iniziative, però, lo scambio culturale tra Calusco e Volmerange resta sempre al primo posto, con l’amicizia tra i due paesi che ormai dura da quasi ben 23 anni! Anni, questi, che hanno contribuito ad incrementare l’amicizia tra i cittadini delle due località, fino ad arrivare ad una stretta collaborazione per quanto riguarda iniziative e scambio di opinioni. La cultura, come dicevamo, è sempre al primo posto. Che si vada a Volmerange o che si vada a Calusco, entrambi i Comitati non perdono occasione per poter mostrare le bellezze del proprio territorio, mettendo in risalto il carattere storico, culturale, ambientale ed enogastronomico che li contraddistingue. Non mancano, inoltre, punti di vista e scambi di consigli tra le due associazioni, che dal 1991 si confrontano per poter migliorare, prendendo spunto l’uno dall’altro, la vivibilità del proprio paese (ad esempio per quanto riguarda lo smaltimento dei rifiuti o fronteggiare il problema inquinamento).
Non dimentichiamo i corsi di francese organizzati in questi anni. Tante iniziative dunque, ma anche tanti sacrifici. Come gli stessi membri dell’associazione caluschese raccontano, bisogna ingegnarsi e avere molta fantasia per poter continuare a lavorare senza troppi problemi economici. La mancanza di fondi, di questi tempi, è un forte handicap per le associazioni che lavorano sul territorio ma il Gemellaggio Calusco, grazie a iniziative quali mercatini di Natale e le sottoscrizioni di fine anno (con bellissimi oggetti realizzati a mano dai componenti) riesce ad andare avanti, cercando di allargare sempre di più il proprio raggio d’azione. Da non dimenticare, sempre in tema di fondi, il contributo che la Consulta delle associazioni di Calusco ha donato al Gemellaggio nel 2011 per festeggiare i sui vent’anni, così come non può non essere citato l’Italcementi che, sempre per il ventennale del Gemellaggio, ha regalato all’associazione un masso delle nostre cave, trasportandolo gratuitamente fino a Volmerange dove è stato depositato come segno di continua e immutata amicizia tra i due paesi (a Calusco invece è presente un masso proveniente dalle miniere di Volmerange).
Anche con il resto delle associazioni il rapporto è molto buono, così come si è potuto notare lo scorso maggio, con il Comitato Gemellaggio Calusco che ha accolto gli amici francesi grazie anche all’aiuto di Sbirrando e degli Alpini.
Insomma, un’associazione davvero molto attiva quella del Gemellaggio a Calusco che, concludendo, si augura che venga al più presto ripristinato l’interesse dell’attuale amministrazione verso un progetto così importante come l’amicizia con Volmerange.

CEMENTO SOTTO L’ ALBERO: Il regalo di un’ amministrazione senza idee.

CEMENTO SOTTO L’ ALBERO

Il regalo di un’ amministrazione senza idee 

Il 25 settembre 2013, senza troppo attirare l’ attenzione, è stato approvato in via definitiva il progetto per il piano attuativo “SVILUPPO URBANISTICO AT/P1 RIVALOTTO” della zona Rivalotto. Quest’ultimo consiste nella realizzazione di una nuova zona industriale su una superficie di circa 43’000 metri quadrati di cui circa un quarto verrà destinato ad aree verdi, parcheggi e viabilità mentre i restanti tre quarti alla realizzazione di uffici ed unità produttive.

Ad essa verrà collegato un nuovo asse urbano che congiungerebbe la Rivierasca con l’incrocio tra via Vittorio Emanuele e via Marconi. Nel progetto iniziale, la strada sarebbe dovuta passare sul territorio di Solza dal momento che il territorio caluschese, occupato da residenze, non ne permetteva il passaggio. Però Solza ha rifiutato, fin dall’inizio, il permesso al comune di Calusco di costruire in tale sito, quindi si è dovuto ricorrere ad un’alternativa: scavare sotto le abitazioni esistenti sul territorio caluschese creando un enorme galleria sotterranea che si ricollegherebbe alla Rivierasca. Il costo di tale opera è stato stimato di circa 10 milioni di euro (da preventivo iniziale) di cui 2 milioni e 200 mila euro saranno pagati da Italcementi secondo un accordo con la vecchia amministrazione risalente al 2005. Altri fondi (circa 1 milione di euro) saranno garantiti dalla nuova tassa di urbanizzazione, pendente sulla società costruttrice, relativa alla realizzazione del nuovo complesso industriale in zona Rivalotto.

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Facendo un paio di conti risulta evidente che mancano ben 6 milioni e 800 mila euro per raggiungere la quota stimata necessaria. La domanda sorge spontanea: dove andiamo a prendere questi soldi? Inoltre è veramente necessario spendere una così ingente somma di denaro per questo progetto? Per rispondere a questa domanda bisognerebbe analizzare tutti i benefici e gli svantaggi che ne conseguono.

La giunta comunale ha più volte sostenuto che un nuovo asse stradale ridurrebbe il traffico veicolare e l’inquinamento al centro del paese. Tuttavia, non si riesce a capire come una strada ed una zona industriale in più possano portare a questo risultato. Anzi, caricando di nuove industrie la zona sud, il traffico e l’inquinamento verrebbero addirittura aumentati a causa di un maggior flusso di persone e merci. E poi, nella stessa zona sono presenti alcune zone industriali dismesse: Camet e Repla. Non sarebbe quindi una scelta amministrativa più intelligente, sensata e meno dispendiosa procedere con il restauro e la bonifica di queste, che ci sono già, invece di costruirne di nuove? In più non ci sono garanzie che il progetto venga realizzato per intero e nei tempi stabiliti (che sono già piuttosto lunghi). E’ molto più probabile invece, che venga realizzata solo la zona industriale e solo il tratto di tangenziale adiacente. Non avendo a disposizione immediatamente almeno la metà dei fondi, è inevitabile che i lavori si fermino presto e otterremo soltanto una zona industriale servita da una tangenziale a fondo chiuso. Quando è stato approvato il progetto originario, una parte della popolazione di Calusco si è sollevata ed ha raccolto un cospicuo numero di firme contro l’effettiva realizzazione. Nonostante le firme presentate costituissero un elemento unicamente consultivo, cioè non fondamentale ai fini decisionali, la vecchia amministrazione ha deciso di non procedere con il progetto rispettando così la volontà degli abitanti. Al tempo erano esclusivamente la Provincia di Bergamo e Italcementi coloro che avrebbero pagato tutto, così il progetto sarebbe risultato a costo quasi pari a zero per il Comune di Calusco. Successivamente la Provincia, per mancanza di fondi, ha revocato il proprio sostegno economico. E’ rimasto dunque solo il comune di Calusco a sostenere il progetto, accollandosi così una spesa insostenibile. Perché tanta insistenza? Che cosa deriva da questo progetto che sta così a cuore alla nostra amministrazione e il cui vantaggio per la popolazione noi non vediamo? Deve essere un motivo veramente valido per poter giustificare un progetto anacronistico basato sulla cieca ed ottusa cementificazione di un’area verde a ridosso del Parco Adda Nord. Forse la nostra amministrazione non si è ancora accorta che da qualche decennio a questa parte il concetto di sviluppo è cambiato. Non si tratta più di un incontrollato sfruttamento del territorio, ma di qualcosa di più lungimirante che tenga conto delle problematiche ambientali che ormai riguardano i paesi di tutto il mondo. La vera sfida di oggi e di domani è trovare un equilibrato compromesso fra crescita e ambiente. Questa è l’idea di sviluppo sostenibile che noi giovani vorremmo venisse lasciata in eredità alla nostra generazione e a quelle future. Quella di cui ci sta dando prova la nostra Amministrazione invece, qual è?

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CAOS DENTRO: OMAGGIO A LUIGI MAGNI

Nel marzo del 1944, Luigi Magni cessava di vivere per gli stenti patiti in un campo di concentramento nazista. Egli infatti, non aderendo al ricostituendo esercito della Repubblica di Salò, come centinaia di migliaia di italiani, venne internato in quei luoghi di patimenti. Solo nell’ottobre di quell’anno i famigliari ebbero notizia del decesso, grazie al cappellano che si è premurato di scrivere. La famiglia Magni, ha sopportato il calvario di quella guerra, pagando un prezzo insopportabile: oltre a Luigi, altri tre figli essa ha visto partire per quell’immane strage, per due di loro non c’è stato ritorno, Guido disperso in Russia, gli altri due moriranno in conseguenza di malattie o a ferite riportate, negli anni immediatamente seguenti.

I resti di Luigi sono stati ritrovati due anni or sono, e grazie all’interessamento della Associazione Combattenti e Reduci di Bergamo, sono potuti rientrare, ricevendo così degna sepoltura in quella terra che ha plasmato la sua gioventù.  Sabato 28 settembre, abbiamo reso omaggio ai resti di Luigi, poveri resti raccolti in una semplice cassetta di abete avvolta nel tricolore, un nutrito numero di concittadini ha accompagnato a sepoltura il caduto, preceduto dalle associazioni d’arma, e portato a braccia da un fante che idealmente rappresentava l’abbraccio della nostra comunità. La prolusione di don Achille, di ottimo spessore morale, si è ispirata alla Pacem in Terris, rimarcando a più riprese il bisogno ed il valore della pace come un dovere del credente e non. Come pure si è dimostrato apprezzabile l’intervento del presidente A.N.A. locale percorrendo il medesimo tema, senza retorica. Rendere omaggio a questa gioventù a cui si è spezzata la possibilità di vivere, amare e generare, è un dovere civile e al contempo un monito, dove ognuno di noi dovrebbe chiedersi se ci si sta meritando il loro sacrificio. Può apparire se si vuole superfluo porsi una domanda del genere, ma credo che tutte le volte che si mostra indifferenza verso le sofferenze generate dalle guerre in corso, diventa vano il sacrificio di Luigi, come il sacrificio di tutto quelli che si son visti bruciare la vita a vent’anni, protagonisti loro malgrado di un monito inutile. Un moto di indignazione ci assale al pensiero che una Patria matrigna metta a carico dei famigliari i costi del rientro dei resti, attenuato, anche se non ancora effettuato, dalla meritoria Associazione Reduci. Anche le istituzioni locali non hanno brillato in questa circostanza, se si eccettua la presenza all’arrivo in aeroporto di Bergamo del vicesindaco Salomoni, non si è provveduto a dare la benché minima solennità all’evento, ignorando il dovere di allestire tra le mura municipali una camera ardente, ben sapendo che da due anni i famigliari, protocollo alla mano, hanno comunicato loro l’evento. Pur presenziando alla cerimonia al camposanto, il primo cittadino non ha sentito il dovere di presentarsi con la fascia tricolore, come se quella morte,  generata da un rifiuto ad una Patria fascista, non fosse degna di un riconoscimento dovuto a un caduto. Se così fosse, si riconferma che i morti non sono tutti uguali, come contrariamente lo si è sentito più volte affermare.

Sperandio Mangili

 

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LO STUPRO VIRILE

“Se l’è cercata”, “si vestiva come una poco di buono”, “era consenziente”, “è stata lei a provocarmi”

Quando mi capita di ascoltare frasi come queste mi chiedo se siamo rimasti al Medioevo…

Oggi, spesso, sembra passare il messaggio che se una donna è stata vittima di stupro le si possa imputare parte della colpa: sicuramente sarà dipeso dal fatto che si sarà vestita o atteggiata in maniera tale da legittimare l’aggressore ad agire in quella determinata maniera. Lo trovo aberrante: siamo nel XXI secolo e ancora c’è gente che pensa che una donna non sia libera di vestirsi come vuole, che un uomo che le usa violenza abbia in un certo senso delle scusanti…

È concezione comune che l’uomo sia forte, che la sua virilità debba necessariamente manifestarsi nel suo essere insensibile, rozzo, violento.

Nonostante il più delle volte si tenda a negarlo, nella società odierna è ancora fortemente radicato il concetto di “sesso debole” in riferimento alla donna. La verità è che la donna rispetto ai secoli passati ha fatto passi da gigante nell’emancipazione, anche se molti altri bisognerebbe farne (e qui si potrebbe parlare della disparità tra i sessi in ambito lavorativo che, si dica ciò che si dica, permane ancora tra le piaghe sociali che affliggono la nostra società, ma non è questo il momento per dilungarci in questo discorso). Se però la donna si è emancipata, in alcuni uomini, invece, è rimasto l’istinto brutale di rivendicare l’unica cosa nella quale possono prevaricare sulle donne: la forza fisica. Questo genere di uomini con la “u” minuscola, che a mio parere non si potrebbero nemmeno definire tali, vedono la donna come oggetto: oggetto del piacere, strumento per esaltare il proprio sentirsi uomo. E sempre gli stessi si vantano della loro forza bruta :sembra paradossale, ma sono gli stessi uomini che così facendo si paragonano a bestioni ancestrali che ancora non sono in grado di dominare i propri istinti. Credono di vantarsi, invece danno solo conferma del loro essere infimi :non solo non sono in grado di fare uso dei propri freni inibitori, bensì  con estrema vigliaccheria violentano chi non è in grado di reagire con la forza dei muscoli. Anche se fossero in grado di reagire, però, non vi sarebbero scusanti verso lo stupro e qualsivoglia genere di violenza.

Spesso questo genere di uomini considerano la LORO DONNA come una LORO PROPRIETÀ; non chiedono, ma pretendono; non si fermano davanti a un “no”: godono colmando la propria inettitudine nella sofferenza di chi ottengono, ma solo fisicamente.

Ottenere l’anima di una donna è ben altro.

Si parla sempre di violenza fisica, ma dovremmo prendere coscienza del fatto che il primo stadio di violenza al quale sono soggette le donne è quello della “violenza verbale”. Ogni giorno, tutti i giorni si sentono frasi offensive, volgari, mortificanti riferite alle donne; questo non solo dovrebbe farci riflettere, ma dovremmo soffermarci ancor di più sul fatto di esserci abituati alla cosa , anzi, riderci sopra il più delle volte. Questo delle offese verbali è il seme della violenza dal quale si sviluppano le cosiddette “violenze domestiche”: la donna dapprima perde d’identità, si annulla, implode in se stessa dando ascolto ai discorsi maschilisti, misogini di chi vive con lei giorno per giorno e la porta a credersi meno di nulla, una nullità nel vero senso del termine; per poi trovarsi fisicamente sopraffatta dallo stesso uomo .

I fatti di cronaca spesso riportano notizie di stupri avvenuti nei vicoli, o in aree poco praticate, ma ancora più raccapriccianti, se possibile, sono quelli che avvengono tutti i giorni nel silenzio :quelli che avvengono all’interno delle mura domestiche, dei quali nessuno parla, o per paura, o per omertà.

E poi si potrebbe stare a parlare di stupri di gruppo, stupri negli ambienti lavorativi, stupri a scuola, fenomeni come il mobbing (molestie in ambito lavorativo), o lo stalking (molestie di carattere persecutorio)..insomma, il progredire nel tempo è direttamente proporzionale alla crescita esponenziale di nuovi termini coniati per le nuove modalità di violenza sulle donne …perché anche gli aggressori devono stare al passo con i tempi…

Davvero paradossale: aumentano le tecniche di autodifesa insegnate nelle palestre, cresce il numero di associazioni per la difesa delle donne…

“viviamo in una società che insegna alle donne a difendersi dallo stupro, invece di insegnare agli uomini a non stuprare le donne” (Anonimo)

…il colmo è che bisognerebbe risolvere a monte il problema rieducando l’uomo non più a fare SESSO con UNA donna ma a fare l’AMORE con LA donna,  SE E SOLO SE questa lo vuole.

Naturalmente i veri uomini non sono questi, fortunatamente di Uomini Veri ce ne sono molti, la speranza è di poter dire in futuro che ce ne saranno sempre di più. Abbattere il problema completamente sarebbe un’ utopia, è però dovere di ognuno di noi reagire, non abbassare la testa.

Elisa