Diritti e rovesci: Il governo tedesco ha aperto un sito per spiegare ai migranti come fare sesso con le donne europee?

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La notizia di cui parla Salvini e tratta da questo articolo de il giornale

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L’articolo afferma poi:

Disponibile in 12 lingue, tra cui l’arabo il turco e il farsi, nel sito è chiaramente spiegato come esso sia destinato soprattutto alle persone non-bianche (nonwhites) provenienti dai Paesi del terzo mondo.

[…]

Ma perché il governo tedesco avrebbe deciso di aprire una tale pagina? Evidentemente gli episodi di violenza sessuale avvenuti a Colonia durante la notte di Capodanno, le vicende analoghe che sono state denunciate su tutto il territorio nazionale e le reazioni intimorite che si stanno manifestando nell’opinione pubblica hanno portato il governo a prendere delle contromisuretentando di “educare” i nuovi arrivati alle abitudini sessuali dell’Occidente. Per far sì che la Germania multiculturale non si trasformi in una nuova società ad alta conflittualità sociale.

Ma le cose stanno proprio così?

Assolutamente no! Si tratta di un normalissimo sito di educazione sessuale chiamato Zanzu.de. L’educazione sessuale è importante e questo sito è fatto in modo da essere facilmente comprensibile per chiunque, indifferentemente che la coppia sia composta da una “donna tedesca bianca” e un migrante o qualsiasi altra coppia.

In pratica, un immigrato con scarsa conoscenza della lingua tedesca può apprendere dal nuovo portale informazioni attendibili e di facile comprensione sulla salute sessuale.

A far scattare l’accusa della “promozione del sesso interrazziale” sono state sicuramente le immagini riportate nel sito, che raffigurano persone sia bianche che di colore rappresentate immagini di svariati rapporti.

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Un altro esempio è la sezione che riguarda la prevenzione contro le malattie sessualmente trasmissibili:

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C’è anche una sezione dedicata ai problemi di coppia legati all’ambito sessuale, dove si può tranquillamente dire che non vi sono raffigurati una “donna tedesca bianca” e un migrante:

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Si può anche vedere la sezione relativa ai diritti e al divorzio (i due ritratti nell’immagine non sembrano “un migrante e una donna bianca tedesca” o “un tedesco e una donna migrante”):

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Non si tratta affatto di “promozione al sesso interrazziale” o di “guide per migranti per far sesso con le europee bianche”, ma di semplice e sacrosanta educazione alla salute sessuale che riguarda tutti.

Zanzu è stato creato da BZgA (Bundeszentrale für gesundheitliche Aufklärung), il Centro Federale di Educazione Sanitaria della Germania, e dal Sensoa, il Centro di Esperienza per la Salute Sessuale delle Fiandre.
Sensoa è l’organizzazione associata ufficialmente al Ministero del Benessere, Salute Pubblica e Famiglia della Fiandre e porta avanti la politica dell’educazione sessuale del governo fiammingo.
BZgA è un’autorità specializzata che fa parte del Ministero della Salute Federale Tedesca. È responsabile della realizzazione di attività di promozione della salute e dell’educazione sanitaria a nome del Governo Federale. BZgA è anche un centro che collabora con l’OMS Europa (l’Organizzazione Mondiale della Sanità) in materia di salute sessuale e riproduttiva.
Il contenuto di questo sito web è stato approvato da un comitato internazionale composto da esperti europei nel campo della salute sessuale e riproduttive e da rappresentanti dell’OMS.

Le lingue in cui è tradotto il sito sono le seguenti:

  • tedesco
  • inglese
  • francese
  • russo
  • turco
  • arabo
  • bulgaro
  • polacco
  • albanese
  • rumeno
  • olandese
  • spagnolo

Quindi affermare che il sito “sia destinato soprattutto alle persone non-bianche provenienti dai Paesi del terzo mondo” è falso anche perché 11 lingue su 12 sono europee o comunque non di zone del “terzo mondo”.

Il sito, in realtà, era già presente in Belgio con il dominio Zanzu.be registrato nel 2014, mentre il dominio .de è stato registrato nel 2015. Uno dei due enti promotori, Sensoa, è belga. Questo per dirvi che la nascita del sito non ha nulla a che vedere con i fatti di Colonia, come sostenuto dall’articolo de “Il Giornale”.

Su Internet a volte è difficile trovare informazioni corrette in tutte le lingue circa la salute sessuale.Basta visitare il sito e consultare il suo contenuto per renderci conto che fornisce informazioni utili per venire a conoscenza di questioni legate all’ambito della salute sessuale e non solo. Non in tutti i Paesi del mondo viene fatta un’adeguata educazione sessuale e di prevenzione delle malattie trasmissibili (o non viene fatta del tutto), è un dato di fatto. Vi sono anche differenze tra gli stessi Paesi membri della Comunità Europea.

Arrivare a dire che si tratta di un sito dedicato “esclusivamente a promuovere il sesso interrazziale tra “rifugiati” non bianchi e persone europee” è scorretto.

IL FILO DI ARIADNE

“Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo.
(Mahatma Gandhi)

Il tema del cambiamento è un argomento di discussione sempre attuale. Si potrebbe dire che il cambiamento non solo è alla base della nostra vita, ma che è anche ciò che ne permette l’esistenza. Tutto ciò che ci circonda si modifica e si trasforma con il passare del tempo e ciò avviene anche a ciò che c’è dentro di noi, alla nostra personalità alla concezione che abbiamo di noi stessi e del mondo. Tuttavia non possiamo scordarci che, oltre ad essere soggetti a questo flusso continuo di cambiamenti e trasformazioni, possiamo esserne anche i fautori.

Nel corso dei secoli abbiamo avuto numerosi esempi di come un popolo, un gruppo di individui o anche solo una singola persona siano stati in grado di “riscrivere” la storia dell’umanità, sia in negativo che in positivo, dandole una nuova direzione e dei nuovi orizzonti. Sebbene non sempre le conseguenze di queste “svolte” non siano state quelle previste da coloro che hanno contribuito a compierle, è chiaro che dietro ognuna si trova un progetto, un ideale che è stato coltivato e perseguito con determinazione. I suoi autori e sostenitori si sono messi in gioco in prima persona, pagando prezzi anche altissimi in nome di quello in cui credevano e che desideravano vedere compiersi nella realtà dei fatti.

In questi ultimi tempi il bisogno di un cambiamento significativo, che possa risolvere la crisi non solo economica ma anche sociale che riguarda non solo l’Europa, ma il mondo intero. Ogni giorno assistiamo a discussioni in cui ognuno esprime il suo pensiero, sia che si tratti di personaggi pubblici o di privati cittadini, per le strade o attraverso i media. Eppure resta sempre la sensazione che nessuna soluzione venga trovata, che le parole e le promesse che riempono quei discorsi siano sempre le stesse, rigirate e camuffate in mille modi per nascondere il vuoto che la maggior parte di esse porta con sé. Non sembra ci sia alcuna reale, decisiva sforza in vista, nessun nuovo, desiderato e necessario cambiamento all’orizzonte, nonostante ci siano tutte le premesse per cui essi si manifestino. La verità è che oramai siamo stati abituati ad aspettarci che qualcun altro prenda le decisioni al nostro posto e si faccia carico di portare avanti un progetto che dovrebbe essere in realtà quello di ognuno di noi. Forse questo è il segno che è arrivato il momento di cambiare noi stessi ed il nostro modo di pensare, prima di aspettarci che qualcun altro cambi la realtà al nostro posto.

In questo senso, la frase di Gandhi è tutt’ora dolorosamente attuale. Le guerre e le battaglie che squarciano il nostro presente non potranno mai essere vinte se non iniziamo tutti per quanto ci è possible a combatterle, ma resteranno ferme a marcire e ad infettare il nostro presente. Credere in un ideale non basta, bisogna anche provare la nostra determinazione con i fatti. Quindi, invece di stare fermi a guardare e a protestare, perché non abbandoniamo le critiche e la sfiducia per un momento e non scegliamo in che direzione vogliamo fare il nostro primo passo?

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UN MONUMENTALE ILLUMINISTA A POCHI PASSI DA BERGAMO. Ad Ornago la tomba di Pietro Verri, protagonista lombardo del secolo dei Lumi

Che Pietro Verri sia stato un importante filosofo e economista italiano lo sanno in molti, così come in molti sanno che è stato uno dei protagonisti dell’Illuminismo milanese. Ma che il Conte sia sepolto in una piccola cappella funebre a neanche mezz’ora di auto da Bergamo, vista la solitudine che la circonda, ne sono a conoscenza davvero in pochi.

Per chi non lo sapesse, infatti, le spoglie dello scrittore milanese riposano ormai da due secoli presso il comune di Ornago (MB), dove viveva con la famiglia lontano dal padre Gabriele e dalla frenesia della città. Qui, oltre ad acquistare vari terreni, decise di costruire accanto al Santuario del piccolo paese brianzolo una cappella funebre, dimostrando chiaramente al padre che mai il suo corpo avrebbe riposato nella tomba dei suoi avi. Si narra inoltre che, sempre contro la volontà del padre, decise di trasferire da Biassono ad Ornago la salma della prima moglie Maria Castiglioni. Una storia che ha dell’incredibile con Pietro Verri che una notte, accompagnato dalla seconda moglie Vincenzina Melzi e da un servitore di fiducia, trafugò la bara della prima moglie portandola nella sua cappella funebre, dove seppellì anche il figlioletto Alessandro, morto giovanissimo.

Il filosofo illuminista li raggiunse nel 1797 dopo che un attacco cardiaco lo sorprese mentre stava tenendo un comizio al Comune di Milano. Lo seguirono negli anni anche la moglie Vincenzina, il figlio Gabriele e la nuora Giustina Borromeo che tutt’ora riposano insieme al Conte.

La cappella, donata nel 1935 dalla famiglia Verri alla Curia di Milano e restaurata solo nel 1999 grazie all’intervento del Comune e della Fondazione Cariplo, oggi si presenta ai curiosi in tutto il suo antico splendore. Oltre ai busti in gesso che rappresentano i componenti della famiglia, è possibile ammirare sulla parete di fondo un affresco di Francesco Corneliani che rappresenta un figliuol prodigo che torna dal padre.

Un piccolo tesoro a pochi passi dalla bergamasca dunque, che accoglie al suo interno le spoglie di uno dei più importanti intellettuali del ‘700 e che fece di Milano la capitale dell’Illuminismo italiano. Un monumentale tributo che vale la pena di andare a visitare.

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Pillole di Politica: Legge Cirinnà

Il disegno di legge cosiddetto Cirinnà contiene le disposizioni per la regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e norme per la disciplina delle convivenze.

La prima parte, quindi, riguarda in modo esclusivo le coppie omosessuali che avranno così un nuovo istituto di diritto pubblico (diverso dal matrimonio) che assegna diritti e doveri. La seconda parte, invece, regola i rapporti delle coppie conviventi more uxorio, sia eterosessuali che omosessuali, riconoscendo loro solo lacuni diritti.

 UNIONI CIVILI

Il nuovo istituto riguarda le unioni tra persone dello stesso sesso e viene definito quale “specifica formazione sociale”, facendo così riferimento all’articolo 2 della Costituzione (diversamente dal matrimonio che è inquadrato nell’art. 29 C.)

Chi può fare l’unione civile – Due persone maggiorenni dello stesso sesso mediante dichiarazione di fronte all’ufficiale di stato civile e alla presenza di due testimoni.

Chi non può farla – Sono cause impeditive e di nullità

  • la sussistenza di un vincolo matrimoniale o di un’unione civile tra persone dello stesso sesso;
  • l’interdizione per infermità di mente
  • la sussistenza di rapporti di affinità o parentela
  • la condanna definitiva di un contraente per omicidio consumato o tentato nei confronti di chi sia coniugato o unito civilmente con l’altra parte (se è stato disposto soltanto il rinvio a giudizio, se c’è una sentenza di condanna di primo o secondo grado o vi è una misura cautelare la procedura, la costituzione dell’unione civile tra persone dello stesso sesso è sospesa sino a quando non è pronunziata sentenza di proscioglimento)


Diritti e doveri
– Le parti acquistano gli stessi diritti e assumono i medesimi doveri; dall’unione civile deriva l’obbligo reciproco all’assistenza morale e materiale e alla coabitazione.

Entrambe le parti sono tenute, ciascuna in relazione alle proprie sostanze e alla propria capacità di lavoro professionale e casalingo, a contribuire ai bisogni comuni. Viene previsto che l’indirizzo della vita familiare e la residenza della famiglia siano concordati tra le parti.

Sono estese alle unioni civili l’applicazione delle disposizioni in materia di regime patrimoniale della famiglia e in materia di alimenti (ad eccezione delle norme relative alle adozioni) che riguardano il matrimonio, nonché le disposizioni in materia di nullità del matrimonio e idiritti successori.


Come si scioglie l’unione civile
Si applicano le norme relative al divorzio breve o al divorzio diretto. C’è lo scioglimento dell’unione civile anche nel caso di sentenza di rettificazione di attribuzione di sesso.

Da quando entrano in vigore le unioni civili L’efficacia delle norme decorre dalla data di entrata in vigore della legge, demandando, entro 30 giorni, ad un successivo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, la determinazione delle disposizioni transitorie necessarie per la tenuta dei registri anagrafici nell’archivio dello stato civile.


DISCIPLINA DELLE CONVIVENZE


Chi sono i conviventi?
– Due persone (dello stesso sesso o di sesso diverso), maggiorenni unite stabilmente da legami affettivi di coppia e di reciproca assistenza morale e materiale, non vincolate da rapporti di parentela, affinità o adozione, da matrimonio o da un’unione civile che non intendono (o non possono) legarsi con un vincolo matrimoniale o di unione civile.

Come si diventa conviventiL’inizio della stabile convivenza scatta alla data di iscrizione della famiglia anagrafica.


Diritti
– Sono gli stessi diritti spettanti al coniuge nei casi previstidall’ordinamento penitenziario.

Nel caso di malattia o di ricovero, i conviventi di fatto hanno diritto reciproco di visita, di assistenza nonché di accesso alle informazioni personali, secondo le regole di organizzazione delle strutture ospedaliere o di assistenza pubbliche, private o convenzionate, previste per i coniugi e i familiari.

Al convivente viene inoltre riconosciuta la facoltà di designare l’altro quale suo rappresentante con poteri pieni o limitati in caso di malattia che comporta incapacità di intendere e di volere, per le decisioni in materia di salute; ovvero in caso di morte, per quanto riguarda la donazione di organi, le modalità di trattamento del corpo e le celebrazioni funerarie.

Nel caso di morte del proprietario della casa di comune residenza, al convivente di fatto superstite viene riconosciuto il diritto di abitazione per due anni o per un periodo pari alla durata della convivenza se superiore a due anni fino ad un massimo di cinque anni.

E’ prevesta inoltre la facoltà per il convivente di fatto di succedere nelcontratto di locazione della casa di comune residenza nel caso di morte del conduttore o di suo recesso dal contratto.

I conviventi di fatto hanno diritto all’inserimento nelle graduatorie per l’assegnazione di alloggi di edilizia popolare.


Obblighi
In caso di cessazione della convivenza di fatto, ove uno dei due versi in stato di bisogno e non sia in grado di provvedere al proprio mantenimento, il convivente ha diritto di ricevere dall’altro quanto necessario per il suo mantenimento per un periodo determinato in proporzione alla durata della convivenza.

Il convivente di fatto che presti stabilmente la propria opera all’interno dell’impresa dell’altro convivente ha il diritto di partecipazione agli utili commisurata al lavoro prestato. Tale diritto non sussiste qualora tra i conviventi esista un rapporto di società o di lavoro subordinato.


Questioni patrimoniali
I conviventi di fatto possono inoltre regolare ulteriori rapporti patrimoniali tra di loro attraverso un contratto di convivenza stipulato di fronte a un notaio o un avvocato.

Possono così disciplinare i rapporti patrimoniali relativi alla loro vita in comune come:

– le modalità di contribuzione alle necessità della vita in comune, in relazione alle sostanze di ciascuno e alla capacità di lavoro professionale o casalingo;

– il regime patrimoniale della comunione dei beni (modificabile in qualunque momento nel corso della convivenza).

 

Quando la convivenza è nulla – In presenza di un vincolo matrimoniale, di un’unione civile o di un altro contratto di convivenza; nel caso sia tra soggetti legati tra loro da vincoli di parentela, affinità e adozione; quando coinvolga una persona minore di età, salvi i casi di autorizzazione del tribunale; se effettuata da persona interdetta giudizialmente o in caso di condanna per omicidio consumato o tentato sul coniuge dell’altra.


Come si “scioglie” una convivenza
– Ciò avviene:

  • in caso di morte di una delle parti;
  • in caso di matrimonio o di successiva unione civile di una delle parti;
  • in caso di accordo delle parti;
  • in caso di recesso unilaterale.

 

da: http://www.senatoripd.it/giustizia/le-unioni-civili-e-convivenze-di-fatto/

Diritti e rovesci: Grazie al governo le banche ci ruberanno la casa?

Per accelerare al massimo il recupero dei crediti inesigibili da parte degli istituti di credito, il governo ha infatti cancellato l’articolo 2744 del codice civile, che vieta il cosiddetto “patto commissorio” e cioè “il patto col quale si conviene che, in mancanza del pagamento del credito nel termine fissato, la proprietà della cosa ipotecata o data in pegno passi al creditore”. Il superamento di questo divieto permette quindi alle banche di entrare direttamente in possesso dell’immobile e metterlo in vendita per soddisfare il proprio credito qualora il mutuatario sia in ritardo con il pagamento di 7 rate, anche non consecutive.”

Questa la notizia diffusa da Il Fatto Quotidiano il 26 febbraio scorso e subito rilanciata da diversi esponenti del Movimento 5 Stelle (su tutti Alessandro Di Battista) che, tra un tweet e l’altro, hanno messo in allerta i cittadini sulla nuova riforma dei mutui promosso dal Governo Renzi con queste parole:

Quante famiglie, nell’arco di 15 o 30 anni, potrebbero trovarsi in difficoltà momentanea con i pagamenti? Basta un padre che finisce in cassa integrazione, una madre che perde il lavoro o persino una spesa straordinaria che fa saltare il bilancio domestico. Rischiamo di vederedecine di migliaia di nuclei sbattuti per strada senza neanche una procedura esecutiva. E che dire di imprenditori e piccoli commercianti che rischiano di vedersi sottratto il capannone o il laboratorio?Il decreto recepisce una direttiva europea del 2014 e modifica il codice civile che oggi vieta il cosiddetto “patto commissorio”. Nella foga di rendere sempre più appetibili le sofferenze bancarie da rimettere sul mercato, la Ue e il governo consentono al creditore (l’istituto) di vendere la casa a qualunque prezzo, visto che il titolare del mutuo dovrà comunque coprire l’eventuale differenza negativa tra il prezzo di dismissione dell’immobile e il debito residuo. Inoltre, la clausola capestro può essere introdotta anche in un secondo momento rispetto alla stipula dell’accordo, come se fosse vera la favola che intermediario e controparte hanno lo stesso peso nel contratto di mutuo. Con questa riforma, il Bomba (Renzi, ndr) consente alle banche di vendere con facilità le case dei cittadini anche dopo aver applicato interessi usurari. E senza che il giudice possa bloccare l’abuso. Eurocrazie e governo stanno assaltando il cuore del nostro patrimonio. Noi non ci stiamo. Non possiamo accettarlo. E faremo di tutto per evitarlo. Fai valere i tuoi diritti! La maggior parte dei media di regime stanno in silenzio, fatti sentire con un messaggio su Twitter con l’hashtag #LaCasaNonSiTocca e condividi questo post sulla tua pagina Facebook. Il web ancora non possono controllarlo!

Parole che suscitano sicuramente allarmismo e forti dubbi sulla nuova riforma, soprattutto dopo aver letto le parole affidate a facebook da Alesssandro Di Battista: “Se sei in ritardo di 7 rate (anche non consecutive) del tuo mutuo la banca ti espropria la casa e la mette in vendita al prezzo che dice lei.

Ma è davvero così? La risposta è molto semplice: assolutamente NO! Ci troviamo, infatti, di fronte all’ennesima bugia a 5 stelle, dove disinformazione e allarmismo allontanano dalla verità i cittadini. Cercheremo quindi di fare chiarezza sulla questione, rispondendo alle varie accuse susseguitesi sui media.

ESPROPRIO CASE: LE RATE SONO 7? NO!

La regola delle 7 rate non è stata introdotta dal Governo. Le rate infatti non sono 7, bensì 18. Il motivo per cui il numero delle rate è 18 è legato alla legge sui mutui, che consente al debitore di chiedere la sospensione del pagamento delle rate per un massimo di 18 mesi. Dal momento che i mutui sulla prima casa hanno già, nel 99% dei casi, rate di scadenza mensile, la banca li strutturerà con contratti a rata mensile. Inoltre, la clausola di inadempimento è facoltativa e la banca non può obbligare il cittadino a sottoscriverla . E’ considerato inadempimento la morosità di almeno 18 rate. In caso di inadempimento la casa può essere messa in vendita solo con uno specifico atto di disposizione dell’immobile da parte del consumatore. E’ stato confermato, poi, il divieto al “patto commissorio” (art. 2744 cc). Viene disciplinato per legge il cosiddetto “patto marciano” quindi, già riconosciuto dalla giurisprudenza: la banca può cioè trattenere dopo la vendita della casa solo quanto ancora dovuto ed è obbligata a restituire al consumatore l’eventuale eccedenza.

I 5 Stelle hanno scambiato l’articolo 40 del Tub, dove si parla di risoluzione anticipata del contratto in caso di ritardato pagamento, con una definizione dell’inadempimento.

IL GOVERNO TOCCA L’ARTICOLO 2744? NO!

L’atto del Governo non tocca l’articolo 2744 del Codice Civile che tratta il tema del “patto commissorio“. Si parla di “patto marciano” dove il creditore diventa proprietario del bene ricevuto in garanzia finché il debitore non adempie. Ci sono alcune garanzie: la prima è che il bene stesso venga stimato da un perito scelto dalle parti di comune accordo. La seconda è che il creditore versi al debitore la differenza tra l’ammontare del credito e l’eventuale accertato maggior valore del bene.

IL PREZZO LO DECIDE LA BANCA? NO!

Lo stabilisce il comma 3 dell’articolo 120-quinquiesdecies e il 2 dell’articolo 120-duocedies: “La valutazione è svolta da persone competenti sotto il profilo professionale e indipendenti dal processo di commercializzazione del credito, in modo da poter fornire una valutazione imparziale ed obiettiva”. In poche parole, la valutazione della casa (successiva all’inadempimento!) deve essere effettuata da un perito indipendente nominato dal tribunale e il consumatore deve essere assistito da un esperto di sua fiducia. Inoltre, su tutta la procedura vigila la Banca d’Italia.

MA QUINDI, COSA CAMBIA DAVVERO?

Anche prima la banca, non completamente soddisfatta, poteva agire nei confronti del mutuatario. Ad esempio, non completamente soddisfatta dal realizzo del bene, poteva agire nei confronti del mutuatario pignorando il quinto dello stipendio. In realtà quindi cambia solo una cosa: il ricorso alle procedure esecutive giudiziali. In pratica il creditore non avrà più bisogno di ricorrere ad un Giudice.

CONCLUDENDO…

Nella speranza di aver chiarito tutti i vostri dubbi, consigliamo al Movimento 5 Stelle e ai suoi parlamentari di cominciare a studiare (o, almeno, di cominciare a leggere..) le riforme che vengono votate in Parlamento. Capiamo che creare allarmismo, a maggior ragione attraverso un’arma così potente come i social network, è molto più semplice rispetto a fare le nottate pur di capire cosa si sta approvando. Così come capiamo che sia molto più facile fare opposizione a tutti i costi, anche a discapito della vera informazione. Ma fare tutto questo, per un pugno di voti, ci sembra, oltre che ridicolo, incoerente con quello che da sempre “profetizzate”, ovvero di essere diversi dagli altri partiti. E poi, come si suol dire, le bugie hanno le gambe corte! State attenti almeno! 😉

CAOS DENTRO: L’uomo è l’unica specie che si conduce da sola all’estinzione

Un titolo forte, troppo forse, ma l’impressione che ho ogni volta che osservo i comportamenti tipici della società di oggi mi porta a questo pensiero pessimistico.

Non pensiamo a tutte le guerre, le carestie e tutti i guai di cui, spesso per questioni d’interesse e profitti, sentiamo parlare in ogni TG e sui media, ma soffermiamoci sulle nostre abitudini di ormai gente sedentaria che è abituata ad ogni comodità. Ormai sono quasi la totalità le persone che possiedono un’automobile e, pur coscienti che il loro utilizzo causa l’emissione di CO2 e di polveri che possono causare danni per la salute e per l’ambiente, continuano ad utilizzarla. I ritmi imposti dalle abitudini di oggi richiedono spostamenti molto lunghi da percorrere in poco tempo, ma, anche quando c’è da fare solo qualche centinaio di metri per raggiungere la destinazione, l’auto risulta essere il mezzo di trasporto più comodo e scelto dalla maggior parte delle persone.

Oltre ai danni ambientali e quelli legati alla salute, dovuti all’inquinamento generato dai motori termici, c’è anche da aggiungere quello legato alle conseguenze di una vita sedentaria. Siamo talmente abituati alle comodità che ormai tutte le attività che facciamo sono limitate all’andare in palestra, per chi ha tempo e voglia di dedicargliene.

Eppure il detto “mens sana in corpore sano” non è così sbagliato. Fare sport, in particolare attività agonistiche, non solo andare in palestra a sollevare pesi o fare un po’ di movimento, aiuta a sviluppare molte capacità coordinative, condizionali, e, soprattutto, intellettive. Nello sport moderno, in cui i ritmi sono portati all’estremo, ogni decisione deve essere presa nel minor tempo possibile e, soprattutto, deve essere quella corretta per poter superare e battere l’avversario, si sviluppano capacità di ragionamento che non possono essere insegnate se non in questo modo. Inoltre, attraverso lo sport si insegnano moltissimi valori quali il rispetto dei ruoli, dell’avversario, la capacità di relazionarsi con i compagni, gli avversari e gli allenatori (oltre alla possibilità di costruirsi una propria identità).

Eppure risulta sempre più difficile trovare il tempo (ed i soldi) per poter fare sport. Ormai, in ogni famiglia, entrambi i genitori lavorano e accompagnare i figli in palestra o al campo diventa un’impresa complicata. I ragazzi di oggi cresceranno rinchiusi in casa, guardando televisione o stando attaccati ad un pc, senza la possibilità di sviluppare capacità fisiche e intellettive.

Non a caso le capacità motorie di base delle nuove generazioni si stanno sempre più riducendo. Le nuove generazioni mostrano molte difficoltà nel saper correre, lanciare, strisciare, arrampicarsi, colpire e saltare.

Tutte queste evidenze sono supportate anche da moltissimi studi dove si osserva che, mediamente, chi fa sport sviluppa maggiormente alcune capacità intellettive rispetto a chi ne fa molto meno. In effetti il controllo del corpo, avviene sempre attraverso l’uso del cervello che, attraverso i nervi, invia segnali a tutti i muscoli. Se non vengono stimolati, non potranno mai svilupparsi. Sia i muscoli, che il cervello.

Siamo quindi condannati all’estinzione? Ci stiamo avvicinando alla distruzione con le nostre mani? Sicuramente si troverà una soluzione per poter continuare a sopravvivere, ma altrettanto sicuramente le nostre capacità si ridurranno sempre più. Ci specializzeremo in qualcosa sino a saperlo fare in modo eccellente, ma non sapremo fare il resto.

Diritti e rovesci: Renzi è un presidente illegittimo?

Quante volte sui giornali e su internet abbiamo letto “Renzi è un presidente illegittimo perché non è stato votato dal popolo”?
Questa affermazione è parzialmente vera. E’ vero che Renzi non è stato eletto dal popolo come del resto anche Enrico Letta, Mario Monti.
Questa affermazione è però valida anche per Silvio Berlusconi e tutti i Presidenti del Consiglio che abbiamo avuto fino ad ora perché NESSUN governo in Italia è stato mai eletto, nessuna persona ha mai votato un Presidente del Consiglio.
Le elezioni hanno il compito di creare un parlamento, espressione della volontà popolare, e colui che può vantare in esso una maggioranza ha la possibilità di essere nominato dal Presidente della Repubblica come Presidente del Consiglio dei Ministri.

Per citare la Costituzione italiana e più nello specifico l’articolo 92 :

“Il Governo della Repubblica è composto del Presidente del Consiglio e dei Ministri, che costituiscono insieme il Consiglio dei Ministri.
Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei Ministri e, su proposta di questo, i Ministri.”

Una repubblica parlamentare, come quella italiana, è una forma di governo in cui gli elettori votano i rappresentanti del parlamento, i quali poi nomina il Presidente della Repubblica. Quest’ultimo nomina il Presidente del Consiglio dei Ministri, che presiede il governo; le elezioni parlamentari avvengono ogni 5 anni. Invece nella repubblica presidenziale gli elettori eleggono direttamente ogni 4 anni il Presidente della Repubblica, il quale diventa sia capo dello Stato, che del governo. Un tipico esempio di questa forma di governo sono gli Stai Uniti.

Fatta questa considerazione, si può introdurre la possibilità di un cambio di governo mantenendo lo stesso parlamento, come è avvenuto in questi ultimi anni.
Mario Monti non apparteneva a nessun partito politico, eppure ha governato perché era sostenuto dalla maggioranza dei parlamentari; allo stesso modo Letta e Renzi, appartenenti entrambi al Partito Democratico, hanno potuto e possono governare in virtù di un parlamento che appoggia con una maggioranza le loro proposte.
Per completezza ora è giusto introdurre anche l’articolo 60 della costituzione:

“La Camera dei Deputati e il Senato della Repubblica sono eletti per cinque anni. La durata di ciascuna Camera non può essere prorogata se non per legge e soltanto in caso di guerra.”

Questo articolo nella sua prima parte chiarisce che è il parlamento ad essere eletto, e che è sempre il parlamento che ha durata di 5 anni.
Il governo, invece, non passa per le urne e non ha durata definita, ma termina quando non ha più una maggioranza che lo appoggia. Ciò può verificarsi nel momento in cui il parlamento viene sciolto per nuove elezioni o, come per gli ex presidenti Monti e Letta, nel momento il cui viene a mancare l’appoggio della maggioranza del parlamento.

In conclusione, Renzi non è un presidente illegittimo perché è stato nominato dal Presidente della Repubblica e il parlamento votato dal popolo ha accettato la sua nomina.

 

Pillole di Storia: Pietro Grasso

Pietro Grasso, detto Piero è nato a Licata, in provincia di Agrigento, nel 1945. Si trasferisce a 18 mesi con la famiglia a Palermo. Sposato con Maria dal 1970, ha un figlio, Maurilio, funzionario di Polizia. Sin da ragazzo manifesta la volontà di diventare magistrato. Dopo aver completato gli studi classici al Liceo Meli, si iscrive alla facoltà di giurisprudenza all’Università di Palermo dove si laurea nel giugno del 1966 con una tesi in diritto amministrativo.

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Dal novembre 1968 svolge per due anni le funzioni di Pretore presso la Pretura mandamentale di Barrafranca (EN). L’assassinio del procuratore della Repubblica Pietro Scaglione, avvenuto nel maggio del 1971, lo induce a fare richiesta di trasferimento al Tribunale di Palermo. Per dodici anni è Sostituto procuratore della Repubblica. In quel periodo si occupa principalmente di indagini sulla pubblica amministrazione e sulla criminalità organizzata. Il 6 gennaio 1980 diviene titolare dell’inchiesta riguardante l’omicidio del Presidente della Regione Siciliana, Piersanti Mattarella.

Nel settembre del 1985, Francesco Romano, presidente del tribunale di Palermo lo designa giudice nel primo maxiprocesso a Cosa Nostra (10 febbraio 1986 – 10 dicembre 1987), con 475 imputati. Tra gli imputati presenti vi erano Luciano Leggio, Pippo Calò, Michele Greco, Leoluca Bagarella, Salvatore Montalto e moltissimi altri; tra i contumaci figuravano Salvatore Riina e Bernardo Provenzano. Le accuse ascritte agli imputati includevano, tra gli altri, 120 omicidi, traffico di droga, rapine, estorsione, e, ovviamente, il delitto di “associazione mafiosa” in vigore da pochi anni.

L’11 novembre 1987, dopo 349 udienze, 1314 interrogatori e 635 arringhe difensive, gli otto membri della Corte d’assise si ritirarono in camera di consiglio. Fu la più lunga camera di consiglio che la storia giudiziaria ricordi: 35 giorni, durante i quali la Corte visse totalmente isolata dal mondo, lavorando a tempo pieno sul maxiprocesso. Finito il dibattimento, Grasso è stato delegato dal Presidente della Corte d’Assise alla stesura della sentenza, che, dopo un impegno di oltre otto mesi, si è concretizzata in un documento di circa 7.000 pagine, raccolte in 37 volumi.

Tale sentenza, con la quale sono stati inflitti 19 ergastoli e 2.665 anni di reclusione, è stata positivamente valutata anche dalla pronuncia finale della Corte di Cassazione, che ne ha confermato in via definitiva i punti essenziali. Per la prima volta veniva dimostrata l’esistenza della Cupola attraverso la via giudiziaria.

Conclusosi il maxiprocesso, nel febbraio del 1989 Grasso viene nominato consulente della Commissione parlamentare Antimafia. Nel 1991 viene nominato consigliere alla Direzione affari penali del Ministero di grazia e giustizia, il cui “guardasigilli” era Claudio Martelli, che chiamò anche Giovanni Falcone, e componente della Commissione centrale per i pentiti. Successivamente viene sostituto nell’incarico, per poi essere nominato procuratore aggiunto presso la Direzione nazionale antimafia (guidata da Pier Luigi Vigna), applicato nelle Procure di Palermo e Firenze dove ha seguito e coordinato le inchieste sulle stragi del 1992 e del 1993.

Tra gli obiettivi che erano stati identificati dalla Cupola c’era anche Pietro Grasso. Il pentito Gioacchino La Barbera, nel corso di una sua deposizione, ha spiegato come sarebbe dovuto avvenire l’attentato.

Lo stesso Grasso ha più volte raccontato le circostanze nelle quali venne a conoscenza del progetto di attentato:

“Per una strana coincidenza della vita sono stato io il primo ad avere dal pentito Gioacchino La Barbera la descrizione dell’attentato che era stato preparato verso di me. […] Aveva iniziato a collaborare, parlando anche della strage di Capaci e arrivato ad un certo punto aveva detto che stava organizzando l’attentato ad un magistrato di cui non ricordava il nome. […] Fui chiamato, allora ero alla Procura Nazionale Antimafia come sostituto, per cercare attraverso le mie conoscenze di tirar fuori dalla memoria del pentito il nome del magistrato sottoposto a questo progetto di attentato. Appena mi presentano [a La Barbera] questo si da una manata sulla testa… «è lui! È lui!>» a questo punto scatta qualcosa di kafkiano perché lui avendo davanti la vittima ed essendo il carnefice, non voleva più parlare. Io dal mio punto di vista volevo sapere tutti i particolari […] e finalmente si è convinto a descrivermi quello che aveva preparato nei miei confronti. […] Alla fine mi aveva salvato una banca […] perché aveva un controllo elettronico di sicurezza che poteva influenzare il telecomando e questo fece sì che fosse rimandata l’esecuzione dell’attentato per trovare dei telecomandi che non consentissero interferenze. Frattanto il gruppo operativo fu arrestato e fu arrestato anche Totò Riina. Mia suocera, che andavo a trovare frequentemente è deceduta per cui sono venute a mancare tutte le condizioni. E così la posso raccontare.”

Dall’agosto del 1999 ricoprì l’incarico di Procuratore della Repubblica di Palermo, immediatamente dopo la conclusione del primo grado del processo Andreotti. Sotto la direzione di Grasso, dal 2000 al 2004, furono arrestate 1.779 persone per reati di mafia e 13 latitanti inseriti tra i 30 più pericolosi. Nello stesso arco di tempo la procura del capoluogo siciliano ottenne 380 ergastoli e centinaia di condanne per migliaia di anni di carcere. L’11 ottobre 2005 è stato nominato procuratore nazionale antimafia, subentrando a Pier Luigi Vigna, che ha lasciato l’incarico nell’agosto 2005 per raggiunti limiti di età, mentre era ancora capo della Procura della Repubblica di Palermo.

L’11 aprile 2006 contribuisce con il suo lavoro, dopo anni d’indagine, alla cattura di Bernardo Provenzano nella masseria di Montagna dei cavalli a Corleone, latitante dal 9 maggio 1963.

L’8 gennaio 2013 la direzione nazionale del PD candida Pietro Grasso al Senato della Repubblica Italiana come capolista della lista PD nella regione Lazio dove risulta poi eletto. Il 16 marzo 2013 viene eletto al ballottaggio presidente del Senato con 137 voti, contro i 117 per Renato Schifani (PdL) Dal 14 gennaio 2015, con le dimissioni di Giorgio Napolitano, assume il ruolo di presidente supplente della Repubblica Italiana, ruolo che ricopre fino al successivo 3 febbraio, giorno del giuramento del nuovo presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

In questi giorni convulsi di discussione sulle unioni civili si è dimostrato una persona encomiabile, ha rifiutato di utilizzare il voto segreto e non si è fatto intimidire dagli attacchi personali ricevuti in Senato. Forza Piero, guidaci alle riforme!

 

 

IL FILO DI ARIADNE

Chi controlla il passato controlla il futuro. Chi controlla il presente controlla il passato.
(1984, George Orwell)

La società descritta da Orwell in 1984 è risulta agli occhi del lettore inquietante e, soprattutto, assurda. In essa una supposta verità ed il suo opposto non solo possono coesistere, ma sono anche credute vere e sostenute contemporaneamente, in base alla versione che, in quel momento, risulta più comoda al Partito che la governa. Gli slogan che vengono presentati continuamente attraverso i media non sono altro che accostamenti di concetti opposti e in conflitto e da un giorno all’altro ciò che era vero diviene falso o viceversa. Il controllo mediatico e mentale che i detentori del potere hanno sulla popolazione è totale ed assoluto, al punto che la differenza tra vero e falso non solo non è più qualcosa di concreto e apprezzabile, ma ha anche perso la maggior parte della sua importanza. E tutto questo viene realizzato cambiando il passato a piacimento e secondo necessità.

Eppure quei paradossi, che nel romanzo ci sono presentati portati al loro estremo più negativo e terribile, non sono poi lontani da fatti storici realmente avvenuti e neanche dalla nostra attuale situazione. Quello descritto da Orwell è il perfetto regime totalitario in cui pensare in proprio è il crimine più grande e più difficile che si possa commettere, in cui l’individuo non è altro che un puntino senza valore in mezzo a una massa che si muove e pensa allo stesso modo, ripetendo all’infinito concetti che le sono stati imposti da una propaganda martellante. Non è questo ciò che è avvenuto nei grandi regimi totalitari del Novecento e che avviene in quelli attuali? E non è forse simile al processo di depersonalizzazione che ciascuno di noi subisce ogni giorno a causa del bombardamento mediatico a cui siamo costantemente sottoposti? Oppure al modo in cui le nostre scelte sono condizionate da convenzioni e ideologie impostaci dall’esterno?

Il nostro passato, la nostra storia, sia quella personale che quella del nostro mondo, sono le basi su cui si fonda il nostro modo di pensare. A seconda di come viene descritto e raccontato, ogni evento storico ha un suo peso, trasmette un certo messaggio, in positivo o in negativo. Questo giudizio possiamo ricavarlo direttamente dalle fonti, anche se di solito essere rappresentano già un’idea, quella di chi le ha riportate. Tuttavia, nella maggior parte dei casi, veniamo a conoscenza dei fatti storici quando essi sono già illuminati da una certa angolazione, che diventa per noi la “verità” storica, anche se in realtà non si tratta di una visione completamente oggettiva di ciò che  veramente accaduto. E lo stesso discorso vale per le piccole cose, i fatti e gli avvenimenti che si susseguono nel corso della nostra vita e ne incrociano il cammino. Ciascuna di queste “verità” ha un peso, a volte impercettibile, a volte ben evidente, nel renderci ciò che siamo e ciò che potremmo diventare in futuro. Condiziona il nostro modo di pensare, di vedere il mondo, e con essi le scelte che poi faremo basandoci sulle nostre credenze più intime.

Forse a volte vale la pena di fermarsi e guardarsi indietro, di cercare le radici di un nostro pensiero o di una nostra decisione. In un mondo in cui l’informazione è controllata, non in modo evidente e spettacolare come nel romanzo di Orwell, ma in modo più subdolo e nascosto, può diventare difficile distinguere che cosa nasce effettivamente da noi e che cosa invece siamo stati, con discrezione, spinti a pensare e a fare. Ammesso che la differenza sia davvero per noi ancora così importante come dovrebbe.

controllo

CAOS DENTRO: Primo Levi e il compito impossibile della memoria

 Anche quest’anno si celebra il «Giorno della memoria». Anche quest‘anno la tragedia della Shoah viene ricordata con letture, eventi, editoriali e gite d‘istruzione nei luoghi dove avvennero i massacri. In tutte queste manifestazioni si insinuano, in maniera silenziosa ma ben avvertibile, le riserve e le perplessità di coloro i quali prendono parte alle celebrazioni, combattuti tra la necessità di ricordare fattasi rito e l‘imbarazzo circa il modo più „autentico“ per rendere giustizia al nefasto anniversario. E questo imbarazzo è inevitabile soprattutto per le generazioni nate dopo la guerra, che magari hanno incontrato testimoni, ascoltato o letto le storie dei sopravvissuti al massacro, ma che si sentono ormai lontane dai fatti della guerra e dalle torture subite dagli ebrei in quegli anni.

Per loro, cioè per noi, ha scritto Primo Levi, fortunato (è lui stesso a sottolinearlo più volte) superstite di Auschwitz e testimone della vita nel Lager. La sua scrittura è sin dal principio scrittura di memoria: in primo luogo per tutte le vittime per cui ha voluto scavare un ultimo giaciglio nel bianco delle sue pagine (penso subito al bambino Hurbinek de La tregua, ma come dimenticare Alberto, l‘amico fraterno che non riesce a salvarsi prima della liberazione del campo da parte dei russi): per tutte quelle vittime senza volto o senza nome che sono scomparse nella storia senza lasciare traccia, cui Primo Levi dedica piccole memorie – il nome, l‘aspetto, la storia – perchè almeno il lettore possa ricordarne in silenzio la morte. È scrittura di memoria lo è anche perchè si rivolge a noi, coloro che il campo non lo hanno mai visto e che la guerra non la hanno mai vissuta, perchè possiamo ricordare quello che è successo in Europa in un tempo relativamente recente. Ma come possiamo ricordare qualcosa che non abbiamo vissuto e che tocca le nostre esistenze solo sporadicamente (diciamo, almeno un giorno all‘anno)? E in che modo celebrare questa memoria di cui non abbiamo ricordo, senza cadere nella smanceria insulsa, nel proclame fasullo, nell‘affettazione persino un po‘ ruffiana?

È Primo Levi a suggerircelo in un passaggio della spoglia poesia con cui inizia Se questo è un uomo: «scolpitele nel vostro cuore/ stando in casa andando per via,/ coricandovi, alzandovi». Sono parole di scandalo da scrivere nel cuore, vale a dire da ricordare (l‘etimologia latina è: recordari). E il ricordo ha in questi versi una relazione con la deambulazione, con l‘equilibrio della nostra condizione bipede: dobbiamo ricordare stando in casa, ricordare andando per via, ricordare quando ci corichiamo, ricordare quando ci alziamo. Il ricordo condiziona il nostro andare equilibrato e minaccia la nostra direzione perchè è un ricordo impossibile, irriducibile che impedisce i nostri passi e ci fa inciampare. Come le Stolpersteine collocate da Gunter Demnig in tutta europa, il ricordo ci impone un altro modo di andare, più incerto, meno disinvolto e più attento. Attento verso la storia e l‘attualità, attento al nostro impegno politico nella società ed in guardia contro ogni nuova forma di violenza e di discriminazione.

Come la violenza muta le sue forme e si rende irriconoscibile, così anche l‘antisemitismo ha forme nuove che vanno individuata e combattute. Anche oggi 27 gennaio 2016, gli ebrei stanno scappando da un‘Europa sempre meno ospitale e sempre più paranoica verso le religioni che vengono percepite come nemiche: che gli arabi siano terroristi e gli ebrei una cricca di banchieri che si spartiscono il potere (e tutti i ridicoli aneddoti annessi a questo pregiudizio, come quello odioso secondo cui non sarebbero morti ebrei nella strage delle torri gemelle) sono solo le nuove forme della stessa psicosi falsa e disumana che fece così tanti morti nel mondo nella prima parte del secolo scorso. Che il ricordo di quello che successe ci tenga vigili contro queste nuove forme di violenza e prevaricazione, è quello che ci impone Primo Levi con la sua testimonianza.

A cura del nostro amico Pietro