ALUNNI A PIEDI: SOPPRESSO IL SERVIZIO SCUOLABUS

Dobbiamo constatare, per l’ennesima volta, quanto l’attuale amministrazione si mostri totalmente disinteressata ai bisogni della scuola. Non siamo nuovi alle sparate da parte del nostro primo cittadino che manifestano in quanta poca considerazione sia tenuta la scuola (non dimentichiamo quando gli insegnanti furono definiti una “casta” o la scuola assimilata a un’associazione che, in quanto tale, non deve richiedere contributi al comune). Recentemente l’amministrazione non ha perso un’altra occasione per mettere in difficoltà i genitori, negandogli servizi essenziali per la gestione dei propri figli. Da settembre, infatti, il servizio scuolabus per la scuola materna ed elementare sarà soppresso, lasciando a piedi circa 30 bambini (numero destinato ad aumentare se si considerano gli alunni che ne avrebbero usufruito a settembre se il servizio fosse stato mantenuto).

La decisione è stata comunicata dall’Ass. Oriele Locatelli e dal consigliere Danilo Riva in un’assemblea poco pubblicizzata e durante la quale si sono mostrati incapaci, di fronte al danno creato, di proporre una soluzione valida ed effettivamente applicabile.

La prima proposta emersa nel corso dell’assemblea del 7 maggio è stata di incentivare il servizio PIEDIBUS, attualmente avviato e rodato solo per il servizio mattutino, aumentando il numero di volontari in modo da garantire il servizio anche all’uscita da scuola. Sembrerebbe una soluzione facilmente applicabile se non fosse che servirebbero almeno 60 volontari in più rispetto alla ventina ora operativa. Questo pone un elevato grado di incertezza sulla sua effettiva realizzazione in quanto, essendo l’adesione al piedibus su base del tutto volontaria, non si possono obbligare le persone a rendersi disponibili né tantomeno pretendere, come ha fatto il nostro sindaco, che genitori, nonni, zii, avi possano essere obbligati al volontariato (anche perché se potessero farlo non avrebbero bisogno di alcun supporto). Inoltre si pone il problema della consegna dei bambini all’uscita da scuola: questi, infatti, possono essere affidati solamente alle persone autorizzate. Pertanto, affinché i volontari del piedibus  possano essere delegati, è necessario che questo si costituisca in associazione e solo in questo caso i genitori potrebbero delegarlo per il ritiro dei figli da scuola (interessante notare come le associazioni, tanto denigrate dal sindaco poco più di un anno fa, tornino, all’occorrenza, comode all’amministrazione per tappare i buchi della sua inefficienza).

Potremmo anche considerare il fatto che alcune zone di Calusco distano fino a 1,4km da scuola e che percorrere una simile distanza con il traffico, con la pioggia o la neve d’inverno non sia né sicuro né tantomeno agevole (ma ci hanno rassicurato: “non piove tutti i giorni”). A queste obiezioni c’è chi, tutto sommato, ritiene che ai bambini faccia bene camminare e che sia una soluzione “amica dell’ambiente”. Si può essere d’accordo o meno, ma fondamentale rimane il fatto che la scelta debba spettare esclusivamente ai genitori mettendoli nella condizione di poter scegliere la soluzione maggiormente compatibile con i propri impegni.

Dalla successiva assemblea, tenutasi il 28 maggio, è emersa una seconda soluzione: attivare un servizio di pre-post scuola autofinanziato dai genitori. I bambini sarebbero intrattenuti a scuola da degli educatori dalle 7.30 alle 8.10 e poi dalle 16.00 alle 17.30. Alcuni genitori hanno obiettato che, uscendo dal lavoro alle 17 circa, non avrebbero tutti il tempo di raggiungere la scuola prima del termine del servizio. Inoltre il pre-post scuola avrebbe per i genitori un costo di poco inferiore alla quota versata per lo scuolabus ed è evidente che i due servizi non sono paragonabili a livello qualitativo. Da tutto questo sono esclusi i bambini della scuola dell’infanzia, lasciando i genitori da soli ad ingegnarsi per trovare una soluzione (per la sensibilità di chi dice “si arrang…..dovrà organizzarsi in altro modo”). Per il momento, dunque, non vi sono soluzioni che possano definirsi soddisfacenti. Ci si chiede come si pensa di far fronte ai disagi provocati con questo taglio alle famiglie, ma soprattutto perché l’amministrazione non è stata in grado di intervenire per tempo, in modo da poter adottare soluzioni più efficaci e che vadano realmente incontro alle esigenze di genitori e bambini (come ad es. associarsi con il servizio scuolabus dei paesi limitrofi).

Veniamo ora alla questione cruciale: Perché il comune ha deciso di sopprimere il servizio scuolabus? Essenzialmente la risposta è perché non ci sono soldi per continuare a mantenerlo. Il costo totale del servizio è di circa 39.000 euro, 9.000 dei quali raccolti dalla quota versata dai genitori che usufruiscono dello scuolabus. Che fine hanno fatto (o faranno) i 30.000 euro circa impiegati negli anni precedenti dal comune? Inizialmente è stato spiegato che questa somma sarebbe stata destinata, a partire dal prossimo anno, per interventi strutturali imprescindibili sia per l’edificio che ospita le scuole elementari che per quello delle medie; salvo poi negare questa destinazione, affermando, molto più candidamente, che questi soldi semplicemente non ci sono. E se non ci sono, che fine hanno fatto? Se l’amministrazione ha ritenuto il servizio scuolabus “superfluo” per quali altri urgenti interventi questa somma è stata o sarà destinata? Perché si è deciso di incidere sul trasporto scolastico e non su altro? Quali sono le ragioni alla base di questa scelta?

Riteniamo sia doveroso per gli amministratori fornire tutte queste informazioni ai propri cittadini. “Non ci sono i soldi, prendetevela con il governo” non crediamo sia una risposta esauriente.

Ci siamo ormai resi conto da tempo che la politica messa in atto da questa amministrazione non considera la scuola un bene da tutelare né sul quale investire e di una cosa siamo certi: quando si tratta di tagliare, l’unica cosa che l’attuale amministrazione sa colpire è sempre e solo la scuola.

CIRCOLO PD CALUSCO D’ADDA

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EUROPEE 2014: I NOSTRI CANDIDATI LOMBARDI

Ormai mancano poco più di due giorni alle Elezioni Europee del 25 maggio e, per questo motivo, ci sembra giusto presentarvi ancor più dettagliatamente i candidati PD al Parlamento Europeo della nostra Regione. Buona lettura e…buon voto!

 

PATRIZIA TOIA

Nata a Pogliano Milanese (Milano) il 17/03/1950, si è laureata in Scienze politiche all’Università degli Studi di Milano, specializzandosi in Pianificazione Strategica all’Università Bocconi.

Ha iniziato l’attività professionale come dirigente del Servizio Programmazione della Regione Lombardia, coordinando i lavori del Programma Regionale di Sviluppo.

La sua attività politica è iniziata in Regione Lombardia, dove ha ricoperto l’incarico di consigliere regionale e Assessore al Coordinamento per i Servizi Sociali,alla Sanità e al Bilancio. Eletta a Roma come rappresentante dell’Ulivo, ha ricoperto diversi incarichi istituzionali:

  1. Sottosegretario al Ministero degli Affari Esteri con delega per i Diritti Umani, per i Rapporti con le Nazioni Unite, per le Relazioni culturaliall’estero, per America Latina, Asia e Oceania, per l’Immigrazione e gli italiani all’estero;
  2. Ministro per le Politiche Comunitarie;
  3. Ministro per i Rapporti con il Parlamento

Dal 2004 è parlamentare europea eletta prima nelle liste dell’Ulivo e successivamente, nel 2009, nelle liste del Partito Democratico.

Attualmente è Vicepresidente della Commissione Industria, Ricerca ed Energia,e membro della Commissione Sviluppo e dal 2010 ha anche la responsabilità di vice-presidente del neonato gruppo dei Socialisti & Democratici.

 

ALESSIA MOSCA

Nata a Monza nel 1975 si è Laureata in Filosofia presso l’Università Cattolica di Milano. Negli anni successivi ha conseguito il Master Ispi in Diplomacy, il Diploma in International Relations alla Johns Hopkins University e il Dottorato di ricerca in Scienza della politica all’Università di Firenze. Dal 2004 è ricercatrice all’Arel, Agenzia di ricerca e legislazione fondata da Nino Andreatta. Ha lavorato al Parlamento europeo e nell’Ufficio relazioni istituzionali e internazionali di Alenia Aeronautica. Ha insegnato, come docente a contratto, all’Università Cattolica di Milano e ha fatto parte della segreteria tecnica del Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Enrico Letta.

Ha curato il volume Europa senza prospettive? Come superare la crisi con il bilancio Ue 2007-2013 (Il Mulino, 2006) e pubblicato diversi articoli sulle politiche dell’Unione Europea.
Dal novembre 2007 e fino all’insediamento della XVI Legislatura ha fatto parte dell’Esecutivo nazionale del Partito Democratico, come responsabile Lavoro. Alle elezioni politiche del 2008 è stata eletta deputato e nominata segretario della Commissione lavoro.
E’ stata vice presidente dello Yepp (Youth of the European People’s Party) nel 2001, dal 2009 fa  parte degli Young Global Leaders (del World Economic Forum), nel 2010 è stata nominata Rising Talents (Women’s Forum for the Economy and Society) e nel 2013 ha ricevuto ilWorld of Difference Award (The International Alliance for Women).
Il 31 maggio 2011 è uscito per ADD Editore il suo libro “Senza una donna” un dialogo con Flavia Perina su “potere, famiglia, diritti, nel paese più maschilista d’Europa”.
Alle elezioni del 24 e 25 febbraio 2013 è stata rieletta alla Camera dei deputati, dove è capogruppo Pd nella Commissione Politiche europee.
A fine gennaio 2014 ha presentato una proposta di legge sullo smart working, perfezionata anche grazie alla consultazione pubblica indetta appositamente.

 

PIER ANTONIO PANZERI

Antonio Panzeri, bergamasco, è nato il 6/06/1955. E’ stato rieletto nel giugno 2009 al Parlamento Europeo nella circoscrizione Nord Ovest e aderisce al Gruppo dell’Alleanza Progressista di Socialisti e Democratici (S & D).

E’ stato, dal 1995 al 2003 Segretario Generale della Camera del Lavoro di Milano, la più grande d’ Europa, assumendo, in seguito, l’incarico di responsabile nazionale della CGIL per le politiche europee. Ha già svolto il ruolo di Parlamentare Europeo per la legislatura 2004 – 2009 tra le fila del PSE (Vice presidente Commissione occupazione e affari sociali, membro supplente della Commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori).

Durante il primo mandato al Parlamento ha sviluppato le proprie competenze in materia di problemi economici, di occupazione e lavoro e di bisogni sociali.

Attualmente, al Parlamento Europeo, ricopre i seguenti incarichi:

  1. Membro AFET (Commissione Affari esteri);
  2. Membro sostituto IMCO (Commissione Mercato interno);
  3. Presidente delegazione per le relazioni con i paesi del Maghreb;
  4. Membro sostituto ASEAN delegazione per le relazioni con i paesi del Sud-Est Asiatico.

E’ titolare di una rubrica settimanale su un quotidiano nazionale e autore di quattro testi, pubblicati con l’editrice Jaka Book: ” Il lavoratore fuori garanzia. Solitudini e responsabilità di una società avanzata”, ” Le tre Europe dei diritti. Per una corresponsabile integrazione europea”, “La democrazia economica”, “Nuovi lavori, flexicurity e rappresentanza politica“.

 

SERGIO AURELI

Sergio Aureli, di origine comasca, è Segretario Sindacale di Unia per il territorio del Ticino e Moesa, occupandosi dei lavoratori frontalieri. Ha studiato psicologia, elettrotecnica, pronto soccorso e antincendio su aeromobili in Svizzera e in Italia. Provenienza operaia, ex dipendente delle acciaierie Falck di Dongo, assistente di volo durante il periodo accademico per la compagnia aerea AirOne, montatore elettricista e oggi rappresentante Sindacale. Responsabile del distaccamento dei vigili del fuoco Volontari di DONGO e consigliere nazionale dei Vigili del Fuoco Volontari.

 

LUIGI MORGANO

Luigi Morgano, bresciano è laureato in Pedagogia all’Università Cattolica del Sacro Cuore, con lode. Ha prestato a lungo, presso la medesima Università, attività di addetto alle esercitazioni di “Istituzioni di diritto pubblico e legislazione scolastica” nella Facoltà di Magistero, e vi ha tenuto cicli organici di lezioni. Attualmente è Direttore della Sede bresciana dell’Università Cattolica. Già Direttore, per oltre vent’anni, delle relazioni esterne, della programmazione riviste, cultura e varia presso La Scuola S.p.A. di Brescia. Autore di testi, di saggi e articoli su tematiche pedagogiche, psicologiche, istituzionali; relatore in numerosi convegni e corsi di aggiornamento per insegnanti e dirigenti scolastici. È iscritto all’Ordine nazionale dei Giornalisti, elenco Pubblicisti, e all’Albo professionale degli Psicologi. Già Consigliere del Comune di Brescia e Assessore alla Pubblica istruzione e gioventù ha, tra l’altro, ricoperto le cariche di Assessore ai servizi sociali, asili nido, rapporti con l’USSL. Attualmente è Vice Sindaco della città di Brescia, Assessore al bilancio, civica avvocatura, società partecipate del Comune. Componente del Consiglio pastorale diocesano e di varie commissioni della Diocesi di Brescia. Già Presidente nazionale della Federazione Italiana Scuole Materne (FISM), dal 1995 ne è Segretario nazionale e legale rappresentante. E’ Direttore della rivista nazionale Prima i bambini e del mensile della Federazione Notizie FISM.

 

PAOLO SINIGAGLIA

Comasco, nato il 28/10/1970. E’ ingegnere informatico e giornalista pubblicista. Ho fondato oltre 10 anni fa Oplà, un’agenzia di comunicazione, esplorando i nuovi formati sorti nell’era di Internet e sperimentando in modo creativo l’utilizzo di diversi mezzi. Come giornalista ha scritto per quotidiani locali, come La Provincia di Como, riviste a diffusione nazionale (HappyWeb) oltre che per diversi blog e testate online, tra cui Valigia Blu, Lo spazio della politica, Techeconomy. Da oltre 10 anni è assistente al Politecnico di Milano, sede di Como e ha tenuto corsi di informatica presso aziende e scuole pubbliche. In qualità di ricercatore ha coordinato e realizzato alcuni studi e progetti innovativi per conto del Centro di cultura scientifica Alessandro Volta, in particolare la Lake Como School of Advanced Studies. Da circa un anno è vicepresidente di UniverComo, un’associazione tra enti locali e società civile nata per promuovere l’insediamento universitario a Como e in particolare per sviluppare il “Campus” presso l’ex OPP del S. Martino. Attivista di Italia Nostra, la più antica associazione italiana che si occupa di salvaguardia e conservazione dell’ambiente e del territorio. In politica, dopo essersi impegnato con il progetto dell’Ulivo a partire dal 1996, ha contribuito alla vittoria della coalizione e alla storica conquista del capoluogo nel 2012. Si è iscritto al PD durante la campagna per le primarie di Giuseppe Civati, in cui è stato uno dei responsabili della comunicazione a livello nazionale.

 

FRANCESCA ZALTIERI

Nata il 23/04/1961, è laureata in Materie Letterarie con Indirizzo Artistico presso Facolta’ di Lettere Università di Parma.

In politica ha ricoperto i seguenti incarichi:

  1. Assessore ai saperi, alle politiche culturali, alle identità cultura della Provincia di Mantova;
  2. Vice Presidente Distretto Culturale “Le Regge di Gonzaga”;
  3. Consigliere cda Fondazione Centro Studi “Leon Battista Alberti”.

Attualmente è Coordinatrice Area Cultura dell’associazione nazionale L’Italiaintesta, Vicepresidente della Provincia di Mantova e assessore al lavoro, cultura e identità dei territori, oltre che consigliere cda Fonzazione Universitò di Mantova e consigliere cda Conservatorio “Lucio Campiani” di Mantova.

 

Al seguente link potete trovare una breve presentazione del Segretario Regionale Alfieri sui candidati lombardi: https://www.youtube.com/watch?v=6tHiT1F6U74

Per informazioni sugli altri candidati della Circoscrizione Nord Ovest, cliccare qui: http://www.partitodemocratico.it/doc/267035/i-candidati-alle-elezioni-europee-2014.htm

COMUNICATO PD CALUSCO

Servizio Idrico Integrato: facciamo il punto.

Continua la battaglia sul tema dell’acqua: il 29 gennaio scorso il TAR di Brescia si è pronunciato sulla situazione di Hidrogest con una sentenza sfavorevole alla società partecipata che gestisce il servizio idrico sul nostro territorio.
Le motivazioni di questa sentenza, che imporrebbe la fusione con Uniacque, la società fallimentare che gestisce questo servizio nel resto della provincia, restano ad oggi sconosciute: in attesa che vengano rese note (i termini per la pubblicazione scadono il 12 marzo), varie amministrazioni e associazioni dell’Isola stanno organizzando una serie di incontri per portare la popolazione a conoscenza della situazione.
I prossimi incontri si terranno QUESTA SERA, 7 MARZO, alle 20.30 presso l’Aula Magna della scuola secondaria di Cisano Bergamasco in via Pascoli e MARTEDI’ 11 MARZO alle 20.30 presso la sala consiliare del Comune di Brembate Sopra in piazza Papa Giovanni Paolo II, 14.
Il circolo PD Calusco si schiera a fianco di Hidrogest, per difendere il lavoro fatto nel corso degli anni che ha portato a un servizio efficiente con delle tariffe nettamente più basse di quelle di Uniacque (0,950 €/mc a fronte di 1,077 €/mc in seguito all’aumento retroattivo di gennaio, necessario a pagare le ingenti sanzioni europee per gli impianti non a norma, oltre ai debiti pregressi).
Naturalmente il nostro sindaco, avverso a Hidrogest, preferirebbe sperperare i soldi dei cittadini piuttosto che tutelare la società, interamente pubblica e quindi finanziata dai cittadini stessi: per opporci a questa situazione presso il nostro circolo sono disponibili i moduli per la raccolta firme indirizzata all’Autorità d’Ambito (la Provincia) perché si impegni a mantenere l’economicità e l’efficienza del Servizio Idrico. Potete firmare i moduli recandovi presso la nostra sede PD di Calusco d’Adda in via Vittorio Emanuele 281 nei seguenti giorni e orari:
Lunedì dalle 21 alle 23
Martedì dalle 10 alle 12
Mercoledì dalle 21 alle 23
Domenica dalle 10 alle 12

Vi aspettiamo numerosi!

PD Calusco

COMUNICATO PD CALUSCO E LINEACOMUNE

Il gruppo consiliare di minoranza Lineacomune ed il Partito Democratico di Calusco d’Adda si schierano contro l’edificazione del Rivalotto prevista dal piano attuativo “ATP1” approvato dall’attuale Amministrazione. L’attuazione del piano prevede che ancora una volta del terreno agricolo (si parla di 43.000 mq) venga destinato alla cementificazione: sorgeranno nuovi capannoni industriali con conseguente incremento del traffico  di mezzi pesanti su via Bergamo e via Trieste, almeno fino a quando la Variante Sud non sarà completata (ammesso che venga completata). In cambio, otterremo solo un pezzetto di circonvallazione a fondo chiuso! Inoltre, immediatamente dopo l’approvazione del piano l’area era già stata messa in vendita dall’azienda proprietaria, a dimostrazione del carattere puramente SPECULATIVO dell’intera operazione.

Ma non finisce qui. In quest’area sarà consentito l’insediamento di aziende INSALUBRI di prima classe, ossia di tutte quelle attività che impiegano nel loro ciclo produttivo sostanze altamente tossiche e dannose per la salute, quali  sostanze acide, gas tossici, disinfettanti, solventi e rifiuti.

Il sindaco ha tenuto conto delle conseguenze di questa scelta sulla salute dei cittadini?O ancora una volta il bene dei caluschesi sarà sacrificato a interessi di parte e calpestato da una gestione miope del territorio e della nostra salute?

Invitiamo tutta la cittadinanza a discuterne in un’assemblea pubblica che si terrà martedì 11 MARZO alle ore 21 presso la Sala Civica di Vanzone, in via Comi 123.

 

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Electrolux: la competitività non si difende col dumping sociale

Sergio Cofferati – Antonio Panzeri
L’Unità, 30 Gennaio 2014
La qualità della produzione di elettrodomestici e la presenza di un indotto distribuito rappresentano uno dei principali punti di forza del settore e il distretto del “bianco” rappresenta un comparto storico dell’industria manifatturiera italiana.
Ha pertanto destato grave preoccupazione la decisione della Electrolux, di minacciare la delocalizzazione produttiva senza un drastico abbassamento del costo del lavoro della manodopera.
Il gruppo sarebbe intenzionato a spostare la produzione in parte in Polonia, in parte fuori dai confini europei. Una posizione che appare strumentale poiché non pone il tema del rilancio e della qualità della produzione, ma si concentra solo sul taglio dei costi.
La via di uscita proposta dall’azienda di parificare i costi del lavoro in Italia a quelli di altri Paesi dove le tutele sociali e sindacali sono inferiori è pericolosa, perché pone le basi per un rischio di dumping sociale che potrebbe estendersi a tutti i settori delle economie più sviluppate.
Da tempo abbiamo segnalato come all’interno dei confini europei la competizione non possa avvenire sul piano dei diritti. Per un corretto funzionamento del mercato unico dobbiamo concentrarci sulla definizione di un pacchetto minimo di diritti che renda difficile, se non impossibile, ricorrere al dumping sociale.
Ma questo potrebbe non essere sufficiente. Il rischio è quello di assistere a una delocalizzazione direttamente fuori dai confini europei, verso economie – come quella asiatica – dove il costo del lavoro è mantenuto più basso a discapito delle condizioni di vita dei lavoratori.
Da questa contraddizione riteniamo si possa uscire in due modi.
In prima istanza, creando un quadro normativo europeo che risponda alle sfide che ci sono state poste dall’integrazione e che scoraggi il dumping sociale, facendo prevalere con determinazione la Carta dei Diritti Fondamentali.
In secondo luogo, creando un ambiente attrattivo per le imprese, che le incentivi a operare sul territorio europeo non in base al costo del lavoro, ma in virtù di una collaborazione sempre più stretta e intensa fra settore manifatturiero ed economia della conoscenza.
L’incontro tra sindacato ed azienda al Ministero dello Sviluppo Economico è stato il difficile prologo alla ricerca di politiche che favoriscano il mantenimento degli insediamenti produttivi, l’occupazione e un salario dignitoso.
Gli Stati Uniti stanno intraprendendo un grande rilancio della propria economia proprio basandosi sul rafforzamento dell’industria, grazie a investimenti pubblici e alla valorizzazione di alcuni fattori competitivi che non possono ancora essere replicati nelle economie emergenti.
Anche l’Europa deve essere far capace di far valere le proprie eccellenze: centri di ricerca tecnologica di livello mondiale, rete logistica efficiente, crescente accesso alla formazione professionale e qualità della produzione.
Allo stesso tempo occorre alleggerire il peso degli oneri burocratici, potenziare il mercato energetico comune per rispondere alle esigenze del manifatturiero a costi accessibili e investire nella crescita sostenibile.
Abbiamo chiesto perciò alla Commissione europea di fornire risposte credibili. Del resto è soltanto ponendoci obiettivi comuni di questa natura che possiamo far fronte, con equilibrio e lungimiranza, a una crisi dalla quale molti paesi dell’eurozona faticano a uscire.
Ricordando, in ultima istanza, che l’erosione dei diritti non è una strategia che porta lontano.
euro

NOTIZIE DALL’EUROPA

APPROVATE DUE IMPORTANTI DIRETTIVE SU APPALTI E CONCESSIONI.
Dopo due anni di negoziato sono arrivate finalmente al traguardo le direttive sugli appalti pubblici e le concessioni. Mercoledì scorso a Strasburgo il Parlamento Europeo ha definitivamente approvato i due testi. Per molti paesi europei la nuova direttiva rappresenta una profonda innovazione. Le nuove misure sugli appalti pubblici prevedono tempi più rapidi per l’approvazione delle gare con una secca diminuzione dei termini minimi per la presentazione delle offerte (da 52 a 32 giorni nelle procedure aperte) e l’uso di sistemi elettronici per lo scambio di documenti fra PA e imprese.
Molti i cambiamenti introdotti.
A partire dalla preferenza per il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa nell’approvazione degli appalti, per fare in modo che i contratti vengano aggiudicati all’impresa capace di garantire il miglior rapporto fra qualità e costo della prestazione, in luogo del semplice sconto sul prezzo a base d’asta.
Inoltre il testo contiene l’allargamento delle deroghe che possono condurre all’assegnazione dell’appalto a trattativa privata rispetto alla regola generale che impone il ricorso a gara formale preceduta da un bando pubblico.
Infine sono presenti l’introduzione di nuove procedure di associazione rispetto alle fattispecie già disciplinate, come la procedura competitiva con negoziazione e i partenariati per l’innovazione tra enti pubblici e privati.
Importante è anche l’altra direttiva sulle Concessioni. Si tratta in questo caso di una delle aree più importanti di attività economiche in cui il mercato unico deve ancora affermarsi.
Dalla sua presentazione questa proposta ha suscitato reazioni controverse: numerose sono state le critiche animate dalla paura di possibili esternalizzazioni e privatizzazioni forzate.
Il testo approvato è semplificato ed equilibrato e intende incentivare la certezza giuridica e la trasparenza, evitando possibili forme di abusi.
La nuova disciplina dovrebbe inoltre garantire un effettivo accesso al mercato di tutti gli operatori economici e particolarmente delle PMI.
Nel far questo non viene in alcun modo intralciata l’autonomia delle autorità pubbliche.
Le amministrazioni pubbliche, infatti, rimangono libere di decidere se e come ricorrere allo strumento delle concessioni e quindi possono stabilire le modalità di organizzazione e gestione dei lavori e dei servizi, con l’obiettivo finale di assicurare un alto livello di qualità, sicurezza e accesso universale ai servizi pubblici.
In questo quadro un successo è stata l’esclusione dal campo di applicazione al settore idrico.
Ci sono poi progressi normativi che accomunano le due direttive laddove si inseriscono importanti clausole e obblighi in materia sociale, ambientale, di diritti alla contrattazione collettiva e sul tema dei subappalti.
In definitiva si tratta di due direttive molto importanti e fondamentali per realizzare un mercato unico equilibrato e rispettoso dei diritti e dei doveri di tutti.
Di quelli dei cittadini europei – che in quanto lavoratori e consumatori hanno bisogno di protezione – ma anche di quelli di tantissime imprese che da oggi possono agire su un mercato dove possa essere bandita la concorrenza sleale. C’è da augurarsi che in fase di implementazione possa aprirsi un positivo confronto con tutti gli operatori pubblici ed economici.
(dalla newsletter di Antonio Panzeri, http://antoniopanzeri.it/htm/)
euro

CEMENTO SOTTO L’ ALBERO: Il regalo di un’ amministrazione senza idee.

CEMENTO SOTTO L’ ALBERO

Il regalo di un’ amministrazione senza idee 

Il 25 settembre 2013, senza troppo attirare l’ attenzione, è stato approvato in via definitiva il progetto per il piano attuativo “SVILUPPO URBANISTICO AT/P1 RIVALOTTO” della zona Rivalotto. Quest’ultimo consiste nella realizzazione di una nuova zona industriale su una superficie di circa 43’000 metri quadrati di cui circa un quarto verrà destinato ad aree verdi, parcheggi e viabilità mentre i restanti tre quarti alla realizzazione di uffici ed unità produttive.

Ad essa verrà collegato un nuovo asse urbano che congiungerebbe la Rivierasca con l’incrocio tra via Vittorio Emanuele e via Marconi. Nel progetto iniziale, la strada sarebbe dovuta passare sul territorio di Solza dal momento che il territorio caluschese, occupato da residenze, non ne permetteva il passaggio. Però Solza ha rifiutato, fin dall’inizio, il permesso al comune di Calusco di costruire in tale sito, quindi si è dovuto ricorrere ad un’alternativa: scavare sotto le abitazioni esistenti sul territorio caluschese creando un enorme galleria sotterranea che si ricollegherebbe alla Rivierasca. Il costo di tale opera è stato stimato di circa 10 milioni di euro (da preventivo iniziale) di cui 2 milioni e 200 mila euro saranno pagati da Italcementi secondo un accordo con la vecchia amministrazione risalente al 2005. Altri fondi (circa 1 milione di euro) saranno garantiti dalla nuova tassa di urbanizzazione, pendente sulla società costruttrice, relativa alla realizzazione del nuovo complesso industriale in zona Rivalotto.

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Facendo un paio di conti risulta evidente che mancano ben 6 milioni e 800 mila euro per raggiungere la quota stimata necessaria. La domanda sorge spontanea: dove andiamo a prendere questi soldi? Inoltre è veramente necessario spendere una così ingente somma di denaro per questo progetto? Per rispondere a questa domanda bisognerebbe analizzare tutti i benefici e gli svantaggi che ne conseguono.

La giunta comunale ha più volte sostenuto che un nuovo asse stradale ridurrebbe il traffico veicolare e l’inquinamento al centro del paese. Tuttavia, non si riesce a capire come una strada ed una zona industriale in più possano portare a questo risultato. Anzi, caricando di nuove industrie la zona sud, il traffico e l’inquinamento verrebbero addirittura aumentati a causa di un maggior flusso di persone e merci. E poi, nella stessa zona sono presenti alcune zone industriali dismesse: Camet e Repla. Non sarebbe quindi una scelta amministrativa più intelligente, sensata e meno dispendiosa procedere con il restauro e la bonifica di queste, che ci sono già, invece di costruirne di nuove? In più non ci sono garanzie che il progetto venga realizzato per intero e nei tempi stabiliti (che sono già piuttosto lunghi). E’ molto più probabile invece, che venga realizzata solo la zona industriale e solo il tratto di tangenziale adiacente. Non avendo a disposizione immediatamente almeno la metà dei fondi, è inevitabile che i lavori si fermino presto e otterremo soltanto una zona industriale servita da una tangenziale a fondo chiuso. Quando è stato approvato il progetto originario, una parte della popolazione di Calusco si è sollevata ed ha raccolto un cospicuo numero di firme contro l’effettiva realizzazione. Nonostante le firme presentate costituissero un elemento unicamente consultivo, cioè non fondamentale ai fini decisionali, la vecchia amministrazione ha deciso di non procedere con il progetto rispettando così la volontà degli abitanti. Al tempo erano esclusivamente la Provincia di Bergamo e Italcementi coloro che avrebbero pagato tutto, così il progetto sarebbe risultato a costo quasi pari a zero per il Comune di Calusco. Successivamente la Provincia, per mancanza di fondi, ha revocato il proprio sostegno economico. E’ rimasto dunque solo il comune di Calusco a sostenere il progetto, accollandosi così una spesa insostenibile. Perché tanta insistenza? Che cosa deriva da questo progetto che sta così a cuore alla nostra amministrazione e il cui vantaggio per la popolazione noi non vediamo? Deve essere un motivo veramente valido per poter giustificare un progetto anacronistico basato sulla cieca ed ottusa cementificazione di un’area verde a ridosso del Parco Adda Nord. Forse la nostra amministrazione non si è ancora accorta che da qualche decennio a questa parte il concetto di sviluppo è cambiato. Non si tratta più di un incontrollato sfruttamento del territorio, ma di qualcosa di più lungimirante che tenga conto delle problematiche ambientali che ormai riguardano i paesi di tutto il mondo. La vera sfida di oggi e di domani è trovare un equilibrato compromesso fra crescita e ambiente. Questa è l’idea di sviluppo sostenibile che noi giovani vorremmo venisse lasciata in eredità alla nostra generazione e a quelle future. Quella di cui ci sta dando prova la nostra Amministrazione invece, qual è?

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