Diritti e rovesci: Come e perché diffondere bufale?

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Queste notizie hanno due cose in comune: sono false e diventano virali sfruttando le debolezze emotive dei lettori.
La circolazione in rete di bufale inventate di sana pianta è cosa nota soprattutto agli addetti ai lavori, ma tra gli utenti, che ne sono le prime vittime, la portata del fenomeno è tutt’altro che chiara.

Come e perché diffondere bufale?
Il come è presto detto: inventare una notizia è semplice e veloce, scovarne una vera e verificarla richiede professionalità, tempo e soldi. Per ogni notizia vera e verificata se ne producono decine false. Le bufale vengono solitamente pubblicate su un sito e rilanciate sui social network e spesso hanno l’apparenza di notizie diffuse da una vera testata giornalistica.
Titoli come quelli citati prima diventano subito virali perché suscitano scalpore, rabbia o paura: chi legge è indotto a diffonderli, convinto in buona fede di rendere un servizio di informazione ai propri contatti.

Veniamo al perché. Scrivere e diffondere bufale è redditizio: costi di produzione estremamente bassi ed elevata diffusione dei contenuti permettono discreti profitti grazie ai classici banner pubblicitari.
C’è però un’altra spiegazione. Alcuni siti sono notoriamente legati, più o meno direttamente, a forze politiche. Il più vecchio tra i metodi di propaganda è indicare un falso problema e porsi come unica soluzione, con l’aggravante di essere pericoloso per la salute pubblica fino a causare morti. E il più vile, perché colpisce i più deboli, chi non ha gli strumenti culturali per verificare la qualità di certe notizie, specialmente quelle a carattere scientifico.
Se una bugia è facile da smascherare, più difficile è farlo con una mezza verità travestita da notizia.
Quindi quando leggete una notizia che vi sembra troppo assurda per essere vera, probabilmente non lo è, perciò prima di condividere una notizia verificate sempre se le vostre fonti sono attendibili affidando ache a siti scecializzati in bufale come bufale.net.

credpopol

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