Opacità digitale

Il mio impiego principale ultimamente consisite nel tenere dei corsi di creatività digitale, che coinvolgono bambini dagli otto ai dodici anni ai quali vengono mostrati strumenti digitali e fisici per esprimere la loro creatività. Robot costruiti ed istruiti utilizzando LEGO, videogiochi, cose così. Quando racconto ai miei amici quello che faccio mi muovono quasi sempre una di queste due critiche: la prima è che i bambini sono troppo piccoli per capire cose complesse come robotica e programmazione, e la seconda è che i bambini d’oggi sono già troppo in gamba con la tecnologia, e non hanno bisogno di stare più tempo davanti a degli schermi. Entrambe le critiche non sono corrette, nonostante siano forse una l’opposto dell’altra.

Partiamo dalla prima: i bambini non possono capire cose complesse come robotica e programmazione. Spesso questa è la critica di chi non conosce l’argomento robotica (come nel mio caso, prima di documentarmi per questi corsi) o l’argomento programmazione. Chiunque stia a lezione per mezzoretta lo capirebbe: i bambini hanno più potenziale di noi insegnanti a fare queste cose. Ci sono bambini che fanno fatica a comprendere determinati concetti, magari i più tecnici o i più mnemonici, non c’è dubbio, ma stiamo parlando di creatività digitale. È questo il fattore principale che serve a muovere gli ingranaggi del prodotto finito, tutto il resto è contorno. Noi gli forniamo gli strumenti e loro scelgono come usarli. È sostanzialmente come dare i chiodini ad un bambino, e dirgli di infilare i chiodini colorati sulla tavola, la differenza è che usiamo uno strumento molto più potente.

Passiamo quindi alla seconda critica: i bambini di oggi sono già troppo in gamba e non hanno bisogno di usare questo strumento più di così. Questa critica, se presa sul serio, è addirittura dannosa. I ragazzini non sono per nulla in gamba con la tecnologia. La usano tanto, tutto qua: quando usi spesso una cosa ti ci raccapezzi prima o poi, ma non la padroneggerai mai se non ti ci impegni, o se non ti aiuta qualcuno. Leggendo questo rapporto dell’università Bicocca sull’uso dei nuovi media tra i giovani ho letto cose ovvie: tutto si sposta sul portatile e sui telefoni e i più giovani hanno sempre più accesso ad Internet. Ho deciso quindi di porre io stesso alcune domande ai bambini, come, per esempio, “Chi di voi non va abitualmente su Internet”? Mi sono stupito della risposta: tante mani alzate. Quindi chiedo a loro cosa facciano con computer e telefoni: c’è chi va su Facebook, c’è chi guarda Youtube … Alla fine della fiera, tutti andavano su Internet, e la maggior parte non lo sapeva.

In informatica esiste un concetto che si chiama trasparenza. Qualcosa è trasparente se nasconde a chi lo usa tutto ciò di complicato e, per lui, inutile. Una macchina da scrivere non è trasparente, il suo meccanismo è cristallino e bene in vista. Google è trasparente, perchè all’utente traspare quest’idea di interazione con qualcosa che ti capisce, ma non ti mostra come è arrivato al risultato di una ricerca. Quindi sì, è l’esatto contrario di quello che si intende con trasparenza in ambito politico e sociale. Non so perchè abbiano scelto questo termine.

Internet è estremamente trasparente. Internet sembra qualcosa di concettuale ed etereo, ma è una rete di computer e dispositivi fisici, che comprende quello con cui stai leggendo questo articolo. Usare una scatola chiusa senza sapere nulla del suo funzionamento è pericoloso. Internet, essendo particolarmente potente, è particolarmente pericoloso. “Sei il milionesimo visitatore!” “Inserisci qui i tuoi dati fiscali e vincerai un iPad!” … Penso che sia chiaro che se una persona sa come funziona un oggetto lo può usare in maggior sicurezza.

Quindi qual è la soluzione a questo problema, i ragazzini che strausano le tecnologie senza conoscerne i rischi? Vietarne l’accesso in toto o in parte! Il proibizionismo ha sempre funzionato, vero? La soluzione è, ovviamente, informare gli utenti dei rischi, insegnandogli come funzionano le tecnologie. Il problema è che pariliamo di bambini, come possiamo fargli apprendere concetti complessi ma divertendosi, facendo e usando ciò che gli piace? Se solo esistesse un modo …

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