IL FILO DI ARIADNE

“Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo.
(Mahatma Gandhi)

Il tema del cambiamento è un argomento di discussione sempre attuale. Si potrebbe dire che il cambiamento non solo è alla base della nostra vita, ma che è anche ciò che ne permette l’esistenza. Tutto ciò che ci circonda si modifica e si trasforma con il passare del tempo e ciò avviene anche a ciò che c’è dentro di noi, alla nostra personalità alla concezione che abbiamo di noi stessi e del mondo. Tuttavia non possiamo scordarci che, oltre ad essere soggetti a questo flusso continuo di cambiamenti e trasformazioni, possiamo esserne anche i fautori.

Nel corso dei secoli abbiamo avuto numerosi esempi di come un popolo, un gruppo di individui o anche solo una singola persona siano stati in grado di “riscrivere” la storia dell’umanità, sia in negativo che in positivo, dandole una nuova direzione e dei nuovi orizzonti. Sebbene non sempre le conseguenze di queste “svolte” non siano state quelle previste da coloro che hanno contribuito a compierle, è chiaro che dietro ognuna si trova un progetto, un ideale che è stato coltivato e perseguito con determinazione. I suoi autori e sostenitori si sono messi in gioco in prima persona, pagando prezzi anche altissimi in nome di quello in cui credevano e che desideravano vedere compiersi nella realtà dei fatti.

In questi ultimi tempi il bisogno di un cambiamento significativo, che possa risolvere la crisi non solo economica ma anche sociale che riguarda non solo l’Europa, ma il mondo intero. Ogni giorno assistiamo a discussioni in cui ognuno esprime il suo pensiero, sia che si tratti di personaggi pubblici o di privati cittadini, per le strade o attraverso i media. Eppure resta sempre la sensazione che nessuna soluzione venga trovata, che le parole e le promesse che riempono quei discorsi siano sempre le stesse, rigirate e camuffate in mille modi per nascondere il vuoto che la maggior parte di esse porta con sé. Non sembra ci sia alcuna reale, decisiva sforza in vista, nessun nuovo, desiderato e necessario cambiamento all’orizzonte, nonostante ci siano tutte le premesse per cui essi si manifestino. La verità è che oramai siamo stati abituati ad aspettarci che qualcun altro prenda le decisioni al nostro posto e si faccia carico di portare avanti un progetto che dovrebbe essere in realtà quello di ognuno di noi. Forse questo è il segno che è arrivato il momento di cambiare noi stessi ed il nostro modo di pensare, prima di aspettarci che qualcun altro cambi la realtà al nostro posto.

In questo senso, la frase di Gandhi è tutt’ora dolorosamente attuale. Le guerre e le battaglie che squarciano il nostro presente non potranno mai essere vinte se non iniziamo tutti per quanto ci è possible a combatterle, ma resteranno ferme a marcire e ad infettare il nostro presente. Credere in un ideale non basta, bisogna anche provare la nostra determinazione con i fatti. Quindi, invece di stare fermi a guardare e a protestare, perché non abbandoniamo le critiche e la sfiducia per un momento e non scegliamo in che direzione vogliamo fare il nostro primo passo?

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UN MONUMENTALE ILLUMINISTA A POCHI PASSI DA BERGAMO. Ad Ornago la tomba di Pietro Verri, protagonista lombardo del secolo dei Lumi

Che Pietro Verri sia stato un importante filosofo e economista italiano lo sanno in molti, così come in molti sanno che è stato uno dei protagonisti dell’Illuminismo milanese. Ma che il Conte sia sepolto in una piccola cappella funebre a neanche mezz’ora di auto da Bergamo, vista la solitudine che la circonda, ne sono a conoscenza davvero in pochi.

Per chi non lo sapesse, infatti, le spoglie dello scrittore milanese riposano ormai da due secoli presso il comune di Ornago (MB), dove viveva con la famiglia lontano dal padre Gabriele e dalla frenesia della città. Qui, oltre ad acquistare vari terreni, decise di costruire accanto al Santuario del piccolo paese brianzolo una cappella funebre, dimostrando chiaramente al padre che mai il suo corpo avrebbe riposato nella tomba dei suoi avi. Si narra inoltre che, sempre contro la volontà del padre, decise di trasferire da Biassono ad Ornago la salma della prima moglie Maria Castiglioni. Una storia che ha dell’incredibile con Pietro Verri che una notte, accompagnato dalla seconda moglie Vincenzina Melzi e da un servitore di fiducia, trafugò la bara della prima moglie portandola nella sua cappella funebre, dove seppellì anche il figlioletto Alessandro, morto giovanissimo.

Il filosofo illuminista li raggiunse nel 1797 dopo che un attacco cardiaco lo sorprese mentre stava tenendo un comizio al Comune di Milano. Lo seguirono negli anni anche la moglie Vincenzina, il figlio Gabriele e la nuora Giustina Borromeo che tutt’ora riposano insieme al Conte.

La cappella, donata nel 1935 dalla famiglia Verri alla Curia di Milano e restaurata solo nel 1999 grazie all’intervento del Comune e della Fondazione Cariplo, oggi si presenta ai curiosi in tutto il suo antico splendore. Oltre ai busti in gesso che rappresentano i componenti della famiglia, è possibile ammirare sulla parete di fondo un affresco di Francesco Corneliani che rappresenta un figliuol prodigo che torna dal padre.

Un piccolo tesoro a pochi passi dalla bergamasca dunque, che accoglie al suo interno le spoglie di uno dei più importanti intellettuali del ‘700 e che fece di Milano la capitale dell’Illuminismo italiano. Un monumentale tributo che vale la pena di andare a visitare.

Lino

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Pillole di Politica: Legge Cirinnà

Il disegno di legge cosiddetto Cirinnà contiene le disposizioni per la regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e norme per la disciplina delle convivenze.

La prima parte, quindi, riguarda in modo esclusivo le coppie omosessuali che avranno così un nuovo istituto di diritto pubblico (diverso dal matrimonio) che assegna diritti e doveri. La seconda parte, invece, regola i rapporti delle coppie conviventi more uxorio, sia eterosessuali che omosessuali, riconoscendo loro solo lacuni diritti.

 UNIONI CIVILI

Il nuovo istituto riguarda le unioni tra persone dello stesso sesso e viene definito quale “specifica formazione sociale”, facendo così riferimento all’articolo 2 della Costituzione (diversamente dal matrimonio che è inquadrato nell’art. 29 C.)

Chi può fare l’unione civile – Due persone maggiorenni dello stesso sesso mediante dichiarazione di fronte all’ufficiale di stato civile e alla presenza di due testimoni.

Chi non può farla – Sono cause impeditive e di nullità

  • la sussistenza di un vincolo matrimoniale o di un’unione civile tra persone dello stesso sesso;
  • l’interdizione per infermità di mente
  • la sussistenza di rapporti di affinità o parentela
  • la condanna definitiva di un contraente per omicidio consumato o tentato nei confronti di chi sia coniugato o unito civilmente con l’altra parte (se è stato disposto soltanto il rinvio a giudizio, se c’è una sentenza di condanna di primo o secondo grado o vi è una misura cautelare la procedura, la costituzione dell’unione civile tra persone dello stesso sesso è sospesa sino a quando non è pronunziata sentenza di proscioglimento)


Diritti e doveri
– Le parti acquistano gli stessi diritti e assumono i medesimi doveri; dall’unione civile deriva l’obbligo reciproco all’assistenza morale e materiale e alla coabitazione.

Entrambe le parti sono tenute, ciascuna in relazione alle proprie sostanze e alla propria capacità di lavoro professionale e casalingo, a contribuire ai bisogni comuni. Viene previsto che l’indirizzo della vita familiare e la residenza della famiglia siano concordati tra le parti.

Sono estese alle unioni civili l’applicazione delle disposizioni in materia di regime patrimoniale della famiglia e in materia di alimenti (ad eccezione delle norme relative alle adozioni) che riguardano il matrimonio, nonché le disposizioni in materia di nullità del matrimonio e idiritti successori.


Come si scioglie l’unione civile
Si applicano le norme relative al divorzio breve o al divorzio diretto. C’è lo scioglimento dell’unione civile anche nel caso di sentenza di rettificazione di attribuzione di sesso.

Da quando entrano in vigore le unioni civili L’efficacia delle norme decorre dalla data di entrata in vigore della legge, demandando, entro 30 giorni, ad un successivo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, la determinazione delle disposizioni transitorie necessarie per la tenuta dei registri anagrafici nell’archivio dello stato civile.


DISCIPLINA DELLE CONVIVENZE


Chi sono i conviventi?
– Due persone (dello stesso sesso o di sesso diverso), maggiorenni unite stabilmente da legami affettivi di coppia e di reciproca assistenza morale e materiale, non vincolate da rapporti di parentela, affinità o adozione, da matrimonio o da un’unione civile che non intendono (o non possono) legarsi con un vincolo matrimoniale o di unione civile.

Come si diventa conviventiL’inizio della stabile convivenza scatta alla data di iscrizione della famiglia anagrafica.


Diritti
– Sono gli stessi diritti spettanti al coniuge nei casi previstidall’ordinamento penitenziario.

Nel caso di malattia o di ricovero, i conviventi di fatto hanno diritto reciproco di visita, di assistenza nonché di accesso alle informazioni personali, secondo le regole di organizzazione delle strutture ospedaliere o di assistenza pubbliche, private o convenzionate, previste per i coniugi e i familiari.

Al convivente viene inoltre riconosciuta la facoltà di designare l’altro quale suo rappresentante con poteri pieni o limitati in caso di malattia che comporta incapacità di intendere e di volere, per le decisioni in materia di salute; ovvero in caso di morte, per quanto riguarda la donazione di organi, le modalità di trattamento del corpo e le celebrazioni funerarie.

Nel caso di morte del proprietario della casa di comune residenza, al convivente di fatto superstite viene riconosciuto il diritto di abitazione per due anni o per un periodo pari alla durata della convivenza se superiore a due anni fino ad un massimo di cinque anni.

E’ prevesta inoltre la facoltà per il convivente di fatto di succedere nelcontratto di locazione della casa di comune residenza nel caso di morte del conduttore o di suo recesso dal contratto.

I conviventi di fatto hanno diritto all’inserimento nelle graduatorie per l’assegnazione di alloggi di edilizia popolare.


Obblighi
In caso di cessazione della convivenza di fatto, ove uno dei due versi in stato di bisogno e non sia in grado di provvedere al proprio mantenimento, il convivente ha diritto di ricevere dall’altro quanto necessario per il suo mantenimento per un periodo determinato in proporzione alla durata della convivenza.

Il convivente di fatto che presti stabilmente la propria opera all’interno dell’impresa dell’altro convivente ha il diritto di partecipazione agli utili commisurata al lavoro prestato. Tale diritto non sussiste qualora tra i conviventi esista un rapporto di società o di lavoro subordinato.


Questioni patrimoniali
I conviventi di fatto possono inoltre regolare ulteriori rapporti patrimoniali tra di loro attraverso un contratto di convivenza stipulato di fronte a un notaio o un avvocato.

Possono così disciplinare i rapporti patrimoniali relativi alla loro vita in comune come:

– le modalità di contribuzione alle necessità della vita in comune, in relazione alle sostanze di ciascuno e alla capacità di lavoro professionale o casalingo;

– il regime patrimoniale della comunione dei beni (modificabile in qualunque momento nel corso della convivenza).

 

Quando la convivenza è nulla – In presenza di un vincolo matrimoniale, di un’unione civile o di un altro contratto di convivenza; nel caso sia tra soggetti legati tra loro da vincoli di parentela, affinità e adozione; quando coinvolga una persona minore di età, salvi i casi di autorizzazione del tribunale; se effettuata da persona interdetta giudizialmente o in caso di condanna per omicidio consumato o tentato sul coniuge dell’altra.


Come si “scioglie” una convivenza
– Ciò avviene:

  • in caso di morte di una delle parti;
  • in caso di matrimonio o di successiva unione civile di una delle parti;
  • in caso di accordo delle parti;
  • in caso di recesso unilaterale.

 

da: http://www.senatoripd.it/giustizia/le-unioni-civili-e-convivenze-di-fatto/

Diritti e rovesci: Grazie al governo le banche ci ruberanno la casa?

Per accelerare al massimo il recupero dei crediti inesigibili da parte degli istituti di credito, il governo ha infatti cancellato l’articolo 2744 del codice civile, che vieta il cosiddetto “patto commissorio” e cioè “il patto col quale si conviene che, in mancanza del pagamento del credito nel termine fissato, la proprietà della cosa ipotecata o data in pegno passi al creditore”. Il superamento di questo divieto permette quindi alle banche di entrare direttamente in possesso dell’immobile e metterlo in vendita per soddisfare il proprio credito qualora il mutuatario sia in ritardo con il pagamento di 7 rate, anche non consecutive.”

Questa la notizia diffusa da Il Fatto Quotidiano il 26 febbraio scorso e subito rilanciata da diversi esponenti del Movimento 5 Stelle (su tutti Alessandro Di Battista) che, tra un tweet e l’altro, hanno messo in allerta i cittadini sulla nuova riforma dei mutui promosso dal Governo Renzi con queste parole:

Quante famiglie, nell’arco di 15 o 30 anni, potrebbero trovarsi in difficoltà momentanea con i pagamenti? Basta un padre che finisce in cassa integrazione, una madre che perde il lavoro o persino una spesa straordinaria che fa saltare il bilancio domestico. Rischiamo di vederedecine di migliaia di nuclei sbattuti per strada senza neanche una procedura esecutiva. E che dire di imprenditori e piccoli commercianti che rischiano di vedersi sottratto il capannone o il laboratorio?Il decreto recepisce una direttiva europea del 2014 e modifica il codice civile che oggi vieta il cosiddetto “patto commissorio”. Nella foga di rendere sempre più appetibili le sofferenze bancarie da rimettere sul mercato, la Ue e il governo consentono al creditore (l’istituto) di vendere la casa a qualunque prezzo, visto che il titolare del mutuo dovrà comunque coprire l’eventuale differenza negativa tra il prezzo di dismissione dell’immobile e il debito residuo. Inoltre, la clausola capestro può essere introdotta anche in un secondo momento rispetto alla stipula dell’accordo, come se fosse vera la favola che intermediario e controparte hanno lo stesso peso nel contratto di mutuo. Con questa riforma, il Bomba (Renzi, ndr) consente alle banche di vendere con facilità le case dei cittadini anche dopo aver applicato interessi usurari. E senza che il giudice possa bloccare l’abuso. Eurocrazie e governo stanno assaltando il cuore del nostro patrimonio. Noi non ci stiamo. Non possiamo accettarlo. E faremo di tutto per evitarlo. Fai valere i tuoi diritti! La maggior parte dei media di regime stanno in silenzio, fatti sentire con un messaggio su Twitter con l’hashtag #LaCasaNonSiTocca e condividi questo post sulla tua pagina Facebook. Il web ancora non possono controllarlo!

Parole che suscitano sicuramente allarmismo e forti dubbi sulla nuova riforma, soprattutto dopo aver letto le parole affidate a facebook da Alesssandro Di Battista: “Se sei in ritardo di 7 rate (anche non consecutive) del tuo mutuo la banca ti espropria la casa e la mette in vendita al prezzo che dice lei.

Ma è davvero così? La risposta è molto semplice: assolutamente NO! Ci troviamo, infatti, di fronte all’ennesima bugia a 5 stelle, dove disinformazione e allarmismo allontanano dalla verità i cittadini. Cercheremo quindi di fare chiarezza sulla questione, rispondendo alle varie accuse susseguitesi sui media.

ESPROPRIO CASE: LE RATE SONO 7? NO!

La regola delle 7 rate non è stata introdotta dal Governo. Le rate infatti non sono 7, bensì 18. Il motivo per cui il numero delle rate è 18 è legato alla legge sui mutui, che consente al debitore di chiedere la sospensione del pagamento delle rate per un massimo di 18 mesi. Dal momento che i mutui sulla prima casa hanno già, nel 99% dei casi, rate di scadenza mensile, la banca li strutturerà con contratti a rata mensile. Inoltre, la clausola di inadempimento è facoltativa e la banca non può obbligare il cittadino a sottoscriverla . E’ considerato inadempimento la morosità di almeno 18 rate. In caso di inadempimento la casa può essere messa in vendita solo con uno specifico atto di disposizione dell’immobile da parte del consumatore. E’ stato confermato, poi, il divieto al “patto commissorio” (art. 2744 cc). Viene disciplinato per legge il cosiddetto “patto marciano” quindi, già riconosciuto dalla giurisprudenza: la banca può cioè trattenere dopo la vendita della casa solo quanto ancora dovuto ed è obbligata a restituire al consumatore l’eventuale eccedenza.

I 5 Stelle hanno scambiato l’articolo 40 del Tub, dove si parla di risoluzione anticipata del contratto in caso di ritardato pagamento, con una definizione dell’inadempimento.

IL GOVERNO TOCCA L’ARTICOLO 2744? NO!

L’atto del Governo non tocca l’articolo 2744 del Codice Civile che tratta il tema del “patto commissorio“. Si parla di “patto marciano” dove il creditore diventa proprietario del bene ricevuto in garanzia finché il debitore non adempie. Ci sono alcune garanzie: la prima è che il bene stesso venga stimato da un perito scelto dalle parti di comune accordo. La seconda è che il creditore versi al debitore la differenza tra l’ammontare del credito e l’eventuale accertato maggior valore del bene.

IL PREZZO LO DECIDE LA BANCA? NO!

Lo stabilisce il comma 3 dell’articolo 120-quinquiesdecies e il 2 dell’articolo 120-duocedies: “La valutazione è svolta da persone competenti sotto il profilo professionale e indipendenti dal processo di commercializzazione del credito, in modo da poter fornire una valutazione imparziale ed obiettiva”. In poche parole, la valutazione della casa (successiva all’inadempimento!) deve essere effettuata da un perito indipendente nominato dal tribunale e il consumatore deve essere assistito da un esperto di sua fiducia. Inoltre, su tutta la procedura vigila la Banca d’Italia.

MA QUINDI, COSA CAMBIA DAVVERO?

Anche prima la banca, non completamente soddisfatta, poteva agire nei confronti del mutuatario. Ad esempio, non completamente soddisfatta dal realizzo del bene, poteva agire nei confronti del mutuatario pignorando il quinto dello stipendio. In realtà quindi cambia solo una cosa: il ricorso alle procedure esecutive giudiziali. In pratica il creditore non avrà più bisogno di ricorrere ad un Giudice.

CONCLUDENDO…

Nella speranza di aver chiarito tutti i vostri dubbi, consigliamo al Movimento 5 Stelle e ai suoi parlamentari di cominciare a studiare (o, almeno, di cominciare a leggere..) le riforme che vengono votate in Parlamento. Capiamo che creare allarmismo, a maggior ragione attraverso un’arma così potente come i social network, è molto più semplice rispetto a fare le nottate pur di capire cosa si sta approvando. Così come capiamo che sia molto più facile fare opposizione a tutti i costi, anche a discapito della vera informazione. Ma fare tutto questo, per un pugno di voti, ci sembra, oltre che ridicolo, incoerente con quello che da sempre “profetizzate”, ovvero di essere diversi dagli altri partiti. E poi, come si suol dire, le bugie hanno le gambe corte! State attenti almeno! 😉