CAOS DENTRO: L’uomo è l’unica specie che si conduce da sola all’estinzione

Un titolo forte, troppo forse, ma l’impressione che ho ogni volta che osservo i comportamenti tipici della società di oggi mi porta a questo pensiero pessimistico.

Non pensiamo a tutte le guerre, le carestie e tutti i guai di cui, spesso per questioni d’interesse e profitti, sentiamo parlare in ogni TG e sui media, ma soffermiamoci sulle nostre abitudini di ormai gente sedentaria che è abituata ad ogni comodità. Ormai sono quasi la totalità le persone che possiedono un’automobile e, pur coscienti che il loro utilizzo causa l’emissione di CO2 e di polveri che possono causare danni per la salute e per l’ambiente, continuano ad utilizzarla. I ritmi imposti dalle abitudini di oggi richiedono spostamenti molto lunghi da percorrere in poco tempo, ma, anche quando c’è da fare solo qualche centinaio di metri per raggiungere la destinazione, l’auto risulta essere il mezzo di trasporto più comodo e scelto dalla maggior parte delle persone.

Oltre ai danni ambientali e quelli legati alla salute, dovuti all’inquinamento generato dai motori termici, c’è anche da aggiungere quello legato alle conseguenze di una vita sedentaria. Siamo talmente abituati alle comodità che ormai tutte le attività che facciamo sono limitate all’andare in palestra, per chi ha tempo e voglia di dedicargliene.

Eppure il detto “mens sana in corpore sano” non è così sbagliato. Fare sport, in particolare attività agonistiche, non solo andare in palestra a sollevare pesi o fare un po’ di movimento, aiuta a sviluppare molte capacità coordinative, condizionali, e, soprattutto, intellettive. Nello sport moderno, in cui i ritmi sono portati all’estremo, ogni decisione deve essere presa nel minor tempo possibile e, soprattutto, deve essere quella corretta per poter superare e battere l’avversario, si sviluppano capacità di ragionamento che non possono essere insegnate se non in questo modo. Inoltre, attraverso lo sport si insegnano moltissimi valori quali il rispetto dei ruoli, dell’avversario, la capacità di relazionarsi con i compagni, gli avversari e gli allenatori (oltre alla possibilità di costruirsi una propria identità).

Eppure risulta sempre più difficile trovare il tempo (ed i soldi) per poter fare sport. Ormai, in ogni famiglia, entrambi i genitori lavorano e accompagnare i figli in palestra o al campo diventa un’impresa complicata. I ragazzi di oggi cresceranno rinchiusi in casa, guardando televisione o stando attaccati ad un pc, senza la possibilità di sviluppare capacità fisiche e intellettive.

Non a caso le capacità motorie di base delle nuove generazioni si stanno sempre più riducendo. Le nuove generazioni mostrano molte difficoltà nel saper correre, lanciare, strisciare, arrampicarsi, colpire e saltare.

Tutte queste evidenze sono supportate anche da moltissimi studi dove si osserva che, mediamente, chi fa sport sviluppa maggiormente alcune capacità intellettive rispetto a chi ne fa molto meno. In effetti il controllo del corpo, avviene sempre attraverso l’uso del cervello che, attraverso i nervi, invia segnali a tutti i muscoli. Se non vengono stimolati, non potranno mai svilupparsi. Sia i muscoli, che il cervello.

Siamo quindi condannati all’estinzione? Ci stiamo avvicinando alla distruzione con le nostre mani? Sicuramente si troverà una soluzione per poter continuare a sopravvivere, ma altrettanto sicuramente le nostre capacità si ridurranno sempre più. Ci specializzeremo in qualcosa sino a saperlo fare in modo eccellente, ma non sapremo fare il resto.

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Diritti e rovesci: Renzi è un presidente illegittimo?

Quante volte sui giornali e su internet abbiamo letto “Renzi è un presidente illegittimo perché non è stato votato dal popolo”?
Questa affermazione è parzialmente vera. E’ vero che Renzi non è stato eletto dal popolo come del resto anche Enrico Letta, Mario Monti.
Questa affermazione è però valida anche per Silvio Berlusconi e tutti i Presidenti del Consiglio che abbiamo avuto fino ad ora perché NESSUN governo in Italia è stato mai eletto, nessuna persona ha mai votato un Presidente del Consiglio.
Le elezioni hanno il compito di creare un parlamento, espressione della volontà popolare, e colui che può vantare in esso una maggioranza ha la possibilità di essere nominato dal Presidente della Repubblica come Presidente del Consiglio dei Ministri.

Per citare la Costituzione italiana e più nello specifico l’articolo 92 :

“Il Governo della Repubblica è composto del Presidente del Consiglio e dei Ministri, che costituiscono insieme il Consiglio dei Ministri.
Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei Ministri e, su proposta di questo, i Ministri.”

Una repubblica parlamentare, come quella italiana, è una forma di governo in cui gli elettori votano i rappresentanti del parlamento, i quali poi nomina il Presidente della Repubblica. Quest’ultimo nomina il Presidente del Consiglio dei Ministri, che presiede il governo; le elezioni parlamentari avvengono ogni 5 anni. Invece nella repubblica presidenziale gli elettori eleggono direttamente ogni 4 anni il Presidente della Repubblica, il quale diventa sia capo dello Stato, che del governo. Un tipico esempio di questa forma di governo sono gli Stai Uniti.

Fatta questa considerazione, si può introdurre la possibilità di un cambio di governo mantenendo lo stesso parlamento, come è avvenuto in questi ultimi anni.
Mario Monti non apparteneva a nessun partito politico, eppure ha governato perché era sostenuto dalla maggioranza dei parlamentari; allo stesso modo Letta e Renzi, appartenenti entrambi al Partito Democratico, hanno potuto e possono governare in virtù di un parlamento che appoggia con una maggioranza le loro proposte.
Per completezza ora è giusto introdurre anche l’articolo 60 della costituzione:

“La Camera dei Deputati e il Senato della Repubblica sono eletti per cinque anni. La durata di ciascuna Camera non può essere prorogata se non per legge e soltanto in caso di guerra.”

Questo articolo nella sua prima parte chiarisce che è il parlamento ad essere eletto, e che è sempre il parlamento che ha durata di 5 anni.
Il governo, invece, non passa per le urne e non ha durata definita, ma termina quando non ha più una maggioranza che lo appoggia. Ciò può verificarsi nel momento in cui il parlamento viene sciolto per nuove elezioni o, come per gli ex presidenti Monti e Letta, nel momento il cui viene a mancare l’appoggio della maggioranza del parlamento.

In conclusione, Renzi non è un presidente illegittimo perché è stato nominato dal Presidente della Repubblica e il parlamento votato dal popolo ha accettato la sua nomina.

 

Pillole di Storia: Pietro Grasso

Pietro Grasso, detto Piero è nato a Licata, in provincia di Agrigento, nel 1945. Si trasferisce a 18 mesi con la famiglia a Palermo. Sposato con Maria dal 1970, ha un figlio, Maurilio, funzionario di Polizia. Sin da ragazzo manifesta la volontà di diventare magistrato. Dopo aver completato gli studi classici al Liceo Meli, si iscrive alla facoltà di giurisprudenza all’Università di Palermo dove si laurea nel giugno del 1966 con una tesi in diritto amministrativo.

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Dal novembre 1968 svolge per due anni le funzioni di Pretore presso la Pretura mandamentale di Barrafranca (EN). L’assassinio del procuratore della Repubblica Pietro Scaglione, avvenuto nel maggio del 1971, lo induce a fare richiesta di trasferimento al Tribunale di Palermo. Per dodici anni è Sostituto procuratore della Repubblica. In quel periodo si occupa principalmente di indagini sulla pubblica amministrazione e sulla criminalità organizzata. Il 6 gennaio 1980 diviene titolare dell’inchiesta riguardante l’omicidio del Presidente della Regione Siciliana, Piersanti Mattarella.

Nel settembre del 1985, Francesco Romano, presidente del tribunale di Palermo lo designa giudice nel primo maxiprocesso a Cosa Nostra (10 febbraio 1986 – 10 dicembre 1987), con 475 imputati. Tra gli imputati presenti vi erano Luciano Leggio, Pippo Calò, Michele Greco, Leoluca Bagarella, Salvatore Montalto e moltissimi altri; tra i contumaci figuravano Salvatore Riina e Bernardo Provenzano. Le accuse ascritte agli imputati includevano, tra gli altri, 120 omicidi, traffico di droga, rapine, estorsione, e, ovviamente, il delitto di “associazione mafiosa” in vigore da pochi anni.

L’11 novembre 1987, dopo 349 udienze, 1314 interrogatori e 635 arringhe difensive, gli otto membri della Corte d’assise si ritirarono in camera di consiglio. Fu la più lunga camera di consiglio che la storia giudiziaria ricordi: 35 giorni, durante i quali la Corte visse totalmente isolata dal mondo, lavorando a tempo pieno sul maxiprocesso. Finito il dibattimento, Grasso è stato delegato dal Presidente della Corte d’Assise alla stesura della sentenza, che, dopo un impegno di oltre otto mesi, si è concretizzata in un documento di circa 7.000 pagine, raccolte in 37 volumi.

Tale sentenza, con la quale sono stati inflitti 19 ergastoli e 2.665 anni di reclusione, è stata positivamente valutata anche dalla pronuncia finale della Corte di Cassazione, che ne ha confermato in via definitiva i punti essenziali. Per la prima volta veniva dimostrata l’esistenza della Cupola attraverso la via giudiziaria.

Conclusosi il maxiprocesso, nel febbraio del 1989 Grasso viene nominato consulente della Commissione parlamentare Antimafia. Nel 1991 viene nominato consigliere alla Direzione affari penali del Ministero di grazia e giustizia, il cui “guardasigilli” era Claudio Martelli, che chiamò anche Giovanni Falcone, e componente della Commissione centrale per i pentiti. Successivamente viene sostituto nell’incarico, per poi essere nominato procuratore aggiunto presso la Direzione nazionale antimafia (guidata da Pier Luigi Vigna), applicato nelle Procure di Palermo e Firenze dove ha seguito e coordinato le inchieste sulle stragi del 1992 e del 1993.

Tra gli obiettivi che erano stati identificati dalla Cupola c’era anche Pietro Grasso. Il pentito Gioacchino La Barbera, nel corso di una sua deposizione, ha spiegato come sarebbe dovuto avvenire l’attentato.

Lo stesso Grasso ha più volte raccontato le circostanze nelle quali venne a conoscenza del progetto di attentato:

“Per una strana coincidenza della vita sono stato io il primo ad avere dal pentito Gioacchino La Barbera la descrizione dell’attentato che era stato preparato verso di me. […] Aveva iniziato a collaborare, parlando anche della strage di Capaci e arrivato ad un certo punto aveva detto che stava organizzando l’attentato ad un magistrato di cui non ricordava il nome. […] Fui chiamato, allora ero alla Procura Nazionale Antimafia come sostituto, per cercare attraverso le mie conoscenze di tirar fuori dalla memoria del pentito il nome del magistrato sottoposto a questo progetto di attentato. Appena mi presentano [a La Barbera] questo si da una manata sulla testa… «è lui! È lui!>» a questo punto scatta qualcosa di kafkiano perché lui avendo davanti la vittima ed essendo il carnefice, non voleva più parlare. Io dal mio punto di vista volevo sapere tutti i particolari […] e finalmente si è convinto a descrivermi quello che aveva preparato nei miei confronti. […] Alla fine mi aveva salvato una banca […] perché aveva un controllo elettronico di sicurezza che poteva influenzare il telecomando e questo fece sì che fosse rimandata l’esecuzione dell’attentato per trovare dei telecomandi che non consentissero interferenze. Frattanto il gruppo operativo fu arrestato e fu arrestato anche Totò Riina. Mia suocera, che andavo a trovare frequentemente è deceduta per cui sono venute a mancare tutte le condizioni. E così la posso raccontare.”

Dall’agosto del 1999 ricoprì l’incarico di Procuratore della Repubblica di Palermo, immediatamente dopo la conclusione del primo grado del processo Andreotti. Sotto la direzione di Grasso, dal 2000 al 2004, furono arrestate 1.779 persone per reati di mafia e 13 latitanti inseriti tra i 30 più pericolosi. Nello stesso arco di tempo la procura del capoluogo siciliano ottenne 380 ergastoli e centinaia di condanne per migliaia di anni di carcere. L’11 ottobre 2005 è stato nominato procuratore nazionale antimafia, subentrando a Pier Luigi Vigna, che ha lasciato l’incarico nell’agosto 2005 per raggiunti limiti di età, mentre era ancora capo della Procura della Repubblica di Palermo.

L’11 aprile 2006 contribuisce con il suo lavoro, dopo anni d’indagine, alla cattura di Bernardo Provenzano nella masseria di Montagna dei cavalli a Corleone, latitante dal 9 maggio 1963.

L’8 gennaio 2013 la direzione nazionale del PD candida Pietro Grasso al Senato della Repubblica Italiana come capolista della lista PD nella regione Lazio dove risulta poi eletto. Il 16 marzo 2013 viene eletto al ballottaggio presidente del Senato con 137 voti, contro i 117 per Renato Schifani (PdL) Dal 14 gennaio 2015, con le dimissioni di Giorgio Napolitano, assume il ruolo di presidente supplente della Repubblica Italiana, ruolo che ricopre fino al successivo 3 febbraio, giorno del giuramento del nuovo presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

In questi giorni convulsi di discussione sulle unioni civili si è dimostrato una persona encomiabile, ha rifiutato di utilizzare il voto segreto e non si è fatto intimidire dagli attacchi personali ricevuti in Senato. Forza Piero, guidaci alle riforme!

 

 

IL FILO DI ARIADNE

Chi controlla il passato controlla il futuro. Chi controlla il presente controlla il passato.
(1984, George Orwell)

La società descritta da Orwell in 1984 è risulta agli occhi del lettore inquietante e, soprattutto, assurda. In essa una supposta verità ed il suo opposto non solo possono coesistere, ma sono anche credute vere e sostenute contemporaneamente, in base alla versione che, in quel momento, risulta più comoda al Partito che la governa. Gli slogan che vengono presentati continuamente attraverso i media non sono altro che accostamenti di concetti opposti e in conflitto e da un giorno all’altro ciò che era vero diviene falso o viceversa. Il controllo mediatico e mentale che i detentori del potere hanno sulla popolazione è totale ed assoluto, al punto che la differenza tra vero e falso non solo non è più qualcosa di concreto e apprezzabile, ma ha anche perso la maggior parte della sua importanza. E tutto questo viene realizzato cambiando il passato a piacimento e secondo necessità.

Eppure quei paradossi, che nel romanzo ci sono presentati portati al loro estremo più negativo e terribile, non sono poi lontani da fatti storici realmente avvenuti e neanche dalla nostra attuale situazione. Quello descritto da Orwell è il perfetto regime totalitario in cui pensare in proprio è il crimine più grande e più difficile che si possa commettere, in cui l’individuo non è altro che un puntino senza valore in mezzo a una massa che si muove e pensa allo stesso modo, ripetendo all’infinito concetti che le sono stati imposti da una propaganda martellante. Non è questo ciò che è avvenuto nei grandi regimi totalitari del Novecento e che avviene in quelli attuali? E non è forse simile al processo di depersonalizzazione che ciascuno di noi subisce ogni giorno a causa del bombardamento mediatico a cui siamo costantemente sottoposti? Oppure al modo in cui le nostre scelte sono condizionate da convenzioni e ideologie impostaci dall’esterno?

Il nostro passato, la nostra storia, sia quella personale che quella del nostro mondo, sono le basi su cui si fonda il nostro modo di pensare. A seconda di come viene descritto e raccontato, ogni evento storico ha un suo peso, trasmette un certo messaggio, in positivo o in negativo. Questo giudizio possiamo ricavarlo direttamente dalle fonti, anche se di solito essere rappresentano già un’idea, quella di chi le ha riportate. Tuttavia, nella maggior parte dei casi, veniamo a conoscenza dei fatti storici quando essi sono già illuminati da una certa angolazione, che diventa per noi la “verità” storica, anche se in realtà non si tratta di una visione completamente oggettiva di ciò che  veramente accaduto. E lo stesso discorso vale per le piccole cose, i fatti e gli avvenimenti che si susseguono nel corso della nostra vita e ne incrociano il cammino. Ciascuna di queste “verità” ha un peso, a volte impercettibile, a volte ben evidente, nel renderci ciò che siamo e ciò che potremmo diventare in futuro. Condiziona il nostro modo di pensare, di vedere il mondo, e con essi le scelte che poi faremo basandoci sulle nostre credenze più intime.

Forse a volte vale la pena di fermarsi e guardarsi indietro, di cercare le radici di un nostro pensiero o di una nostra decisione. In un mondo in cui l’informazione è controllata, non in modo evidente e spettacolare come nel romanzo di Orwell, ma in modo più subdolo e nascosto, può diventare difficile distinguere che cosa nasce effettivamente da noi e che cosa invece siamo stati, con discrezione, spinti a pensare e a fare. Ammesso che la differenza sia davvero per noi ancora così importante come dovrebbe.

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