CAOS DENTRO: Primo Levi e il compito impossibile della memoria

 Anche quest’anno si celebra il «Giorno della memoria». Anche quest‘anno la tragedia della Shoah viene ricordata con letture, eventi, editoriali e gite d‘istruzione nei luoghi dove avvennero i massacri. In tutte queste manifestazioni si insinuano, in maniera silenziosa ma ben avvertibile, le riserve e le perplessità di coloro i quali prendono parte alle celebrazioni, combattuti tra la necessità di ricordare fattasi rito e l‘imbarazzo circa il modo più „autentico“ per rendere giustizia al nefasto anniversario. E questo imbarazzo è inevitabile soprattutto per le generazioni nate dopo la guerra, che magari hanno incontrato testimoni, ascoltato o letto le storie dei sopravvissuti al massacro, ma che si sentono ormai lontane dai fatti della guerra e dalle torture subite dagli ebrei in quegli anni.

Per loro, cioè per noi, ha scritto Primo Levi, fortunato (è lui stesso a sottolinearlo più volte) superstite di Auschwitz e testimone della vita nel Lager. La sua scrittura è sin dal principio scrittura di memoria: in primo luogo per tutte le vittime per cui ha voluto scavare un ultimo giaciglio nel bianco delle sue pagine (penso subito al bambino Hurbinek de La tregua, ma come dimenticare Alberto, l‘amico fraterno che non riesce a salvarsi prima della liberazione del campo da parte dei russi): per tutte quelle vittime senza volto o senza nome che sono scomparse nella storia senza lasciare traccia, cui Primo Levi dedica piccole memorie – il nome, l‘aspetto, la storia – perchè almeno il lettore possa ricordarne in silenzio la morte. È scrittura di memoria lo è anche perchè si rivolge a noi, coloro che il campo non lo hanno mai visto e che la guerra non la hanno mai vissuta, perchè possiamo ricordare quello che è successo in Europa in un tempo relativamente recente. Ma come possiamo ricordare qualcosa che non abbiamo vissuto e che tocca le nostre esistenze solo sporadicamente (diciamo, almeno un giorno all‘anno)? E in che modo celebrare questa memoria di cui non abbiamo ricordo, senza cadere nella smanceria insulsa, nel proclame fasullo, nell‘affettazione persino un po‘ ruffiana?

È Primo Levi a suggerircelo in un passaggio della spoglia poesia con cui inizia Se questo è un uomo: «scolpitele nel vostro cuore/ stando in casa andando per via,/ coricandovi, alzandovi». Sono parole di scandalo da scrivere nel cuore, vale a dire da ricordare (l‘etimologia latina è: recordari). E il ricordo ha in questi versi una relazione con la deambulazione, con l‘equilibrio della nostra condizione bipede: dobbiamo ricordare stando in casa, ricordare andando per via, ricordare quando ci corichiamo, ricordare quando ci alziamo. Il ricordo condiziona il nostro andare equilibrato e minaccia la nostra direzione perchè è un ricordo impossibile, irriducibile che impedisce i nostri passi e ci fa inciampare. Come le Stolpersteine collocate da Gunter Demnig in tutta europa, il ricordo ci impone un altro modo di andare, più incerto, meno disinvolto e più attento. Attento verso la storia e l‘attualità, attento al nostro impegno politico nella società ed in guardia contro ogni nuova forma di violenza e di discriminazione.

Come la violenza muta le sue forme e si rende irriconoscibile, così anche l‘antisemitismo ha forme nuove che vanno individuata e combattute. Anche oggi 27 gennaio 2016, gli ebrei stanno scappando da un‘Europa sempre meno ospitale e sempre più paranoica verso le religioni che vengono percepite come nemiche: che gli arabi siano terroristi e gli ebrei una cricca di banchieri che si spartiscono il potere (e tutti i ridicoli aneddoti annessi a questo pregiudizio, come quello odioso secondo cui non sarebbero morti ebrei nella strage delle torri gemelle) sono solo le nuove forme della stessa psicosi falsa e disumana che fece così tanti morti nel mondo nella prima parte del secolo scorso. Che il ricordo di quello che successe ci tenga vigili contro queste nuove forme di violenza e prevaricazione, è quello che ci impone Primo Levi con la sua testimonianza.

A cura del nostro amico Pietro

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...