IL FILO DI ARIADNE

“Il nemico è la paura. Si pensa che sia l’odio, ma, è la paura .”
(Gandhi)

Gli ultimi, tragici avvenimenti parigini hanno scosso non solo l’Europa, ma il mondo intero, riportandoci ad un clima di terrore e di sospetto non dissimile a quello che aveva regnato sugli Stati Uniti dopo l’11 settembre del 2001. La minaccia del terrorismo è tornata forte ed oscura a pesare sui nostri pensieri quotidiani, dopo che, pur non essendo stata mai dimenticata, aveva forse iniziato ad essere percepita da noi come una consapevolezza terribile ma lontana, come un incubo estremamente vivido ma che resta comunque solo un sogno. Il lutto di un paese a noi così vicino, sia geograficamente sia culturalmente, ha riportato con forza davanti ai nostri occhi una realtà che non ha mai smesso di versare sangue, ma che era rimasta ad una certa distanza. Fino a questo momento almeno, quando ci ha colpiti dritti al cuore, invadendo uno spazio che era stato considerato sicuro fino a pochi minuti prima dell’inizio delle esplosioni.

Oggi, a quasi un mese di distanza dai fatti, l’aria è ancora satura di paura. Il lutto prosegue, un misto di dolore e di rabbia per le vite innocenti che sono state spezzate. Si chiede giustizia, e non a torto, e si cerca una soluzione per fronteggiare una minaccia che incombe su tutti noi. Perché quando ad essere colpiti sono i simboli della vita di tutti i giorni diventa facile vedere volti a noi cari in quelli delle vittime delle stragi, recenti e passate, immaginare luoghi che frequentiamo abitualmente in quelli che sono stati devastati dagli attentati. Una reazione emotiva anche forte alla vista di quelle immagini, sconosciute e familiari al tempo stesso, è inevitabile. Bisogna tuttavia stare attenti, perché non sempre i sentimenti ci spingono dalla parte del giusto.

In mezzo alla compassione indotta dall’empatia e al sentimento di solidarietà che siamo spinti a provare per coloro che sono stati fisicamente colpiti, non può non germogliare la paura. Paura che il tutto possa ripetersi, paura che il prossimo bersaglio potremmo essere noi e i nostri cari, paura per quello che si può nascondere dietro una facciata di apparente normalità. E siccome questo sentimento così vasto ed incerto non può restare senza un preciso bersaglio, siamo spesso spinti a cercare un capro espiatorio in chiunque ed in qualunque cosa posso offrirci un bersaglio. In questo modo, dalla paura nascono l’odio e la rabbia, che fin troppo spesso nel corso della storia ci hanno accecato di fronte alla verità e ci hanno resi sordi alla voce della ragione.

Non lasciarsi dominare dalla paura è importante perché ci permette di non piegarci di front ad un’ideologia il cui obiettivo è schiacciarci tutti sotto il suo peso insensato e le sue idee di morte. Per resistere e trovare la forza di combattere è necessario sconfiggere l’incertezza e non cedere al panico. Ma saper controllare la paura ed impedirle di offuscare il nostro giudizio è fondamentale anche per un altro motivo: ci permette di non cadere nelle trappole che un bersaglio facile e a portata di mano può offrirci. Può essere quasi istintivo scaricare la colpa quando il peso che certi orrori lasciano nel nostro animo diventa insostenibile, quando  l’ansia ci spinge ad agire, e non importa più come e contro chi. Ma in quei momenti non dobbiamo scordarci che il nostro vero nemico siamo noi stessi, è la nostra paura, dalla quale può nascere l’odio che può farci diventare non dissimili da coloro che ci hanno devastato. In quei momenti bisogna ricordarsi che la cosa più importante è restare consapevoli ed umani.

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