Diritti e rovesci: Mangia tutto, se no arriva il “gender”!

Il Consiglio regionale della Lombardia ha di recente approvato una mozione della Lega Nord che chiede di “contrastare la diffusione della teoria gender nelle scuole lombarde”. A sostegno del documento, tutto il centrodestra, che ritiene “la teoria gender un pericolo per i bambini”. Contro, le opposizioni Pd, Patto Civico e M5S, che hanno parlato di “disinformazione”, di “documento ignorante e oscurantista”. La mozione, che aveva il sostegno anche della giunta Maroni, è stata approvata a scrutinio segreto.

Ma cos’è La “teoria del gender”?

Innanzitutto, NON esiste teoria che rifiuti la differenza biologica tra maschi e femmine!

Esistono molteplici studi di genere che analizzano come i ruoli attribuiti all’uno o all’altro sesso (maschio/femmina) siano sociali e strettamente legati alla cultura di appartenenza, quindi variano in base alla nazione e al periodo storico.

I ruoli di genere, cioè quello che in una società ci si aspetta da una persona appartenente al sesso biologico maschio o femmina, non dipendono dalla conformazione del corpo. Non esiste infatti un gene che fa preferire il cucito alle femmine e il calcio ai maschi in modo istintivo.

Sebbene il corpo sia importantissimo, da questo non discendono in maniera diretta, inequivocabile e assoluta caratteristiche psicologiche o ruoli sociali predefiniti e non è l’unico elemento che definisce la propria identità.

Con il nome di teoria del gender viene definita, da una precisa corrente del pensiero cattolico, una teoria secondo cui non esistono differenze biologiche tra i sessi (a parte quelle puramente fisiche) proclamando l’eguaglianza assoluta tra maschi e femmine. La differenza maschile / femminile è una differenza esclusivamente culturale, ovvero “Gli uomini sono uomini perché sono educati da uomini, le donne sono donne perché sono educate da donne!”.

Questi attivisti cattolici affermano che alcuni organismi internazionali e potenti lobby di potere LGBTI promuovono questa ideologia attraverso la sostituzione del termine “sesso” con il termine “genere” e l’estensione alle coppie dello stesso sesso del diritto al matrimonio, all’adozione, e alle tecniche di riproduzione assistita.

In Italia, questa visione nasce dalle frange più estreme della Chiesa cattolica, la cui difesa è spesso affidata ad “esperti” autonominati (Es. Cerelli alla fiera del libro di Calusco) che letteralmente non sanno nemmeno di cosa stanno parlando.

Attualmente “l’ideologia gender” non è nient’altro che una caricatura polemica, nella quale alcuni aspetti controversi dei “gender studies” e della “queer theory” sono stati ingigantiti fino al grottesco, mescolando le teorizzazioni più estreme della queer theory a tematiche femministe. Un vero e proprio complotto messo assieme per distruggere il carattere cristiano della civiltà occidentale.

I “no gender” sono convinti che questo “complotto” sia organizzato dalla potentissima lobby gay per promuovere l’omosessualizzazione nella società, discriminando le persone “normali” per motivi di eterofobia, “convertendoli” all’idea che i sessi (ossia i generi) non esistono e che la “famiglia naturale” è priva di significato.

Questa teoria però, al di fuori degli scritti dei “no gender”, non esiste, e non è mai stata teorizzata da nessuno.

L’idea stessa che qualcuno possa negare l’esistenza di una differenza biologica fra i sessi è ridicola! “I’ideologia di genere” è invece un’espressione che finora è stata utilizzata prevalentemente dai sociologi per indicare l’atteggiamento d’una società nei confronti dei ruoli di genere dell’uomo e della donna. Ad esempio, “un’ideologia conservatrice di genere” è quella dell’Arabia Saudita, che impone una rigida separazione dei ruoli e addirittura una segregazione fisica dei due sessi, mentre quella francese è una società dove è presente un’”ideologia liberale di genere” perché viene accettata un’equa ripartizione e pure un’inversione dei ruoli dell’uomo e della donna (la donna può lavorare e l’uomo rimanere a casa e badare alla famiglia).

E’ vero che nelle nostre scuole si insegna il “gender”?

Con il DDL n. 1680 (http://www.senato.it/leg/17/BGT/Schede/Ddliter/45005.htm),

presentato dalla senatrice Valeria Fedeli, si prevede “l’integrazione dell’offerta formativa dei curricoli scolastici di ogni ordine e grado con l’insegnamento a carattere interdisciplinare dell’educazione di genere finalizzato alla crescita educativa, culturale ed emotiva, per la realizzazione dei principi di eguaglianza, pari opportunità e piena cittadinanza nella realtà sociale contemporanea”.

L’obiettivo di questo DDL è promuovere la cultura dell’uguaglianza tra uomini e donne, insegnando sin dalla nascita (o quasi) il rispetto per le diversità e l’impegno ad eliminare disparità legate SOLO a ruoli di genere socialmente determinati.

Non esiste alcuna “teoria gender”. Non esiste ne ‎”la buona scuola‬”. Ma vi dirò di più: non esiste proprio”. Così su Facebook il sottosegretario all’Istruzione Davide Faraone, che prosegue

:«Cosa fa veramente la scuola? La Scuola fa la Scuola: semplicemente educa al rispetto attraverso la conoscenza del diritto e dei diritti della persona, in ottemperanza delle leggi e delle convenzioni internazionali. Ne la buona scuola, non c’è alcun comma pro gender, semplicemente è prevista l’introduzione dell’educazione alle pari opportunità e alla conoscenza consapevole dei diritti e dei doveri delle persone come base e premessa per prevenire e contrastare ogni tipo di discriminazione che poi degenera in violenza. Una basilare norma di civiltà che dovrebbe trovarci tutti d’accordo.

Ne la buona scuola non c’è nessuna ideologia gender, nessun intento di annullare le differenze, bensì di esaltarle e includerle. C’è la ferma determinazione di fare delle ragazze e dei ragazzi cittadini consapevoli, che conoscano e rispettino diritti e doveri della persona, per contrastare ogni tipo di violenza o di istigazione all’odio. Razzismo, bullismo, istigazione all’odio, omofobia, intolleranza sono tutti disvalori che non fanno parte del nostro paese e che la scuola deve identificare, prevenire e combattere.»

Siamo tutti diversi ma uguali nei diritti. È questo che si insegna nelle scuole.

#GenderNoDirittiSì

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