IL FILO DI ARIADNE

Noi dobbiamo essere, in questa società inquieta e incerta, una forza di speranza e perciò una forza positiva capace di costruire nel presente per l’avvenire.
(Vittorio Bachelet)

Anche quest’anno siamo arrivati all’ultima uscita delle nostre rubriche prima della pausa estiva. Come conclusione ho scelto una frase bene si addice al nostro periodo storico e alla società in cui viviamo. Stiamo affrontando l’incertezza della crisi e le inquietudini sociali che essa si porta dietro come conseguenza. È un momento di proteste e di indecisione anche a livello politico. Un periodo che porta con sé difficoltà ed incertezze Dall’altra parte, però, abbiamo però tentativi di riforme e un faticoso percorso verso la ripresa economica, di cui forse il simbolo più importante è questa edizione italiana dell’Expo, con le discussioni tra i suoi sostenitori e i suoi oppositori. Una spinta verso l’alto, una volontà di sconfiggere ed emergere all’abisso in cui ci siamo trovati a scivolare.

Purtroppo, però, gli aspetti negativi sono quelli che più vediamo e più sentiamo vicini, e le speranze di veder risolti tutti i problemi che i notiziari, i giornali o direttamente la vita ci pongono davanti rischiano di diventare sempre più fragili e di spezzarsi, calpestate dalla sfiducia che in alcune circostanze non possiamo non provare. A volte ci pare che il mondo intero, inteso non solo come il nostro piccolo giardino, ma anche come la realtà che ci circonda, stia andando in pezzi, come uno specchio che, lasciando cadere un frammento dopo l’altro, ci rivela che in verità ciò che vedevano non era il riflesso, ma un bel ritratto abbellito di quello che ci circonda.

Tuttavia, non per questo dobbiamo rinunciare e smettere di lottare. Quello che molto spesso tende a sfuggirci, dal momento che ciò che accade appare sempre più spesso al di sopra delle nostre capacità, è che la rinascita e il futuro nascono dagli sforzi di ciascuno di noi. Siamo noi, come dice Bachelet la “forza positiva capace di costruire nel presente per l’avvenire”. Per questo motivo è nostro diritto e dovere non abbandonare le speranze, perché siamo noi la base su cui si fondano.

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