CAOS DENTRO: UN CIAO AL GRAZIE

Silenzio. Occhi perplessi e labbra impercettibilmente inarcate in un sorriso misto di disorientamento e titubanza.

Potrebbe sembrare la descrizione delle reazioni di fronte a qualcosa di inopportuno, ma anche di qualcosa di inaspettato; è così, infatti, che spesso si reagisce dinanzi a un “Grazie” o a un “Per favore”. Certe forme di deferenza sono ormai fuori moda, quasi quanto il termine galateo, questo sconosciuto. Ovunque si vada ci si mostra padroni di ciò che non si possiede.

Viviamo nella civiltà dell’ostentazione.

Ostentazione di ciò che si dice, si fa e non si pensa. Lascia sopresi l’educazione in quanto rara, mentre la maleducazione viene sempre più avvertita come norma, un simbolo di status. Sociologicamente parlando il saluto è visto come atto del riconoscere l’altro, conferirgli la caratteristica dell’esserci e venire preso in considerazione. Se riflettiamo un attimo su questo rapportato al fatto che ci si saluti sempre meno, che il semplice “ciao” costi spesso fatica (per non parlare dei saluti più formali) a meno che non ci si trovi in situazioni che lo impongano, è semplice capire come più la società progredisce, più il rispetto per il singolo regredisce. Si è sempre più guardinghi dal dare un’occhiata a una persona una volta di troppo, sempre più imbarazzati dal semplice dover chiedere un’informazione e, di contro, si fraintende sempre di più la gentilezza per altro.

Riconoscere certe mancanze non è essere “bacchettoni” ma semplicemente cercare di alimentare quel poco di pudore che resta nelle nuove generazioni, iniziando proprio col dire ai giovani di ieri che nulla nasce dal nulla e che se oggi vengono criticati i figli della società forse parte della colpa è da imputare anche agli esempi che questi hanno seguito.

Oggi si abusa di tutto e di tutti nel vero senso della parola, ossia di farne “cattivo uso”. Le relazioni sono spesso portate avanti per preservare l’immagine che si vuole dare di sé, le persone o i ruoli che rivestono sono essi stessi meri simboli di status. Dimostrare affetto per altri non è l’obiettivo primo di chi l’ostenta in pubblico, anzi, quello non è proprio dimostrare affetto, ma un modo di dire “io posso”, un marcare il territorio, bisogno ancestrale che forse avvertiamo in quanto animali in fondo. Si abusa del buonsenso e lo si stravolge, cercando malizia anche laddove non c’è.

Si parla di società del consumo, delle immagini ecc. Non sono per le generalizzazioni, ma se spopolano certe tendenze è utile soffermarvicisi ogni tanto ed in effetti oggi si consuma e deteriora tutto ciò che di più sacro dovrebbe esserci, parlando di un sacro non religioso. L’importante non è essere o fare, l’importante è mettere in piazza qualunque cosa. “Io faccio, io dico, io sono, io posso, io vado…” IO, IO, IO, IO, IO. Mai che si pensi che le relazioni sono a due in qualsiasi circostanza, c’è sempre un altro io che ci sta di fronte, persino quando pensiamo ci relazioniamo, eppure questa difficoltà più che uno stimolo è avvertita come un ostacolo da aggirare.

Oltre che nel privato, anche in qualsiasi esercizio commerciale, specialmente quelli a stretto contatto con il pubblico si avverte questa incapacità delle persone di stare a loro posto, rispettare i loro spazi e soprattutto quelli degli altri. L’importante non è ciò che si fa, ma il modo in cui lo si fa, peccato che oggi il mondo vada al contrario. Non si guarda in faccia a nessuno, si pensa a fare ciò che si vuole, che non è detto coincida con ciò di cui si ha bisogno realmente, lasciando gli altri a loro stessi.

Oggi se non sbraiti, non dici parolacce o peggio, se non sai destreggiarti tra i doppi sensi, prenderti certe confìdenze già dal primo incontro con chiunque, se non sai servirti delle persone per fare il tuo gioco, non sei alla moda, sei rimasto alla Preistoria. Se vai dal fruttivendolo e rispetti la fila, se a un buffet non ti atteggi come la mandria di chi non ha mai visto cibo prima, se cerchi di essere elegante, se sei riservato, se non vuoi avere ragione prima ancora di aver capito su quale argomento verte la conversazione, se non ti ubriachi di eccessi sotto i più disparati punti di vista, allora sei uno d’altri tempi, uno che non sa vivere appieno la vita.

Dal mio punto di vista, forse controcorrente lo ammetto, chi sente la necessità di dare dimostrazioni e ostentare, spesso non sa valorizzare le piccole cose; chi non rispetta gli altri non sa rispettare se stesso, ha imparato a mentirsi prima ancora che a mentire; chi ha a cuore solo le apparenze, ha paura di mostrarsi per ciò che è.

L’educazione è fuori moda, il significato della parola pudicizia è obsoleto quasi quanto il suo etimo…sarà ma con la maleducazione non si è mai arrivati da nessuna parte, forse ad abbagli, quelli sì. La moda, però, è passeggera, mentre quel che resta è un’incapacità di fondo che non basterà tentare di nascondere.

Elisa

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One thought on “CAOS DENTRO: UN CIAO AL GRAZIE

  1. ettore ha detto:

    completamente d’accordo con l’articolo.
    Purtroppo essere educati,rispettosi e rispettati oggi è un optional.
    Se è pur vero che mancano gli esempi,è altrettanto auspicabile che i pochi rimasti vengano messi in valore.

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