Pillole di Politica: Testamento Biologico

In queste settimane i GD di tutta Italia stanno promuovendo 10 proposte da portare in Parlamento; una di queste riguarda il testamento biologico. Proviamo a fare un po’ di chiarezza sull’argomento. Una dichiarazione anticipata di trattamento, detta anche testamento biologico, o più variamente testamento di vita, direttive anticipate, volontà previe di trattamento, è l’espressione della volontà da parte di una persona in merito alle terapie che intende o non intende accettare nell’eventualità in cui dovesse trovarsi nella condizione di incapacità di esprimere il proprio diritto di acconsentire o non acconsentire alle cure proposte. Tali cure possono riguardare malattie o lesioni traumatiche cerebrali irreversibili o invalidanti, malattie che costringano a trattamenti permanenti con macchine o sistemi artificiali che impediscano una normale vita di relazione. Il testatore si esprime preventivamente in condizioni di lucidità mentale. Non si sta parlando quindi di eutanasia; tale termine infatti indica il procurare intenzionalmente, e nel suo interesse, la morte di un individuo la cui qualità della vita sia permanentemente compromessa da una malattia, menomazione o condizione psichica.

 

Si sta parlando quindi di un documento scritto: la parola testamento viene presa in prestito dal linguaggio giuridico riferendosi ai testamenti tradizionali dove di solito si lasciano scritti di proprio pugno le volontà di divisione dei beni materiali per gli eredi o beneficiari. Dal momento che non esiste ancora in Italia una legge specifica sul testamento biologico, la formalizzazione per un cittadino italiano della propria espressione di volontà riguardo ai trattamenti sanitari che desidera accettare o rifiutare può variare da caso a caso, anche perché il testatore scrive cosa pensa in quel momento senza un preciso formato, spesso riferendosi ad argomenti ampi e vaghi come donazione degli organi, cremazione, terapia del dolore, nutrizione artificiale e accanimento terapeutico, e non tutte le sue volontà potrebbero essere considerate bioeticamente e legalmente accettabili.

L’articolo 32 della Costituzione della Repubblica Italiana stabilisce che «nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge» e l’Italia ha firmato (ma non ancora ratificato) nel 2001 la Convenzione sui diritti umani e la biomedicina di Oviedo del 1997 che stabilisce che «i desideri precedentemente espressi a proposito di un intervento medico da parte di un paziente che, al momento dell’intervento, non è in grado di esprimere la sua volontà saranno tenuti in considerazione». Il Codice di Deontologia Medica, in aderenza alla Convenzione di Oviedo, afferma che il medico dovrà tenere conto delle precedenti manifestazioni di volontà dallo stesso. È importante sottolineare che nonostante la legge n. 145 del 2001 abbia autorizzato il Presidente della Repubblica a ratificare la Convenzione, tuttavia lo strumento di ratifica non è ancora depositato presso il Segretariato Generale del Consiglio d’Europa, non essendo stati emanati i decreti legislativi previsti dalla legge per l’adattamento dell’ordinamento italiano ai principi e alle norme della Costituzione. Per questo motivo l’Italia non fa parte della Convenzione di Oviedo.

L’argomento è oggetto di posizioni differenti fra correnti di pensiero di tipo laico, radicale e religioso. La Chiesa cattolica, nella persona del cardinale Angelo Bagnasco, presidente della CEI (Conferenza Episcopale Italiana), ha sollecitato a varare una legge sul fine vita che, riconoscendo valore legale a dichiarazioni inequivocabili e rese in forma certa ed esplicita, dia nello stesso tempo tutte le garanzie sulla presa in carico dell’ammalato e sul rapporto di fiducia tra esso e il medico, cui è riconosciuto il compito di valutare i singoli atti concreti e decidere senza preoccuparsi delle questioni burocratiche. Bagnasco sintetizza così l’auspicio della Chiesa cattolica italiana: «che in questo delicato passaggio, mentre si evitano inutili forme di accanimento terapeutico, non vengano in alcun modo legittimate o favorite forme mascherate di eutanasia, in particolare di abbandono terapeutico, e sia invece esaltato ancora una volta quel favor vitae che a partire dalla Costituzione contraddistingue l’ordinamento italiano.» L’Italia è uno Stato laico; per quanto la maggior parte degli italiani si professi cattolica, lo Stato è autorevolmente superiore alle opinioni della Chiesa, di conseguenza il parere di quest’ultima dovrebbe condizionare solo in minima parte i disegni di legge. Ad oggi, come per ogni altra questione etica, ciò non accade.

“Riteniamo indispensabile, come Giovani Democratici, al fine di garantire un

sacrosanto diritto della persona, che si arrivi al più presto, in sede parlamentare, alla

formulazione di una legge sul testamento biologico. Una legge diretta a garantire e

tutelare la piena libertà di scelta della persona, che regoli compiutamente l’istituzione

dello strumento del testamento biologico e che sia dunque in grado di superare da una

parte il vuoto normativo e, dall’altra, la confusione e l’incertezza che si è

comprensibilmente generata in questi anni con la diffusione di strumenti, per così dire

“fatti in casa”, diretti all’espressione delle volontà personali in materia di trattamento

sanitario.”

#propostanumero8

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