IL FILO DI ARIADNE

Uccisi perché? Per il sogno di un gruppo di esaltati che giocavano a fare la rivoluzione, si illudevano di essere spiriti eletti, anime belle votate a una nobile utopia senza rendersi conto che i veri “figli del popolo”, come li chiamava Pasolini, stavano dall’altra parte, erano i bersagli della loro stupida follia.
(Mario Calabresi)

Nel corso delle ultime settimane siamo stati costretti ad assistere alle tragiche conseguenze di due nuovi attacchi terroristici. Il primo, e quello che ha attirato maggiormente l’attenzione del mondo, è avvenuto a Parigi, ai danni della redazione del giornale satirico Charlie Hebdo. Dodici persone sono rimaste uccise durante l’attentato alla redazione e a queste si devono aggiungere le altre cinque vittime del successivo attacco ad un supermercato, sempre ad opera degli attentatori. L’altro attacco, forse meno discusso ma non per questo meno importante, ha mietuto venti vittime al mercato di Maiduguri, capoluogo dello stato nigeriano di Borno, lo stesso luogo che già lo scorso primo dicembre era stato colpito da un’altra bomba. Questa volta l’esplosivo è stato trasportato da una bambina di non più di dieci anni di età e che molto probabilmente neppure sapeva a quale sorte stava andando incontro.

Il terrorismo è una delle molte, orribili facce che la guerra ha assunto nell’era moderna e contemporanea. Un tempo a calcare i campi di battaglia e a rischiare la vita nei conflitti erano solo i soldati, persone che, per scelta od obbligo, avevano fatto della guerra il loro mestiere. A partire dai conflitti mondiali, invece, le battaglie non sono più state combattute solo al fronte, ma il terreno di combattimento si è esteso ben oltre le frontiere dove si scontrano gli eserciti. Ora i principali bersagli sono le città, le fabbriche, i punti vitali delle nazioni in guerra. Si fanno consapevolmente più vittime tra i civili che tra i militari ormai, con l’obiettivo di mettere in ginocchio lo Stato avversario e spargere abbastanza terrore da paralizzare la popolazione. Si cerca di spingere il nemico alla resa, con atti brutali e altamente significativi.

La stessa tattica è impiegata dai terroristi, la cui azione però si espande ben oltre il concetto di guerra limitato allo scontro tra nazioni belligeranti. Non esiste un fronte definito, gli attacchi sono organizzati per essere inaspettati e letali, e hanno quasi sempre obiettivi civili. Le persone divengono semplici numeri, sacrifici quasi banali per la causa a cui gli attentatori spesso e volentieri la loro stessa vita. Si tratta nella maggior parte dei casi dell’espressione più estrema di fanatismi che si appellano alla visione distorta di religioni e cause ritenute sacre. Il clima di paura e sfiducia e il senso di sconforto di fronte alle tragedie che si susseguono a opera di questi gruppi non devono però spingerci ad arrenderci. Le proteste e le manifestazioni di solidarietà e in memoria delle vittime del terrorismo dimostrano che tutti noi possiamo dare una mano a combattere e a dare un valore alle vite che sono state sacrificate per la loro “stupida follia”. Forse siamo ancora ben lontani dall’eradicare un fenomeno che oramai agisce su scala mondiale, ma il coraggio di non sottomettersi alla violenza e al sangue che esso sparge è sicuramente il primo passo per difendere la nostra libertà.

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