CAOS DENTRO: I LIVIDI SEGNANO MA NON FERMANO

Gli incivili sono gli altri. In questa frase sono racchiuse una serie di comode convinzioni che ormai ci appartengono da tempo. Siamo così bravi con le parole che perdiamo di vista i fatti e ci persuadiamo di essere migliori non solo di ciò che siamo, ma anche degli altri. Siamo bravi a puntare il dito, criticare, deridere. Avremmo la stessa faccia tosta di puntare il dito contro di noi, di criticarci e deriderci per la magra figura che facciamo ogni qual volta ci venga data l’opportunità di riscattarci? Una delle ultime provocazioni di Pubblicità Progresso ha sollevato un problema che ancora ci riguarda, ma che siamo capaci di attribuire solo a chi sta sull’altra sponda del Mediterraneo. Critichiamo i soprusi fisici e morali subiti dalle donne fuori dal Vecchio Continente, ma se provassimo a guardare in casa nostra capiremmo che la battaglia delle donne non è ancora finita. Le pareti delle pensiline di alcune città italiane sono state tappezzate di manifesti riportanti i volti di alcune donne e dei fumetti uscenti dalle loro labbra chiuse entro i quali le frasi inscritte erano sospese a metà. Lo slogan era, infatti, relativo al fatto che le donne italiane non hanno piena libertà di espressione . A riprova di ciò ben presto le frasi spezzate “Vorrei che mio marito…”, “Dopo gli studi mi piacerebbe…”, “Quello che chiedo alle istituzioni…”  e altre sono state completate “a dovere” da commenti scurrili e maschilisti. IMMAGINE 1 IMMAGINE 2 Chiaramente il messaggio che si voleva far passare era che il problema c’è e bisogna avere il coraggio di parlarne. Anche a livello mondiale la disparità fra i due sessi non è da meno. Dalla ricerca “Global Gender Gap Report”, pubblicata annualmente a partire dal 2006 dal World Economic Forum, è emerso che dei 142 paesi presi in considerazione, nessuno raggiunge il 100% della parità fra i due sessi. Quattro sono i criteri su cui si basa la raccolta di dati: economia, salute, istruzione e politica. Per entrare nel merito di ognuno dei settori, l’indagine si focalizza su salari, partecipazione e leadership, aspettative di vita, rapporto tra i sessi alla nascita, accesso ai diversi gradi d’istruzione e rappresentanza politica. Il rapporto non misura la qualità o la libertà delle donne, bensì il divario quantitativo tra uomini e donne all’interno dei quattro settori sopra citati. A livello mondiale:

  • La parità nel settore della partecipazione al mercato del lavoro e la distribuzione della ricchezza è arrivata al 60 % ;
  • La parità raggiunge i massimi livelli nel settore della salute e della sopravvivenza, ossia il 96% ;
  • Per quanto riguarda l’istruzione, uomini e donne hanno raggiunto la parità al 94% ;
  • Il divario più ampio si riscontra nel settore della partecipazione alla vita politica, infatti è stato ridotto del solo 21%.

L’Italia è al 69esimo posto . E se è un dovere parlare di disparità, lo è ancor più riflettere sulla violenza sulle donne, ma in modo inedito. Ecco due spunti alla riflessione. Il primo episodio che riporto è quello di una coppia che litiga in ascensore. Lui sembra molto irritato, mette le mani intorno al collo della fidanzata e la scaglia contro la parete, minacciandola di malmenarla; lei, incapace di difendersi cerca un aiuto che pare non arrivare. Se questa situazione ci venisse presentata come ipotetica , sfiderei chiunque a tirarsi indietro da rispondere che senza pensarci troppo prenderebbe le difese della ragazza. Ciò che ha destato scalpore circa una settimana fa , però, è stato il realizzarsi di tutto ciò davanti a ben 52 persone che, arrivate al piano desiderato, o scese il prima possibile, vista la calda atmosfera venuta a crearsi all’interno dell’ascensore, non hanno riflettuto due volte sul da farsi e se ne sono andate senza muovere un dito. Solo l’ultima donna, la 53° persona salita, ha minacciato l’uomo di chiamare la polizia qualora non avesse smesso di molestare la ragazza. Uomini, anche più robusti dell’aggressore, hanno finto di guardare il cellulare o guardarsi allo specchio,  hanno sorseggiato la birra in tutta tranquillità o si sono spostati in un angolo. Eh già, meglio lasciare maggior spazio d’azione a chi alza le mani, piuttosto che impedirglielo… Alcuni potrebbero pensare che, per mancanza di coraggio, le persone scese abbiano provveduto a chiamare soccorsi, ma se la scena si è potuta ripetere ben più di 50 volte, è chiaro che ciò non è accaduto. Parlo di “scena” perché si è trattato di un esperimento sociale svolto da attori per l’organizzazione svedese STHLM Panda, il cui video, girato da una telecamera nascosta, ha fatto il giro del mondo. Spiazzante tanta indifferenza, allarmante pensare che situazioni reali del genere capitino ovunque e che interventi ce ne siano, ma solo a parole, da chi non ne è coinvolto direttamente. Chi cerca di smuovere gli animi delle persone  però c’è ed è per questo che nascono iniziative il cui scopo è affrontare il problema cominciando a spingere le persone a parlarne. Ne è un esempio “Happy Never After” (nessun lieto fine). Questo è il titolo dell’iniziativa portata avanti dall’artista con lo pseudonimo di Saint Hoax, il cui obiettivo è quello di incoraggiare le donne vittime di abusi a denunciare la situazione in cui si trovano. Il messaggio è stato espresso mediante manifesti a grande impatto che hanno presto fatto il giro del web. Le principesse delle fiabe sono gli ideali femminili ai quali molte bambine spesso si ispirano. Le stesse bambine che poi in età adulta cercano il proprio principe azzurro e, talvolta, si illudono di averlo trovato. Ma cosa accade dopo il “per sempre felici e contenti” ( happy ever after) ? Come si evolve la storia dopo la promessa? Lo slogan davvero forte è “ Quando ha smesso di trattarti come una principessa”? E’ forte non perché usi parole taglienti, ma perché carico di rimandi all’infanzia, alle illusioni, alla favola che ciascuno, chi più chi meno, cerca di realizzare e che ancora troppo spesso finisce in frantumi. Quando un uomo picchia non solo ferisce il corpo di una donna, ma anche tutti i suoi sogni, le sue speranze,  i suoi sentimenti. Lo slogan è poi accompagnato da immagini di principesse Disney riportanti lividi e ferite, segno del fatto che qualunque donna potrebbe essere vittima di abusi. Le riflessioni potrebbero continuare all’infinito, quelle qui riportate richiamano solo fatti recenti che hanno avuto grande eco, ma basterebbe limitarsi giorno per giorno a portare rispetto e non sottovalutare le donne. Non sono loro a doversi emancipare ulteriormente, ma la società e in particolare quelle persone che ancora non hanno capito che la forza delle donne non viene sminuita dagli insulti, non viene schiacciata dai lividi; altrimenti non metterebbe loro tanta paura, del resto…

ElisaIMMAGINE 3

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IL FILO DI ARIADNE

Il fascismo si cura leggendo e il razzismo si cura viaggiando.
(Miguel de Unamuno)

Negli ultimi tempi, anche a causa del clima di ostilità e diffidenza creato dalla crisi, il tema dell’immigrazione si è fatto sempre più pressante. In particolare in Italia, dove il dibattito, a volte violento sia nei toni che nei fatti, sui provvedimenti elaborati e presi dal Governo negli scorsi mesi non si è mai spento. Molte parole sono state spese sia in difesa sia, soprattutto, contro l’arrivo di stranieri nel nostro paese, ma forse ora sarebbe il caso di fermarsi per un momento a riflettere sulle radici profonde che portano da sempre gli uomini, quando non ad odiare, a diffidare di chi appartiene ad un mondo diverso da quello in cui sono cresciuti.

La storia è purtroppo ricca di episodi in cui il razzismo e, più in generale, la xenofobia hanno portato ad atti dalle tragiche conseguenze. I vari tipi di persecuzione religiosa e i genocidi sono solo gli esempi più eclatanti. Come Tahar Ben Jelloun scriveva in uno dei suoi libri, e come dice l’etimologia stessa della parola “xenofobia”, alla base dei comportamenti anti-razziali c’è un sentimento di sospetto, di paura nei confronti di ciò che è diverso da noi e che per questo motivo viene percepito come estraneo. Si tratta di una reazione istintiva che porta irrazionalmente a temere per la propria tranquillità e sicurezza, anche se non vi è alcuna ragione logica.

Il primo passo per sconfiggere la paura e la diffidenza è conoscere quello che ci sta davanti agli occhi. Considerando questo dato di fondo, pare assurdo che in una società come la nostra, in cui l’informazione è praticamente alla portata di tutti e in cui visitare paesi situati anche al di là dell’oceano è facile, certi sentimenti siano ancora così profondamente radicati nella mentalità di molte persone. Eppure è proprio così, e ne sono la prova alcuni partiti estremisti che fanno del razzismo un punto di forza della propria propaganda. Ciò accade perché, nonostante tutto, pur avendo i mezzi per farlo, non siamo ancora disposti ad aprirci e ad entrare in contatto con culture e realtà diverse dalla nostra. Forse basterebbe prendersi un attimo di tempo, sedersi e aprire un libro o guardare un documentario, lasciando la mente aperta alle novità e sgombera da eventuali pregiudizi. Un gesto tutto sommato semplice, ma che potrebbe fare, con il tempo, un’enorme differenza.

MUSICAMENTE: Fred Astaire

Fred Astaire, è il secondo personaggio che trattiamo in questa seconda puntata di MusicaMente.

DSAC

Frederick Austerlitz ( il suo vero nome ) nasce ad Omaha il 10 maggio 1899 ed è stato un ballerino, cantante, coreografo e
attore statunitense che seppe far conciliare in modo equilibrato il ballo, la musica ed il cinema. Fu un grande maestro di tip-tap, molto attivo in teatro ed al cinema per ben  settantasei anni, durante i quali interpretò trentun film musicali.

Viene anche ricordato per aver lavorato in coppia con Ginger Rogers, con la quale girò ben dieci film.

E’ considerato il più grande ballerino del XX secolo.

Fred Astaire dimostrò fin da bambino una grande passione per la danza. Insieme alla sorella Adele si spostò a New York, dove il duo iniziò a esibirsi in una serie di spettacoli teatrali. Notati per il loro stile ed il loro affiatamento, Fred e Adele debuttarono con successo a Broadway. Verso la metà degli anni venti approdarono nei teatri di Londra, riscuotendo anche lì un buon successo.

Il poliedrico Fred creò uno stile del tutto personale. Con la sua spiccata abilità nell’esercitare il tip-tap creò delle coreografie molto originali e cercò di unire il ritmo della musica jazz con l’eleganza di quella europea.

Nel 1932 Fred continuò da solo la propria carriera teatrale, appassionandosi molto anche al cinema.

Debuttò infatti l’anno successivo nel film “La danza di Venere” (1933). Nello stesso anno, conobbe Ginger Rogers , con cui recitò in moltissime commedie musicali a partire da “Carioca” (1933). Fred e Ginger,  apparvero durante gli anni trenta in numerosi film musicali, come “Cerco il mio amore” (1934), “Cappello a cilindro” (1935), ad oggi giudicato come la loro più grande “ opera”,” Seguendo la flotta” (1936), e “Voglio danzar con te” (1937). Nel 1949 il duo produsse il musical ”I Barkleys di Broadway “ (1949).

DAFADopo la separazione artistica dalla Rogers, a partire dagli anni quaranta, Fred Astaire lavorò come “libero professionista” per la Metro Goldwyn Mayer: insieme a diversi attori che gli vennero affiancati produsse “Non sei mai stata così bella” (1941), “ Ti amavo senza saperlo” (1948) “Spettacolo di varietà” (1953) “Cenerentola a Parigi” (1957).

Ad un certo punto della sua carriera, Astaire cominciò a recitare in film non-musicali tanto che  nel 1974 partecipò al ricco cast del film catastrofico “L’inferno di cristallo” (1974) con Paul Newman, Steve McQueen, William Holden, Jennifer Jones e Faye Dunaway, e l’interpretazione di Harlee Claiborne gli fruttò una nomination all’Oscar quale miglior attore non protagonista.
Nel 1981 girò il suo ultimo film, “Storie di fantasmi”.

Morì a Los Angeles il 22 giugno 1987 all’età di 88 anni indicando come suo erede il talentuoso Michael Jackson.

Pillole di Politica: Questione e voto di fiducia

Si parla spesso di fiducia, ma non si parla sempre dello stesso argomento: chiariamo la differenza tra questione e voto di fiducia.

In Italia la questione di fiducia è un istituto della forma di governo parlamentare riservato al Governo, non previsto in Costituzione, ma disciplinato dai regolamenti interni della Camera e, in modo più sintetico, del Senato nonché dalla legge n. 400/1988. Il regolamento della Camera è molto restrittivo nell’elencare i casi in cui il Governo non può porre la questione di fiducia: in ciò che attiene al regolamento interno delle Camere, modifiche del Regolamento, sanzioni disciplinari e gli argomenti per i quali il Regolamento preveda votazione per alzata di mano o per scrutinio segreto, inchieste parlamentari, autorizzazioni a procedere e verifica delle elezioni.

La questione di fiducia viene regolamentata per la prima volta nel 1971 alla camera nell’Art 116 r.C. come tramite per rinsaldare le file della maggioranza; dal 1980, con il presidente Cossiga la questione di fiducia diventa un mezzo antiostruzionistico, grazie alla priorità delle votazioni su cui è posta. Il governo pone la questione di fiducia su una legge (o più comunemente su un emendamento ad una legge), qualificando tale atto come fondamentale della propria azione politica e facendo dipendere dalla sua approvazione la propria permanenza in carica. Nella pratica politica tale strumento viene usato dal Governo per compattare la maggioranza parlamentare che lo sostiene o per evitare l’ostruzionismo dell’opposizione.

Ponendo la fiducia tutti gli emendamenti decadono e la legge deve essere votata così come è stata presentata. Nel caso in cui il Parlamento respinga la questione di fiducia posta dal Governo, quest’ultimo è considerato privo della fiducia della Camera/Senato e pertanto è tenuto a rassegnare il mandato nelle mani del Capo dello Stato. Va inoltre ricordato che tale istituto giuridico, compattando la maggioranza cerca di annullare i franchi tiratori che si nascondono dietro il voto segreto. Esistono altri due casi in cui il governo può porre la questione di fiducia: successivamente al “rimpasto” cioè una modifica nella composizione del gabinetto e successivamente alla modifica del programma di governo.

La questione di fiducia gode di tre elementi caratteristici definiti dalla giunta per i regolamenti nel 1988:

1.gli articoli su cui è posta la fiducia godono della priorità di votazione; l’approvazione della fiducia comporta automaticamente la reiezione di tutti gli stralci ed emendamenti collegati all’articolo;

2.la questione di fiducia è la cornice all’interno della quale si apre la discussione in merito all’argomento su cui è stata posta;

3.il contingentamento dei tempi è affidato alla regolamentazione ordinaria del senato.

Divieto di porre la questione di fiducia su:

1.regolamenti interni della camera

2.su questioni procedimentali

3.su votazioni per alzata di mano e scrutinio segreto dove espressamente richiesto dal regolamento

4.su votazioni nei confronti di persone

5.su questioni incidentali formali

6.sull’affidamento di disegni di legge in commissione.

In Italia il voto di fiducia, da parte di entrambe le Camere, è necessario affinché un nuovo governo possa insediarsi ed iniziare ad operare, come sancito dall’art. 94 della Costituzione. Entro dieci giorni dalla sua formazione, il Governo deve presentarsi alle Camere per il voto di fiducia, che viene espresso tramite mozione motivata e votata per appello nominale. Queste ultime due disposizioni hanno un preciso scopo: quello di creare una stabile maggioranza politica. L’obbligo di motivare la mozione fa sì che i vari gruppi si impegnino, se favorevoli, a sostenere il Governo in modo stabile. La votazione a scrutinio palese serve a far sì che i vari parlamentari si assumano la responsabilità politica personale di sostenere il Governo. L’esito negativo del voto di fiducia revoca il rapporto fiduciario che lega Governo e Parlamento e costringe il Governo a presentare le dimissioni aprendo così una crisi di Governo parlamentare.

Pensierini ri-Costituenti : ARTICOLO 54

“Tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e
di osservarne la Costituzione e le leggi. I cittadini cui sono affidate
funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed
onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge.”

Per pensatori liberali come Locke, Tocqueville, John Stuart Mill, non c’è libertà, se l’autorità suprema non è la legge. La nostra Costituzione dice la stessa cosa. Il popolo è sovrano, nell’articolo 1, ma nell’articolo 54 «tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi».

Esattamente l’opposto del liberalismo de noantri, la rivoluzione liberale in salsa berlusconiana di una destra populista assai poco europea, che s’inventa una storia breve, invece della lunga che ha sotto i piedi, e nulla sa del pensiero repubblicano da cui discende, secondo il quale sovrano, anche in democrazia, non è il popolo con le sue effimere passioni ma la legge che dura.

E poi, con disciplina ed onore!
La responsabilità politica riguarda il modo in cui la persona ha esercitato un potere che gli è stato attribuito. Può scattare, deve scattare, anche quando non vi sia una responsabilità penale, per il solo fatto di essersi comportati in maniera contrastante con la correttezza legata all’esercizio di una carica, alla gestione di un affare pubblico, al maneggio del pubblico denaro.
Per questo l’articolo 54 parla di «disciplina» e, soprattutto, di «onore», dunque di etica pubblica, non di codice penale.
I principi costituzionali, come questo, devono trasformarsi in una spinta insieme politica e morale, che riscatti tutti dalla «stanchezza civile» e renda ineludibile quell’inflessibile controllo di legalità che è la sola via per evitare che tutti, nella politica, siano considerati perversamente uguali!

Pillole di Politica : Tangente

Tangente(dal latino tangere, toccare). Nell’ambito politico significa la quota che tocca,  che spetta, a qualcuno. La parola è entrata stabilmente nel lessico politico nel corso della Prima Repubblica, a indicare il prezzo pagato da qualcuno, solitamente un imprenditore, per la corruzione di pubblici ufficiali e uomini politici i quali, appunto grazie alla parte che reclamano,  consentono che l’affare possa essere effettuato. Come abbiamo già spiegato nelle scorse puntate, la tangente si offre (corruzione) o si  pretende (concussione); tanto che l’obiettivo dell’imprenditore sia legale quanto che sia illegale; tanto che il politico (o il pubblico ufficiale) il quale percepisce la tangente lo faccia per sé, o per finanziare un partito o una sua corrente; in tutti questi casi e in tutte queste forme la tangente è una quantità di denaro (detta anche ‘mazzettà o ‘bustarella’) destinata illegalmente alla politica.

   Il terreno di coltura delle tangenti è in generale un deficit di legalità, di etica pubblica, di spirito civico, e in particolare una situazione politica in cui siano presenti partiti pesanti, dagli apparati numerosi, dall’organizzazione costosa, che cercano con ogni mezzo fonti di sussistenza; e una situazione sociale in cui l’attività economica abbia spesso bisogno di riferirsi alle autorità (ad esempio per ottenere permessi, appalti, commesse, concessioni, privilegi). In questo contesto la tangente diventa normale e, percepita come atto dovuto da entrambe le parti (come una tassa inevitabile da parte dell’imprenditore, e come una conseguenza necessaria della propria posizione e del proprio ufficio, da parte del politico),  si fa tanto frequente e consueta da costituirsi come ‘sistema’. Il che, appunto, avvenne progressivamente durante la Prima Repubblica, tanto che nell’ottobre del 1991  –  già prima che scoppiasse a Milano, nei primi mesi del 1992, lo scandalo del Pio Albergo Trivulzio, da cui nacque l’inchiesta Mani Pulite  –   si  poté coniare il termine ‘Tangentopoli’, a indicare una città (e in generale un Paese) di cui le tangenti sono il tratto più caratteristico e diffuso. Anche la Seconda repubblica conosce, con sempre maggiore frequenza, il fenomeno delle tangenti, che ciclicamente vengono portate alla luce dalle Procure, e fanno parlare i media di ‘nuova Tangentopoli’.  Pur essendo mutato il sistema e la forma dei partiti, permangono tuttavia il clima di illegalità e il nesso perverso fra politica ed economia, e ciò fa sì che il fenomeno delle tangenti assuma ancora oggi proporzioni sistemiche e tocchi, in modi e con intensità diverse, tanto la maggioranza quanto l’opposizione, contribuendo alla complessiva delegittimazione della politica.

L’ultima vicenda che si è scoperta riguarda l’ex ministro Giulio Tremonti: on l’invio degli atti al Tribunale dei Ministri, la procura di Milano ha dato veste formale all’inchiesta nella quale Tremonti è accusato di corruzione per una presunta tangente di 2,4 milioni di euro che sarebbe stata versata, quando era ministro, da Finmeccanica per ottenere, nel maggio 2008, dopo un primo parere negativo, il via libera all’acquisizione del gruppo statunitense Drs, fornitore anche del Pentagono. Oltre ad egli, risultano indagati anche il socio dello studio tributario da lui fondato, Enrico Vitali, e l’ex presidente e l’ex direttore finanziario di Finmeccanica Pierfrancesco Guarguaglini e Alessandro Pansa. Prima di andare avanti spieghiamo che Finmeccanica è il primo gruppo industriale italiano nel settore dell’alta tecnologia e tra i primi player mondiali in difesa, aerospazio e sicurezza. Il suo maggiore azionista è proprio il Ministero dell’Economia e delle Finanze italiano. 

L’indagine, coordinata da Roberto Pellicano e Giovanni Polizzi – gli stessi pm che stamani hanno disposto la perquisizione dello studio «Tremonti, Vitali, Romagnoli, Piccardi e Associati» ma per un’altra inchiesta legata a un presunto riciclaggio di denaro di Marco Milanese – ha preso il via in seguito alle dichiarazioni rese nel 2010 al pm di Roma Paolo Ielo dall’ex consulente di Finmeccanica Lorenzo Cola, il quale aveva associato il cambio di `rotta´ e l’ok di Tremonti all’operazione Finmeccanica-Drs proprio alla parcella milionaria liquidata dalla holding di Stato allo studio dei soci dell’allora ministro per una consulenza fiscale. Parcella che, è l’ipotesi degli inquirenti milanesi, sarebbe servita a mascherare in realtà la tangente. Tremonti, che come gli altri coindagati oggi, dopo la trasmissione del fascicolo al tribunale dei Ministri, dovrebbe aver ricevuto l’atto dal quale risulta sotto inchiesta, ha respinto gli addebiti: «Non ho mai chiesto o sollecitato nulla ed in nessun modo da Finmeccanica. Anche per questo, come sempre, ho assoluta fiducia nella giustizia».

 «Ben prima di entrare nel governo, insediatosi venerdì 8 maggio 2008 – ha spiegato in una nota – mi sono cancellato dall’ordine degli avvocati e sono uscito dallo studio in base ad atto notarile e perizia contabile. Ci sono rientrato solo nel 2012, un anno dopo la fine del governo, come prescrive la legge. Nel durante ho interrotto tutti i rapporti con lo studio». «L’operazione DRS-Finmeccanica – ha proseguito – ha interessato e coinvolto la politica industriale e militare di due Stati. Come risulta dai documenti SEC e Consob, l’operazione è iniziata nell’ottobre 2007 ed è stata conclusa lunedì 12 maggio 2008». «Anche seguendo il calendario, – ha precisato ancora – si può dunque verificare che, per la sua dinamica irreversibile e per la sua natura internazionale, l’operazione non era da parte mia né influenzabile, né modificabile, né strumentalizzabile». Finmeccanica, invece, ha reso noto che qualora le «condotte illecite» ipotizzate «venissero ulteriormente confermate, porrà in essere ogni possibile iniziativa volta alla tutela dei propri interessi e della propria immagine attesa la propria posizione di persona offesa»

Questa mattina intanto lo studio fiscale in pieno centro a Milano fondato dall’ex ministro è finito ancora nel mirino di inquirenti e investigatori. I carabinieri del nucleo investigativo, alla presenza dei pm Pellicano e del collega romano Ielo (pare per un ulteriore procedimento), hanno perquisito gli uffici e notificato un’informazione di garanzia a Enrico Vitali e a un altro socio, Dario Romagnoli, accusati di riciclaggio del denaro di Marco Milanese, l’ex braccio destro di Tremonti. I due professionisti, come si legge nel capo di imputazione, nel 2011 avrebbero «custodito e comunque gestito denaro appartenente» a Milanese proveniente dai delitti di rivelazione del segreto d’ufficio e corruzione «in modo da occultarne la provenienza» (…) assicurandogli «la disponibilità in contanti, anche con la possibilità di utilizzare la copertura dello studio professionale» potenziale «destinatario di incarichi idonei a favorirne formale giustificazione ai trasferimenti» dei soldi. Questa nuova indagine ha preso il via dalle dichiarazioni dell’imprenditore irpino Paolo Viscione. Nel luglio 2011 aveva messo a verbale davanti ai pm napoletani di aver consegnato a Milanese soldi e regali in cambio della promessa di rallentare e «sistemare» le inchieste della Guardia di finanza a suo carico e carico della sua società. Per la vicenda l’ex consigliere di Tremonti, in carcere per il caso Mose, è finito imputato.

Insomma aveva ragione Corrado Guzzanti, all’ex ministro i conti non tornano mai…