Pillole di politica: ISIS

Lo Stato Islamico (abbreviato IS, abbreviato in arabo: ‫داعش‬,Dāʿish), conosciuto anche come Stato Islamico dell’Iraq e della Grande Siria (ossia Stato Islamico dell’Iraq e al-Sham, ISIS,) ma anche Stato Islamico dell’Iraq e del Levante (ISIL) o , è un gruppo jihadista attivo in Siria e in Iraq il cui attuale leader, Abu Bakr al-Baghdadi, ha unilateralmente proclamato la rinascita del califfato nei territori caduti sotto il suo controllo. La parola jihadista connota un ampio spettro di significati, dalla lotta interiore spirituale per attingere una perfetta fede fino alla guerra santa. L’ONU ed alcuni singoli Stati hanno esplicitamente fatto riferimento allo Stato Islamico come a un’organizzazione terroristica, così come i mezzi d’informazione in tutto il mondo.

Lo Stato Islamico è un’organizzazione islamica estremista che segue la linea oltranzista di al-Qāʿida e considera il jihad globale un dovere di ogni musulmano.Come al-Qāʿida e molti altri gruppi jihadisti odierni, lo Stato Islamico è un prodotto dell’ideologia dei Fratelli Musulmani, la prima organizzazione islamista al mondo,[131]che tuttavia non afferma l’obbligatorietà del jihād, avendo da tempo optato per una strategia legale per salire al potere. Segue un’interpretazione radicale e anti-occidentale dell’Islam, promuove la violenza religiosa e considera coloro che non concordano con la sua interpretazione del Corano infedeli e apostati; si rifà all’Islam delle origini e rifiuta le “innovazioni” più recenti considerandole responsabili della corruzione del suo spirito originario. Condanna i califfati più recenti e l’Impero ottomano per aver deviato da quello che chiama “islam puro”, per restaurare il quale ha stabilito un suo califfato. Allo stesso tempo lo Stato Islamico mira a fondare uno stato fondamentalista salafita, e quindi sunnita, in Iraq, Siria e altre parti del levante.
Altre fonti associano invece l’ideologia del gruppo non all’islamismo e allo jihadismo di al-Qāʿida, ma al wahabismo.[ Secondo lo studioso Bernard Haykel il wahabismo è “il parente più stretto dello Stato Islamico […] Per al-Qāʿida la violenza è un mezzo per arrivare ad un fine, per ISIS è un fine in sé”.
I salafiti, come gli appartenenti allo Stato Islamico, credono che solo un’autorità legittima possa intraprendere la direzione del jihād,e che la purificazione della società islamica sia prioritaria rispetto ad altre attività, come quella di combattere contro Paesi non musulmani. Ad esempio, per quanto riguarda la questione palestinese, lo Stato Islamico considera Ḥamās – un gruppo sunnita che costituisce la branca dei Fratelli Musulmani in Palestina – come apostata e senza alcuna autorità per guidare il jihād. Combattere Ḥamās potrebbe quindi essere il suo primo passo verso il confronto con Israele.

Il gruppo fa un uso efficace della propaganda: nel novembre del 2006, poco dopo la creazione dello Stato Islamico dell’Iraq, il gruppo ha fondato l’al-Furqan Institute for Media Production, il quale produce CD, DVD, poster, pamphlet e propaganda nel web. Il principale organo di stampa dello Stato Islamico è l’I’tisaam Media Foundation, fondato nel marzo del 2003, e distribuisce tramite il Global Islamic Media Front (GIMF).
Nel 2014 lo Stato Islamico ha fondato l’Al Hayat Media Center, rivolto a un target occidentale e pubblica materiale in inglese, tedesco, russo e francese. Lo Stato Islamico si avvantaggia regolarmente dei social media, in particolare di Twitter. Per distribuire il suo messaggio organizza campagne hashtag, incoraggiando tweet con hashtag popolari e utilizzando software che abilitano lo Stato Islamico a diffondere la propria propaganda sugli account dei suoi sostenitori.

Nella metà del 2014 l’intelligence irachena ha ottenuto informazioni da un membro dell’ISIS, il quale ha rivelato che le risorse del gruppo ammontano a due miliardi di dollari statunitensi.Isis è così il più ricco gruppo jihadista del mondo.
ISIS ha regolarmente praticato l’estorsione, ad esempio domandando denaro ai camionisti e minacciando di far esplodere il loro carico. Le rapine in banca e alle gioiellerie sono state altre fonti di guadagno.Viene largamente riportato che il gruppo abbia ricevuto fondi da donatori privati dagli stati del Golfo, e sia il primo ministro iraniano che quello iracheno Nuri al-Maliki hanno accusato l’Arabia Saudita e il Qatar di finanziare l’ISIS,senza però fornire prove.
Si pensa inoltre che il gruppo riceva dei considerevoli finanziamenti dalle sue operazioni nella Siria orientale, dove ha sequestrato campi petroliferi e contrabbandato materiali grezzi e beni archeologici. ISIS guadagna denaro anche dalla produzione di petrolio greggio e vendendo energia elettrica nella Siria settentrionale e al governo siriano.

Ci sono molti combattenti stranieri tra le fila di ISIS. Nel giugno del 2014 la rivista inglese The Economist riporta che “ISIS potrebbe avere fino a 6000 combattenti in Iraq e 3–5000 in Siria, inclusi forse 3000 stranieri; quasi un migliaio si dice vengano dalla Cecenia e forse cinquecento o qualcosa di più da Francia, Gran Bretagna ed altre parti d’Europa”.
Alle fine di settembre del 2014 più di centoventi studiosi islamici di tutto il mondo hanno firmato una lettera aperta al leader dello Stato Islamico rifiutando esplicitamente le interpretazioni che il gruppo dà del Corano per giustificare le proprie azioni.[La lettera rimprovera lo Stato Islamico per le esecuzioni dei prigionieri, descrivendole come “atroci crimini di guerra”.

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