CAOS DENTRO : I COSTI DELLA VERITÀ

Ospite di questa prima sera è Lino, ideatore di questa nostra rubrica e autore dell’articolo di oggi, che tratta in chiave inedita e incisiva un argomento di cui spesso si parla in modo troppo superficiale.


Quando mi è stato chiesto di scrivere il primo articolo della nuova stagione di Caos Dentro, devo ammetterlo, ne sono rimasto davvero molto felice. Come ai vecchi tempi mi sono messo subito al lavoro, cercando una tematica interessante e allo stesso tempo attuale che potesse essere all’altezza di questo omaggio che mi hanno fatto i ragazzi del GD Calusco. Ci ho pensato molto e alla fine ho deciso di parlare di immigrazione, precisamente dei costi (quelli veri)  che ci sono dietro, cercando di farlo in modo chiaro e senza cadere nelle banalità che sentiamo ogni giorno in televisione o leggiamo dai social network.

A proposito di social network, da tempo leggo sulle bacheche facebook di molti amici un post che allude ai “fantomatici” 45 euro che i “clandestini” ricevono non appena sbarcano in Italia. Innanzitutto non sono clandestini, ma profughi, rifugiati politici o richiedenti asilo. In secondo luogo, la storia di questi 45 euro che ricevono ogni giorno è una grandissima cavolata. Vediamo di fare un po’ di chiarezza. Queste persone che sbarcano in Italia non ricevono, come detto, 45 euro al giorno bensì una diaria di 2,50 euro che molto spesso mettono insieme per comprare una scheda telefonica per poter avvisare che sono ancora vivi (nonostante l’odissea del viaggio aggiungerei). Le associazioni e gli enti che gestiscono le strutture che li ospitano, invece, ricevono dallo Stato 30 euro al giorno, con cui provvedono ai loro bisogni e forniscono assistenza legale per metterli in regola a norma di legge. I 45 euro e qualsiasi altro privilegio che sentite o leggete sono solamente, quindi, delle grandissime invenzioni!

Questi profughi, inoltre, sono in fuga da zone di guerra e di morte e la maggior parte non restano neanche in Italia, ma raggiungono nel giro di poco tempo i paesi del Nord Europa per incontrare parenti o amici. In Italia ne rimangono davvero pochissimi e tutt’ora, rispetto agli altri Paesi europei, siamo tra quelli che ne ha di meno. Ci inganna la posizione geografica: l’Italia è, geograficamente, la frontiera dell’Europa e per questo ogni giorno sentiamo di così tanti sbarchi e di così tante tragedie. Ma, come detto in precedenza, in Italia di questi profughi ne rimangono davvero un numero misero.

Ora, capisco l’indignazione di chi non arriva a fine mese o di chi, in un momento di crisi economica come quello che stiamo attraversando, cerca di trovare un colpevole a tutti i costi. Ma se i colpevoli sono loro, beh,  vi sbagliate di grosso! Se vi fermate un attimo a riflettere vi renderete conto che i veri responsabili di questo maledetto periodo storico sono i politici corrotti e la “malapolitica” di questi ultimi decenni, gli evasori, la finanza spietata e moltissimi altri (potrei andare avanti all’infinito). Ma soprattutto, se cercate un colpevole, molte volte non c’è che da guardarsi allo specchio.

Lino

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One thought on “CAOS DENTRO : I COSTI DELLA VERITÀ

  1. Anonimo ha detto:

    Affrontare il tema dell’immigrazione,ad un anno dai fatti di Lampedusa in cui trovarono la morte 368 persone,e contemporaneamente soffermarsi sulla percezione ormai acquisita da una larga fascia della popolazione circa l’aumento della criminalità in Italia ad opera di cittadini extracomunitari ed europei dell’est,significa valutare con scarsa obiettività un fenomeno,che merita attenzione.Da un lato si rischia di lasciarsi trascinare da sentimenti di commiserazione (senz’altro giustificata),dall’altro di scadere in un rozzo giudizio negativo.
    Molti autori hanno sottolineato con documenti ufficiali le sofferenze degli italiani,in cerca di lavoro,già dalla fine del secolo XIX e i giudizi drastici degli autoctoni di fronte a tale “invasione”,fino a far pronunciare nel 1973 da R. Nixon,la famosa frase-rivolgendosi agli italiani-“non ce n’è uno di onesto”.E se è vero che alcuni italiani esportarono o si diedero al crimine nei paesi d’accoglienza,è altrettanto documentato il rispetto che seppero acquisire,fino a raggiungere posti ambiti nella società.
    Accanto a tale fenomeno,ma ben più contenuto numericamente,si aggiunge l’emigrazione per motivi politici,sia durante il Risorgimento,sia nel periodo fascista,allorchè l’esilio era supportato dalla speranza di creare movimenti patriottici per l’unità della nazione e la lotta alla dittatura.La crisi del ’29 e la ricostruzione post-bellica attenuarono il fenomeno .
    Una emigrazione “casalinga”si ebbe nei primi anni 60,con l’apertura di molte fabbriche al nord,ponendo inizialmente problemi di convivenza,soprattutto nelle periferie.Come sempre si trassero benefici sociali per le masse operaie e arricchimenti spesso illeciti (affitti in nero).
    Negli ultimi 30 anni,il fenomeno si è capovolto.Da terra di emigranti,l’Italia è divenuta terra di immigrazione,sia per la situazione geografica,sia per l’offerta di lavoro.,oltre che per il clima e la protezione sociale.
    Alla presenza di una moltitudine di uomini e donne alla ricerca di qualsiasi attività,si stanno sostituendo folle di disperati,in cerca di asilo,di protezione,dispostii a qualsiasi cosa pur di ritagliarsi una vita meno grama.Ed è proprio quel “qualsiasi cosa”che garantisce a scafisti ed a persone senza scrupolo di lucrare direttamente od indirettamente,con la complicità talvolta di chi dichiara di aiutarli.
    Il trattato di Dublino III,se da un lato ha definito lo status di immigrato e rifugiato,imponendo una stretta serie di obblighi alla stato di prima accoglienza,dall’altro ha vanificato la libera circolazione tra gli stati,soprattutto in vista di ricongiungimento familiare (cio’ che ha portato anche a proteste eclatanti nei centri d’accoglienza) ed ha obbligato la nazione a sostenere ingenti costi,creando nella popolazione italiana il sentimento di abbandono da parte dello stato,in favore di altri.
    La crisi economica attuale impone,invece,di valutare la sostenibilità dei flussi migratori,stabilendo quote per ogni stato europeo,anche in funzione delle offerte di lavoro già più che sufficienti per gli extracomunitari-come rilevato da un’indagine del Ministero del Lavoro-al fine di evitare il collasso del welfare e della coesione sociale,accelerando gli spostamenti intracomunitari e predisponendo misure comuni per il ripristino della pace negli stati,intensificando la lotta alla criminalità ed alla clandestinità,con accordi per l’espiazione delle pene nei paesi d’origine,favorendo attraverso una preventiva alfabetizzazione l’inserimento sociale e culturale.
    Il superamento delle disuguaglianze e il rispetto della dignità devono avvenire in un contesto armonico quantitativamente sopportabile.

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