ALUNNI A PIEDI: SOPPRESSO IL SERVIZIO SCUOLABUS

Dobbiamo constatare, per l’ennesima volta, quanto l’attuale amministrazione si mostri totalmente disinteressata ai bisogni della scuola. Non siamo nuovi alle sparate da parte del nostro primo cittadino che manifestano in quanta poca considerazione sia tenuta la scuola (non dimentichiamo quando gli insegnanti furono definiti una “casta” o la scuola assimilata a un’associazione che, in quanto tale, non deve richiedere contributi al comune). Recentemente l’amministrazione non ha perso un’altra occasione per mettere in difficoltà i genitori, negandogli servizi essenziali per la gestione dei propri figli. Da settembre, infatti, il servizio scuolabus per la scuola materna ed elementare sarà soppresso, lasciando a piedi circa 30 bambini (numero destinato ad aumentare se si considerano gli alunni che ne avrebbero usufruito a settembre se il servizio fosse stato mantenuto).

La decisione è stata comunicata dall’Ass. Oriele Locatelli e dal consigliere Danilo Riva in un’assemblea poco pubblicizzata e durante la quale si sono mostrati incapaci, di fronte al danno creato, di proporre una soluzione valida ed effettivamente applicabile.

La prima proposta emersa nel corso dell’assemblea del 7 maggio è stata di incentivare il servizio PIEDIBUS, attualmente avviato e rodato solo per il servizio mattutino, aumentando il numero di volontari in modo da garantire il servizio anche all’uscita da scuola. Sembrerebbe una soluzione facilmente applicabile se non fosse che servirebbero almeno 60 volontari in più rispetto alla ventina ora operativa. Questo pone un elevato grado di incertezza sulla sua effettiva realizzazione in quanto, essendo l’adesione al piedibus su base del tutto volontaria, non si possono obbligare le persone a rendersi disponibili né tantomeno pretendere, come ha fatto il nostro sindaco, che genitori, nonni, zii, avi possano essere obbligati al volontariato (anche perché se potessero farlo non avrebbero bisogno di alcun supporto). Inoltre si pone il problema della consegna dei bambini all’uscita da scuola: questi, infatti, possono essere affidati solamente alle persone autorizzate. Pertanto, affinché i volontari del piedibus  possano essere delegati, è necessario che questo si costituisca in associazione e solo in questo caso i genitori potrebbero delegarlo per il ritiro dei figli da scuola (interessante notare come le associazioni, tanto denigrate dal sindaco poco più di un anno fa, tornino, all’occorrenza, comode all’amministrazione per tappare i buchi della sua inefficienza).

Potremmo anche considerare il fatto che alcune zone di Calusco distano fino a 1,4km da scuola e che percorrere una simile distanza con il traffico, con la pioggia o la neve d’inverno non sia né sicuro né tantomeno agevole (ma ci hanno rassicurato: “non piove tutti i giorni”). A queste obiezioni c’è chi, tutto sommato, ritiene che ai bambini faccia bene camminare e che sia una soluzione “amica dell’ambiente”. Si può essere d’accordo o meno, ma fondamentale rimane il fatto che la scelta debba spettare esclusivamente ai genitori mettendoli nella condizione di poter scegliere la soluzione maggiormente compatibile con i propri impegni.

Dalla successiva assemblea, tenutasi il 28 maggio, è emersa una seconda soluzione: attivare un servizio di pre-post scuola autofinanziato dai genitori. I bambini sarebbero intrattenuti a scuola da degli educatori dalle 7.30 alle 8.10 e poi dalle 16.00 alle 17.30. Alcuni genitori hanno obiettato che, uscendo dal lavoro alle 17 circa, non avrebbero tutti il tempo di raggiungere la scuola prima del termine del servizio. Inoltre il pre-post scuola avrebbe per i genitori un costo di poco inferiore alla quota versata per lo scuolabus ed è evidente che i due servizi non sono paragonabili a livello qualitativo. Da tutto questo sono esclusi i bambini della scuola dell’infanzia, lasciando i genitori da soli ad ingegnarsi per trovare una soluzione (per la sensibilità di chi dice “si arrang…..dovrà organizzarsi in altro modo”). Per il momento, dunque, non vi sono soluzioni che possano definirsi soddisfacenti. Ci si chiede come si pensa di far fronte ai disagi provocati con questo taglio alle famiglie, ma soprattutto perché l’amministrazione non è stata in grado di intervenire per tempo, in modo da poter adottare soluzioni più efficaci e che vadano realmente incontro alle esigenze di genitori e bambini (come ad es. associarsi con il servizio scuolabus dei paesi limitrofi).

Veniamo ora alla questione cruciale: Perché il comune ha deciso di sopprimere il servizio scuolabus? Essenzialmente la risposta è perché non ci sono soldi per continuare a mantenerlo. Il costo totale del servizio è di circa 39.000 euro, 9.000 dei quali raccolti dalla quota versata dai genitori che usufruiscono dello scuolabus. Che fine hanno fatto (o faranno) i 30.000 euro circa impiegati negli anni precedenti dal comune? Inizialmente è stato spiegato che questa somma sarebbe stata destinata, a partire dal prossimo anno, per interventi strutturali imprescindibili sia per l’edificio che ospita le scuole elementari che per quello delle medie; salvo poi negare questa destinazione, affermando, molto più candidamente, che questi soldi semplicemente non ci sono. E se non ci sono, che fine hanno fatto? Se l’amministrazione ha ritenuto il servizio scuolabus “superfluo” per quali altri urgenti interventi questa somma è stata o sarà destinata? Perché si è deciso di incidere sul trasporto scolastico e non su altro? Quali sono le ragioni alla base di questa scelta?

Riteniamo sia doveroso per gli amministratori fornire tutte queste informazioni ai propri cittadini. “Non ci sono i soldi, prendetevela con il governo” non crediamo sia una risposta esauriente.

Ci siamo ormai resi conto da tempo che la politica messa in atto da questa amministrazione non considera la scuola un bene da tutelare né sul quale investire e di una cosa siamo certi: quando si tratta di tagliare, l’unica cosa che l’attuale amministrazione sa colpire è sempre e solo la scuola.

CIRCOLO PD CALUSCO D’ADDA

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AZYMUTH

L’associazione Azymuth nasce nel 2011, ma fonda le sue radici in un progetto del CSE (Centro Socio Educativo) del 1983. Nel centro di Bonate lavorava Giuseppe (per tutti Peppino) e, lavorando con ragazzi diversamente abili, si è reso conto che essi avevano bisogno di uscire, stare a contatto con la gente. Così venne utilizzata l’ Arca, una casetta nei pressi del comune di Calusco. In pochi anni si è capito che lo spazio era troppo “privato”, ci voleva un posto più inserito nella comunità. Per questo si è deciso di spostarsi nell’attuale negozio in centro al paese, in Piazza S.Rooco 32. Il negozio prima ospitava un fruttivendolo; gli Alpini l’hanno sistemato e hanno fatto sì che fosse accessibile ai ragazzi. Si è deciso di aggiungere altri ragazzi del CFPH di Carvico, un centro per l’inserimento nel mondo del lavoro. Dal 1995 al 2007 l’attività è proseguita con successo. Con il cambio di amministrazione c’è stata l’apertura di un altro centro, giustificando la scelta con il fatto che i locali di Azymuth non fossero del tutto a norma. Fu indetta una gara d’appalto; la cooperativa del CSE, pur potendo, ha deciso di non parteciparvi. Fino ad allora erano presenti 7 ragazzi di Calusco e 3 di Villa d’Adda. Per far continuare tale realtà sono state raccolte circa 700 firme ma non hanno avuto alcuna utilità. Prima gli orari erano dalle 8:30 alle 17, adesso di meno, solo il pomeriggio dalle 15 alle 17.30, ma il negozio non è mai stato chiuso un giorno. Le famiglie dei ragazzi di Villa d’Adda si organizzate per creare un’altra realtà, Chopin. Poi è venuta l’idea dei volontari. Ad oggi ci sono 8 volontari fissi più 3 che sono più saltuari. Comunque viene sempre garantito il rapporto 1 a 1. Il presidente è Ettore Fanelli, il vice presidente Giulio Arzuffi, il segretario Clotilde Gualandris. L’associazione ha 3 obiettivi fondamentali: essere una parte attiva sul territorio, fare in modo che l’esterno conosca la loro realtà ed essere autonomi. Quest’ultimo punto, il più complesso ed economicamente difficile, non è ancora stato del tutto realizzato. Ci sono 3 associazioni in particolare che aiutano Azymuth: Sbirrando, Il gruppo di Babbo Natale e l’Auser. Sono state create anche delle tessere che ad oggi sono più di settanta. L’associazione collabora con Algomas confezionando bomboniere. Ospitano nella loro vetrina le pigotte e sfruttano il loro spazio espositivo anche per la vendita del cioccolato dell’Associazione Ciechi. Oltre al confezionamento di bomboniere nel negozio si possono trovare borse, accessori per la cucina e per la casa. Non tutta la lavorazione è fatta dai ragazzi, che comunque danno sempre il proprio contributo. Potete trovare l’associazione anche su facebook. Dal momento che si basa sul lavoro dei soli volontari, Azymuth è sempre alla ricerca di nuove forze, soprattutto giovani. Quindi vi invitiamo a fare un giro nel negozio ed a scoprire meglio l’attività di Azymuth!