CAOS DENTRO: LE ROSE DI MODIGLIANI

Cos’era davvero l’Europa degli anni che hanno preceduto la prima guerra mondiale? E’ la domanda che viene sempre in mente quando ci si avvicina a quell’epoca, che non era solo belle epoque e lustrini, ma anche tensioni sociali e tra potenze, ed un’enorme crogiuolo di creazione artistica. Era ancora uno spazio intellettuale molto più unitario di adesso, con le classi colte, seppur ristrette e circondate dalle masse di lavoratori e diseredati che chiedevano una vita più dignitosa, che non erano affette dal morbo del nazionalismo esasperato. C’era un linguaggio comune soprattutto nell’arte, i movimenti artistici erano internazionali, la lingua franca in Europa era ancora più il francese che l’inglese. E’ in questo clima che si può capire meglio una vicenda che forse non sapremo mai davvero se è stata un amore oppure no: l’incontro tra Amedeo Modigliani ed Anna Achmatova,  a Parigi tra il 1910 ed il 1911. Amedeo Modigliani è tra i due il più famoso da noi, non fosse altro perché è italiano. Nello spirito dell’epoca, però, era andato alla ricerca della fama come pittore in quella che era ai tempi la capitale dell’arte: Parigi. Nato a Livorno nel 1884, da una famiglia appartenente alla borghesia ebrea illuminata, cresce in un ambiente interessato alla letteratura ed alla filosofia. Gli affari economici, però, non vanno bene, poiché l’azienda del padre fallisce.  Adolescente, subisce alcune difficili malattie: a 14 anni il tifo, a 16 la tubercolosi, ma riesce a guarire da entrambe. Studia arte e comincia a seguire la sua passione per i ritratti ed il nudo. Incontra l’impressionismo francese ed il simbolismo alle biennali di Venezia del 1903 e 1905.  Nel 1906 decide di trasferirsi a Parigi, e si stabilisce in un piccolo atelier di Montmartre. In seguito la sua vita da tardo bohémien verrà descritta come emblematica di quei luoghi e quel modo di vivere nel romanzo di André Salmon “Montmartre-Montparnasse. La vita di Amedeo Modigliani”. Tale romanzo fu giudicato in modo sferzante dalla Achmatova, nel suo scritto di cui parleremo.Anna Achmatova, nasce vicino ad Odessa nel 1889, da una famiglia della piccola nobiltà. Aveva solo cinque anni quando la sua famiglia si trasferì a Càrskoe Selò, vicina a San Pietroburgo, dov’era anche la residenza estiva degli Zar.  Segue il suo talento per la poesia, che ne farà forse la più importante poetessa russa del novecento, senza un grande entusiasmo da parte del padre, che le chiederà di non usare il vero cognome Gorenko. Anna rispolvera alcuni antenati tartari, e sceglie il nome di uno di essi: Achmat Kahn. Giovanissima scrive già versi, è una dei fondatori dell’acmeismo, il cui teorico ed animatore principale fu il suo futuro marito, poeta anch’egli, Nikolaj Gumilëv.  L’acmeismo è un movimento poetico che si oppone al simbolismo allora dominante. Gumilëv nel primo decennio del novecento afferma che “c’è bisogno di una riconquistata armonia tra uomo e natura, un’accettazione del mondo e della vita terrena. Il fine della nuova scuola poetica è la bellezza, una bellezza letterale ed oggettiva, una bellezza fatta dalla sostanza e dai contorni delle cose, non da un alone simbolico: cantare la rosa perché è bella in sé, non per la sua misteriosa analogia con l’amore mistico” (citazione da Renato Poggioli, Il fiore del verso russo, Mondadori, ed. Oscar Poesia 1991, pag.96-97).

Anna e Nikolaj si sposano nel 1910, i genitori di lei non partecipano alle nozze, chiaramente contrari ad un matrimonio che non accettavano. I due si concedono un viaggio nell’Europa occidentale, ed in particolare a Parigi, città d’elezione per Anna che conosce il francese ed ama molto Baudelaire, Verlaine, Laforgue, Mallarmé.

 

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La fonte principale sull’incontro tra la Achmatova e Modigliani è uno scritto della poetessa russa, pubblicato nel 1958, e tradotto in italiano (vedi: Anna Achmatova,Le rose di Modigliani, a cura di Eridano Bazzarelli, Il Saggiatore, 1982).

La Achmatova descrive una relazione tra due anime artistiche, che nasce nel 1910, durante il viaggio di nozze della poetessa, e conosce la sua massima intensità nel 1911, quando Anna torna da sola nei mesi estivi a Parigi. Modigliani a quel tempo non era ancora famoso, e stava cercando una sua personale forma espressiva, che non era ancora maturata. Anna nel suo scritto ce lo descrive alle prese con la scultura, che per la critica fu il faticoso momento di passaggio verso un proprio stile personale ( cfr. Doris Krystof, Modigliani, ed. orig.Taschen 2006, pag.24 e seg.).

Tutto nello scritto di Achmatova è discreto, ma si legge a distanza di tanti anni un momento magico di passione, come quando descrive i disegni per i quali ella posa da modella per Amedeo, nella casa affittata da Anna a Parigi.  Furono sedici, e lui volle che lei li portasse con sé in Russia, come ella fece. Furono poi distrutti nella sua casa di Carskoé Selò, tutti tranne uno. E sempre nel suo scritto Anna descrive questa Parigi artistica, come un lontano sogno di giovinezza, ribollente di vita. Descrive anche il marito Nikolaj Gumilëv, che anni dopo, al nome di Modigliani reagì chiamandolo “mostro ubriaco”, dicendo che a Parigi c’era stato uno scontro tra loro, perché Nikolaj in una compagnia comune parlava russo, e Modigliani protestò. Nelle poesie dell’Achmatova della raccolta “Sera”, pubblicata nel 1912, vi è chi vede qualche traccia della relazione con Modigliani, anche se è da notare che incontri amorosi, difficili addii, in generale relazioni d’amore occupano un largo spazio nella prima poesia dell’Achmatova. Come questa:

 

In una notte bianca

 

Strinsi le mani sotto la scura veletta…

” Perché sei pallida quest’oggi? ”

– Perché di acerba tristezza

l’ho ubriacato sino a stordirlo.

Come dimenticare? Eglì usci barcollando,

con le labbra contratte dalla pena.

Io corsi giù senza sfiorare la ringhiera,

corsi dietro a lui sino al portone.

Ansimando gridai : “Tutto è stato

uno scherzo. Se te ne andrai morirò.”

Sorrise con aria tranquilla e sinistra

e mi disse : “Non restare al vento.”

 

Dal 1911 in poi Modigliani completò il suo breve ma intenso percorso artistico, arrivando alla definizione di uno stile unico ed inconfondibile, reso celebre dai suoi famosi quadri di nudo. La prima guerra mondiale distrusse l’ambiente artistico di Parigi, molti artisti morirono nelle trincee. Modigliani venne esonerato dal servizio militare per motivi di salute.  Nel 1914 conobbe la letterata inglese Beatrice Hastings, con la quale ebbe una tempestosa relazione fino al 1916, e che in quel periodo sarà la modella preferita nei suoi quadri.  Nel 1917, a 33 anni, conosce la diciannovenne Jeanne Hébuterne, studente d’arte, che nel 1918 le dà una figlia, che Amedeo riconosce. Nel 1919, fiaccato nel fisico per gli eccessi di alcol e hascisc, Amedeo ha un nuovo attacco di tubercolosi, che gli sarà fatale. Muore il 24 gennaio del 1920, a Parigi. Jeanne Hébuterne, di nuovo incinta, si suicida il giorno successivo. Nikolaj Gumilëv, dal quale Anna Achmatova si era separata nel 1918, muore nel pieno della guerra civile tra bolscevichi e bianchi nel 1921: accusato di attività controrivoluzionaria viene fucilato. Anna Achmatova vivrà invece ancora a lungo, fino al 5 marzo 1966. Attraverserà il novecento sovietico grande e terribile, e la sua poesia che poteva sembrare intimista si nutrirà di temi civili.  Celebre la sua raccolta “Requiem”, una sorta di diario poetico sull’arresto del figlio Lev, avuto da  Nikolaj Gumilëv. Nel 1938, anno culminante del terrore staliniano, Anna aspetta con molte altre madri la condanna a morte ovvero la deportazione del figlio, davanti al carcere di Leningrado (ora S.Pietroburgo). Le poesie di Requiem racconteranno tale strazio. Intorno a lei ha ruotato un intero mondo di letterati oppressi dal regime: Mandel’stam, Pasternak, Cvetaeva, come intorno a Modigliani ruotava, con ben altra allegria, la Montmartre degli artisti di inizio secolo. Quella strana “amicizia amorosa” con Amedeo Modigliani la spinge a scrivere la sua testimonianza molti anni dopo: un chiaro segno che nella sua vita,  pur così piena di amori e di alti e bassi personali, letterari e civili, quell’incontro tra due giovani artisti molto dotati ed ancora acerbi aveva lasciato qualcosa, come scrive: “Probabilmente io e lui non si capiva una cosa fondamentale: tutto quello che avveniva, era per noi la preistoria della nostra vita: la sua molto breve, la mia molto lunga. Il respiro dell’arte non aveva ancora bruciato, trasformato queste due esistenze: e quella doveva essere l’ora lieve e luminosa che precede l’aurora.” (A. Achmatova, Le rose di Modigliani, cit., pag.19).

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