Pillole di Politica: Paradiso Fiscale

Con l’espressione “paradiso fiscale” si fa riferimento a Stati o territori autonomi nei quali il prelievo fiscale sui redditi è comparativamente assai ridotto o del tutto assente, consentendo quindi notevoli risparmi a quei soggetti (persone singole o imprese) che vi stabiliscono la residenza o la sede legale. In genere si tratta di piccoli stati, per i quali i proventi delle attività correlate alla registrazione delle società e all’intermediazione finanziaria costituiscono una parte cospicua delle entrate.

Questo trattamento (regime di tassazione molto basso o nullo) solitamente è riservato anche ai non residenti (che finiscono per ottenere un regime fiscale simile a quello dei residenti, se non più vantaggioso) al fine di attrarre gli investimenti ed i risparmi di questi ultimi che possono così sfuggire all’imposizione fiscale del Paese nel quale risiedono.

Tra i paradisi fiscali sono inclusi anche centri finanziari meglio noti come “offshore” ossia Stati e territori che accolgono banche, compagnie di assicurazione e gestori di fondi, senza imporre alcuna regolamentazione fiscale.

Il Legislatore italiano considera paradisi fiscali quei Paesi nei quali il livello di tassazione è inferiore di almeno il 30% rispetto al livello medio applicato in Italia.

Un paradiso fiscale è caratterizzato da: assenza o limitata imposizione fiscale che permette al contribuente di uno Stato di trasferirvi i propri flussi reddituali con una riduzione del carico fiscale; assenza di trasparenza e di reciprocità nello scambio di informazione; elevato livello di sviluppo dei servizi finanziari off-shore.

Nei paradisi fiscali la particolare normativa riguardante la fiscalità, il settore bancario e/o finanziario consente di attirare grandi masse di capitale. Grazie alla particolare elasticità e alla riservatezza dei loro servizi finanziari e bancari, i paradisi fiscali vengono di fatto utilizzati per occultare grandi patrimoni, ma anche per riciclare denaro proveniente da attività illecite e criminali (quali ad esempio il traffico internazionale degli stupefacenti o il commercio illegale delle armi). Regole particolarmente rigide sul segreto bancario consentono infatti di compiere transazioni coperte.

Nel 2000 il Fondo Monetario Internazionale aveva calcolato che il peso finanziario dei paradisi fiscali si aggirava intorno ai 1.700 miliardi di dollari. Questa cifra è stata rivista a 11.500 miliardi di dollari nel 2005 dalla Rete mondiale per la giustizia fiscale. In ogni caso si calcola che più del 50% dei flussi finanziari mondiali transitino per i paradisi fiscali. Si tratta di attivi finanziari relativi a 4.000 banche, 2.000 fondi speculativi e circa 2 milioni di società fittizie.

Anche voi avete qualche “milioncino” alle Cayman? Cosa ne pensate di chi li ha?

2 thoughts on “Pillole di Politica: Paradiso Fiscale

  1. Anonimo ha detto:

    Se uno li ha guadagnati correttamente secondo me li può anche portare nei paradisi fiscali.
    Se i soldi sono frutto di guadagni illeciti allora il problema è prima dei paradisi fiscali.

    Quando invece i paradisi fiscali aiutano a eludere la tassazione dei guadagni fatti altrove allora è il caso di prendere qualche provvedimento a livello politico.

    Però se uno stato ha la faccia tosta di far pagare sui redditi (di qualsiasi tipo essi siano)
    aliquote del 40- 50 – 60 % (non ricordo a che punto è arrivata la Francia)
    allora secondo me tutto è giustificato, e fortunato è chi ha i mezzi per ricorrere a un paradiso fiscale.

  2. Anonimo ha detto:

    Secondo me il tuo punto di vista é troppo miope su certi argomenti, se tutti i soldi guadagnati venissero depositati in questi paesi si perderebbe un geddito per gli stati difatti limitandone le entrate con effetti dannosi per tutti. Non è una affermazione sbagliata che se pagassimo tutti le tasse le aliquote scenderebbero, detto questo reputo che un intervento politico per limitare l’elusione sia doveroso.

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