Sbocciando senza far rumore

Mi chiamo…anzi, no. Il mio nome non è importante. Sappiate che sono una ragazza come tante altre, ma che ha sentito il desiderio di raccontare una storia che merita di essere conosciuta. I nomi che dovrebbero essere ricordati, scritti, ripetuti, sono quelli delle protagoniste del mio racconto: le donne, guerriere, eroine e martiri, che hanno combattuto per ottenere la libertà e il diritto di esprimere loro stesse. Una lista troppo lunga e troppo sconosciuta per essere trascritta, ma che meriterebbe comunque di essere in qualche modo immortalata nelle pagine della Storia.

Come tutti sappiamo, l’8 marzo è la giornata scelta per testimoniare lotte che le donne hanno portato avanti nel corso della storia e per festeggiare i successi da loro ottenuti lungo la strada per il riconoscimento dei loro diritti di cittadine e individui contro la discriminazione sessuale. Spesso per questa ricorrenza si regalano fiori, si fanno gli auguri, si esce con le amiche. Ma perché proprio questo giorno in particolare? Cosa successe in quel primo 8 marzo di tanto significativo?
Molte storie vengono raccontate in proposito, ma spesso si ignora la vera ricorrenza che si cela dietro la data. La storia che forse ha avuto più diffusione dopo la fine del secondo conflitto mondiale è la vicenda dell’incendio in cui sarebbero morte 129 operaie. La tragedia sarebbe avvenuta nel 1908 durante uno sciopero delle lavoratrici della Cotton di New York, le quali protestavano per le condizioni in cui erano costrette a lavorare. Dopo qualche giorno di manifestazione, il proprietario dello stabilimento sbarrò per ripicca le porte della fabbrica, imprigionando le donne al suo interno e rendendole così facili vittime del fuoco che divampò nello stesso giorno all’interno dello stabilimento.

Personalmente trovo questa versione molto toccante, perché sottolinea il carattere di martiri delle attiviste della causa, facendo eco alle proteste che le femministe hanno portato avanti in Inghilterra e in tutto il mondo. Ma la verità storica, quella che resta spesso sconosciuta e che voglio per questo ricordare, è un’altra. Probabilmente, secondo alcuni storici, la prima versione nasce dalla confusione con un’altra tragedia, avvenuta il 25 marzo del 1911. In quella data scoppiò un incendio alla fabbrica Triangle, sempre a New York, in cui morirono 146 operai dei quali la maggior parte erano giovani donne immigrate dall’Europa.

Dietro la data dell’8 marzo, invece, si cela in realtà il legame profondo tra la lotta per i diritti delle donne e la lotta comunista e socialista del Novecento. Nel settimo Congresso della II Internazionale socialista, nel 1907, fu infatti discussa anche la questione femminile e fu deciso di appoggiarla senza però allearsi con il movimento femminista, cosa quest’ultima che non fu condivisa da tutti gli esponenti donna del movimento. Infatti, l’anno seguente, la socialista statunitense Corinne Brown dichiarò sulla rivista “The Socialist Woman” che dovevano essere le donne a decidere come portare avanti la loro lotta e con chi allearsi. Sempre nel 1908 Corinne tenne anche una conferenza del Partito socialista a Chicago che fu denominata “Woman’s Day”, appunto “Il giorno della Donna”. Il successo dell’iniziativa portò a celebrare per la prima volta, negli Stati Uniti, la giornata della donna il 23 febbraio del 1909.

Dagli USA, dopo la Conferenza internazionale delle donne socialiste tenutasi a Copenhagen del 1910, si stabilì di istituire una giornata dedicata alle donne. In America continuò ad essere celebrata l’ultima domenica di febbraio, mentre nei paesi europei vennero scelte diverse date rilevanti a seconda della storia nazionale. Per esempio in Germania fu scelto il 19 marzo, la data in cui il re di Prussia dovette promettere al popolo alcune concessioni, che poi non fece mai, per evitare una rivolta popolare e tra queste c’era il voto alle donne. In Francia fu scelto il 18 marzo, il giorno dell’anniversario della Comune di Parigi. La festa però non fu istituzionalizzata e non fu celebrata né con costanza né in tutti gli stati.

La vera nascita della Giornata internazionale della donna, come Lenin la definì in due articoli nel 1920 e nel 1921, avvenne solo qualche anno più tardi, verso la fine della Prima guerra mondiale. L’8 marzo del 1917 (il 23 febbraio secondo il calendario giuliano allora vigente in Russia), a San Pietroburgo, le donne della capitale scesero in strada, sfidando per prime la polizia zarista per chiedere la fine del conflitto e dando così il via alle successive manifestazioni che avrebbero portato al crollo dello zarismo, cioè alla Rivoluzione russa di febbraio. L’evento è stato tanto significativo da segnare una svolta fondamentale in tutta la storia, non solo quella della questione femminile, e dopo gli eventi russi l’8 marzo ha finalmente assunto la dignità di una ricorrenza internazionale. Infatti, nonostante la verità storica si sia persa negli anni successivi a causa di particolari condizioni storiche quali il suo legame con la Russia comunista e lo scoppio del secondo conflitto mondiale, l’importanza della festa è rimasta impressa nella memoria collettiva, al punto che hanno iniziato a diffondersi vicende inventate sulla sua origine, come quella dell’incendio del 1908.

Questo è ciò che la storia ci racconta. Ma ciò che è fondamentale non è quale evento specifico ha portato all’istituzione della giornata internazionale della donna. Le vicende che si sono susseguite a partire dai primi atti di rivendicazione di un riconoscimento paritario sicuramente affondano le loro radici nell’intera storia dell’umanità e risalgono a molto prima del periodo in cui è avvenuta l’ufficiale presa di coscienza delle donne e la nascita del femminismo. Ciò che l’8 marzo e lo spirito della lotta che esso ricorda vogliono testimoniare sono le vite, le azioni e i sogni di tutte le donne che si sono ribellate alle imposizioni e alle violenze di una società che non le riconosceva come reali individui e ancora oggi molto spesso le discrimina. Senza di loro e i loro sacrifici, le loro morti e le loro sofferenze non avremmo mai ottenuto quello che abbiamo ora. Ed è per questo che io, in quanto donna ma anche e soprattutto in quanto persona, indipendentemente dal sesso, non posso non ricordarle. L’8 marzo non è solo un giorno in cui si regalano mimose e si celebra la donna in quanto tale. È un giorno che ricorda il coraggio e anche il sangue di persone che hanno combattuto per ottenere il diritto di essere considerate tali.

In questa giornata voglio ricordare le femministe inglesi, le donne russe del 1917, le socialiste di tutto il mondo, e tutte le donne che nel corso dei secoli, dall’antichità fino ai nostro giorni, hanno avuto la forza di ribellarsi al giogo che è sempre stato loro imposto. Voglio celebrare le loro vittorie ma anche le loro sconfitte perché sono state in grado di rialzarsi dopo ciascuna caduta e proseguire. E voglio sperare che la loro determinazioni possa indicare la strada per un mondo in cui le differenze, di qualsiasi tipo, saranno accettate liberamente come una risorsa e non più temute e discriminate come una minaccia.

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