Electrolux: la competitività non si difende col dumping sociale

Sergio Cofferati – Antonio Panzeri
L’Unità, 30 Gennaio 2014
La qualità della produzione di elettrodomestici e la presenza di un indotto distribuito rappresentano uno dei principali punti di forza del settore e il distretto del “bianco” rappresenta un comparto storico dell’industria manifatturiera italiana.
Ha pertanto destato grave preoccupazione la decisione della Electrolux, di minacciare la delocalizzazione produttiva senza un drastico abbassamento del costo del lavoro della manodopera.
Il gruppo sarebbe intenzionato a spostare la produzione in parte in Polonia, in parte fuori dai confini europei. Una posizione che appare strumentale poiché non pone il tema del rilancio e della qualità della produzione, ma si concentra solo sul taglio dei costi.
La via di uscita proposta dall’azienda di parificare i costi del lavoro in Italia a quelli di altri Paesi dove le tutele sociali e sindacali sono inferiori è pericolosa, perché pone le basi per un rischio di dumping sociale che potrebbe estendersi a tutti i settori delle economie più sviluppate.
Da tempo abbiamo segnalato come all’interno dei confini europei la competizione non possa avvenire sul piano dei diritti. Per un corretto funzionamento del mercato unico dobbiamo concentrarci sulla definizione di un pacchetto minimo di diritti che renda difficile, se non impossibile, ricorrere al dumping sociale.
Ma questo potrebbe non essere sufficiente. Il rischio è quello di assistere a una delocalizzazione direttamente fuori dai confini europei, verso economie – come quella asiatica – dove il costo del lavoro è mantenuto più basso a discapito delle condizioni di vita dei lavoratori.
Da questa contraddizione riteniamo si possa uscire in due modi.
In prima istanza, creando un quadro normativo europeo che risponda alle sfide che ci sono state poste dall’integrazione e che scoraggi il dumping sociale, facendo prevalere con determinazione la Carta dei Diritti Fondamentali.
In secondo luogo, creando un ambiente attrattivo per le imprese, che le incentivi a operare sul territorio europeo non in base al costo del lavoro, ma in virtù di una collaborazione sempre più stretta e intensa fra settore manifatturiero ed economia della conoscenza.
L’incontro tra sindacato ed azienda al Ministero dello Sviluppo Economico è stato il difficile prologo alla ricerca di politiche che favoriscano il mantenimento degli insediamenti produttivi, l’occupazione e un salario dignitoso.
Gli Stati Uniti stanno intraprendendo un grande rilancio della propria economia proprio basandosi sul rafforzamento dell’industria, grazie a investimenti pubblici e alla valorizzazione di alcuni fattori competitivi che non possono ancora essere replicati nelle economie emergenti.
Anche l’Europa deve essere far capace di far valere le proprie eccellenze: centri di ricerca tecnologica di livello mondiale, rete logistica efficiente, crescente accesso alla formazione professionale e qualità della produzione.
Allo stesso tempo occorre alleggerire il peso degli oneri burocratici, potenziare il mercato energetico comune per rispondere alle esigenze del manifatturiero a costi accessibili e investire nella crescita sostenibile.
Abbiamo chiesto perciò alla Commissione europea di fornire risposte credibili. Del resto è soltanto ponendoci obiettivi comuni di questa natura che possiamo far fronte, con equilibrio e lungimiranza, a una crisi dalla quale molti paesi dell’eurozona faticano a uscire.
Ricordando, in ultima istanza, che l’erosione dei diritti non è una strategia che porta lontano.
euro
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One thought on “Electrolux: la competitività non si difende col dumping sociale

  1. Anonimo ha detto:

    Quante belle parole, ma non vanno più bene. I “consumatori” sono liberi di comprare le merci che vogliono e una volta ritenuta sufficiente la qualità scelgono quelle che costano meno (made in cina, Turchia, Indonesia, repubblica ceca, ecc.). Gli imprenditori se non si sono adeguati prima (facendo la ditta per esempio in Serbia) si adeguano dopo. Il 99% dei consumatori sceglierà a parità di prodotto quello che costa meno e così si frega da solo.

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