Pillole di politica: Interruzione Volontaria di Gravidanza (IVG)

L’ammissibilità morale dell’aborto o interruzione volontaria di gravidanza (IVG) è in gran parte soggetta a convinzioni etiche, ad orientamenti religiosi o più in generale al modo in cui una cultura si pone di fronte a concetti come l’anima o la vita.
A partire dagli ultimi decenni del XX secolo, l’IVG è una pratica autorizzata per legge in buona parte del mondo, soprattutto in quello occidentale, a discrezione della donna nei primi mesi della gestazione.
Le motivazioni oggi ammesse sono diverse. In primo luogo i casi di salute della madre, di gravi malformazioni del feto, di violenza carnale subita. Queste motivazioni sono ammesse anche nei paesi a dominanza maschile e di stampo conservatore, come l’Iran. In numerose nazioni si tiene tuttavia conto anche di istanze psicologiche e sociali, garantendo alla madre la possibilità di ottenere l’IVG in sicurezza ricorrendo a strutture mediche competenti. Le motivazioni ammesse sono, oltre a quelle qui sopra, il solo giudizio della donna sulla propria impossibilità di diventare madre ad esempio per giovane età, per rapporti preesistenti al di fuori dei quali è stato concepito il bambino, per timore delle reazioni del proprio nucleo familiare (o della società in genere) nei confronti di una gravidanza avvenuta fuori da quanto si percepisca come lecito. In diversi paesi, tra cui l’Italia, l’aborto è garantito anche alle minorenni, cui, in assenza dei genitori, viene affiancato un tutore del tribunale minorile.
In altre nazioni ancora, l’aborto è imposto alla donna o fortemente raccomandato quando il nascituro non abbia le caratteristiche volute dalla famiglia, prima fra tutte il sesso. Questa condizione sociale privilegia i maschi rispetto alle femmine che vengono, in alcuni stati, sistematicamente abortite. Questa situazione è oggi nota per essere endemica in ampie zone dell’India e della Cina in quest’ultima il numero degli uomini ha superato quello delle donne per oltre 40 milioni di individui.[senza fonte]
Negli stati in cui la IVG è legale, può venire richiesta su solo giudizio della donna entro un dato periodo di tempo. Scaduto questo viene concessa solo in casi rari, a discrezione del medico e in presenza di gravi malformazioni del feto o di rischio per la salute della donna. Il termine varia anche considerevolmente a seconda della legge dello stato in cui ci si trova. In Italia, come in molti altri, il termine è la 12ª settimana di gestazione, in Inghilterra la 24ª.
Prima del 1978, l’interruzione volontaria di gravidanza (IVG), in qualsiasi sua forma, era considerata dal codice penale italiano un reato. Ora la legge italiana sulla IVG è la Legge 22 maggio 1978, n.194. La 194 consente alla donna, nei casi previsti dalla legge (vedi sotto), di poter ricorrere alla IVG in una struttura pubblica (ospedale o poliambulatorio convenzionato con la Regione di appartenenza), nei primi 90 giorni di gestazione; tra il quarto e quinto mese è possibile ricorrere alla IVG solo per motivi di natura terapeutica.
Il prologo della legge (art. 1), recita:
Lo Stato garantisce il diritto alla procreazione cosciente e responsabile, riconosce il valore sociale della maternità e tutela la vita umana dal suo inizio.
L’interruzione volontaria della gravidanza, di cui alla presente legge, non è mezzo per il controllo delle nascite.
Lo Stato, le regioni e gli enti locali, nell’ambito delle proprie funzioni e competenze, promuovono e sviluppano i servizi socio-sanitari, nonché altre iniziative necessarie per evitare che l’aborto sia usato ai fini della limitazione delle nascite.
L’art. 2 tratta dei consultori e della loro funzione in relazione alla materia della legge, indicando il dovere che hanno nei confronti della donna in stato di gravidanza:
• informarla sui diritti a lei garantiti dalla legge e sui servizi di cui può usufruire;
• informarla sui diritti delle gestanti in materia laborale;
• suggerire agli enti locali soluzioni a maternità che creino problemi;
• contribuire a far superare le cause che possono portare all’interruzione della gravidanza.
Le minori e le donne interdette devono ricevere l’autorizzazione del tutore o del giudice tutelare per poter effettuare la IVG. Ma, al fine di tutelare situazioni particolarmente delicate, la legge 194 prevede che (art.12)
…nei primi novanta giorni, quando vi siano seri motivi che impediscano o sconsiglino la consultazione delle persone esercenti la potestà o la tutela, oppure queste, interpellate, rifiutino il loro assenso o esprimano pareri tra loro difformi, il consultorio o la struttura socio-sanitaria, o il medico di fiducia, espleta i compiti e le procedure di cui all’articolo 5 e rimette entro sette giorni dalla richiesta una relazione, corredata del proprio parere, al giudice tutelare del luogo in cui esso opera. Il giudice tutelare, entro cinque giorni, sentita la donna e tenuto conto della sua volontà, delle ragioni che adduce e della relazione trasmessagli, può autorizzare la donna, con atto non soggetto a reclamo, a decidere la interruzione della gravidanza.
La legge stabilisce che le generalità della donna rimangano anonime.
Il ginecologo può esercitare l’obiezione di coscienza. Tuttavia il personale sanitario non può sollevare obiezione di coscienza allorquando l’intervento sia “indispensabile per salvare la vita della donna in imminente pericolo”.
La donna ha anche il diritto a lasciare il bambino in affido all’ospedale per una successiva adozione, e a restare anonima.

Questa legge è stata confermata dagli elettori con una consultazione referendaria il 17 maggio 1981. E’ importante che ogni donna sia informata per avere il diritto di esercitare i propri diritti! Avere nel proprio ordinamento una legge a riguardo dimostra che lo Stato italiano è ancora laico e per fortuna la religione (qualunque essa sia) non può essere considerata più importante delle leggi. In più, il fatto che la legge sia rimasta in vigore grazie ad un referendum significa che gli italiani non sono così bigotti da continuare a mettere a rischio tante vite.

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12 thoughts on “Pillole di politica: Interruzione Volontaria di Gravidanza (IVG)

  1. Anonimo ha detto:

    Gli italiani non sono bigotti, ma sono menefreghisti.
    E le italiane peggio ancora: preferiscono sopprimere una vita indifesa piuttosto che farsi carico di un figlio che non è secondo i propri progetti; credono di essere evolute ma sono solo delle povere donne….e vanno compatite.

    • Anonimo ha detto:

      Io penso che le donne non siano ” povere donne ” da compatire. A prescindere dalle loro scelte penso che vadano rispettate prima di tutto. Penso che questo sia un linguaggio poco consono al livello di serietà della discussione. Riguardo il tuo pensiero, si è vero che molte donne se ne fregano e vedono l’ aborto come un gioco, ma per fortuna sono solo una minoranza!!!. Non ė mai facile prendere una decisione del genere, e trovo invece che le donne ( vadano seguite, accompagnate e capite, e Non compatite come dici tu! Non hai pensato ai ai danni psicologici che un aborto può avere sulla mente di una donna? Non credo proprio sia un giochetto che fanno tutte! Non vanno mai abbandonate ! Rispetto comunque il tuo pensiero e ne prendo atto per inquadrare una visione più ampia sull’ argomento!:)

    • Anonimo ha detto:

      Un antico proverbio dice: “Non giudicare mai un uomo: solo lui conosce la sua storia e i suoi dolori”
      Pensare di poter giudicare con leggerezza una donna che si trova a dover prendere una decisione così drammatica, è da sprovveduti.
      Personalmente sono grata alla vita per non avermi mai messa in condizione di dover scegliere se continuare o no una gravidanza indesiderata.
      Del resto mi rendo perfettamente conto di essere stata fortunata, mi sarebbe bastato nascere in un paese diverso o in una famiglia diversa
      ed avrei potuto trovarmi nella necessità di doverlo fare.
      Io non credo che abortirei mai (il condizionale è d’obbligo perchè le variabili della vita sono infinite) ma sono contenta di vivere in un paese che
      permette alle donne che non ce la fanno a portare avanti una gravidanza, di abortire in un ospedale, con l’assistenza a cui hanno diritto.

  2. Anonimo ha detto:

    Io penso che le donne non siano ” povere donne ” da compatire. Trovo che questo linguaggio non sia consono alla serietà della discussione. Certo, ci sono donne che se ne fregano altamente di tutto questo, e preferiscono non assumersi le proprie responsabilità, ma per fortuna e’ solo una minoranza!!!le donne sono sensibili, delicate, stupende e a volte credono di avere ragione sempre loro ma sono fragili, soprattutto a su questi argomenti. Se non ci fossero loro un uomo non avrebbe scopo, non avrebbe NIENTE… Vanno capite, guidate e Rispettate per le loro scelte, NON COMPATITE! L’ aborto non è un gioco, non sai che danni psicologici arreca a una donna? È una scelta difficile, dovuta o semplicemente necessaria, se non addirittura voluta, ma non bisogna fregarsene e non bisogna sottovalutare la cosa !. RIPETO, vanno rispettate in tutto, a partire dal linguaggio che si utilizza!’!
    Rispetto comunque il tuo punto di vista: mi permette di avere una visione a 360 gradi di come la pensa la gente nel mondo!

  3. Red Mamba ha detto:

    Ehi anonimo della prima ora, qui se c’è qualcuno che va compatito quello sei tu. Forse non sai cosa vuol dire “libera scelta”. Si può essere d’accordo o meno, ma il rispetto deve essere sempre al primo posto. E poi smettiamola con questa storia delle donne “che preferiscono sopprimere una vita indifesa piuttosto che farsi carico di un figlio che non è secondo i propri progetti”…L’argomento è molto più vasto e lo sai benissimo anche tu. Quindi vediamo di non banalizzare la questione, ok?

    ps: fai attenzione, la vita è imprevedibile. Magari un giorno potresti trovarti nella condizione di usufruire della regolamentazione di questa legge anche tu.

    • Anonimo ha detto:

      non mi sento mancare di rispetto se qualcuno mi compatisce.

      L’argomento sarà anche molto più vasto ma il centro è sempre quello:
      scansare un problema (che poi è una persona) anzichè farsene carico.

      In questo caso “libera scelta” vuol dire possibilità di far fuori una persona e farla franca.

      Si potrebbe fare così anche con “berlusconi? Eppure di problemi ne crea anche lui.

  4. Anonimo ha detto:

    Compatire, dal latino cum-pati/patior, con-soffrire, o cioè, in italiano, soffrire con qualcuno, accompagnare, affiancare qualcuno nella sua sofferenza.
    Hai ragione, nemmeno io mi sentirei offesa se qualcuno mi affincasse nella sofferenza…ma se non sbaglio tu usi l’accezione ironica e negativa del termine, quella per cui si commiserano le scelte altrui, questo sì che è mancare di rispetto.

    E come se non bastasse continui a ridurre tutte le questioni alla “semplice” decisione di procedere con l’aborto, tralasciando tutto il retroscena, spesso drammatico, che ti può portare a perseguire una via del genere. Come donna mi sento estremamente offesa dalle tue dichiarazioni.

    Giusto per lasciarti un esempio significativo vorrei ricordarti che l’anno scorso in Irlanda una donna è morta perchè le impedirono di abortire, procedura allora vietata, ma unica via che l’avrebbe salvata: questo non è omicidio secondo te?

    Se fossi in te mi farei qualche domanda e mi informerei un po’ di più.

    • Anonimo ha detto:

      Alla donna è stato negato l’aborto perchè il cuoricino del bambino batteva ancora e i medici hanno sbagliato a stabilire la gravità delle condizioni della donna (in quanto anche li la legge consente l’aborto se è in pericolo la vita della madre).

  5. Anonimo ha detto:

    Purtroppo il voto per la legge che permette questa pratica nel caso di pericolo per la donna è stata votata ufficialmente sono nel luglio 2013, la donna è morta a fine 2012, prima a quanto pare c’era già una legge simile, ma c’era qualche grossa discordanza, tanto che esisteva solo una clinica privata che permettesse ufficialmente l’aborto ed era stata aperta solo due settimane prima degli avvenimenti.
    Sicuramente i medici hanno fatto degli errori di valutazione che vanno però affiancati alla loro ferma convinzione che li ha portati a rispondere in questo modo alle proteste della donna: ” siamo Irlandesi e Cattolici” come giustificazione…e la donna era di origine Indiane e religione Induista, per non dire dei sintomi che a quanto sembra erano quelli che precedono poi un aborto spontaneo, infatti il bambino è morto comunque qualche giorno prima della madre.

    Questo rimane comunque un caso specifico, mi serviva solo ad esplicare meglio il mio pensiero al riguardo.

    • Anonimo ha detto:

      ci sono anche altri casi specifici, per esempio quando dopo un aborto terapeutico il bambino “nasce vivo” lo si lascia tranquillamente morire.
      Oppure si credeva che avesse qualche malformazione e invece risulta sano (ma ormai morto).
      In ogni caso circa 115.000 aborti in italia l’anno scorso cosa sono? per me 115.000 bambini morti. Le donne avranno anche tutti i loro problemi ma in questo caso il più debole, indifeso nella maniera più assoluta, è il bambino. E quando c’è il bambino il suo diritto viene prima e la donna deve prendersi la sua responsabilità e farsene carico.

  6. Gesù Cristo ha detto:

    L’ignoranza è una brutta bestia. Che cosa c’entra Berlusconi? Dio mio che stato penoso. Sei tu quello da compatire.

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