IL FILO DI ARIADNE

“La nostra voce, e quella dei nostri figli, devono servire a non dimenticare e a non accettare con indifferenza e rassegnazione le rinnovate stragi di innocenti. Bisogna sollevare quel manto di indifferenza che copre il dolore dei martiri! Il mio impegno in questo senso è un dovere verso i miei genitori, mio nonno, e tutti i miei zii. E’ un dovere verso i milioni di ebrei ‘passati per il camino ‘, gli zingari, figli di mille patrie e di nessuna, i Testimoni di Geova, gli omosessuali e verso i mille e mille fiori violentati, calpestati e immolati al vento dell’assurdo; è un dovere verso tutte quelle stelle dell’universo che il male del mondo ha voluto spegnere…I giovani liberi devono sapere, dobbiamo aiutarli a capire che tutto ciò che è stato storia, è la storia oggi, si sta paurosamente ripetendo.”
(Elisa Springer, “Il Silenzio dei Vivi”)

Il 27 gennaio, come tutti sappiamo, è la data in cui si celebra e si commemora la Giornata della Memoria. La scelta del giorno è simbolica, in quanto nel 1945 in questo giorno avveniva la liberazione del campo di concentramento di Auschwitz ad opera delle  truppe sovietiche. Ogni in onore di questa ricorrenza vengono organizzate iniziative di ogni sorta, dall’allestimento di mostre alla proiezione di film e documentari, che hanno lo scopo di far conoscere la brutalità dei crimini che sono state compiute durante il secondo conflitto mondiale e la tragedia di chi ne è stato vittima. Ma soprattutto lo scopo della Giornata della memoria, come dice il nome stesso, è quello di ricordare.

Ricordare non significa solo essere informati su quello che è accaduto in anni che, per chi non l’ha visto, sembrano appartenere ad un’altra epoca lontana e astratta. Ricordare significa capire, interiorizzare e rendere nostra la storia che i sopravvissuti hanno avuto il coraggio di raccontare, di tramandare nonostante tutte le difficoltà. Il loro scopo, come il nostro, è lo stesso: essere consapevoli e lottare affinché un episodio simile, che purtroppo è solo uno dei tanti genocidi che si sono compiuti durante la storia e che ancora ai giorni nostri si compiono, non sia più ripetuto. Ricordare significa “non accettare con indifferenza e rassegnazione, le rinnovate stragi di innocenti”, come scrive Elsa Springer. Essere informati, conoscere la sequenza degli eventi, o anche vedere, ascoltare i passi delle tragedie che si sono consumate nei campi di concentramento come su quelli di battaglia, nelle case e nelle strade, in Europa come in tutto il mondo, non basta. Non si tratta solo di un processo al nazismo e ai suoi alleati, ma di denunciare una realtà che è la brutalità umana che sacrifica vite innocenti in nome di interessi più infimi, e di cui ogni strage, ogni genocidio è manifestazione.

Noi siamo gli eredi di chi ha combattuto contro gli orrori, di chi li ha vissuti sulla sua pelle. Il nostro dovere, e anche il nostro diritto, è ricordare quelle vite e quelle anime spezzate, perché quella storia, che è anche la nostra storia, smetta di ripetersi.

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CAOS DENTRO: LA STORIA DI SAMIA

Quella che vi raccontiamo oggi è una di quelle storie che non bisognerebbe mai smettere di raccontare.

Samia è una ragazza somala che, protetta dall’affetto miracoloso dei suoi cari, riesce a vivere con speranza nonostante l’integralismo e il terrorismo insanguinino ogni giorno il suo paese, con una repressione feroce che i media, da noi, quotidianamente omettono. Crescendo Samia è costretta, però, a fare i conti con questa repressione: prima perde il suo più caro amico, poi vede morire il padre e, infine, lascia partire per l’Europa la sorella. Tutto questo comunque non la ferma, estremamente convinta di poter trovare in questo mondo la sua piccola fetta di felicità. Samia è testarda, ma soprattutto è veloce, e in poco tempo tutti si accorgono che, dietro quel fisico magro dalle gambe spesse come due ramoscelli, si nasconde una velocista pronta a confrontarsi con i più grandi campioni a livello mondiale. Samia comincia ad allenarsi, impegnandosi al massimo, e in pochi mesi capisce che la sua specialità sono i duecento metri che sogna di affrontare alle Olimpiadi. Senza sponsor, senza allenatori professionisti, senza medici e massaggiatori riesce a qualificarsi alle Olimpiadi di Pechino, con grande gioia del campione olimpionico e tre volte campione del mondo di mezzofondo Mo Farah, che le fa da dio benigno accompagnandola al campo di qualificazione in Somalia. Il miracolo ha inizio. A Pechino Samia si fa appena notare, ma quello che conta è prendere contatto con l’arena, con il campo, con il luogo in cui si combatte per vincere una medaglia insieme a tantissimi altri giovani provenienti da tutto il mondo. Il suo obiettivo principale, in effetti, è uno: le olimpiadi di Londra del 2012, da affrontare con la maturità giusta. Per realizzare il suo sogno, Samia torna ad allenarsi con la solita testardaggine che la contraddistingue, mentre la sua Somalia crolla sempre più nell’integralismo e nella guerra civile. Lo stato, inizialmente, copre il suo corpo d’atleta con il burqa. Burqa che Samia indossa anche la notte quando, di nascosto, esce per potersi allenare sotto le stelle della sua amata Africa. Ma la situazione in Somalia degenera e quando il paese non le offre il vessillo di una identità, così come a tutte le altre donne, Samia capisce che se vuole realizzare il suo sogno e allenarsi come solo un professionista sa fare, deve scappare e raggiungere l’Europa, altrimenti il sogno finirà. Prende la sua roba e, insieme a tanti altri migranti del Corno d’Africa, intraprende uno spaventoso viaggio di 72 ore nel deserto per raggiungere al più presto la Libia e arrivare, infine, al mare. Samia, tra tutte quelle persone ammassate nel cassone di un fuoristrada, trattiene le lacrime a fatica, mordendosi le labbra, consapevole che, una volta raggiunto il mare, si sarebbe imbarcata per l’Europa. Come finisce il viaggio di Samia lo si apprende dalle parole del primo grande atleta somalo Abdi Bile (campione del mondo dei 1500m a Roma ’87). Bile infatti, celebrando la vittoria di Mo Farah alle Olimpiadi di Londra, ricorda Samia, morta nelle acque di Lampedusa mentre cercava di raggiungere l’Europa per qualificarsi alle Olimpiadi.

La storia di Samia, dopo le dichiarazioni del campione somalo, è stata narrata da tutti i giornali del mondo, scomparendo poi nel solito silenzio che segue una qualsiasi notizia consumata dal click di un mouse. Noi, invece, non vogliamo dimenticare Samia. Così come non vogliamo dimenticare la sua speranza, la sua testardaggine e il suo sogno. Per questo motivo vi consigliamo il libro “Non dirmi che hai paura” di Giuseppe Catozzella che, come afferma Roberto Saviano, ha scritto una storia che nessuna fantasia avrebbe potuto creare.

COMITATO GEMELLAGGIO CALUSCO

Lo scorso 21 gennaio abbiamo incontrato, presso la nostra sede, l’Associazione Comitato Gemellaggio Calusco d’Adda (il Comitato Gemellaggio Calusco d’Adda – Volmerange Les Mines).

Il Comitato Gemellaggio è nato nel 1991, anno in cui le amministrazioni di Calusco e Volmerange si sono incontrate per la prima volta e hanno sancito, insieme alle rispettive associazioni, l’accordo di gemellaggio europeo tra i due paesi. Il Comitato Gemellaggio di Calusco, inoltre, dal 2007 è diventato anche “Associazione socioculturale Europea”, associazione costituita dal punto di vista legale al fine di proporre ai cittadini caluschesi (in particolare ai giovani) non solo viaggi, ma anche progetti europei e scambi culturali di altissimo spessore.
L’associazione, che conta al suo interno ben 60 iscritti, non organizza solo il viaggio per Volmerange quindi (che avviene ogni due anni alternandosi con gli amici francesi), ma anche numerose iniziative da legare a questo, portando i cittadini in diverse e significative località della Francia e del Nord Europa. Un esempio sono le visite a Verdun, a Dijon, a Beaune e, prossimamente, in Normandia (per citarne solo alcune in terra francese) fino ad arrivare a Burxelles e in Lussemburgo. Proprio poche settimane fa il Comitato ha organizzato un interessantissimo viaggio per Bruxelles visitando, oltre che la città, il Parlamento Europeo, assistendo addirittura ad una seduta del gruppo S&D (con tanto di saluto da parte del Presidente dell’Assemblea Hannes Swoboda).
Al di là di queste iniziative, però, lo scambio culturale tra Calusco e Volmerange resta sempre al primo posto, con l’amicizia tra i due paesi che ormai dura da quasi ben 23 anni! Anni, questi, che hanno contribuito ad incrementare l’amicizia tra i cittadini delle due località, fino ad arrivare ad una stretta collaborazione per quanto riguarda iniziative e scambio di opinioni. La cultura, come dicevamo, è sempre al primo posto. Che si vada a Volmerange o che si vada a Calusco, entrambi i Comitati non perdono occasione per poter mostrare le bellezze del proprio territorio, mettendo in risalto il carattere storico, culturale, ambientale ed enogastronomico che li contraddistingue. Non mancano, inoltre, punti di vista e scambi di consigli tra le due associazioni, che dal 1991 si confrontano per poter migliorare, prendendo spunto l’uno dall’altro, la vivibilità del proprio paese (ad esempio per quanto riguarda lo smaltimento dei rifiuti o fronteggiare il problema inquinamento).
Non dimentichiamo i corsi di francese organizzati in questi anni. Tante iniziative dunque, ma anche tanti sacrifici. Come gli stessi membri dell’associazione caluschese raccontano, bisogna ingegnarsi e avere molta fantasia per poter continuare a lavorare senza troppi problemi economici. La mancanza di fondi, di questi tempi, è un forte handicap per le associazioni che lavorano sul territorio ma il Gemellaggio Calusco, grazie a iniziative quali mercatini di Natale e le sottoscrizioni di fine anno (con bellissimi oggetti realizzati a mano dai componenti) riesce ad andare avanti, cercando di allargare sempre di più il proprio raggio d’azione. Da non dimenticare, sempre in tema di fondi, il contributo che la Consulta delle associazioni di Calusco ha donato al Gemellaggio nel 2011 per festeggiare i sui vent’anni, così come non può non essere citato l’Italcementi che, sempre per il ventennale del Gemellaggio, ha regalato all’associazione un masso delle nostre cave, trasportandolo gratuitamente fino a Volmerange dove è stato depositato come segno di continua e immutata amicizia tra i due paesi (a Calusco invece è presente un masso proveniente dalle miniere di Volmerange).
Anche con il resto delle associazioni il rapporto è molto buono, così come si è potuto notare lo scorso maggio, con il Comitato Gemellaggio Calusco che ha accolto gli amici francesi grazie anche all’aiuto di Sbirrando e degli Alpini.
Insomma, un’associazione davvero molto attiva quella del Gemellaggio a Calusco che, concludendo, si augura che venga al più presto ripristinato l’interesse dell’attuale amministrazione verso un progetto così importante come l’amicizia con Volmerange.

NOTIZIE DALL’EUROPA

APPROVATE DUE IMPORTANTI DIRETTIVE SU APPALTI E CONCESSIONI.
Dopo due anni di negoziato sono arrivate finalmente al traguardo le direttive sugli appalti pubblici e le concessioni. Mercoledì scorso a Strasburgo il Parlamento Europeo ha definitivamente approvato i due testi. Per molti paesi europei la nuova direttiva rappresenta una profonda innovazione. Le nuove misure sugli appalti pubblici prevedono tempi più rapidi per l’approvazione delle gare con una secca diminuzione dei termini minimi per la presentazione delle offerte (da 52 a 32 giorni nelle procedure aperte) e l’uso di sistemi elettronici per lo scambio di documenti fra PA e imprese.
Molti i cambiamenti introdotti.
A partire dalla preferenza per il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa nell’approvazione degli appalti, per fare in modo che i contratti vengano aggiudicati all’impresa capace di garantire il miglior rapporto fra qualità e costo della prestazione, in luogo del semplice sconto sul prezzo a base d’asta.
Inoltre il testo contiene l’allargamento delle deroghe che possono condurre all’assegnazione dell’appalto a trattativa privata rispetto alla regola generale che impone il ricorso a gara formale preceduta da un bando pubblico.
Infine sono presenti l’introduzione di nuove procedure di associazione rispetto alle fattispecie già disciplinate, come la procedura competitiva con negoziazione e i partenariati per l’innovazione tra enti pubblici e privati.
Importante è anche l’altra direttiva sulle Concessioni. Si tratta in questo caso di una delle aree più importanti di attività economiche in cui il mercato unico deve ancora affermarsi.
Dalla sua presentazione questa proposta ha suscitato reazioni controverse: numerose sono state le critiche animate dalla paura di possibili esternalizzazioni e privatizzazioni forzate.
Il testo approvato è semplificato ed equilibrato e intende incentivare la certezza giuridica e la trasparenza, evitando possibili forme di abusi.
La nuova disciplina dovrebbe inoltre garantire un effettivo accesso al mercato di tutti gli operatori economici e particolarmente delle PMI.
Nel far questo non viene in alcun modo intralciata l’autonomia delle autorità pubbliche.
Le amministrazioni pubbliche, infatti, rimangono libere di decidere se e come ricorrere allo strumento delle concessioni e quindi possono stabilire le modalità di organizzazione e gestione dei lavori e dei servizi, con l’obiettivo finale di assicurare un alto livello di qualità, sicurezza e accesso universale ai servizi pubblici.
In questo quadro un successo è stata l’esclusione dal campo di applicazione al settore idrico.
Ci sono poi progressi normativi che accomunano le due direttive laddove si inseriscono importanti clausole e obblighi in materia sociale, ambientale, di diritti alla contrattazione collettiva e sul tema dei subappalti.
In definitiva si tratta di due direttive molto importanti e fondamentali per realizzare un mercato unico equilibrato e rispettoso dei diritti e dei doveri di tutti.
Di quelli dei cittadini europei – che in quanto lavoratori e consumatori hanno bisogno di protezione – ma anche di quelli di tantissime imprese che da oggi possono agire su un mercato dove possa essere bandita la concorrenza sleale. C’è da augurarsi che in fase di implementazione possa aprirsi un positivo confronto con tutti gli operatori pubblici ed economici.
(dalla newsletter di Antonio Panzeri, http://antoniopanzeri.it/htm/)
euro

CAOS DENTRO: CHI HA INCASTRATO L’ITALIA?

In questi giorni seguo i telegiornali e le trasmissioni che parlano di politica: tutti che cercano di giustificare i loro misfatti e le loro mancanze incolpando la fazione avversarie. Si può notare con estrema semplicità il continuo accanirsi sulle colpe del nostro ex Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, mentre osserviamo l’ex maggioranza parlamentare accanirsi senza pietà sulla magistratura italiana, definendola faziosa e sleale se non comunista. Quello che ora mi chiedo: nel nostro Paese bisogna continuare a ribadire quello che hanno fatto o bisogna cominciare a parlare di quello che non hanno fatto? Da anni non fanno altro che metterci in difficoltà con giri di parole, promesse non mantenute, progetti e idee del tutto incostituzionali ( per esempio il noto ” Porcellum” di Roberto Calderoli deputato della Lega Nord, recentemente abolito dalla Corte di Cassazione), di una sinistra dai lati rimasti nella penombra (come esempio il caso di Filippo Penati, l’ex coordinatore della segreteria di Bersani, accusato per presunte tangenti legate alle aree ex Falck e Marelli ) e una destra che da anni ha mirato a fare leggi ” ad personam ” (ad esempio la legge del “legittimo impedimento” del 2010, dove Berlusconi rese legale l’atto di non comparire ai processi giudiziari ).
Ma come siamo arrivati a questo livello?
Io credo che la causa sia il disinteressamento della politica nei confronti di tutti gli italiani e delle persone oneste. Negli anni si è sempre sentito parlare di soldi, evasione fiscale, falso in bilancio, abuso d’ufficio, corruzione finanziaria, finanziamento illecito ai partiti, collutazione con la mafia,e questi sono solo alcuni di quelli che per Costituzione dovrebbero essere considerati reati. Possibile che in anni e anni di politica nessun Governo è riuscito a fare una legge che tuteli i veri diritti della gente comune? Non possono nemmeno andare fieri di cose che rientrerebbero nella prassi (ad esempio anche solo il rispetto della Costituzione). Assolutamente niente di concreto.
Mi riferisco piuttosto agli atteggiamenti avuti da questi ” Signori” che giustificano il loro benestare possibile grazie ai NOSTRI soldi e ai soldi versati da chi per tutta la vita ha lavorato per lo Stato onestamente. Ormai è certo: per anni siamo stati noi a far si che la politica ci escludesse dai loro piani, grazie alle illusioni di un futuro migliore e di manovre fiscali evasive trasformate in ” Miracoli economici”. Ci hanno indotti a un voto apparentemente destinato alla nostra tutela che si è sempre invece rivelato un voto per la loro ” Immunità Parlamentare”. Forse i politici non si ricordano che è il popolo ad essere “sovrano”.
Ma l’informazione dov’è ? La vera informazione, quella dove tutto è trasparente e senza inciuci: non c’è. Se la sono intascata tra di loro insieme ai nostri soldi. E magari ci fosse anche solo uno di loro che abbia le tasche bucate, almeno potremmo coglierli sul fatto!
Superano di poco il centinaio i parlamentari condannati, imputati, indagati e prescritti che siedono le poltrone delle Camere. L’ avvocato di Silvio Berlusconi, Piero Longo, si chiede: “Il Parlamento deve essere la rappresentazione mediana del popolo. Perché dovrebbe essere migliore?”. Io rispondo: perchè tra Imu , Iuc, Tasi, Tares e Canone Rai ci sono queste persone pronte ad arraffarsi il denaro.
Perchè negli ultimi decenni queste persone sono sempre riuscite ad avere il voto e andare in Parlamento ? Non sarà forse che gli elettori di queste persone sono esattamente come loro? Pensiamoci: il caso più noto è quello di Silvio Berlusconi, pluriaccusato di due amnistie,falsa testimonianza P2, falso in bilancio ; prima assoluzione per depenalizzazione del reato (falso in bilancio All Iberian); tre processi in corso (frode fiscale Mediaset, processo Ruby), cinque prescrizioni (Lodo Mondadori, All Iberian, Consolidato Fininvest, Falso in bilancio Lentini, processo Mills). Ormai basta leggere un qualsiasi quotidiano per vedere lo scempio a cui siamo di fronte ogni giorno.
Sempre riguardo Berlusconi: ha sempre vinto le elezione per quasi vent’anni nonostante i suoi palesi tentativi di fuga giudiziaria. Allora il problema è la politica ladra, o sono le persone distratte alla quotidianità dei fatti che permettono attraverso il loro voto di mettere queste persone al Governo? Sarà forse che la maggioranza degli elettori vuole esattamente questo? Io credo di si. Ci sono poi le persone davvero per bene, che hanno famiglia, che faticano per arrivare a fine mese e che sopravvivono con ottocento euro al mese senza evadere un solo centesimo al fisco. Ma queste persone oneste chi le difende? Nessuno.

PILLOLE DI POLITICA: Bipartisan

Bipartisan è un aggettivo che appartiene al nuovo linguaggio politico, e si riferisce a quegli accordi, o a quei provvedimenti legislativi, che sono sostenuti da entrambi gli schieramenti contrapposti. E questo ci porta ad una visione bipolare del mondo politico: una novità di questi ultimi quindici anni nella storia d’Italia.
La nostra democrazia è stata per molti decenni multipolare, con vari partiti che solo dopo le elezioni, e a seguito di trattative spesso laboriose, stabilivano le loro alleanze in Parlamento. Il sistema elettorale era proporzionale: il numero dei parlamentari era in proporzione ai voti raccolti da ciascun partito, e ciò facilitava la frammentazione. Gli anni Novanta, con modifiche al sistema elettorale, hanno portato all’evoluzione verso una democrazia bipolare, più vicina al modello anglosassone: anche se i partiti sono più di due, tende ad imporsi l’idea di due schieramenti alternativi, dove le alleanze sono dichiarate prima delle elezioni. Non ancora bipartitismo dunque, ma già bipolarismo, anche se questo assetto è tuttora oggetto di discussione e non ottiene il consenso di tutti. Quando i due schieramenti contrapposti trovano un accordo, questo viene dunque detto bipartisan: l’aggettivo, com’è facile capire, ci è stato passato pari pari dall’inglese. Nessuno ha nemmeno tentato di italianizzarlo in bipartigiano anche se partigiano è aggettivo e sostantivo presente nella nostra lingua sin dal Quattrocento, e probabilmente all’origine anche del termine inglese: forse bipartisan ci trasmette meglio l’idea di un momento di politica imparziale, meno passionale. Teniamoci dunque bipartisan in omaggio al modello anglosassone, dal quale ci vengono anche altri neologismi politici ormai inestirpabili: alcuni li abbiamo già spiegati, per gli altri ci penseremo nel prossimo futuro!

PILLOLE DI POLITICA: Concussione

La concussione è un reato tipico del nostro ordinamento giuridico penale, la fattispecie consussiva non è presente nella maggior parte degli ordinamenti europei e internazionali (al suo posto troviamo l’estorsione aggravata). La parola concussione deriva dal latino concutere che nel significato originario indica lo scuotere l’albero per far cadere i frutti. I beni tutelati dalla fattispecie sono pubblici (buon andamento e imparzialità della Pubblica amministrazione) e allo stesso tempo anche privati (tutela contro abusi di potere e lesioni della libertà di autodeterminazione). Tra i delitti dei pubblici ufficiali contro la Pubblica amministrazione, la concussione è il reato più gravemente sanzionato. Oggi, a seguito della riforma introdotta dalla l. 6 novembre 2012, n.190, è prevista la reclusione da sei a dodici anni.
È un reato proprio in quanto può essere commesso solo dal pubblico ufficiale o dall’incaricato di pubblico servizio. La condotta incriminata consiste nel farsi dare o nel farsi promettere, per sé o per altri, denaro o un altro vantaggio anche non patrimoniale abusando della propria posizione.
La condotta può esplicitarsi in due differenti modalità: costrizione e induzione.
La costrizione è intesa nel senso di coercizione psichica relativa, cioè essa implica la prospettazione di un male ingiusto alla vittima, la quale rimane tuttavia libera di aderire alla richiesta o di subire il male minacciato.
L’induzione invece si realizza mediante comportamenti di sopraffazione del privato non direttamente riconducibili alla violenza psichica relativa (allusioni, silenzi, metafore) idonee a influire sul processo motivazionale del privato creando uno stato di soggezione psicologica. In questo contesto, la giurisprudenza negli ultimi anni ha creato la figura di “concussione ambientale” che si ravvisa quando il privato è indotto a compiere l’azione, più che da un comprovato comportamento induttivo del soggetto pubblico, dalla convinzione di doversi adeguare a una prassi consolidata, cioè la convinzione che quella dazione o promessa costituiscano i soli strumenti per ottenere un concreto agire degli organi amministrativi.
La legge 6 novembre 2012 n. 190 ha diviso il reato di concussione all’ art.317 del codice penale, il quale al suo interno ingomblava sia la condotta costrittiva che quella induttiva. La consussione cd. costrittiva è rimasta configurata dall’art 317, ma limitatamente al pubblico ufficiale, mentre la cd. concussione per induzione è migrata nel nuovo art. 319 quater.
Il delitto di induzione, questa volta è realizzabile tanto dal pubblico ufficiale quanto dall’incaricato di pubblico servizio, che “abusan­do della sua qualità o dei suoi poteri, induca taluno a dare o promettere indebitamente, a lui o a un terzo, denaro od altra utilità”. Per questo caso si prevede un quadro sanzionatorio che va dai 3 agli 8 anni di reclusione.
Il soggetto passivo secondo l’impostazione originaria del Codice Rocco era solo la pubblica amministrazione; oggi invece, alla luce dei valori costituzionali che pongono l’accento sulla centralità della persona nel sistema giuridico, il soggetto passivo è anche il concusso, privato della propria libertà di autodeterminazione e leso nella sua integrità patrimoniale.
Il pubblico agente “abusa” della propria qualità quando non si limita a dichiararne il possesso, o al limite, a farne sfoggio, ma, per il contesto, l’occasione, le modalità in cui viene fatta valere, essa appare priva di altra giustificazione che non sia quella di far sorgere nel soggetto passivo la sensazione di dover fornire prestazioni non dovute.
L’abuso dei poteri avviene nel momento in cui l’agente li esercita fuori dai casi o al di là dei limiti, stabiliti dalla legge: quando non dovrebbero essere esercitati ovvero quando dovrebbero essere esercitati in modo diverso.
La differenza tra concussione e corruzione, non è sempre facile da delineare Se la dazione o la promessa sono compiute dal privato, in quanto posto in uno stato di soggezione derivante dall’abuso del soggetto pubblico si parla di concussione. Viceversa se i due soggetti liberamente agiscono per un risultato comune, si integra l’ipotesi di corruzione.
Nel caso della concussione il concusso cerca di evitare un danno, mentre nella corruzione cerca di ottenere un vantaggio.
Infine la corruzione ambientale è quel fenomeno per il quale una persona sia convinta che determinati comportamenti, quali la prestazione dell’indebito, siano dovuti da ormai una consolidata prassi popolare utilizzata da tutti e per questo anche se non lecita, “normale”; chiaro che, perché si configuri il reato c’è sempre bisogno che il privato venga indotto da un comportamento del pubblico agente.