Lettera di Natale

Come ormai da tradizione consolidata, anche quest’anno ci ritroviamo a scrivervi una lettera di auguri che sia di buon auspicio per l’ormai imminente 2014. Ma questa volta non sono più i fondatori del GD a scrivere, sono le giovani leve del gruppo! Parecchie cose sono cambiate: Lino Cassese, uno dei due fondatori, è stato eletto segretario del circolo PD di Calusco e Maurizio Brescia, l’altro fondatore, è diventato il suo braccio destro nel Direttivo di circolo.
La candidatura di Lino è stata possibile perché ora siamo quasi in venti e tutti, ma proprio tutti, si stanno dando da fare per far crescere il gruppo, ognuno a modo proprio e secondo le proprie possibilità.

Ricapitoliamo un po’ questo 2013: ci siamo lasciati a dicembre 2012 carichi di speranze dopo la vittoria di Bersani alle primarie, poi una serie di mosse sbagliate ed errori indecenti durante la campagna elettorale non ci hanno dato una maggioranza abbastanza grande da poter governare. Ed eccoci alla storia dei 101, alle larghe intese, alle farneticazioni di Grillo…tutto sembrava andare allo sfascio. Tutto il lavoro, gli sforzi investiti in questo PD sembravano sprecati. Tutti abbiamo pensato di smettere, che non ne valesse davvero la pena, che noi anche nel nostro piccolo non potessimo fare niente per il nostro Paese. Ma poi ci siamo fatti forza, e tutti insieme siamo andati avanti. Abbiamo creato sempre più momenti per conoscerci meglio, per farci diventare amici, oltre che compagni di partito. Abbiamo partecipato alla celebrazione del 25 aprile, abbiamo cercato di farci conoscere dalla cittadinanza e di far vedere a tutti che noi esistiamo e resistiamo!
Poi a maggio, dopo aver finito la stagione sul nostro sito, ci siamo concentrati sui preparativi della Festa Democratica di Carvico, che si è svolta a luglio. Ogni sera abbiamo fatto del nostro meglio per servire più di ottanta tavoli, e il cibo squisito ci ha dato anche la forza di occuparci per molte sere del controllo notturno.
Dopo la rigenerante pausa estiva, ci siamo ritrovati a settembre ancora più numerosi. Abbiamo deciso di occuparci di più di politica, ponendo particolare attenzione al livello locale, perché, anche impegnandosi, non si possono non vedere le mancanze della nostra amministrazione, sia nei fatti che nelle parole!
Gli ultimi due mesi poi sono stati caratterizzati dalle molto discusse primarie per la segreteria del PD. Abbiamo volantinato, abbiamo creato un bel manifesto che ha fatto il giro dell’Isola, e ci avete potuto trovare al seggio. Renzi è il nostro nuovo segretario, speriamo che non deluda le aspettative visto l’ampio consenso ricevuto sia dagli iscritti che dai non iscritti.
E poi la ciliegina sulla torta di quest’anno sono state le parole di Civati, che ha proposto un “modello Calusco” per tutti i circoli. Che onore!
E tra una rubrica ed un articolo, tra gli incontri con le associazioni di Calusco e un consiglio comunale, siamo già arrivati a fine anno!

Grazie a tutti coloro che ci sostengono tutti i giorni e ci guidano verso la vera democrazia; grazie a voi che ci seguite assiduamente, ci spronate e ci criticate. Speriamo che il 2014 sia un anno ancora migliore, ricco di soddisfazioni!
Noi osiamo sapere ma soprattutto osiamo festeggiare, e voi?

I GD di Calusco

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CEMENTO SOTTO L’ ALBERO: Il regalo di un’ amministrazione senza idee.

CEMENTO SOTTO L’ ALBERO

Il regalo di un’ amministrazione senza idee 

Il 25 settembre 2013, senza troppo attirare l’ attenzione, è stato approvato in via definitiva il progetto per il piano attuativo “SVILUPPO URBANISTICO AT/P1 RIVALOTTO” della zona Rivalotto. Quest’ultimo consiste nella realizzazione di una nuova zona industriale su una superficie di circa 43’000 metri quadrati di cui circa un quarto verrà destinato ad aree verdi, parcheggi e viabilità mentre i restanti tre quarti alla realizzazione di uffici ed unità produttive.

Ad essa verrà collegato un nuovo asse urbano che congiungerebbe la Rivierasca con l’incrocio tra via Vittorio Emanuele e via Marconi. Nel progetto iniziale, la strada sarebbe dovuta passare sul territorio di Solza dal momento che il territorio caluschese, occupato da residenze, non ne permetteva il passaggio. Però Solza ha rifiutato, fin dall’inizio, il permesso al comune di Calusco di costruire in tale sito, quindi si è dovuto ricorrere ad un’alternativa: scavare sotto le abitazioni esistenti sul territorio caluschese creando un enorme galleria sotterranea che si ricollegherebbe alla Rivierasca. Il costo di tale opera è stato stimato di circa 10 milioni di euro (da preventivo iniziale) di cui 2 milioni e 200 mila euro saranno pagati da Italcementi secondo un accordo con la vecchia amministrazione risalente al 2005. Altri fondi (circa 1 milione di euro) saranno garantiti dalla nuova tassa di urbanizzazione, pendente sulla società costruttrice, relativa alla realizzazione del nuovo complesso industriale in zona Rivalotto.

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Facendo un paio di conti risulta evidente che mancano ben 6 milioni e 800 mila euro per raggiungere la quota stimata necessaria. La domanda sorge spontanea: dove andiamo a prendere questi soldi? Inoltre è veramente necessario spendere una così ingente somma di denaro per questo progetto? Per rispondere a questa domanda bisognerebbe analizzare tutti i benefici e gli svantaggi che ne conseguono.

La giunta comunale ha più volte sostenuto che un nuovo asse stradale ridurrebbe il traffico veicolare e l’inquinamento al centro del paese. Tuttavia, non si riesce a capire come una strada ed una zona industriale in più possano portare a questo risultato. Anzi, caricando di nuove industrie la zona sud, il traffico e l’inquinamento verrebbero addirittura aumentati a causa di un maggior flusso di persone e merci. E poi, nella stessa zona sono presenti alcune zone industriali dismesse: Camet e Repla. Non sarebbe quindi una scelta amministrativa più intelligente, sensata e meno dispendiosa procedere con il restauro e la bonifica di queste, che ci sono già, invece di costruirne di nuove? In più non ci sono garanzie che il progetto venga realizzato per intero e nei tempi stabiliti (che sono già piuttosto lunghi). E’ molto più probabile invece, che venga realizzata solo la zona industriale e solo il tratto di tangenziale adiacente. Non avendo a disposizione immediatamente almeno la metà dei fondi, è inevitabile che i lavori si fermino presto e otterremo soltanto una zona industriale servita da una tangenziale a fondo chiuso. Quando è stato approvato il progetto originario, una parte della popolazione di Calusco si è sollevata ed ha raccolto un cospicuo numero di firme contro l’effettiva realizzazione. Nonostante le firme presentate costituissero un elemento unicamente consultivo, cioè non fondamentale ai fini decisionali, la vecchia amministrazione ha deciso di non procedere con il progetto rispettando così la volontà degli abitanti. Al tempo erano esclusivamente la Provincia di Bergamo e Italcementi coloro che avrebbero pagato tutto, così il progetto sarebbe risultato a costo quasi pari a zero per il Comune di Calusco. Successivamente la Provincia, per mancanza di fondi, ha revocato il proprio sostegno economico. E’ rimasto dunque solo il comune di Calusco a sostenere il progetto, accollandosi così una spesa insostenibile. Perché tanta insistenza? Che cosa deriva da questo progetto che sta così a cuore alla nostra amministrazione e il cui vantaggio per la popolazione noi non vediamo? Deve essere un motivo veramente valido per poter giustificare un progetto anacronistico basato sulla cieca ed ottusa cementificazione di un’area verde a ridosso del Parco Adda Nord. Forse la nostra amministrazione non si è ancora accorta che da qualche decennio a questa parte il concetto di sviluppo è cambiato. Non si tratta più di un incontrollato sfruttamento del territorio, ma di qualcosa di più lungimirante che tenga conto delle problematiche ambientali che ormai riguardano i paesi di tutto il mondo. La vera sfida di oggi e di domani è trovare un equilibrato compromesso fra crescita e ambiente. Questa è l’idea di sviluppo sostenibile che noi giovani vorremmo venisse lasciata in eredità alla nostra generazione e a quelle future. Quella di cui ci sta dando prova la nostra Amministrazione invece, qual è?

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CAOS DENTRO: LA DIFFICOLTA’ DI ESSERE UN IMMIGRATO

Parlando di italiani, qualcuno mi sottopose, circa 25 anni fa, il seguente indovinello: «una madre italiana ha dato alla luce un bambino. Come farà questa a sapere quale mestiere farà suo figlio?» «Non lo so» risposi. «È molto semplice. Lo lancia contro il muro. Se piange farà il cantante, se si attacca il muratore».
Penserete senza dubbio che questa barzelletta sia xenofoba. A prima vista,in effetti, lo è, ma per me si esprime in modo umoristico qualcosa che in parte è vero: gli italiani in Francia si sono mostrati sia lavoratori che artisti. Non mi soffermo sui figli di immigrati che sono diventati famosi cantanti (Serge Reggiani), attori (Fabrice Luchini), insegnanti, avvocati, architetti, prefetti della Repubblica Francese (Cécile Pozzo di Borgo), ministro del Granducato di Lussemburgo (Mars di Bartolomeo) o, ancora, sindaco di Volmeranges (Raymond Locatelli), ma i padri della maggior parte di essi sono stati i primi operai, bravi operai edili in particolare. Molti sono arrivati in Francia dopo la prima Guerra Mondiale per costruire la Linea Maginot. Poi ovviamente c’erano le miniere e la siderurgia. Al loro arrivo, essi erano generalmente poco accettati dalla popolazione locale. Io non vi ripeto altro che quello che ho sentito dire a proposito del modo in cui questo è stato vissuto a Volmeranges: «In chiesa, noi donne “ritals” non avevamo il diritto di sederci davanti, dovevamo rimanere dietro la “madame” del paese» mi ha confessato Lucia con ancora un po’ di amarezza. «Gli italiani? Litigavano spesso e tiravano fuori il coltello facilmente» mi ha detto Marie-Louise con un brivido di  disapprovazione.
I primi che arrivarono, alloggiarono in abitazioni costruite per loro dai padroni delle fabbriche in cui lavoravano. Le famiglie erano ammassate insieme e invece di confondersi con gli autoctoni fu inevitabile che le case degli operai divennero un piccolo ghetto, enclavi straniere sul suolo francese. Quando sono arrivato a Volmeranges, nel 1962, c’era ancora una forte rivalità tra i bambini del “villaggio“ e quelli della “colonia” (ossia coloro che sono venuti a colonizzare la Francia!), rivalità che ha portato a battaglie campali condotte a colpi di bastone e pietre che si è, fortunatamente, dissolta con la nuova generazione della tv e dei videogiochi. Un altro esempio: nel 1989, durante la campagna elettorale, M. Brun, che probabilmente era italiano, mi apostrofò così: «Che cosa farai per noi eh? Niente! Il vostro comune è sempre per la gente del villaggio che non ha niente a che fare con noi, qui, alla “colonia”, saremo sempre emarginati».  (Poi gli abbiamo dimostrato quanto si sbagliava!). Anche lo stesso Raymond Locatelli è stato considerato da alcuni italiani come un traditore, passato dalla parte della borghesia, abitante del villaggio. Dall’altra parte resistevano ancora i pregiudizi da parte di molti vecchi abitanti del paese nei confronti degli italiani.
Ecco gli ostacoli alle buone relazioni e all’integrazione. Ma se ci fossimo fermati lì, l’immigrazione italiana avrebbe finito per essere, come gli africani oggi, un grave problema sociale. Tuttavia, la popolazione di origine italiana, nonostante le difficoltà iniziali, ha finito per essere assorbita fino a divenire invisibile dentro la società francese. Così, le ultime associazioni di italiani,  un tempo numerose, sono quasi scomparse (ma non il nostro gemellaggio!). Come si è fatto? Il modo più semplice, credo, è stato che gli immigrati italiani hanno capito che i loro discendenti avrebbero passato la loro vita in Francia e che non sarebbero più tornati nel loro paese. Un segno che non manca mai: hanno smesso di parlare italiano ai loro figli, pensando che sarebbe stato un handicap per loro, alcuni hanno addirittura tolto la lettera finale al loro nome in modo che suonasse come francese.
Si deve riconoscere che vi erano alcuni fattori che promossero l’integrazione: la stessa religione e la stessa chiesa, l’unica del paese. E poi gli italiani non sono venuti in Francia che solo con la forza delle loro braccia. Essendo altamente politicizzati, hanno dapprima svolto un ruolo importante nelle lotte sindacali, insieme a tutti i lavoratori, spesso come leader. E dovete sapere che in molte città essi furono all’origine della creazione di cori, bande, orchestre e squadre di calcio. Oggi, nessuno in Francia immagina di fare battute xenofobe sugli italiani. Ora vi sono  altri immigrati di cui alcuni francesi (non necessariamente “nativi” essi stessi) hanno paura che ci “colonizzino”. Ma questo caso è molto più grave perché, per ora, non se ne vede la soluzione. Per saperne di più sulla emigrazione italiana, leggete questo: http://cahiersdugretha.u-bordeaux4.fr/2010/2010-13.pdf
 
 
 

PILLOLE DI POLITICA: Speciale Economia

La disoccupazione ha sempre costituito un problema per economisti e politici, a causa delle situazioni di malessere sociale che provoca.

Il tasso di disoccupazione è il rapporto tra persone in cerca di lavoro e forza lavoro. La forza lavoro indica la parte di popolazione residente che si trova nelle condizioni di poter svolgere un’occupazione: sono quindi esclusi dalla forza lavoro coloro che per motivi di età o condizioni fisiche non hanno oggettivamente la possibilità di lavorare. Calcolando in questo modo il tasso di disoccupazione si ritiene di offrire un indicatore più significativo delle condizioni del mercato del lavoro: infatti se il tasso venisse calcolato rapportando tutti i disoccupati all’intera popolazione, verrebbero comprese nel numeratore del rapporto anche quelle persone senza occupazione ma che non cercano attivamente lavoro e quindi si creerebbe una sovrastima della disoccupazione. Al contrario lasciando al denominatore tutta la popolazione residente si avrebbe una sottostima, dato che neonati e ultraottantenni certamente non possono costituire una base cui rapportare i disoccupati.

La disoccupazione è strettamente legata all’andamento dell’economia: se il sistema produttivo lavora ad un ritmo inferiore a quello corrispondente al massimo potenzialmente raggiungibile è evidente che la forza lavoro necessaria per colmare il divario resta inutilizzata. Quanto più ampio è questo gap tanto più elevata sarà la disoccupazione: dato che il gap oscilla in base all’andamento dell’economia, che è ciclico, in questo caso si parla di disoccupazione ciclica.

Ma quando l’economia si esprime al suo massimo potenziale la disoccupazione si azzera? La risposta è no, in quanto esistono altri due tipi di disoccupazione, quella frizionale  (dovuta ai tempi “tecnici” di incontro tra lavoratori e aziende) e quella strutturale (è il caso di quella che interessa i lavoratori con scarsa qualifica). Il tasso di disoccupazione corrispondente al livello massimo possibile di produzione viene detto tasso naturale di disoccupazione, dato che disoccupazione frizionale e strutturale non sono eliminabili.

Il vero problema della disoccupazione non risiede solamente nel suo effetto reale che tutti possiamo riscontrare, molti economisti costruendo le loro teorie prendono per vera l’ipotesi che nel mondo vi sia piena occupazione o che il mercato libero autonomamente la raggiunga. Tale assunto può essere utilizzato benissimo al fine di semplificare staccandosi dalla realtà o si dovrebbero fare modelli e teorie che si basano sui fatti concreti rendendo gli studi esponenzialmente più complicati e difficili da concretizzare.

CAOS DENTRO: AL BUIO

Alcuni giorni il mondo mi sembra completamente immobile. Guardo la gente camminare, affaccendarsi con i problemi quotidiani, eppure non percepisco nulla in quei passi, in quei gesti diventati ormai quasi una routine, nessun sentimento, nessun vigore. Solo vuoto, come se il movimento non ci fosse affatto, come se fossi di fronte ad un palcoscenico su cui sono stati disposti freddi manichini, e non esseri viventi. I riflettori illuminano crudamente la scena con la loro luce bianca, evidenziando ancora di più quella stasi inanimata già così chiara ai miei occhi.

Alcuni giorni ogni incontro, ogni contatto mi appare così astratto che non posso fare a meno di chiedermi se sia reale o no. Lo sguardo che si è fissato dentro il mio, le parole che ho udito, la spalla che ho toccato, la mano che ho stretto, mi domando se siano esistiti davvero o se siano stati solo il frutto di qualche volo impalpabile del pensiero. È come se fossi bloccata in quella fase del dormiveglia dove sogno e realtà si toccano e si confondono, indistinguibili e sfuggenti, sospesa in un limbo dai vaghi confini.

Alcuni giorni ciò che mi circonda mi sembra irraggiungibile, estraneo, come se si trovasse su un diverso piano di esistenza rispetto a quello dove sono io. È come se lo guardassi con le mani appoggiate sulla superficie liscia e fredda, dall’altra parte dello specchio. È così vicino da spingermi a pensare che basterebbe allungare un braccio per poterlo toccare, per dissipare ogni assillante dubbio, ma quando poi lo faccio tutto ciò che le mie dita incontrano sono una barriera invisibile e immagini bidimensionali che mi lasciano nell’incertezza.

In quei giorni finisco poi per chiedermi se quel senso di straniamento in realtà non sia altro che una mia proiezione, piuttosto che uno stato del mondo che mi circonda. In fondo quello continua il suo camminino, va avanti nel suo eterno moto, nonostante il distacco, il freddo, il buio. Io invece rimango ferma, congelata dalle mie insicurezze e dalla mia apatia, in balia del vuoto che dalla mia mente sconfina senza limiti determinati nella realtà che ho di fronte.

In quei giorni la testa non smette mai di girare, così velocemente da farmi dimenticare il suono del cuore che batte, e io mi ritrovo così, stordita, combattuta tra l’insofferenza e il bisogno di continuare a lottare contro l’inutilità che avvelena il respiro. L’inutilità di certi commenti, di certi gesti, di interi momenti. Uno spreco di parole, energie, tempo, uno spreco in cui a volte mi sento affogare senza possibilità di scampo.

In quei giorni vorrei solo chiudermi in una stanza, con la luce spenta, la musica di sottofondo, e dimenticare per un po’. Dimenticare il prezzo e i sacrifici, il peso e le responsabilità, le difficoltà e le sconfitte. Dimenticare quello che tutti siamo costretti ad affrontare giorno dopo giorno e che io spesso non mi sento in grado di sopportare. Dimenticare che ogni scelta sofferta, ogni gesto ha delle conseguenze inevitabili e che dopo ogni salita ce n’è sempre un’altra ad aspettarci. Vorrei lasciare che il tempo si fermasse e che il buio inghiottisse tutto, per ritrovare la vita come pura essenza, per ricordarmi che il mio cuore batte, che io respiro, che sono viva, e che al di là delle apparenze non c’è una lenta tortura ma una meravigliosa realtà.

Eppure in ognuno di quei giorni, invece di rinascere, mi sento cadere, affondare sempre di più, inseguendo un miraggio. Continuo a camminare al buio, cercando quella stanza che potrebbe ridarmi la serenità, senza mai trovarla. Seguo quella musica lieve, sul filo del rasoio tra concretezza e follia, senza però riuscire a capire da quale direzione proviene. Vado avanti, respiro dopo respiro, incapace di decidere se ne vale davvero la pena, come se non mi restasse altro se non alzare gli occhi e sentire la nostalgia alla vista del cielo, tra le tenebre, sul fondo dell’abisso. E il mantra si ripete, ancora e ancora. Oggi sto male, ma domani andrà meglio. Oggi sono al buio, ma domani rivedrò la luce.

PILLOLE DI POLITICA: L’ESITO

Ieri, domenica 8 dicembre, si sono svolte le tanto attese primarie per l’elezione del segretario nazionale del Partito Democratico. Ha vinto con ben il 67,8% delle preferenze MATTEO RENZI, che si aggiudica la segreteria nazionale superando ampiamente GIANNI CUPERLO, fermo al 18%, e PIPPO CIVATI al 14,2%. Il nuovo segretario, che prende il posto di Epifani (segretario provvisorio dopo le dimissioni di Bersani), non dovrà affrontare nessun ballottaggio all’Assemblea Nazionale avendo superato senza difficoltà il 50% +1 dei voti.
Rispetto alla Convenzione Nazionale del 17 novembre in cui erano chiamati al voto solo gli iscritti è interessante notare che il sindaco di Firenze già vincitore con il 46,7% abbia confermato la sua leadership anche nelle primarie aperte ai non iscritti. Gianni Cuperlo, invece, al 38,4% tra gli iscritti scivola al 18%, mentre Civati, soprattutto grazie al confronto televisivo che l’ha visto uscire vincitore fra gli spettatori, ha guadagnato circa il 5% rispetto alla Convenzione, sfiorando addirittura il secondo posto a livello nazionale.

La neo nominata squadra di Renzi è composta da 7 donne e 5 uomini con un’età media di circa 35 anni. Questa la squadra: Luca Lotti va all’organizzazione, Stefano Bonaccini agli Enti locali, Filippo Taddei responsabile Economia, Davide Faraone a Welfare e Scuola, Fracnesco Nicodemo alla Comunicazione, Maria Elena Boschi alle riforme, Marianna Madia al Lavoro, Federica Mogherini all’Europa, Deborah Serracchiani alle Infastrutture, Chiara Braga all’Ambiente, Alessia Morani alla Giustizia, Pina Picierno alla Legalità e Sud, e Lorenzo Guerini portavoce della segreteria.

Facciamo i migliori auguri al nuovo segretario e a tutta la sua squadra, speranzosi di vedere finalmente una nuova stagione politica e un PD sempre più compatto.

PILLOLE DI POLITICA: PRIMARIE 8 DICEMBRE 2013

Domenica 8 dicembre avrà luogo l’elezione del nuovo segretario nazionale del Partito Democratico! Come di consueto, il Partito utilizzerà il metodo delle primarie che, in questa occasione, sono aperte a tutti, cioè sia agli iscritti che ai non iscritti. Domenica 17 novembre gli iscritti hanno già espresso la propria preferenza tra i quattro candidati che si erano presentati; il meno votato, Gianni Pittella con il 5,7% dei voti, ha dovuto abbandonare la corsa alla segreteria. Così, come da statuto, i candidati sono massimo tre: GIANNI CUPERLO, MATTEO RENZI  e GIUSEPPE (PIPPO) CIVATI. Il voto degli iscritti ha conferito a Renzi il maggior numero di voti, che rappresentano il 46,7% , seguito da Cuperlo al 38,4% ed infine da Civati al 9,2%. Tutto però è ancora in gioco, il risultato può essere facilmente ribaltato alle primarie di domenica!

Votare è semplice: chi intende partecipare al voto deve recarsi alla sede PD del proprio COMUNE DI RESIDENZA (a Calusco d’Adda si vota nella sede di via Vittorio Emanuele 277) e presentarsi con un documento d’identità; gli iscritti devono portare anche la propria tessera. Prima di votare a ciascuno verrà richiesto registrarsi all’Albo degli elettori del PD e di firmare la normativa sulla privacy. Poi basterà barrare la lista del candidato che si vuole sostenere sulla scheda che verrà consegnata dagli scrutatori.  Hanno diritto di voto i cittadini e gli elettori che, all’8 dicembre, hanno compiuto il sedicesimo anno di età. I non iscritti sono tenuti a versare la quota di due euro, la quota non è invece necessaria da parte degli iscritti al partito. C’è anche la possibilità di registrarsi online entro le ore 12 del 6 dicembre.

I ragazzi tra i 16 e i 18 anni, gli studenti e i lavoratori fuori sede sono OBBLIGATI  a registrarsi online per poter votare. Per chi sceglie di versare online la quota è di €2.50 per coprire i costi commissione dei servizi di pagamento elettronico e accedere per un mese alla piattaforma PDlive con abbonamento a Europa e L’Unità.

Gli immigrati possono votare, se in possesso di regolare permesso di soggiorno o richiesta di rinnovo, esibendo carta di identità o permesso di soggiorno o richiesta di rinnovo, esclusivamente nel seggio a loro dedicato che troveranno visitando la pagina Trova seggio su primariepd2013.it e individuando tra i seggi del proprio comune di residenza quello destinato agli immigrati. Se l’immigrato dovesse trovarsi in una provincia diversa da quella del domicilio/residenza abituale, ha le stesse opportunità previste per gli studenti e lavoratori fuori sede.

I malati ricoverati in ospedale o impossibilitati a muoversi in casa che intendano votare alle primarie, possono chiamare il Coordinamento Provinciale PD di riferimento che provvederà ad istituire un seggio speciale itinerante apposito per permettere loro il voto.

Possono partecipare anche gli elettori registrati all’AIRE che alla data dell’8 dicembre 2013 abbiano compiuto 16 anni di età e che, prima di esprimere il proprio voto, si siano registrati all’Albo degli elettori e delle elettrici delle primarie. Possono votare all’estero, considerati come fuori sede, coloro che l’8 dicembre 2013 si trovino lontano dal luogo di residenza (militari in missione, personale del corpo diplomatico e consolare, studenti Erasmus, ricercatori universitari all’estero, cittadini italiani residenti temporaneamente all’estero). Per poter votare dovranno dare informazione scritta alla Commissione di ripartizione, che a sua volta informerà il Comitato, quindi basterà recarsi direttamente al seggio più vicino con un documento valido di riconoscimento.

Vi ricordiamo inoltre che NON ci sarà il BALLOTTAGGIO! Quindi se uno dei candidati raggiunge il 50% +1 dei voti sarà automaticamente segretario. Se invece nessun candidato raggiungerà il 50%+1 dei voti sarà l’Assemblea Nazionale ad eleggere il segretario, attraverso un ballottaggio tra i primi due, e da statuto il voto sarà segreto. L’Assemblea Nazionale è stata composta attraverso la convenzione del 17 novembre, in proporzione alla percentuale dei voti.