IL FILO DI ARIADNE

Natura! Ne siamo circondati e avvolti – incapaci di uscirne, incapaci di penetrare più addentro in lei. Non richiesta, e senza preavviso, essa ci afferra nel vortice della sua danza e ci trascina seco, finché, stanchi, non ci sciogliamo dalle sue braccia. […]. Viviamo in mezzo a lei, e le siamo stranieri. Essa parla continuamente con noi, e non ci tradisce il suo segreto. Agiamo continuamente su di lei, e non abbiamo su di lei nessun potere.”
(J. W. Goethe, Frammento sulla natura)

Una questione che ai giorni nostri è diventata ormai pressante, e la cui urgenza va sempre più aggravandosi, è quella della tutela dell’ambiente e dello sfruttamento sregolato che da anni interessa le risorse del nostro pianeta. “Buco nell’ozono”, “effetto serra”, “riscaldamento globale”, “scioglimento dei ghiacciai”, sono tutti termini che riassumono problematiche oramai note a chiunque. Ne sentiamo parlare in televisione e suoi giornali, sono i temi di molte conferenze e ricerche in tutto il mondo. Inoltre, soprattutto negli ultimi anni, sono stati associati alle catastrofi ambientali che hanno colpito diverse zone della terra, le più recenti delle quali l’alluvione che ha devastato le Filippine e quella che ha colpito la Sardegna, ma se ne potrebbero nominare molte altre. Si tratta di episodi dalle cause e dalle dimensioni diverse, ma che hanno comunque un denominatore comune che non può essere ignorato: in tutti i casi le tragedie sono il risultato di un uso incontrollato delle risorse terrestri, sia a livello di sfruttamento del suolo sia, più in generale, di inquinamento.

La questione ha radici profonde, che oltrepassano il sistema economico e sociale attuale e affondano direttamente nella natura umana. Infatti, una delle più radicate aspirazioni dell’umanità è forse quella di riuscire a controllare la natura e le sue forze e poterla sfruttare appieno per il proprio vantaggio. Nel corso dei secoli, fin dai tempi più antichi, l’uomo non ha fatto altro che tentare di appropriarsi dei mezzi e delle conoscenze necessari a questo scopo, raggiungendo a volte risultati davvero sorprendenti. Eppure, in questo nostro progredire, abbiamo perso la cosa più importante: il contatto con il nostro pianeta e quella sensibilità fondamentale per poter vivere in armonia con esso. Come scriveva Goethe, siamo ormai “stranieri” e “avvolti” in una natura che non sappiamo comprendere né tanto meno controllare. Nonostante tutti i nostri progessi, “non abbiamo su di lei nessun potere”, le calamità naturali che così facilmente spazzano via tutto quello che siamo in grado di costruire sono solo l’esempio più eclatante di questa scomoda verità. Alla fine è ancora la Natura a controllare e dominare le nostre vite, e non viceversa.

Posti di fronte a questa realtà, non dovremmo magari iniziare a chiederci se esiste un’altra via, un altro modo di convivere con la forza distruttrice e creatrice di cui noi stessi siamo parte? Forse è giunto il momento di iniziare a pensare in maniera diversa, non solo per risolvere i problemi ormai inevitabili che dobbiamo affrontare fin da ora, ma anche per dar vita a una nuova mentalità che ci permetta di recuperare l’equilibrio e il contatto perduti. L’obbiettivo non deve essere più il controllo, ma il saper ascoltare quello che la natura ci dice e tentare di carpire quel “segreto” che nascondono le sue continue parole.

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