CAOS DENTRO: GLOBAL WARMING SI’ O NO?

Cambiamento climatico, effetto serra, scioglimento dei ghiacciai, etc. Quante volte abbiamo sentito ripetere questi paroloni? I media, da qualche anno a questa parte, li citano in continuazione e non mancano i numerosi e accesissimi dibattiti sul tema! A volte però, le informazioni ci giungono solo parzialmente o in maniera imprecisa e poco chiara tanto che è difficile farsi un’idea su quale sia realmente la situazione.

Che il clima mondiale sia in continuo cambiamento a causa dell’attività umana sul pianeta è ormai cosa ben nota a tutti. Così come ognuno di noi avrà ormai intuito dagli articoli sui giornali e trasmissioni televisive, che questi cambiamenti sono motivo di grande preoccupazione di tutti gli stati e governi del pianeta.

Quello che però non è sempre chiaro è quanta responsabilità le attività umane effettivamente abbiano su questi fenomeni. A questo proposito troviamo le opinioni più disparate di scienziati piuttosto che politici: c’è chi dice che è in gran parte colpa dell’uomo se il clima sta cambiando e chi dice che si tratta del corso naturale della storia, poiché un lieve aumento delle temperature si era registrato anche negli anni precedenti alla rivoluzione industriale; chi sostiene che il riscaldamento globale avrà conseguenze catastrofiche e chi sostiene che non c’è nulla di cui preoccuparsi. A chi credere? Prima di rispondere a questa domanda cerchiamo di capire da dove vengono le informazioni, le analisi, e le statistiche riguardanti inquinamento, riscaldamento globale e loro connessione.

I rapporti sui cambiamenti climatici vengono pubblicati dall’ IPCC Intergovernmental Panel on Climate Change. Si tratta di un gruppo intergovernativo di esperti fondato nel 1988 dalle Nazioni Unite per fornire ai governi una valutazione tecnica e qualificata su come il clima sta cambiando e perché. Le centinaia di studiosi che ne fanno parte vengono nominati quasi tutti dai rispettivi governi (la percentuale più alta di autori proviene dagli U.S.A. e dal Regno Unito) e il loro lavoro è coordinato da una segreteria che ha sede a Ginevra. Ne consegue che l’IPCC è un organismo formato da persone con punti di vista molto diversi sui cambiamenti climatici e anche sul valore stesso del gruppo.

Gli autori si dividono in tre gruppi di lavoro: uno sulla scienza fisica, uno sull’adattamento ai cambiamenti climatici e uno sul loro contenimento. Il gruppo di lavoro I analizza gli aspetti fisici del clima e dei suoi cambiamenti basandosi su: tassi di inquinamento in atmosfera, cambiamenti di temperatura dell’aria, Terra e oceani, velocità di innalzamento dei livelli dei mari e di scioglimento dei ghiacciai. Il gruppo II, invece verifica un’eventuale connessione tra attività umana e cambiamenti climatici per poi illustrare le conseguenze positive e negative di un clima più caldo e le possibilità di adattamento a questo. Infine, il gruppo di lavoro III individua le strategie per il contenimento dell’emissione di gas serra in atmosfera fornendo indicazioni di comportamento ai vari governi.

In passato sono stati pubblicati solo quattro rapporti: 1990, 1995, 2001 e 2007. Il quinto e attesissimo verrà pubblicato in capitoli fra il 2013 e il 2014 (il rapporto del gruppo di lavoro I è già stato pubblicato a fine settembre). Il quinto rapporto sarà il primo ad essere pubblicato dopo la scoperta che, nonostante l’aumento inesorabile delle emissioni di anidride carbonica, negli ultimi quindici anni il rialzo delle temperature globali è molto rallentato rispetto ai decenni precedenti.

Dal secondo rapporto del 2007, emerge chiaramente che dal 1850 le temperature medie globali sono aumentate di 0,76°C per decennio. Negli ultimi decenni il riscaldamento si è intensificato e nella zona artica cresce addirittura a velocità doppia con tutte le conseguenze del caso. Il riscaldamento globale, dice il rapporto, è quindi un fatto inequivocabile, e gran parte degli aumenti di temperatura riscontrati nel Novecento sono molto probabilmente dovuti all’aumento dei gas serra prodotti dall’uomo. Nel nuovo rapporto pubblicato dal gruppo I queste convinzioni escono rafforzati, ma esso contiene anche una novità! Nonostante ognuno degli ultimi tre decenni sia stato più caldo del precedente e il trend di lungo periodo dagli anni 50 dell’Ottocento mostra un progressivo aumento delle temperature, il tasso medio di riscaldamento tra il 1970 e il 1998 è stato di 0,17°C per decennio, mentre tra il 1998 e il 2012 è stato appena di 0,04°C. Questo rallentamento dell’innalzamento delle temperature è il più sorprendente perché coincide con una quantità di anidride carbonica nell’atmosfera pari a 400 ppm, il livello più alto mai registratosi.

Secondo alcuni studiosi questo dipenderebbe dal fatto che gli oceani assorbono più calore di quanto si pensasse in passato. Altri pensano che c’entri l’effetto raffreddante degli aerosol, piccole particelle rilasciate dalle eruzioni vulcaniche o dall’inquinamento industriale che riflettono il sole. Secondo la teoria più contestata il clima non sarebbe così sensibile alle emissioni di anidride carbonica come si pensava. Anche se questa teoria fosse confermata, tutti i modelli climatici usati dall’IPCC per l’ultimo rapporto evidenziano che se le emissioni di gas serra continueranno ai ritmi attuali, entro la fine del secolo sarà superata la soglia dei 2°C di riscaldamento rispetto ai livelli preindustriali, il che provocherebbe cambiamenti climatici pericolosi.

In conclusione, aldilà di quello che media e governanti vogliono farci credere, il riscaldamento globale è un fatto reale da non sottovalutare, indipendentemente da quale sia la sua causa. Inoltre, se anche l’attività umana non è l’unica causa di questi cambiamenti, sarebbe comunque bene che i governi e i singoli cittadini prestino più attenzione a questo aspetto in modo da ridurre il più possibile il proprio impatto sul pianeta.

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