PILLOLE DI POLITICA: PORCELLUM

Con il termine “porcellum” si indica la legge n. 270 del 21 dicembre 2005. E’ la legge che attualmente in Italia disciplina il sistema elettorale. È stata formulata principalmente dall’allora Ministro per le Riforme Roberto Calderoli che, a seguito delle numerose modifiche introdotte durante l’iter parlamentare, la definì «una porcata» in un’intervista televisiva. Infatti ci sono stati moltissimi emendamenti, ossia richieste di modifica del testo; ogni emendamento doveva essere approvato da tutte e due le Camere, quindi ci è voluto molto tempo per definire una legge che è risultata insoddisfacente. Voluta da Silvio Berlusconi, la legge prevede un sistema maggioritario per Camera e Senato e sostituisce la precedente legge Mattarella (detta anche “mattarellum”) del 1993 che si basava su un sistema proporzionale. Il mattarellum permetteva all’elettore di indicare delle preferenze nella scelta di deputati e senatori, mentre ora l’elettore può solo votare le liste di candidati. L’elezione dei parlamentari dipende quindi completamente dalle scelte e dalle graduatorie stabilite dai partiti. Per cercare di essere più chiari possibile, ci limitiamo ad analizzare cosa succede in generale, senza tener conto delle province a Statuto Speciale né della Circoscrizione Estero.

Quando si presentano i simboli elettorali, la legge prevede l’obbligo, per ciascuna forza politica, di depositare il proprio programma e di indicare il proprio capo. Prevede inoltre la possibilità che più liste si raggruppino in coalizioni. Il programma e il capo della forza politica, in caso di coalizione, devono essere unici e colui che viene designato si chiama Capo della Coalizione. Per ottenere seggi alla Camera, ogni partito o lista deve ottenere almeno il 4% dei voti nazionali mentre le coalizioni devono ottenere almeno il 10%. Le liste collegate a una coalizione che abbia superato la soglia minima partecipano alla ripartizione dei seggi se superano il 2% dei voti; partecipa inoltre alla ripartizione il primo partito al di sotto di questa soglia all’interno della stessa coalizione (il cosiddetto miglior perdente). Il primo partito o coalizione per numero di voti validi ottiene il premio di maggioranza, ossia gli è garantita la maggioranza assoluta della Camera, senza sbarramento, cioè il premio viene assegnato al primo partito anche se ha vinto di pochissimo. Per ottenere seggi al Senato, ogni partito o lista deve ottenere almeno l’8% dei voti mentre le coalizioni devono ottenere almeno il 20%. Le liste collegate a una coalizione che abbia superato la soglia prescritta, partecipano alla ripartizione dei seggi se superano il 3% dei voti. La differenza sostanziale con la Camera è data dal fatto che le soglie e il premio di maggioranza non sono calcolati sui voti nazionali, ma su base regionale: per questo motivo alcune regioni risultano più importanti di altre perché i seggi assegnati dipendono dalla popolazione regionale, tant’è che i giornalisti hanno cominciato a chiamare la Lombardia Ohio d’Italia per il suo peso simile a quello che ha lo stato americano nelle elezioni del presidente degli Stati Uniti. Con questo sistema può succedere che chi ha la maggioranza alla Camera, può non averla al Senato, e così ci si trova in una situazione molto precaria che può sfociare in alleanze inaspettate o nell’ingovernabilità. La Corte Costituzionale ha velatamente messo in dubbio la legittimità costituzionale di alcuni suoi punti.La Prima Sezione Civile della Corte Suprema di Cassazione ha dichiarato rilevante e non infondata la questione di costituzionalità del porcellum riguardo all’attribuzione del premio di maggioranza e all’esclusione del voto di preferenza, perché irragionevoli, lesive dei principi di uguaglianza del voto e di rappresentanza democratica.

Insomma, se anche colui che l’ha formulata, il dentista Calderoli, con le sue competenze mediche ha definito la legge 270 una porcata ci sarà un motivo valido; e allora se tutti sanno che bisogna porre rimedio alla situazione, perché nessuno agisce?

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