CAOS DENTRO: IL DIO DI SPINOZA

AMSTERDAM-ANNO DOMINI 1676

(VECCHIA CAMERA IN AFFITTO A NOME DI BARUCH D’ ESPINOSA)

Qua e la lenti e utensili vari per le operazioni ottiche.

L: Caro D’Espinosa, buondì…
S: Ah, messer Leibniz, siete voi. Quale motivo vi ha spinto ad intraprendere un così lungo viaggio da Hannover ad Amsterdam?

Si stringono la mano e S. dà una pacca sulla spalla ad un L. vagamente infastidito di tanta confidenza (questi olandesi…)

L: Non hai ancora risposto alla mia ultima lettera dove, tra l’altro, ti chiedevo di prepararmi un paio di occhiali. Sai, leggo troppo…la vista è un caro prezzo da pagare purtroppo quando si è un grande studioso come me!
S: Sempre il solito modesto, eh? D’altronde, secondo quanto dici tu stesso, dovrai convenire che la tua vista è la migliore vista possibile che potrai mai avere…(risatina sarcastica)
L: Eh sì…il fato è il decreto di Dio…d’altronde se ora avessi una vista perfetta, caro Baruch, non ci troveremmo ora qui, nella tua bottega, in una città fiorente e bella come Amsterdam. Questo mondo sarebbe totalmente un altro mondo…
S: Certo, e io magari sarei un alto esponente della curia romana…(risata vagamente dispregiativa)
L: (Prendendo una sedia e accomodandosi) Certamente. E comunque non fare tanto lo spiritoso…per i chiostri di mezza Europa corre voce che tu sia ateo!
S: Ancora con questa storia. Ho rinunciato un anno or sono a pubblicare la mia “Etica” proprio per questo! Pensa, il Burgh, quel maledetto convertito, mi ha dato addirittura del misero omiciattolo, vile verme della terra…mi ha persino chiamato cenere ed esca dei vermi…
L: Dai Baruch, lo dico per il tuo bene…Da quanto ho potuto apprendere leggendo il tuo Tractatus, il tuo Dio è un altro rispetto al nostro…
S: ( gettando altra legna nel camino) Bè… io ho voluto semplicemente combattere le superstizioni che annebbiano le menti degli uomini: i religiosi si giudicano dalle loro buone opere, dal loro comportamento, non dai loro convincimenti dottrinari e speculativi; per la vita morale, mio caro, non ha importanza che Dio sia fuoco, spirito, luce, pensiero o qualche altra misteriosa entità metafisica più o meno occulta. (Sul volto di L. inizia a disegnarsi un’espressione contrariata). Infondo, che cosa importa se Dio è ovunque secondo l’essenza, secondo la potenza; se diriga le cose per la libertà o necessità; e poi tutte quelle storielle sui premi ai buoni e sulle pene ai cattivi, chi potrà mai sapere se sono vere o no? Vino?
(S. versa del buon Claret rosso a L.)
S: E ti dirò di più, ritengo che la teoria della trascendenza di Dio non sia per nulla fondata. Sai qual è il mio motto Gottfried?
L: Quale????
S: Deus sive natura! La potenza della natura ha la stessa potenza di Dio. Dalla natura di Dio procede dunque l’essenza e l’esistenza di tutte le cose e ogni loro attività.
L: Ti rendi conto, che così dicendo, stai rendendo il Dio della tradizione teologica ebraica e cristiana totalmente impersonale?Che ne è dell’atto della creazione ?
S: La creazione è l’atto per cui Dio fa esistere sé stesso e con sé fa esistere tutte le cose: e tutte le cose sono connesse con Dio come le proprietà di una figura geometrica sono legate con la natura o definizione di questa. Nulla è contingente, compreso il buon vino che stai gustando; tutto è determinato dalla necessità della natura divina ad esistere e ad operare in una certa maniera.
L: Dunque, stai dicendo che quest’ottimo vino, ha in sé la causa del proprio esistere?
S: Certo, questo vino non è DI-VINO? Scherzi a parte…
L: (ride) ecco perché mi state simpatici voi olandesi, sempre di buono spirito! Torniamo seri, a mio parere tutte le cose che vediamo e sperimentiamo sono contingenti, non hanno cioè in sé la causa del proprio esistere, perciò bisogna ricercare la ragione dell’esistenza del mondo, che è la totalità completa delle cose contingenti. Questa ragione è una sostanza altresì sommamente intelligente, potente, buona e trascendente: Dio.
S: E’ qui che ti sbagli: questo tipo di considerazione frantuma l’unità della natura, è frutto dell’immaginazione, cioè di una conoscenza inadeguata e approssimativa; infatti a una visione più profonda, propria dell’intelletto, la realtà molteplice rimanda all’unica sostanza, alla natura naturante, rispetto alla cui continua ed immanente causalità tutto è intrinsecamente determinato.
L: La tua visione è oltremodo spregiudicata! Riprendendo il tuo esempio, Dio non è all’interno di questo vino, però l’ha creato con un libero atto intellettivo seguendo il principio della massima perfezione: Dio non può non volere il migliore dei mondi. Seguimi: l’atto della creazione divina contiene in sé il principio del massimo della perfezione che costituisce la causa finale delle creature, ciò a cui esse tendono.
S: Ma Dio opera per necessità della propria natura, come può avere una finalità? Ammettere che Dio opera secondo un fine, significherebbe ammettere che Dio tende verso qualcosa di cui è privo. Per come la presenti tu, sembra che Dio abbia preparato con cura la miscela, il combustibile di cui è fatto il nostro mondo, abbia innescato l’esplosione e se la sia svignata vigliaccamente…
L: Umm…ah bè…invece secondo il tuo ragionamento…Dio sarebbe saltato in aria con la sua stessa miscela, cioè noi, e ne sarebbe quindi divenuto parte…?
S: Una cosa del genere…
L: Ma suvvia…(ride, mentre il vino riscaldava i loro animi). Avanti avanti… brindiamo al miglior mondo possibile! Così va il mondo…sì, forse avrei potuto essere più ricco, ma non sarei stato io…sarei stato, magari, Descartes, quel tizio che è morto stecchito non appena ha smesso di pensare…
S: (ride) Bravo, vedo che l’aria dell’Olanda e quest’ottimo vino inglese ti rasserenano lo spirito!
L: Nota bene, il mio ragionamento ci ha portato al regno dei fini, ove tutto è retto dal criterio del meglio, ove ogni essere, attraverso la ragione e la conoscenza delle verità eterne, entra in una specie di società con Dio che è ragione ultima dell’universo.
Non solo tutte le sostanze trovano così il loro posto nell’universo armonicamente ordinato secondo fini, ma in questo stesso universo gli spiriti costituiscono la città di Dio, il quale è il monarca della più perfetta repubblica composta da tutti gli spiriti; e poiché Dio è la più perfetta e felice delle sostanze, egli è il più degno d’amore. L’amore di Dio conferisce agli spiriti la felicità che si realizza fin dal presente e ci rende sicuri della più grande felicità futura, nella certezza che, essendo tutto fatto per il meglio, Dio soddisfa le nostre speranze e ci conduce sulla via della suprema felicità, in un continuo progresso verso nuovi progressi e nuove perfezioni.
S: Sai qual è il tuo problema Gottfried?Anche se ti passassi la questione del finalismo…tu non consideri abbastanza quello che è il motore di ciascun individuo preso in sé stesso: la vis existendi, quell’atavico desiderio di perseverare nel proprio essere.
Da questo punto di vista il primo bene, ciò che la nostra mente per primo desidera, è l’affermazione del proprio corpo: ciò che accresce la potenza del corpo e quindi anche della mente è piacevole, quel che contrasta è dannoso; e in forza della ricerca di ciò che è piacevole la mente passa da una perfezione ad un’altra maggiore.
L: Ma questo non comporterebbe un naufragare nelle passioni?
S: Certo che no! Le passioni vanno riconosciute ed accettate come parti integranti del nostro essere umano, ma vanno sottoposte al vaglio della ragione. Ad esempio, se tu e io ci fossimo totalmente liberati dalle passioni, oggi non potremmo godere della nostra reciproca compagnia bagnata da questo delizioso vino.
Tuttavia, giunto a vivere sotto il dettame della ragione, l’uomo, controllando le proprie passioni, non ha più paura della morte, ma è teso totalmente alla realizzazione del proprio essere, alla piena realizzazione di sé: la sapienza è a questo punto pienezza di essere e di vita, meditatio vitae.
L: Ben detto. Tuttavia sono convinto che su un punto le nostre idee convergano: la libertà suprema consiste nell’essere inseriti nella razionalità di un ordine superiore.
S: Scusa se ti correggo, piuttosto parlerei di un ordine immanente! Che permea già ogni fibra dell’essere. Capisci che Dio non ci guarda dall’alto di un mondo separato?! Basta con questo protagonismo di Dio…
L: (alzando le braccia sconsolato…) Non esageriamo, sarebbe come ipotizzare che un domani qualcuno potrebbe saltare fuori annunciando la morte di Dio…

(di Silvia Miotti e Lino Cassese)

spinoza

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