Europa e referendum

Il PD farebbe molto male a sottovalutare le intenzioni, del leader del Movimento 5 Stelle, di aprire una stagione che porti ad un referendum nel 2014 sull’euro e sull’Europa. Questa iniziativa, se non contrastata seriamente, rischia di trovare un terreno molto fertile nella pubblica opinione. Nel 2014, si terranno le elezioni Europee. Le previsioni, non univoche, dei diversi analisti, non fanno ancora chiarezza sul contesto politico, sociale, economico e culturale, in cui le Elezioni si svolgeranno, ed il peso che le argomentazioni emotive e/o razionali, giocheranno nel determinare gli orientamenti dei cittadini, dell’elettorato e delle forze politiche. L’Europa, complice la situazione di crisi e le soluzioni adottate per fronteggiarla, non gode di buona fama e ancora più di buona stampa nei diversi contesti nazionali. La sensazione prevalente che emerge, è che l’Europa sia una “dolorosa necessità”. In questo quadro, la situazione italiana presenta alcune condizioni particolari, dalle quali non si può prescindere: innanzitutto la situazione politica che deve contemperare la necessità di adottare provvedimenti contingenti di risposta alle principali emergenze economico-sociali, con l’esigenza di procedere a profonde riforme Istituzionali, in un recinto in cui i reciproci veti rischiano di produrre provvedimenti insufficienti, inefficaci e contraddittori; in secondo luogo, l’espandersi di posizioni ideologiche, populiste e demagogiche che identificano nell’Europa e nell’Euro, un possibile catalizzatore dei sentimenti negativi verso la politica e le istituzioni che rischiano di orientare la competizione elettorale europea, come stiamo vedendo, verso la forma di un referendum mascherato. Infine, lo stato di salute del Partito Democratico, che impegnato nel sostegno “obbligato” al Governo Letta, e ancora in pieno stato confusionale, non sembra nelle condizioni di porre il tema Europa al centro della propria iniziativa. Bisogna invece svegliarsi dal torpore post-elettorale al più presto, acquisendo piene consapevolezza che la posta in gioco, oggi, è l’Europa. Questa presa di coscienza, ha cominciato ad assumere forma e sostanza in questi giorni a Lipsia durante la celebrazione dei 150 anni della Socialdemocrazia Tedesca. La volontà del campo Progressista Europeo, è quella di esprimere un candidato, l’attuale Presidente del Parlamento Europeo Martin Shulz, alla presidenza della Commissione Europea, e lo farà sulla base di un programma comune in grado di ritrovare la capacità di esercitare egemonia, culturale prima ancora che politica, nel cammino europeo. La possibilità di eleggere direttamente il Presidente della Commissione Europea, e la creazione di un nuovo movimento europeo che, come afferma il Leader SPD Sigmar Gabriel, “punti ad un riequilibrio tra mercato e regole formulate da forze politiche e sociali” possono essere ingredienti essenziali per mettere al servizio dei cittadini un’altra idea di Europa. E’ indispensabile che il Pd apra questa discussione e si collochi rapidamente lungo questo sentiero.

Prima lo farà e meglio sarà per tutti.

Antonio Panzeri

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