CAOS DENTRO: DIVERSI DA CHI?

Il mondo è pieno di pregiudizi e stereotipi. A me non sono mai piaciuti, per questo mi sono appassionata allo studio delle culture dei Paesi stranieri. Non ho mai creduto che a tutti i tedeschi piacessero i crauti, ho voluto verificare di persona. Così mi è capitato di trovarmi in Germania a vivere con una famiglia tedesca; effettivamente molti uomini indossano i sandali con i calzini bianchi fino al polpaccio e bevono solo succo di mela, ma ci sono molte altre persone che potrebbero essere benissimo scambiate per statunitensi. Non posso negare che molte ragazze siano alte, bionde e abbiano le lentiggini, ma tante altre sono basse e more. Ho imparato che una persona non appartiene ad una nazione in base al proprio aspetto fisico, ma in base alla propria cittadinanza, al senso civico, alla partecipazione al miglioramento del posto in cui vive. La cosa più bella che ho potuto constatare è che le amicizie di gioventù non sono ancora condizionate dalla situazione politica del proprio Stato o dall’andamento dello SPREAD. Tra giovani può accadere che un israeliano ed un palestinese pranzino insieme, o che un serbo si innamori di una bosniaca. Mi è capitato di vivere in una famiglia filippina che si è trasferita in Canada. Io sono figlia unica, ma per un mese ho avuto quattro fratelli:  Ariel, Kazutaka, Javier e  Shinichi. E avevo anche un’altra mamma che quando parlava al telefono mi sembrava dicesse solo <<Papaiapapaia>>, poi ho scoperto che stava semplicemente parlando la sua lingua di origine. Il suo nome è Lolita, è nata nelle Filippine, ma è canadese a tutti gli effetti: ricopre una carica simile all’assessore alla cultura di un quartiere di Toronto. E’ successo che un cinese e un giapponese condividessero la stanza da letto senza mai litigare. Dopo pochi giorni di convivenza, la sera io e la mia nuova famiglia ci riunivamo intorno al tavolo e discutevamo; a volte si trattavano temi seri, a volte facevamo origami, altre ci insegnavamo le nostre lingue a vicenda. All’inizio non potevo credere che un cinese non capisse il giapponese, ma mi sono ben presto resa conto che anche quello era un pregiudizio, tant’è che ora io stessa sono capace di distinguere le due lingue. Poi Ariel, brasiliano, ha imitato me che parlavo italiano: non riesco a descrivere la sorpresa che ho provato ascoltando la sua imitazione! <<Ma io non parlo così!>> ho pensato, eppure evidentemente gli altri hanno un’opinione diversa dalla mia. A scuola ho conosciuto messicani, turchi colombiani, russi. Effettivamente ognuno aveva le proprie abitudini e i propri gusti, ma quando abbiamo visto un bellissimo paramedico in stile telefilm americano non c’è stata nazionalità che tenesse..tutte ci siamo “improvvisamente” sentite male! Ho conosciuto una ragazza belga, la cui madre è greca, il padre tedesco, i nonni paterni brasiliani e quelli materni italiani; nonostante ciò la mia amica Iris non ha mai avuto crisi di identità né problemi di integrazione. E allora perché qui in Italia ci facciamo tanti problemi? Perché una persona che ha la pelle nera dev’essere per forza africana? Perché dobbiamo odiare i francesi? Perché una donna italiana che è Ministro dell’Integrazione non è considerata tale in quanto nata in Congo?

Cari adulti, crescete!

no-racism

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