STELLE DANZANTI


Se ci sforiamo, dovremmo prenderci.
E’ inutile che volgi lo sguardo verso il finestrino,
so riconoscere quando è fiero e lusingato.
Anche se non ti possiedo, ti sento fremere.

              MEDARDO

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IL FILO DI ARIADNE

“Vi è al mondo una strada, un’unica strada che nessun altro può percorrere salvo te: dove conduce? Non chiedertelo, cammina!”
(F. W. Nietzsche)

Questa frase di Nietzsche può essere interpretata come l’invito a provare, a imboccare le strade che si aprono davanti a noi perché nella vita si possono incontrare tante difficoltà, ma se c’è la voglia di mettersi in gioco si può sempre arrivare ad una soluzione. Non bisogna aspettare che arrivi da sola o che ce la mostri qualcun altro: infatti, come sostiene Nietzsche quella che ognuno di noi ha davanti è la strada che solo lui può percorrere. Dobbiamo perciò smettere di lasciarci condizionare dalle possibili conseguenze e trovare il coraggio di incamminarci. Perché abbiamo tutti dentro di noi le capacità di farlo, basta solo volerlo davvero.

Questa citazione potrebbe essere anche uno spunto per riflettere sull’attuale situazione politica: si sentono costantemente lamentele e proteste, ma i tentativi reali per cambiare le cose continua ad essere veramente pochi. Esprime anche l’ideale che muove il nostro gruppo di giovani, sia a livello politico che personale: andare avanti nonostante lo scontento e la delusione che ci siamo trovati ad affrontare e continuare lungo la nostra strada senza lasciarci abbattere.

CAOS DENTRO: LETTERA PARTIGIANA

Armando Amprino (Armando)

Di anni 20 – meccanico – nato a Coazze (Torino) il 24 maggio 1925 -. Partigiano della Brigata ” Lullo Mongada “, Divisione Autononia ” Sergio De Vitis “, partecipa agli scontri del maggio 1944 nella Valle di Susa e a numerosi colpi di mano in zona Avigliana (Torino). Catturato nel dicembre 1944 da pattuglia RAU (Reparto Arditi Ufficiali), alla Barriera di Milano in Torino – tradotto alle Carceri Nuove di Torino Processato dal Tribunale Co.Gu. (Contro Guerriglia) di Torino.  Fucilato il 22 dicembre 1944, al Poligono Nazionale del Martinetto in Torino da plotone di militi della GNR, con Candido Dovis.

Dal Carcere, 22 dicembre 1944:

 

Carissimi genitori, parenti e amici tutti,

devo comunicarvi una brutta notizia. Io e Candido, tutt’e due, siamo stati condannati a morte. Fatevi coraggio, noi siamo innocenti. Ci hanno condannati solo perché siamo partigiani. Io sono sempre vicino a voi.        

Dopo tante vitacce, in montagna, dover morir cosí… Ma, in Paradiso, sarò vicino a mio fratello, con la nonna, e pregherò per tutti voi. Vi sarò sempre vicino, vicino a te, caro papà, vicino a te, mammina.                                 

Vado alla morte tranquillo assistito dal Cappellano delle Carceri che, a momenti, deve portarmi la Comunione. Andate poi da lui, vi dirà dove mi avranno seppellito. Pregate per me. Vi chiedo perdono, se vi ho dato dei dispiaceri.              

Dietro il quadro della Madonna, nella mia stanza, troverete un po’ di denaro. Prendetelo e fate dire una Messa per me. La mia roba, datela ai poveri del paese.  Salutatemi il Parroco ed il Teologo, e dite loro che preghino per me. Voi fatevi coraggio. Non mettetevi in pena per me. Sono in Cielo e pregherò per voi. Termino con mandarvi tanti baci e tanti auguri di buon Natale. Io lo passerò in Cielo. Arrivederci in Paradiso.

Vostro figlio Armando

Viva l’Italia! Viva gli Alpini!

partigiani

STELLE DANZANTI

Oltre il mortal pensiero


Lunghi passi
sul verde mantello
fin l’intimo rifugio.
Poggiata di schiena
a sorreggere il vecchio guardiano.
Foglie spente da cornice,
le sette danzanti fate da sfondo
e Tu.
Pensieri ingrigiti, vecchi ricordi.
Un timido antico sorriso,
rincorso da più fresche limpide lacrime
e poi…
intrasentii la tua voce,
le parole sussurrate appena;
distinsi i versi di quella canzone…
come leggera brezza
su mia ferma giovinezza

angelodellamorte

IL FILO DI ARIADNE

“La vita ci butta giù, ma noi possiamo scegliere se vogliamo o no, rimetterci in piedi.”
(dal film “The Karate Kid – La leggenda continua”)

Frase del remake di Jackie Chan del famoso film del 1984. Il maestro Han, dopo aver perso moglie e figlio in un incidente dʼauto, ogni anno nel giorno dell’anniversario della tragedia si lascia prendere dal ricordo e distrugge nuovamente lʼauto, per poi rifugiarsi nell’alcool, incapace di chiudere i conti con quanto è accaduto. Alla fine solo lʼaiuto del suo allievo Dre gli fa capire che la vita continua, nonostante le difficoltà che ci affliggono, e lo spinge a lasciarsi il passato alle spalle per guardare avanti verso il futuro che ha ancora davanti a sé.

Nella vita di ognuno di noi accadono eventi piacevoli e spiacevoli, che spesso e volentieri lasciano dentro la nostra memoria e dentro di noi segni indelebili. Il nostro cervello, per istinto di sopravvivenza, tende a ricordare con più facilità quelli spiacevoli e capita che il loro ricordo continui a tormentarci nonostante il passare del tempo. Ci sono momenti in cui rialzarsi e ricominciare sembra impossibile perché la situazione è troppo complicata e pesante da sostenere o semplicemente perché siamo noi che non abbiamo abbastanza energia, abbastanza coraggio per affrontare le conseguenze. Ma è proprio in quando ci si trova ad affrontare queste situazioni difficili che ognuno di noi deve sforzarsi per trovare il proprio “Dre” che lo aiuti a rialzarsi e ripartire. I tempi in cui viviamo non sono facili, sono incerti e variabili da un giorno all’altro, e ci negano anche quelle piccole certezze quotidiane che abbiamo sempre dato per scontato. Dobbiamo trovare il coraggio di non perdere la speranza e reagire perché è proprio in questi momenti che la forza di continuare a lavorare e a credere è l’unica in grado di mostrarci la via per uscire dal buio. Dobbiamo battere la sfiducia e la delusione che troppo spesso ci assalgono e aiutarci l’uno con l’altro a ricostruire il nostro futuro.

CAOS DENTRO: DE PROFUNDIS

Questa sera vogliamo proporvi l’emozionante lettera che Oscar Wilde, imprigionato per omosessualità, dedicò al suo amato. L’obiettivo è quello di farvi riflettere su come è trattato tristemente il dibattito sull’omosessualità nel nostro Paese e, permetteteci di dirlo, di come è regredita l’Italia, evocata proprio da Oscar Wilde in questa lettera scritta alla fine dell’800 come meta sognata dai due amanti per poter finalmente vivere il loro amore alla luce del sole. Buona lettura!

“Mio carissimo ragazzo, questo è per assicurarti del mio amore immortale, eterno per te. Domani sarà tutto finito. Se la prigione e il disonore saranno il mio destino, pensa che il mio amore per te e questa idea, questa convinzione ancora più divina, che tu a tua volta mi ami, mi sosterranno nella mia infelicità e mi renderanno capace, spero, di sopportare il mio dolore con ogni pazienza. Poiché la speranza, anzi, la certezza, di incontrarti di nuovo in un altro mondo è la meta e l’incoraggiamento della mia vita attuale, ah! debbo continuare a vivere in questo mondo, per questa ragione. Il nostro caro amico mi è venuto a trovare oggi. Gli ho dato parecchi messaggi per te. Mi ha detto una cosa che mi ha rassicurato: che a mia madre non mancherà mai niente. Ho sempre provveduto io al suo mantenimento, e il pensiero che avrebbe potuto soffrire delle privazioni mi rendeva infelice. Quanto a te (grazioso ragazzo dal cuore degno di un Cristo), quanto a te, ti prego, non appena avrai fatto tutto quello che puoi fare, parti per l’Italia e riconquista la tua calma, e componi quelle belle poesie che sai fare tu, con quella grazia così strana. Non esporti all’Inghilterra per nessuna ragione al mondo. Se un giorno, a Corfù o in qualche isola incantata, ci fosse una casetta dove potessimo vivere insieme, oh! la vita sarebbe più dolce di quanto sia stata mai. Il tuo amore ha ali larghe ed è forte, il tuo amore mi giunge attraverso le sbarre della mia prigione e mi conforta, il tuo amore è la luce di tutte le mie ore. Se il fato ci sarà avverso, coloro che non sanno cos’è l’amore scriveranno, lo so, che ho avuto una cattiva influenza sulla tua vita. Se ciò avverrà, tu scriverai, tu dirai a tua volta che non è vero. Il nostro amore è sempre stato bello e nobile, e se io sono stato il bersaglio di una terribile tragedia, è perché la natura di quell’amore non è stata compresa. Nella tua lettera di stamattina tu dici una cosa che mi da coraggio. Debbo ricordarla. Scrivi che è mio dovere verso di te e verso me stesso vivere, malgrado tutto. Credo sia vero. Ci proverò e lo farò. Voglio che tu tenga informato Mr Humphreys dei tuoi spostamenti così che quando viene mi possa dire cosa fai. Credo che gli avvocati possano vedere i detenuti con una certa frequenza. Così potrò comunicare con te. Sono così felice che tu sia partito! So cosa deve esserti costato. Per me sarebbe stato un tormento pensarti in Inghilterra mentre il tuo nome veniva fatto in tribunale. Spero tu abbia copie di tutti i miei libri. I miei sono stati tutti venduti. Tendo le mani verso di te. Oh! possa io vivere per toccare i tuoi capelli e le tue mani. Credo che il tuo amore veglierà sulla mia vita. Se dovessi morire, voglio che tu viva una vita dolce e pacifica in qualche luogo fra fiori, quadri, libri, e moltissimo lavoro. Cerca di farmi avere tue notizie. Ti scrivo questa lettera in mezzo a grandi sofferenze; la lunga giornata in tribunale mi ha spossato. Carissimo ragazzo, dolcissimo fra tutti i giovani, amatissimo e più amabile. Oh! aspettami! aspettami! io sono ora, come sempre dal giorno in cui ci siamo conosciuti, devotamente il tuo, con un amore immortale

Oscar”

(dal “De Profundis” 29 aprile 1895)

wilde

STELLE DANZANTI

Angelo


Quando siamo soli,
guardandoti,
il desiderio di
stringerti forte a me e,
accarezzandoti il viso,
sfiorare dolcemente
le tue labbra
mi annebbia la mente,
facendomi dimenticare che
tu sei già di un altro,
per questo
non posso più
restare solo con te.
Tentando di evitarti
attenderò l’arrivo
di un nuovo angelo,
che dolcemente,
stringendolo nel suo caldo abbraccio,
si porti via il mio cuore.

Dreamer