STELLE DANZANTI

A_____


Così bruscamente
sei entrato nella mia vita
cambiandola radicalmente,
mentre tu mi donavi la tua,
davi un senso alla mia,
un motivo per continuare.
La mia vita
si è fusa con la tua
a tal punto che ora
mi è impossibile distinguerle
poiché
tu sei la mia vita.
Ma ora
anche se non lo voglio
ammettere a me stesso
quest’incanto sta svanendo,
il mondo mi sta
aprendo gli occhi
facendo in modo che
quest’illusorio scenario
mi crolli addosso.
Prima o poi
dovrò trovare
un modo
per colmare
questo vuoto
che
sempre più
si sta espandendo
dentro me.

Dreamer

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IL FILO DI ARIADNE

“I diritti delle donne sono una responsabilità di tutto il genere umano; lottare contro ogni forma di violenza nei confronti delle donne è un obbligo dell’umanità; il rafforzamento del potere di azione delle donne significa il progresso di tutta l’umanità”
(Kofi Hannam)

L’8 marzo, come tutti sappiamo, è la “Festa della donna”. Si regalano mimose, si fanno gli auguri a mamme, sorelle, zie, fidanzate, amiche, e si esce anche a mangiare insieme. Però, man mano che gli anni passano, si tende a dimenticare il vero anniversario che ricorre in questo giorno e il suo vero valore.

Nel 1908 un gruppo di operaie dell’industria tessile Cotton di New York scioperarò per protestare contro le condizioni in cui erano costrette a lavorare. Dopo alcuni giorni l’8 marzo il proprietario provò a spezzare la resistenza delle operaie bloccando tutte le porte di uscita della fabbrica all’interno della quale scoppiò però un incendio che uccise 129 di loro. Questa data fu in seguito proposta da Rosa Luxemburg come giornata simbolo dei sacrifici e delle lotte delle donne per ottenere la parità dei diritti e per difendere la loro dignità.

Inoltre, fatto ancor meno noto, l’8 marzo 1907, a San Pietroburgo, le donne manifestarono in strada per il «Pane per la Pace», ovvero chiedendo la fine della guerra, e per il riconoscimento dei propri diritti. Questo evento in Russia diede poi origine alla Rivoluzione di Febbraio e all’attribuzione del diritto di voto alle donne stesse.

La festa della donna, o meglio la “giornata internazionale della donna”, ci ricorda quindi lo sforzo di migliaia di donne, lavoratrici ma non solo, che hanno combattuto per vedere riconosciuta la propria identità di persone e per costruirsi la possibilità di scegliere il proprio ruolo all’interno della società. È un giorno che commemora i loro sforzi e ci rammente delle sofferenza che ancora oggi, in tutto il mondo, in modo più o meno esplicito, più o meno sottile, le donne sono costrette a sopportare, oppresse da società che spesso e volentieri le considerano esseri inferiori e sottoposte alla volontà maschile. Ricordiamole, non solo nel giorno della loro festa, ma anche in tutti gli altri.

CAOS DENTRO: ANALISI POST-ELETTORALE

Non era sicuramente difficile prevedere un’ascesa del Movimento 5 Stelle prima delle elezioni, così come era del tutto legittima la paura di un’ennesima ingovernabilità che, effettivamente, è divenuta realtà. Questi numeri però, che ci portano in un vero e proprio labirinto, non se li aspettava davvero nessuno. Ci troviamo di fronte ad una ingovernabilità senza precedenti nella storia d’Italia, con il Senato completamente spaccato e, a questo punto, del tutto bloccato di fronte a qualsiasi ipotetica proposta di legge. Dopo le elezioni i commenti sono stati davvero molti. C’è chi, come al solito, ha definito gli italiani un “popolo di pecoroni dalla memoria corta” vedendo i voti conquistati da Berlusconi; c’è chi ha puntato il dito contro Monti e chi, invece, ha accusato il PD di essersi seduto sugli allori dopo le primarie, dando per scontata la vittoria. Le solite critiche insomma che però, a mio modo di vedere, esulano dalla vera causa di questi risultati. Le elezioni, infatti, mostrano come gli italiani siano più legati al “populismo” piuttosto che alla “competenza” che un partito serio e una persona onesta come Bersani possono offrire. E’ vero, il leader del PD (come lo stesso partito) pecca di comunicazione e di carisma molto spesso, ma non si possono assolutamente mettere in dubbio la capacità e la competenza di un uomo che, in caso di netta vittoria, avrebbe sicuramente aperto la strada della nuova crescita economica. Tutto questo, però, non è bastato agli italiani che avevano bisogno di tutt’altro, come dimostrano appunto i risultati delle elezioni. Il popolo, infatti, è andato in un certo senso oltre la crisi, facendo dei tagli ai costi della politica e della “rottamazione” (passatemi il termine) la questione più importante da risolvere. Lo dimostrano il boom di voti conquistati da Grillo e, mesi fa, il movimento (anche esterno al PD) che si era creato attorno alla figura di Matteo Renzi, l’unico “politico” che ha osato fare proposte più “populiste”. Insomma, non basta parlare di economia, di crisi, di dignità, di cultura, di lavoro (ecc ecc) per convincere gli italiani, ma bisogna (con la stessa intensità) anche parlare di tagli ai costi della politica e rinnovamento. E’ vero, il PD ne ha parlato ed è stato l’unico partito ha proporlo come uno dei punti principali del programma, ma il vero problema è che se non fai parte del partito, o non sei una persona che si informa, queste notizie, ahimè, il popolo non le riceve. Per vincere nettamente le elezioni, molto probabilmente, c’era bisogno di un mix di competenza e populismo, con una comunicazione di gran lunga superiore a quella vista durante quest’ultima campagna elettorale. Una cosa è certa però: da libero cittadino e poi, ovviamente, da tesserato PD, non sopporto assolutamente i “moralisti del giorno dopo” e chi inneggia a squallide guerre fratricide. Troppo facile puntare il dito il giorno dopo le elezioni, magari proprio contro quei volontari che con tanta passione hanno sfidato il clima e sacrificato gli affetti per informare i propri concittadini delle proposte del PD, andando là dove il partito pecca e non riesce ad arrivare. Così come non sopporto le persone che hanno fatto dell’ingovernabilità una nuova questione tra Bersani e Renzi. “Se c’era Renzi a quest’ora avremmo vinto alla lunga…” dicono in tanti, pretendendo le dimissioni di Bersani, senza tener conto che, innanzitutto, con i SE e con i MA le elezioni non si vincono, ma soprattutto, il partito, sarebbe stato lo stesso? Cosa ne sarebbe stato del PD? Questa è una domanda che, da persona neutrale che non ha fatto parte di nessun comitato, vorrei rivolgere a questi nuovi veggenti che non hanno nulla a che fare, fortunatamente, con i volontari del PD che hanno sostenuto il sindaco di Firenze. Basta con queste lotte interne. Invece di sentirci tutti parte del più grande partito (e più votato) d’Italia, come al solito si sta commettendo il solito errore di sinistra: essere divisi. Se le elezioni non sono andate come speravamo tutti è anche perché il partito, agli occhi della gente (e degli indecisi) sembrava ancora scosso e spaccato da quei  sentimenti contrastanti post-primarie. Mai come in questo momento, invece, dobbiamo cercare in tutti i modi di essere uniti, di spalleggiarci a vicenda e di mettere in campo le forze migliori del nostro partito, liberando le menti più eccelse e, oserei dire, più adatte all’attuale momento storico.

 

post elezioni

STELLE DANZANTI

Amo guardarti,
amo cogliere ogni istante della tua bellezza,
amo vederti sorridere,
così come amo il tuo sguardo perso nel vuoto,
in pensieri lontani di cui vorrei essere il protagonista.
Amo te, impossibile amore mio, e amo i tuoi silenzi,
artefici della mia solitudine.
Una solitudine che custodirò per sempre gelosamente.

              MEDARDO