CAOS DENTRO: COLOMBA ROSA

Sono le 6.57 di un lunedì mattina e, poco prima di parcheggiare l’auto per dirigermi sul luogo di lavoro, ecco
che alla radio trasmettono una canzone che ormai molti si saranno anche dimenticati, ma il cui contenuto è
sempre attuale. Era il 2003, quando i Gemelli Di Versi propongono al pubblico il brano “Mary”. Una scelta
un po’ insolita per un singolo di lancio dell’album, ma visto il successo raccolto e che tuttora ha, significa
che il tema trattato è tutt’altro che passato e risolto.
Per chi non lo conoscesse, di seguito il testo della canzone. Una lettura della prosa, esule dalla melodia, può
comunque aiutare a comprendere meglio il messaggio

Mary…
è andata via
l’hanno vista piangere
correva nel buio di una ferrovia
notti di sirene in quella periferia
si dice che di tutti noi ha un po’ nostalgia
ma lei se ne è andata Mary
Si sente sola Mary
ora ha paura Mary
l’ho vista piangere
poi chiedere una risposta al cielo Mary
e ora il suo sguardo non mente
ha gli occhi di chi nasconde alla gente
gli abusi osceni del padre ma
non vuol parlarne Mary
e cela i suoi dolori
in un foglio del diario che ora ha tra le mani
e guardando vecchie foto chiede aiuto ad una
preghiera
sui polsi i segni di quegli anni chiusi in una galera
la madre che sa tutto e resta zitta
ora il suo volto porta i segni di una nuova sconfitta
e l’ho vista girar per la città senza una meta
dentro lo zaino i ricordi
che le han sporcato la vita
tradita
da chi l’ha messa al Mondo e in secondo
il suo corpo i segni di un padre che
per Mary adesso è morto
è stanca Mary
non ha più lacrime
ed ora chiede al destino un sorriso
chiuso in un sogno la sera ma….
dicono che Mary se n’è andata via
l’hanno vista piangere
correva nel buio di una ferrovia
sanno che scappava
notti di sirene in quella periferia
non bastava correre
si dice che di noi tutti abbia un po’ nostalgia
ma lei se n’è andata
Mary
che cammina su sentieri più scuri
stai cercando sorrisi sinceri
oltre i muri di questa città
oh Mary
camminando su sentieri più scuri
sul diario segreto scrivevi
“quella bestia non è mio papà”
ora ripenso a quando mi parlavi in lacrime
dicevi questa vita non la cambio ma
ci sto provando
sto pregando
ma sembra inutile
e abbracciandomi dicesti tornerò…
hey guarda c’è Mary
è tornata in stazione sai
stringe la mano a due persone
il suo bel viso ha cambiato espressione
senza più gocce di dolore
ora la bacia il sole
bacia il suo uomo e la bimba
nata dal suo vero amore
con quel suo sorriso
che da senso a tutto il resto
protetto da un mondo sporco
che ha scoperto troppo presto
ha un’anima ferita
un’innocenza rubata
sa che è la vita non una fiaba
ma ora Mary è tornata una fata
cammina lenta
ma sembra che sia contenta,
attenta
una sfida eterna aspetta
ma non la spaventa
era altrove e suo padre ora ha smesso di vivere
Mary fissa la sua lapide
versare lacrime è impossibile
Si chiedono ma è Mary quella in fondo alla via??
è riuscita a crescere
tornata con il giorno in quella ferrovia
fresca di rugiada
parla di sè Mary senza nostalgia
stanca ormai di piangere
lei sa quanto dura questa vita sia
ma lei l’ha cambiata
Mary
camminando su sentieri più scuri
hai trovato sorrisi sinceri
oltre i muri di questa città
oh Mary
camminavi su sentieri più scuri
sul diario segreto scrivevi
“quella bestia non è mio papà”

Tema del brano è il delicato argomento della violenza domestica e degli abusi sessuali praticati da un padre
nei confronti della propria figlia, che trova come unica soluzione la fuga. Nonostante il presagio di un futuro
grigio per la protagonista, nella canzone si riesce a trovare spazio anche per un lieto fine. Nel suo lungo
peregrinare alla ricerca di un mondo nuovo, dove poter essere accettata come una donna, un essere umano
che porta con se dei sentimenti e delle emozioni, Mary riesce a trovare persone che la aiutano, la accolgono e
le fanno capire cosa esiste oltre la prigionia domestica vissuta fino a quel momento, luogo in cui viene
considerata solo un oggetto per i piaceri e sfizi del padre.
Ed è proprio mentre questo breve testo sta iniziando a prendere forma, che mi viene in mente un’altra
canzone che tratta un tema simile.
Il brano “Nella stanza 26”, di cui di seguito trascrivo le parole della canzone, nasce da una lettera anonima
arrivata al funclub di Nek. Con questa lettera una ragazza dell’est ha raccontato il suo dramma: è costretta a
prostituirsi per mantenere se stessa e la sua famiglia. Nek ha voluto mettere in musica questa triste realtà,
immaginando un finale positivo in cui lei riesce a liberarsi da questa schiavitù.

Quell’insegna al neon
dice si poi no
è l’incerto stato d’animo che hai
non ce la fai
ma dagli uomini
che ti abbracciano
e ti rubano dagli occhi l’allegria
non puoi andar via
non puoi andar via
se le lacrime
ti aiutassero
butteresti via il dolore che ora c’è
è dentro di te
Nella stanza 26
tra quei fiori che non guardi mai
dove vendi il corpo ad ore
dove amarsi non è amore
e sdraiandoti vai via da te
nella stanza 26
dove incontri sempre un altro addio
che ferisce il tuo bisogno d’affetto
in quel breve contatto che non c’è
L’uomo che non vuoi
l’uomo che non sai
sta bussando alla tua porta già da un po’
ma non gli aprirai
come rondini
imprendibili
vanno liberi da un corpo stanco ormai
i pensieri che hai
Nella stanza 26
tra quei fiori che non guardi mai
se ti affacci vedi il mare
ricominci a respirare
poi ti perdi nella sua armonia
e hai il coraggio di andar via
via da un mondo sporco che non vuoi
via da un bacio che non ha tenerezze
che non sa di carezze
e cammini lungo il mare
nel suo lento respirare
tu sei parte di quel tutto ormai
Nella stanza 26
metti un fiore tra i capelli tuoi
mentre l’alba nuova ti viene incontro
nel profumo del vento
Nella stanza 26…

Sicuramente queste storie si sono sempre verificate in passato e continueranno ad esserci anche in futuro. Ma
ora, con la realizzazione negli ultimi decenni di una rete globale, in cui tutti sono in grado di condividere
informazioni, episodi come questi possono venire alla luce del giorno.
Si dice che siamo oramai una società civilizzata, in cui si ha rispetto gli uni per gli altri. Sono secoli, però,
che le donne sopportano violenze continue. Solo negli ultimi decenni, dopo dure lotte affrontate con
coraggio, le donne sono riuscite a conquistare dei diritti che le hanno portate a raggiungere la parità dei sessi.
Nonostante ciò storie di violenza e prostituzione mi portano a pensare che forse tutto ciò non è ancora
sufficiente e che l’essere umano, in quanto razza animale, sopravvive sempre più istintivamente,
dimenticando troppo spesso che ciò che ha portato la nostra specie a dominare sugli altri esseri viventi sono
la ragione, l’intelligenza e la memoria.
Ragioniamo e ricordiamo. Eliminiamo tutti gli istinti di piacere effimeri e temporanei qualora essi possano
portare dolore ad una donna o una ragazza. Solo in questo modo storie come quelle di “Mary” e luoghi come
“la stanza 26” smetteranno di esistere e, forse, un giorno, non si dovrà più parlare di questi argomenti.

 

donna caos

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