CAOS DENTRO: IL TERRIBILE MONDO DEI SANI

Da quando risiedeva a Castelangelico, la non-più-giovane Contessa Ebe era molto allegra. Aveva ritrovato un rapporto con suo marito, il Marchese Giulio, che pensava di avere perso da quasi mezzo secolo. Si trovava bene anche con gli altri residenti al castello, come il Granduca Bartolomeo, e a volte le capitava di chiaccherare con la bellissima Principessa Lucia. Una volta aveva parlato anche con la Regina Maria in persona. Bizzarro pensare che ciò che minò questa allegria fu un cane, vero?

Ebe parlava del più e del meno con Bartolomeo, in compagnia di suo marito. Il colore bianco delle pareti della enorme stanza dove i tre nobili erano accomodati era quasi accecante. Forse era anche quello il motivo della sbadataggine della servitù: proprio mentre Ebe parlava della nuova marca di té disponibile nei piccoli chioschi del castello una serva fece cadere il vassoio del caffè destinato ai tre nobili, rovinando il candore della stanza. Il Marchese, da gentiluomo qual era, si assentò per aiutare la serva, procurandole il materiale per le pulizie e mettendo anche dell’olio di gomito. Proprio in quel momento arrivò Giulia, figlia di Ebe e Giulio, con il suo biondo guardiano. Giulia non aveva un titolo nobiliare, né risiedeva nel castello. Volontà del Re, anche se non andava a genio a Ebe.
Ciao Mamma! Come va? E salve anche a lei, signor Bartolomeo!
La guardia del corpo si limitò ad un sorrisino.
– Come vuoi che vada? Guarda lì, nemmeno il loro lavoro sanno fare. Le serve, dico. E tuo padre, troppo gentiluomo anche per lasciarle rialzare da sole -, rispose Ebe, con un sorrisino compiaciuto. Giulia fece un sospiro che Ebe non capì del tutto.
Già, papà è un brav’uomo. Hai visto chi c’è qui? Lo riconosci? Ti ricordi il suo nome?
– Parli della tua guardia del corpo? Che ne so io …
È Simone! Non ti ricorda nessuno?
– Proprio no!
Ebe negava la somiglianza di Simone e di un giovanissimo Giulio, ai suoi tempi d’oro. Solo di faccia, e al massimo l’espressione! Non parliamo di stile, Simone era trasandato, con i capelli per aria e le scarpe di colori diversi!

Ebe e Giulia erano nel mezzo di un discorso, ma l’attenzione della contessa svanì per un attimo (o per più d’uno) ad una vista quantomeno bizzarra: un cagnolino. Un cucciolo di pastore tedesco, sul bancone del chiosco. Ebe non pensò subito al fatto che fosse poco igienico, come direbbe una persona che la conosce bene. Pensò al fatto che era bello, e anche al fatto che i cani non fossero ammessi a Castelangelico, a dire il vero. L’ultimo pensiero prima che il cane scappasse da una serva fu la stranezza del fatto che i cani non fossero ammessi. Ma era la volontà del Re.
Ti piaceva il cagnolino? -, chiese curiosa la figlia, con un sorriso a trecentosessanta gradi.
– Beh, sì, a dire il vero.
Ebe era delusa dal fatto che se ne fosse andato? Può darsi. Non lo sapeva bene nemmeno lei.

Giulia se n’era andata da un’oretta. Ebe e Giulio stavano guardando un spettacolo circense insieme alla Principessa Lucia. Ebe era inquieta per la storia del cane, e decise di parlarne a Lucia.

– Hai visto un cane? Dove?
– L’ho visto davanti al chiosco dell’ala ovest – preferì omettere il fatto che fosse sopra il bancone.
– Improbabile. Il nostro Signore non apprezza i cani nel castello. Non lo avrebbe permesso.
– Infatti è proprio di questo che volevo parlare: come mai non vuole cani nel castello? Farebbero piacere ai residenti.
– Non è questo il punto, Ebe cara. Se sua altezza il Re non desidera cani, perchè non accontentarlo? Noi siamo tutti felici, non è vero?
Era vero. Anche Ebe, seppur curiosa, rimaneva sempre felice nel castello. La notte Ebe tentò di riaprire il discorso con suo marito, che però le rispose solo con un sorriso. Bastò questo per saziare la curiosità della Contessa. Fino alla settimana successiva.

Giulio era a giocare a golf con il Granduca Pietro. Ebe invece era intenta a leggere un libro, ma fu interrotta: come usuale almeno una volta alla settimana, Giulia fece un salto al castello. Non con Simone, ma con un cane. Quel cane.
Ciao Mamma!
– Ma … ma … non sono ammessi cani!
Allora l’hai notato eh? Tranquilla, non l’ha visto nessuno mentre entravo! – la rassicurò, con un occhiolino.
Ebe non sapeva cosa provare: nel castello è sempre stata felice, ma vedendo il cane lo era ancora di più! Lo prese in braccio e la sua nuova emozione continuò a crescere.
Però, non pensavo che avresti apprezzato così tanto! Penso che lo porterò ogni volta!
– Portare ogni volta? Non lo lasci qui?
Ebe non ebbe una risposta, ma semplicemente si rispose da sola: era la soluzione migliore. Dove lo avrebbe tenuto? Era già un’infrazione farlo entrare nel castello!
Ebe passò un bel pomeriggio. Quando Giula se ne andò con il cane, non provò tristezza. Era soddisfatta. Ora il castello era il posto perfetto.

– Giulio caro, ti sei perso una cosa fantastica questo pomeriggio. Giulia è arrivata con il cane! Quello della settimana scorsa! È troppo bello, troppo dolce …
Si perse in molte più smancerie di quanto Giulio fosse abituato.
– Sai caro, per un secondo ho pensato di uscire dal castello e andare con Giulia e il cane. Pensiero effimero: nel castello si sta benissimo. E mi spiace che Giulia non possa godere di questo piacere. Mi parla così tanto dei suoi problemi la fuori…

Durante la settimana successiva il cane fu molto nella mente di Ebe. Non ne parlò pressoché con nessuno, ovviamente. Ma balzane idee incominciavano a balenare nella sua testa: nacque di nuovo il pensiero di uscire dal castello con il cane e Giulia, o addirittura quello di andare dal Re e chiedere un permesso per Giulia e il cane (e volendo la sua guardia del corpo). Tutti i suoi dubbi finirono alla successiva visita di Giulia, con Simone e, ovviamente, con il cane.

Mamma, tu non ti sei mai fatta mettere i piedi in testa da nessuno! Nella tua vita hai sempre ottenuto ciò che volevi. Sempre. -, la motivò la figlia, con in braccio il cane.
Ebe era pronta! Sarebbe andata dal Re all’istante! sarebbe andata, se non avesse assistito alla scena seguente.
Una serva chiamò in disparte Giulia. Parlarono per un paio di minuti, ma Ebe aveva già intuito. Avevano scoperto il cane. Giulia consegnò il cane alla serva. Giulia era molto giù di corda quando tornò da Ebe.
Ma anche Ebe lo era. Ebe era triste, per la prima volta, da quando era nel castello. Ma la sua azione sconvolse Giulia.

Ebe le sorrise. Ebe voleva rallegrare Giulia: si era finalmente resa conto di cosa quel cane aveva significato! Non era Ebe che andava tirata su di morale, lei era felice e lo sarebbe stata per sempre. Lei poteva tirare su di morale Giulia. E ci riuscì, anche se per poco, anche se ci volle l’aiuto di Simone.

~

Giulia e Simone uscirono dalla casa di riposo dove Ebe era ricoverata da qualche anno per il suo Alzheimer. Giulia aveva ancora qualche lacrima sulle guance. Il figlio le sorrise e le disse con fare scherzoso:

– Sapevi che la nipotina della signora Lucia avrebbe richiesto indietro il suo peluche. Sai come sono i bambini, dimenticano una cosa in giro, piangono e ripiangono e alla fine rivogliono indietro quella cosa.

– Già, sapevo che non sarebbe durata. Infatti mica ho pianto per il peluche. Tua nonna Ebe era così felice di vedere il cane… mi piaceva vederla sorridere.

Simone riflesse un attimo prima di parlare, al contrario del suo solito. Pensò di proporre alla madre di comprare un altro peluche, ma ebbe un’idea migliore.

– Ma come, non l’hai notato?
Giulia era stupita, e chiese spiegazioni.
– Non ho mai visto la nonna sorriderti, da quando è ricoverata.
– Come no, non l’hai vista con il cane …
– Sorridere a te. Non l’avevo mai vista sorridere a te. Ha voluto tirarti su. Lei è felice li, ha visto che ti dispiaceva per il peluche e ti ha sorriso. Che può fare di più?
Giulia ricominciò a piangere, ma questa volta con un sorriso.

realtà

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