IL FILO DI ARIADNE

“L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio”
(Italo Calvino, “Le città invisibili”)

La vita è un dato di fatto. Forse è un dono, oppure una condanna, o forse il frutto del Fato. O magari tutte e tre le cose. Quello che non si può cambiare è il nostro essere vivi, e il fatto che dobbiamo vivere questa esistenza che ci è data, in tutte le sue difficoltà, le sue prove e le sue incomprensioni. Calvino ci ricorda che nessuno è esente dalle negatività che nascono dal nostro stesso essere al mondo e che costelleranno la nostra permanenza in quello che per lui è appunto l’unico e vero “inferno dei viventi”. Ma la sua riflessione non è un messaggio del tutto pessimistico e nichilista come potrebbe sembrare a una lettura superficiale.

Ci sono due modi per sfuggire all’inferno dell’esistenza. Il primo, la strada che “riesce facile a molti”, è quello di adattarsi e rassegnarsi, anche se ciò significa la distruzione dei nostri sogni e delle nostre speranze. Si può accettare quello che viene senza opporre resistenza e lasciarsi inglobare totalmente nello scorrere della vita, fino a che non ci si convince che quello che ci spetta è il massimo che si può avere e che per questo bisogno essere felice. L’inferno scompare ai nostri occhi, nascosto dietro all’infinito ripetersi delle abitudini, anche se in realtà, se esplorassimo i recessi della nostra coscienza, sapremmo benissimo che ciò non è altro che l’ennesima illusione.
L’altra via è la più difficile, ma al tempo stesso è quella che forse permette davvero di trovare la luce nel buio. Si tratta di sviluppare la capacità di riconosce, nel flusso delle cose che ci avvolge e ci travolge, cosa veramente è importa, che cosa vale la pena di essere amato e difeso. Si tratta di trovare il coraggio di andare contro corrente, di essere diversi dalla “normalità” che la vita e la società in cui viviamo ci impongono, diversi come sono quelle cose e quelle persone che ci paiono tanto fuori posto in questo nostro “inferno”. E allora forse la speranza può tornare a fiorire e possiamo ridare energia ai nostri sogni.

Ciascuno è libero di scegliere la propria strada, secondo quanto ritiene più giusto. Però di certo al mondo esiste qualcosa che dev durare, a cui dobbiamo dare spazio. Cose preziose, che meritano di essere poste al di sopra delle altre. Anche per ricordarci che la vita ha, nonostante tutto, la sua parte di luce.

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