CAOS DENTRO: ANALISI POST-ELETTORALE

Non era sicuramente difficile prevedere un’ascesa del Movimento 5 Stelle prima delle elezioni, così come era del tutto legittima la paura di un’ennesima ingovernabilità che, effettivamente, è divenuta realtà. Questi numeri però, che ci portano in un vero e proprio labirinto, non se li aspettava davvero nessuno. Ci troviamo di fronte ad una ingovernabilità senza precedenti nella storia d’Italia, con il Senato completamente spaccato e, a questo punto, del tutto bloccato di fronte a qualsiasi ipotetica proposta di legge. Dopo le elezioni i commenti sono stati davvero molti. C’è chi, come al solito, ha definito gli italiani un “popolo di pecoroni dalla memoria corta” vedendo i voti conquistati da Berlusconi; c’è chi ha puntato il dito contro Monti e chi, invece, ha accusato il PD di essersi seduto sugli allori dopo le primarie, dando per scontata la vittoria. Le solite critiche insomma che però, a mio modo di vedere, esulano dalla vera causa di questi risultati. Le elezioni, infatti, mostrano come gli italiani siano più legati al “populismo” piuttosto che alla “competenza” che un partito serio e una persona onesta come Bersani possono offrire. E’ vero, il leader del PD (come lo stesso partito) pecca di comunicazione e di carisma molto spesso, ma non si possono assolutamente mettere in dubbio la capacità e la competenza di un uomo che, in caso di netta vittoria, avrebbe sicuramente aperto la strada della nuova crescita economica. Tutto questo, però, non è bastato agli italiani che avevano bisogno di tutt’altro, come dimostrano appunto i risultati delle elezioni. Il popolo, infatti, è andato in un certo senso oltre la crisi, facendo dei tagli ai costi della politica e della “rottamazione” (passatemi il termine) la questione più importante da risolvere. Lo dimostrano il boom di voti conquistati da Grillo e, mesi fa, il movimento (anche esterno al PD) che si era creato attorno alla figura di Matteo Renzi, l’unico “politico” che ha osato fare proposte più “populiste”. Insomma, non basta parlare di economia, di crisi, di dignità, di cultura, di lavoro (ecc ecc) per convincere gli italiani, ma bisogna (con la stessa intensità) anche parlare di tagli ai costi della politica e rinnovamento. E’ vero, il PD ne ha parlato ed è stato l’unico partito ha proporlo come uno dei punti principali del programma, ma il vero problema è che se non fai parte del partito, o non sei una persona che si informa, queste notizie, ahimè, il popolo non le riceve. Per vincere nettamente le elezioni, molto probabilmente, c’era bisogno di un mix di competenza e populismo, con una comunicazione di gran lunga superiore a quella vista durante quest’ultima campagna elettorale. Una cosa è certa però: da libero cittadino e poi, ovviamente, da tesserato PD, non sopporto assolutamente i “moralisti del giorno dopo” e chi inneggia a squallide guerre fratricide. Troppo facile puntare il dito il giorno dopo le elezioni, magari proprio contro quei volontari che con tanta passione hanno sfidato il clima e sacrificato gli affetti per informare i propri concittadini delle proposte del PD, andando là dove il partito pecca e non riesce ad arrivare. Così come non sopporto le persone che hanno fatto dell’ingovernabilità una nuova questione tra Bersani e Renzi. “Se c’era Renzi a quest’ora avremmo vinto alla lunga…” dicono in tanti, pretendendo le dimissioni di Bersani, senza tener conto che, innanzitutto, con i SE e con i MA le elezioni non si vincono, ma soprattutto, il partito, sarebbe stato lo stesso? Cosa ne sarebbe stato del PD? Questa è una domanda che, da persona neutrale che non ha fatto parte di nessun comitato, vorrei rivolgere a questi nuovi veggenti che non hanno nulla a che fare, fortunatamente, con i volontari del PD che hanno sostenuto il sindaco di Firenze. Basta con queste lotte interne. Invece di sentirci tutti parte del più grande partito (e più votato) d’Italia, come al solito si sta commettendo il solito errore di sinistra: essere divisi. Se le elezioni non sono andate come speravamo tutti è anche perché il partito, agli occhi della gente (e degli indecisi) sembrava ancora scosso e spaccato da quei  sentimenti contrastanti post-primarie. Mai come in questo momento, invece, dobbiamo cercare in tutti i modi di essere uniti, di spalleggiarci a vicenda e di mettere in campo le forze migliori del nostro partito, liberando le menti più eccelse e, oserei dire, più adatte all’attuale momento storico.

 

post elezioni

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One thought on “CAOS DENTRO: ANALISI POST-ELETTORALE

  1. Dicembre Rosso ha detto:

    Ciao, secondo me il problema sta in due punti che sono all’interno del vostro partito:
    – Massimo D’Alema e i vecchi burocrati del PCI e Pds
    – L’allontanamento da sinistra verso centro, avendo come modello ispiratore i democratici americani piuttosto che ad un socialismo francese.
    Ora vi dico la mia, Bersani è un’uomo onesto buon ministro ma nulla più. La linea è sempre dettata da D’Alema ed è inutile negarlo; vi siete seduti dopo le primarie avete fatto una campagna elettorale “moscia” .
    Dunque dopo questa debacle (perchè alla fine non avete vinto come sostenete) occorre una seria riflessione nel vostro partito prima di sbagliare altre mosse.

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