CAOS DENTRO: ANDROID VS APPLE

Nella società odierna i metodi di scelta personale si possono riassumere in due criteri differenti: l’ostentazione di uno status symbol e l’esigenza di un mezzo di comunicazione veloce ed affidabile. L’esigenza può riguardare l’ambito lavorativo o professionale, per esempio  nella lettura di mail, mentre l’ostentazione riguarda la soddisfazione personale nel mostrare l’oggetto del desiderio riconosciuto dalla collettività. Un esempio lampante lo si può trovare nelle tasche della maggior parte di noi: lo smartphone. Questo dispositivo ormai è diventato un oggetto di culto per tutti gli amanti della tecnologia tanto da non poter fare a meno del modello di ultima generazione. Installati sugli smartphone troviamo principalmente il sistema operativo prodotto in casa Apple che si contrappone al software di base made in Google. Ognuno di questi software presenta differenze sia grafiche che nei servizi proposti ed è obbiettivo di questo articolo spiegarne le principali.

Cominciamo con il sistema operativo di Cupertino: i vantaggi sono principalmente l’esperienza utente intuitiva, velocità anche con hardware non al top, sicurezza, moda, il valore del telefono non si svaluta e ottimi materiali. Ottima persino l’assistenza tecnica. Lo storage online di backup ICloud e l’assistente vocale Siri sono molto utili. Un altro grosso vantaggio è la chiarezza: se uno vuole comprare iPhone sa già quale è il modello migliore, mentre su android si prova la fastidiosa sensazione che non esista il modello perfetto. Essendo più diffuso si trovano un sacco di accessori dedicati. I punti a sfavore sono:  il costo spropositato (va bene che la qualità si paga ma Apple esagera), memoria limitata non espandibile, batteria non eccelsa in durata ne sostituibile, differente uso del sistema bluetooth, mancanza di nfc che permette di usare il dispositivo come una carta di credito, sistema blindato, personalizzazione non spiccata, connettore proprietario per i propri terminali anziché l’universale micro-Usb.

Passiamo ora all’analisi del sistema operativo android: qualunque siano le vostre tasche (non mi riferisco alla dimensioni ma al prezzo) esiste il terminale android che fa per voi, da 70 a 700 euro. Ne esistono di tutti i tipi e tutte le marche (Samsung, Motorola, Sony, HTC, ZTE, Huawei, Acer, Asus, Lg, ecc). Se c’è un sistema operativo in cui puoi modificare tutto a proprio piacimento, quello è Android. Non puoi stare senza l’interfaccia di IOs o Windows Phone? Puoi installarle tramite temi e applicazioni. La Apple crea un dispositivo disegnato per te, con Android tu adatti il telefono alle tue esigenze. Questo è un grosso vantaggio. Il negozio di applicazioni (chiamato Play Store) ha un numero esorbitante di applicazioni. Di tutti i tipi,  gratuite e a pagamento. Come contenuti è al pari dell’ App Store, ma è leggermente inferiore come qualità. I punti a sfavore sono la presenza sul mercato di un numero eccessivo di terminali che possono confondere il potenziale consumatore, un altro problema è la frammentazione delle versioni: ogni terminale, eccetto quelli prodotti direttamente da Google in accordo con aziende produttrici, vengono aggiornati solitamente solo alla versione successiva mentre Google, ogni sei mesi, rilascia un nuovo aggiornamento. Continuando, non si può omettere che utilizzare un sistema android inizialmente può sembrare un po’ macchinoso, ma con il tempo risulta davvero comodo.

Concludendo, la scelta del proprio dispositivo è solo e solamente a discrezione di ognuno di noi, quindi tutte le discussioni su quale sia più bello o più utile sono opinabili, l’importante in ogni decisione è quella di scegliere lo smartphone più compatibile con le proprie esigente e disponibilità economiche.

 

android

STELLE DANZANTI

Gattino

Un leggero venticello primaverile,

il sole scende lento dietro le montagne.

Case, strade, campi,

quasi tutto il paese è ormai nell’ombra,

ma non lì…

quel giovane gattino continua a giocare,

al margine della strada,

inseguendo le foglie sospinte dal vento.

Resto immobile ad osservarlo,

dall’altra parte della via,

abbagliato dalla sua gioia di vivere,

dalla sua serenità.

Il vento continua a soffiare

e lui instancabile corre, salta, gioca.

Gli ultimi raggi di sole

mi danno la buonanotte,

pronti a scomparire dietro quei monti,

con i loro compagni.

Il vento cambia direzione,

ora mi sfiora il viso.

Le foglie mi vengono incontro

e quel gattino continua ad inseguirle.

Un istante…

una macchina sopraggiunge veloce.

Se solo potessi tornare indietro.

Se solo lo avessi fermato.

Se solo…tutto inutile ormai!

Il gattino adesso non gioca più.

Si è fatto buio.

angelodellamorte

IL FILO DI ARIADNE

“A quel tempo danzavano per le strade come pazzi, e io li seguivo a fatica come ho fatto tutta la vita con le persone che mi interessano, perché le uniche persone che esistono per me sono i pazzi, i pazzi di voglia di vivere, di parole, di salvezza, i pazzi del tutto e subito, quelli che non sbadigliano mai e non dicono mai banalità ma bruciano, bruciano, bruciano come favolosi fuochi d’artificio gialli che esplodono simili a ragni sopra le stelle e nel mezzo si vede scoppiare la luce azzurra e tutti fanno «Oooooh!»”
(Jack Kerouac)

Questa frase è tratta dal romanzo autobiografico On the road, scritto dallo scrittore e poeta americano Jack Kerouac, pubblicato nel 1957. Con queste parole, l’autore descrive quel inafferrabile senso di follia congenita che pervade l’anima dell’essere umano, ma che noi, intrappolati fra le sbarre invisibili del sistema terribilmente schematico in cui sopravviviamo, spesso e volentieri tendiamo ad evitare per timore di essere considerati ridicoli. E’ come se fossimo costretti, in un certo senso, a barattare la nostra libertà d’espressione e il nostro particolare approccio alla vita in cambio di mere formalità e falsi traguardi che non fanno altro che spegnere il fuoco che abbiamo dentro, quel fuoco brillante e intenso che ci rende realmente consapevoli di essere vivi, incoraggiando continuamente i nostri cuori a battere sempre più forte.

Dunque non dovremmo mai e poi mai perdere la smania di protagonismo, la nostra meravigliosa unicità che ci caratterizza, e non dovremmo assolutamente lasciare che il sistema ci trasformi in misere e insensate comparse, o ancor peggio in dei freddi ingranaggi da infilare all’interno del meccanismo della società.
Allora alimentiamo il fuoco che abbiamo dentro, fino a sentircele negli occhi quelle fiamme, invece di soffocarlo poco alla volta!
Potremmo fare, come i pazzi descritti da Kerouac, praticamente tutto ciò che vogliamo, se solo ci rendessimo veramente conto di quanto immenso sia il nostro potenziale.

Keruac vede i pazzi come i soli individui davvero interessanti, e per questo difficili da comprendere, seguire ed imitare.
Sono testardi, smaniosi di sapere, affamati e assetati di tutto e totalmente imprevedibili, molto simili a fantastiche esplosioni artificiali scoppiate all’improvviso dentro a un cielo completamente deserto e uniforme. E la gente comune, nel ammirare quelle esplosioni grandiose, rimane col fiato sospeso e la testa rivolta all’insù, sbalordita di fronte ad un tale spettacolo umano. Perché i pazzi sono capaci di accendere quelle luci che la gente considerata “normale” solitamente tende a spegnere. Le luci del cuore, dell’anima, degli occhi, delle parole. Sanno accendere, i pazzi, tutte quelle luci che illuminano di stupore e fantasia il mondo. E non lo fanno come fosse una vocazione o una missione da adempiere, ma semplicemente perché sono fatti così. E’ la loro natura.
Sono come schizzi di colore scagliati su una tela bianca, come arcobaleni variopinti sbocciati in mezzo al nulla senza segnali di preavviso, come stelle che invece di starsene ferme, transitano senza destinazione nell’immensità del cielo, lacerandolo dolcemente con la scia luccicante lasciata dal loro continuo e incerto vagabondare.

E’ innegabile, i pazzi talvolta compiono gesta sconsiderate e discutibili, ma almeno sono veri, ma soprattutto spontanei.
Malgrado in apparenza possano sembrarlo, quei pazzi di vita non sono affatto banali e tanto meno ridicoli come molti sostengono.
Forse è veramente ridicolo chi finge d’essere normale solo per paura di guardarsi dentro e scoprirsi pazzo anche lui.