MEZZOGIORNO, DIFESA, SOCIALE E CULTURA

MEZZOGIORNO

CHE COSA PROPONENTE IN PARTICOLARE PER IL RISCATTO DEL MEZZOGIORNO?

Le riforme che fanno bene all’Italia fanno bene anche al Sud. A cominciare dalla necessità di una ricostruzione del civismo e dell’imposizione della legalità nella vita civile, economica e politica. Senza legalità ma anche senza una cittadinanza piena, è un’utopia la rinascita del Mezzogiorno. Ciò significa che è importante riuscire a offrire al Sud servizi di base di qualità equivalente al resto d’Italia, dalla gestione dei rifiuti al trattamento degli anziani, al contrasto dell’abbandono scolastico, anche perché noi siamo convinti che dove sta bene un cittadino stia bene anche un’impresa. Tra gli interventi più diretti al sostegno dell’economia meridionale, il Pd propone il reintegro della dotazione nazionale del FAS, Fondo per le Aree Sottoutilizzate, prosciugato per ragioni che nulla hanno a che fare con le politiche di convergenza e l’impegno delle grandi società pubbliche delle infrastrutture, come Anas, Ferrovie dello Stato e Enel, ad ammodernare le reti nel Sud. All’interno dei piani nazionali di sviluppo industriale vanno individuate alcune aree produttive che abbiano particolare potenzialità di sviluppo nelle regioni del Mezzogiorno, facendo leva anche su poli di eccellenza già esistenti: dall’aeronautica all’aerospazio, ad alcun comparti dell’agricoltura di qualità, alle biotecnologie, alla microelettronica, alla logistica. Con progetti di partnership tra imprese, Università e centri di ricerca pubblici e privati. In ambito ambientale, per cogliere le nuove opportunità, va impostato un piano industriale incardinato sulla filiera della fonti rinnovabili e dell’efficienza energetica, sul recupero dei rifiuti, sulla realizzazione delle infrastrutture ferroviarie, portuali e idriche, sulla manutenzione e la messa in sicurezza del territorio. Più in generale, rilevanti opportunità di lavoro e impresa possono derivare dalla tutela e la valorizzazione delle coste, del paesaggio e dei parchi, dall’agroalimentare di qualità, tutti settori che qualificano e rilanciano il turismo e il commercio.

DIFESA

SARÀ DAVVERO NECESSARIO COMPERARE TUTTI GLI F35?

Il Pd condivide la preoccupazione dell’opinione pubblica sulle spese per gli armamenti. Fermo restando che le esigenze di difesa e di sicurezza dello Stato si sono radicalmente modificate, ma restano, bisogna assolutamente rivedere il nostro impegno per gli F35. La nostra priorità in questo momento è il lavoro.

SOCIALE. TERZO SETTORE

LA POPOLAZIONE ITALIANA INVECCHIA E LE FAMIGLIE SPESSO SI TROVANO SOLE DI FRONTE AI PROBLEMI DI CURA DEI NON AUTOSUFFICIENTI. COME PENSATE DI AFFRONTARE QUESTO TEMA?

L’allungamento della durata della vita è un risultato positivo ma pone nuove esigenze di cui la politica deve farsi carico. Con il Governo Prodi avevamo avviato la sperimentazione di un fondo per la non autosufficienza che ha prodotto molte innovazioni e buone pratiche in Italia, con servizi innovativi e sostegno alle famiglie che assolvono il carico di cura. Questa esperienza è stata interrotta dal Governo Berlusconi che ha cancellato il fondo e solo con l’ultima legge di stabilità siamo tornati a invertire la rotta con un primo, parziale finanziamento. Ma l’Italia ha bisogno di dotarsi di un piano ed una politica nazionale come è stato fatto negli altri Paesi europei. Pensiamo ad un sistema integrato tra sociale e sanitario che valorizzi l’indennità di accompagnamento promuovendo un sistema di servizi di cura personalizzato e graduato in base al livelli di gravità e alla situazione economica familiare, promuovendo, là dove possibile l’assistenza domiciliare che garantisca il permanere della persona anziana nel suo ambiente naturale e relazionale.

IN ITALIA LE NASCITE SONO IN CALO, E LE FAMIGLIE MONOREDDITO CON PIÙ FIGLI SONO QUELLE MAGGIORMENTE ESPOSTE ALL’IMPOVERIMENTO. COSA PENSATE DI FARE?

La natalità e la stabilità delle famiglie devono tornare ad essere una priorità per il Paese. Questo si può realizzare solo leggendo i fattori di fragilità e che ritardano le scelte di vita dei giovani e sostenendo la vita delle famiglie già costituite. Per questo la nascita e la crescita dei bambini deve tornare ad essere compatibile con l’attività lavorativa di genitori ed economicamente sostenibile, vogliamo prevedere incentivi per il rientro al lavoro delle neo mamme, l’incremento della diffusione degli asili nido, servizi per sostenere le famiglie in difficoltà e misure fiscali che riconoscano il carico familiare. Prevediamo inoltre l’istituzione del tribunale per la famiglia radicato su tutti i territori.

L’ITALIA È UNO DEI POCHI PAESI A NON AVERE UNA MISURA DI CONTRASTO ALLA POVERTÀ, COSA PENSATE DI FARE?

Tra gli obiettivi dimenticati di Europa 2020 c’era l’impegno per l’Italia di diminuire di oltre due milioni il numero delle persone in povertà assoluta. In questi anni abbiamo assistito al contrario ad un lieve incremento e allo scivolamento di ampie face della popolazione in condizioni di povertà relativa. Per invertire la rotta è necessario un vero e proprio piano di contrasto alla povertà articolato su due livelli: l’istituzione di quello che abbiamo chiamato reddito di solidarietà attiva, ovvero la costruzione di un patto sociale che tiene insieme le risorse per garantire la sopravvivenza e un progetto di reinserimento sociale caratterizzato dall’impegno per favorire frequenza scolastica per i minori e formazione e reinserimento lavorativo per gli adulti. Al tempo stesso sarà utile investire sulle persone esposte all’impoverimento che sostenute nella fase critica (perdita lavoro, problemi salute, perdita casa ecc), possono agevolmente tornare ad una condizione di autonomia.

SARANNO MAI GARANTITI LIVELLI ESSENZIALI DI ASSISTENZA SOCIALE?

Le risposte giustamente differenziate delle varie realtà territoriali non possono cancellare l’esigenza di definire una soglia minima di diritti esigibili che assicurino una vita dignitosa alle persone indipendentemente dal luogo in cui nascono o vivono. Un obiettivo da perseguire con gradualità, ma anche con determinazione.

CHE RUOLO HA IL TERZO SETTORE NEL VOSTRO PROGRAMMA?

Il terzo settore non può essere ridotto ad un sostituto a basso costo dello Stato che arretra né può essere abbandonato a pure logiche di mercato e concorrenza. Vogliamo valorizzare questo suo essere terzo cogliendone i fattori solidaristici, partecipativi e non lucrativo che ne fanno il nostro migliore alleato nella ricostruzione del Paese e nella promozione di un sano protagonismo delle persone e delle comunità locali. Proprio per questo volontariato, associazionismo di promozione sociale e cooperazione sociale sono stati nostri costanti interlocutori nella costruzione del progetto di “Italia. Bene comune” e vogliamo, insieme a loro, realizzare l’Italia giusta. Tra le proposte, la stabilizzazione del 5×1000 e al rilancio del Servizio Civile come opportunità di difesa non armata e non violenta della Patria assicurandone una programmazione pluriennale.

QUALI SONO LE VOSTRE PROPOSTE PER LE PERSONE DISABILI? CONTINUERETE LA LOTTA AI FALSI INVALIDI?

Le persone con disabilità hanno diritto di avere un loro progetto di vita. Sotto la parola disabilità vi sono condizioni molto diverse e hanno bisogno di risposte diverse. Occorre inserire norme più dure verso chi compie false certificazioni e potenziare la relazione di presa in carico del disabile da parte dei servizi territoriali in modo da garantire un costante monitoraggio.

CULTURA

IL PD CHE COSA PROPONE PER LA CULTURA?

Lo straordinario patrimonio culturale, scientifico e paesaggistico dell’Italia e le nostre attività culturali e creative devono tornare al centro di un progetto di sviluppo sostenibile: sono settori non delocalizzabili, ad alto valore aggiunto e che permettono ancora all’Italia di essere conosciuta e riconosciuta universalmente nel mondo. Quella dei saperi diffusi, della cultura e dell’innovazione è una delle possibili chiavi per una riscossa del paese. Ma c’è bisogno di politiche serie, anche industriali, di sviluppo per la creatività e per la cultura e di una programmazione degli interventi. Le politiche dei finanziamenti a pioggia si sono dimostrate inutili e dannose. Il Ministero per i Beni e le Attività Culturali ha seri problemi di personale: i tecnici scarseggiano e i pensionamenti rischiano di desertificarlo. Il ministero deve dunque essere rimesso nelle condizioni di operare, restituendo dignità ai lavoratori e diritti e certezze alla schiera dei giovani precari iperqualificati. La missione di questo ministero deve continuare ad essere la manutenzione, la tutela, la valorizzazione dei beni culturali e il finanziamento alle attività culturali, del cinema e dello spettacolo dal vivo. È necessario tuttavia ridefinire i criteri di spesa, specie nelle attività culturali: bisogna evitare sprechi, curare la qualità e porre particolare attenzione all’innovazione, alle produzioni dei giovani, alla sperimentazione e ai nuovi linguaggi.

 

manifesto

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