PUBBLICA AMMINISTRAZIONE, LIBERALIZZAZIONI, FISCO E PENSIONI

PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

PUBBLICA AMMINISTRAZIONE: COME PENSATE DI RENDERLA EFFICIENTE?

In rapporto al PIL, in Italia spesa e personale della Pubblica Amministrazione sono in linea con gli standard europei. Tuttavia: 1) i risultati (servizi, politiche) non valgono le risorse assorbite; 2) la dimensione raggiunta non è sostenibile di fronte alla crisi e alla diminuzione del PIL; 3) spesa e organici procedono indipendentemente dalle decisioni politiche (es. da Rapporto Giarda: negli ultimi 20 anni spesa per istruzione -5,4%). La crisi e le conseguenti manovre (2011 e 2012) hanno ridotto spesa (- 0,5% da 2010 a 2012) e personale (dal 2009 al 2011 -2,8% di dipendenti stabili, -3,3% di costo del personale). Soprattutto, la spesa è sempre più legata all’auto-amministrazione: amministratori e funzionari sono sempre più impegnati nel rispettare regole e vincoli a scapito dei servizi offerti. L’esempio negativo del governo della PA è la stagione brunettiana: la retorica dell’insulto nei confronti del “pubblico” e la velleità della Grande Riforma che produce centralismo; la “Bertolasocrazia” come centralizzazione della “gestione straordinaria” al posto della necessità di migliorare le procedure ordinarie. Il PD punta a un cambiamento strutturale, orientato non solo a ridurre la spesa, ma all’efficacia e alla produzione dei beni comuni essenziali: istruzione, sicurezza, salute e assistenza, oltre che accesso dei cittadini alle informazioni e a processi decisionali partecipati. Con due stelle polari: “senza la PA non si può” (collaborazione) ma “con questa PA non si può” (cambiamento). Entro il 2013, è necessario migliorare alcune misure del governo Monti, soprattutto riorientare la spending review per superare definitivamente i tagli lineari, arrivare alla trasparenza totale delle PA e completare i provvedimenti anti-corruzione e di semplificazione. L’orizzonte di legislatura è il sistema di PA del regionalismo cooperativo e solidale: 1) stato centrale snellito e più integrato e valorizzazione delle autonomie locali; 2) digitalizzazione completa e trasparenza e semplificazione dei processi amministrativi; 3) alleggerimento dell’“autoamministrazione”; 4) nuovo mix professionale e generazionale del lavoro pubblico, aumentando le competenze specialistiche e manageriali.

LIBERALIZZAZIONI

IL PD PARLA SPESSO DI LIBERALIZZAZIONI. MA CHE COSA PROPONETE IN CONCRETO?

Dopo le lenzuolate di Bersani varate durante i governi di centrosinistra (tra l’altro: commercio, energia elettrica, treni, trasferibilità cellulari e abbattimento commissione sulle ricariche, trasferibilità dei conti correnti e delle polizze assicurative…), nella legislatura appena finita il Pd ha presentato e predisposto oltre 30 provvedimenti di liberalizzazione. Verranno ripresentati e rafforzati nella nuova legislatura. Tra i temi di intervento, le professioni, i farmaci, i carburanti e l’energia, banche, trasporti e poste, assicurazioni, commercio, semplificazione per le imprese, tutela dei consumatori.

FISCO

COME VOLETE INTERVENIRE SULL’IMU?

Fin da prima del decreto Salva Italia, noi abbiamo proposto di alleggerire l’Imu, imposta approvata dal governo Berlusconi nell’ambito del federalismo fiscale, sulla prima casa degli italiani che hanno redditi più bassi. E di finanziare questa agevolazione con un’imposta personale sui grandi patrimoni immobiliari, cioè un prelievo aggiuntivo sui patrimoni immobiliari di valore superiore a soglie particolarmente elevate. Più in particolare l’ipotesi è di evitare il pagamento dell’Imu per le prime case fino a 400-500 euro di imposta e di compensare questo sgravio con un aggravio, gradualmente progressivo, a partire dagli immobili che abbiano un valore superiore al milione e mezzo di euro dal punto di vista catastale, cioè almeno tre milioni di euro di valore commerciale. Nel corso dell’iter parlamentare del provvedimento sull’Imu il Pd ha già proposto di destinarne il gettito ai comuni. La proposta non è stata accolta dal governo Monti.

VOI IMPORRETE UNA PATRIMONIALE?

Noi non proponiamo interventi generali sul patrimonio. Per le ricchezze di tipo mobiliare (azioni, fondi, liquidi, titoli pubblici…) per noi è importante la trasparenza e la tracciabilità. E sono importanti perché oggi è decisivo sapere davvero dove sono redditi e ricchezze per rendere gestibile qualsiasi ipotesi di ogni eventuale contributo dei più abbienti per l’accesso ai servizi di un Welfare, che va garantito ma che appunto per questo che bisogna mettere al sicuro dal punto di vista della sostenibilità finanziaria.

CHE COSA VOLETE FARE CONTRO L’EVASIONE E L’ELUZIONE FISCALE?

Decisiva per noi è la fedeltà fiscale. Gli interventi da questo punto di vista riguardano, oltre all’uso concreto ed efficiente delle banche dati, soprattutto la riduzione nella circolazione del contante: la trasparenza nei pagamenti è fondamentale. Considerando i benefici che verrebbero alle banche da un maggior ricorso agli strumenti di pagamento elettronico (bancomat, carte, ecc…) sarà necessario fare un accordo con le aziende di credito perché azzerino, o comunque abbassino in modo decisivo, i costi delle carte. Sarà importante anche rendere più difficili tutte quelle attività che oggi consentono di spostare facilmente fondi e basi sociali da un paese all’altro per non pagare le imposte.

VOLETE O NO FARE UN ACCORDO CON LA SVIZZERA SUI CAPITALI ESPORTATI?

Un accordo fiscale con la Svizzera va ricercato, ma non deve tradursi in un sostanziale condono per le somme sulle quali non vengono pagate imposte in Italia.

VOLETE ABBASSARE LE IMPOSTE?

Le imposte oggi pesano troppo su lavoro e impresa e troppo poco sulla rendita. Salvo restando l’equilibrio dei conti pubblici, in prospettiva, e anche grazie ai proventi di una vera lotta all’evasione e all’elusione fiscale, noi prevediamo di riequilibrare il prelievo fiscale sui redditi da lavoro, autonomo e dipendente, e sugli investimenti. L’obiettivo è di rendere più redditizio l’impegno nell’economia reale e che da occupazione, rispetto alle posizioni di rendita.

PENSIONI

VOLETE CAMBIARE LA RIFORMA FORNERO SULLE PENSIONI?

Per noi va completata la copertura del problema esodati. Nel medio-lungo periodo pensiamo che sia necessario rendere il sistema pensionistico più flessibile, ferma restando l’attenzione alla assoluta stabilità finanziaria, e prevedendo anche forme di invecchiamento attivo.

 

manifesto

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