IL FILO DI ARIADNE

“A quel tempo danzavano per le strade come pazzi, e io li seguivo a fatica come ho fatto tutta la vita con le persone che mi interessano, perché le uniche persone che esistono per me sono i pazzi, i pazzi di voglia di vivere, di parole, di salvezza, i pazzi del tutto e subito, quelli che non sbadigliano mai e non dicono mai banalità ma bruciano, bruciano, bruciano come favolosi fuochi d’artificio gialli che esplodono simili a ragni sopra le stelle e nel mezzo si vede scoppiare la luce azzurra e tutti fanno «Oooooh!»”
(Jack Kerouac)

Questa frase è tratta dal romanzo autobiografico On the road, scritto dallo scrittore e poeta americano Jack Kerouac, pubblicato nel 1957. Con queste parole, l’autore descrive quel inafferrabile senso di follia congenita che pervade l’anima dell’essere umano, ma che noi, intrappolati fra le sbarre invisibili del sistema terribilmente schematico in cui sopravviviamo, spesso e volentieri tendiamo ad evitare per timore di essere considerati ridicoli. E’ come se fossimo costretti, in un certo senso, a barattare la nostra libertà d’espressione e il nostro particolare approccio alla vita in cambio di mere formalità e falsi traguardi che non fanno altro che spegnere il fuoco che abbiamo dentro, quel fuoco brillante e intenso che ci rende realmente consapevoli di essere vivi, incoraggiando continuamente i nostri cuori a battere sempre più forte.

Dunque non dovremmo mai e poi mai perdere la smania di protagonismo, la nostra meravigliosa unicità che ci caratterizza, e non dovremmo assolutamente lasciare che il sistema ci trasformi in misere e insensate comparse, o ancor peggio in dei freddi ingranaggi da infilare all’interno del meccanismo della società.
Allora alimentiamo il fuoco che abbiamo dentro, fino a sentircele negli occhi quelle fiamme, invece di soffocarlo poco alla volta!
Potremmo fare, come i pazzi descritti da Kerouac, praticamente tutto ciò che vogliamo, se solo ci rendessimo veramente conto di quanto immenso sia il nostro potenziale.

Keruac vede i pazzi come i soli individui davvero interessanti, e per questo difficili da comprendere, seguire ed imitare.
Sono testardi, smaniosi di sapere, affamati e assetati di tutto e totalmente imprevedibili, molto simili a fantastiche esplosioni artificiali scoppiate all’improvviso dentro a un cielo completamente deserto e uniforme. E la gente comune, nel ammirare quelle esplosioni grandiose, rimane col fiato sospeso e la testa rivolta all’insù, sbalordita di fronte ad un tale spettacolo umano. Perché i pazzi sono capaci di accendere quelle luci che la gente considerata “normale” solitamente tende a spegnere. Le luci del cuore, dell’anima, degli occhi, delle parole. Sanno accendere, i pazzi, tutte quelle luci che illuminano di stupore e fantasia il mondo. E non lo fanno come fosse una vocazione o una missione da adempiere, ma semplicemente perché sono fatti così. E’ la loro natura.
Sono come schizzi di colore scagliati su una tela bianca, come arcobaleni variopinti sbocciati in mezzo al nulla senza segnali di preavviso, come stelle che invece di starsene ferme, transitano senza destinazione nell’immensità del cielo, lacerandolo dolcemente con la scia luccicante lasciata dal loro continuo e incerto vagabondare.

E’ innegabile, i pazzi talvolta compiono gesta sconsiderate e discutibili, ma almeno sono veri, ma soprattutto spontanei.
Malgrado in apparenza possano sembrarlo, quei pazzi di vita non sono affatto banali e tanto meno ridicoli come molti sostengono.
Forse è veramente ridicolo chi finge d’essere normale solo per paura di guardarsi dentro e scoprirsi pazzo anche lui.

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