MEZZOGIORNO, DIFESA, SOCIALE E CULTURA

MEZZOGIORNO

CHE COSA PROPONENTE IN PARTICOLARE PER IL RISCATTO DEL MEZZOGIORNO?

Le riforme che fanno bene all’Italia fanno bene anche al Sud. A cominciare dalla necessità di una ricostruzione del civismo e dell’imposizione della legalità nella vita civile, economica e politica. Senza legalità ma anche senza una cittadinanza piena, è un’utopia la rinascita del Mezzogiorno. Ciò significa che è importante riuscire a offrire al Sud servizi di base di qualità equivalente al resto d’Italia, dalla gestione dei rifiuti al trattamento degli anziani, al contrasto dell’abbandono scolastico, anche perché noi siamo convinti che dove sta bene un cittadino stia bene anche un’impresa. Tra gli interventi più diretti al sostegno dell’economia meridionale, il Pd propone il reintegro della dotazione nazionale del FAS, Fondo per le Aree Sottoutilizzate, prosciugato per ragioni che nulla hanno a che fare con le politiche di convergenza e l’impegno delle grandi società pubbliche delle infrastrutture, come Anas, Ferrovie dello Stato e Enel, ad ammodernare le reti nel Sud. All’interno dei piani nazionali di sviluppo industriale vanno individuate alcune aree produttive che abbiano particolare potenzialità di sviluppo nelle regioni del Mezzogiorno, facendo leva anche su poli di eccellenza già esistenti: dall’aeronautica all’aerospazio, ad alcun comparti dell’agricoltura di qualità, alle biotecnologie, alla microelettronica, alla logistica. Con progetti di partnership tra imprese, Università e centri di ricerca pubblici e privati. In ambito ambientale, per cogliere le nuove opportunità, va impostato un piano industriale incardinato sulla filiera della fonti rinnovabili e dell’efficienza energetica, sul recupero dei rifiuti, sulla realizzazione delle infrastrutture ferroviarie, portuali e idriche, sulla manutenzione e la messa in sicurezza del territorio. Più in generale, rilevanti opportunità di lavoro e impresa possono derivare dalla tutela e la valorizzazione delle coste, del paesaggio e dei parchi, dall’agroalimentare di qualità, tutti settori che qualificano e rilanciano il turismo e il commercio.

DIFESA

SARÀ DAVVERO NECESSARIO COMPERARE TUTTI GLI F35?

Il Pd condivide la preoccupazione dell’opinione pubblica sulle spese per gli armamenti. Fermo restando che le esigenze di difesa e di sicurezza dello Stato si sono radicalmente modificate, ma restano, bisogna assolutamente rivedere il nostro impegno per gli F35. La nostra priorità in questo momento è il lavoro.

SOCIALE. TERZO SETTORE

LA POPOLAZIONE ITALIANA INVECCHIA E LE FAMIGLIE SPESSO SI TROVANO SOLE DI FRONTE AI PROBLEMI DI CURA DEI NON AUTOSUFFICIENTI. COME PENSATE DI AFFRONTARE QUESTO TEMA?

L’allungamento della durata della vita è un risultato positivo ma pone nuove esigenze di cui la politica deve farsi carico. Con il Governo Prodi avevamo avviato la sperimentazione di un fondo per la non autosufficienza che ha prodotto molte innovazioni e buone pratiche in Italia, con servizi innovativi e sostegno alle famiglie che assolvono il carico di cura. Questa esperienza è stata interrotta dal Governo Berlusconi che ha cancellato il fondo e solo con l’ultima legge di stabilità siamo tornati a invertire la rotta con un primo, parziale finanziamento. Ma l’Italia ha bisogno di dotarsi di un piano ed una politica nazionale come è stato fatto negli altri Paesi europei. Pensiamo ad un sistema integrato tra sociale e sanitario che valorizzi l’indennità di accompagnamento promuovendo un sistema di servizi di cura personalizzato e graduato in base al livelli di gravità e alla situazione economica familiare, promuovendo, là dove possibile l’assistenza domiciliare che garantisca il permanere della persona anziana nel suo ambiente naturale e relazionale.

IN ITALIA LE NASCITE SONO IN CALO, E LE FAMIGLIE MONOREDDITO CON PIÙ FIGLI SONO QUELLE MAGGIORMENTE ESPOSTE ALL’IMPOVERIMENTO. COSA PENSATE DI FARE?

La natalità e la stabilità delle famiglie devono tornare ad essere una priorità per il Paese. Questo si può realizzare solo leggendo i fattori di fragilità e che ritardano le scelte di vita dei giovani e sostenendo la vita delle famiglie già costituite. Per questo la nascita e la crescita dei bambini deve tornare ad essere compatibile con l’attività lavorativa di genitori ed economicamente sostenibile, vogliamo prevedere incentivi per il rientro al lavoro delle neo mamme, l’incremento della diffusione degli asili nido, servizi per sostenere le famiglie in difficoltà e misure fiscali che riconoscano il carico familiare. Prevediamo inoltre l’istituzione del tribunale per la famiglia radicato su tutti i territori.

L’ITALIA È UNO DEI POCHI PAESI A NON AVERE UNA MISURA DI CONTRASTO ALLA POVERTÀ, COSA PENSATE DI FARE?

Tra gli obiettivi dimenticati di Europa 2020 c’era l’impegno per l’Italia di diminuire di oltre due milioni il numero delle persone in povertà assoluta. In questi anni abbiamo assistito al contrario ad un lieve incremento e allo scivolamento di ampie face della popolazione in condizioni di povertà relativa. Per invertire la rotta è necessario un vero e proprio piano di contrasto alla povertà articolato su due livelli: l’istituzione di quello che abbiamo chiamato reddito di solidarietà attiva, ovvero la costruzione di un patto sociale che tiene insieme le risorse per garantire la sopravvivenza e un progetto di reinserimento sociale caratterizzato dall’impegno per favorire frequenza scolastica per i minori e formazione e reinserimento lavorativo per gli adulti. Al tempo stesso sarà utile investire sulle persone esposte all’impoverimento che sostenute nella fase critica (perdita lavoro, problemi salute, perdita casa ecc), possono agevolmente tornare ad una condizione di autonomia.

SARANNO MAI GARANTITI LIVELLI ESSENZIALI DI ASSISTENZA SOCIALE?

Le risposte giustamente differenziate delle varie realtà territoriali non possono cancellare l’esigenza di definire una soglia minima di diritti esigibili che assicurino una vita dignitosa alle persone indipendentemente dal luogo in cui nascono o vivono. Un obiettivo da perseguire con gradualità, ma anche con determinazione.

CHE RUOLO HA IL TERZO SETTORE NEL VOSTRO PROGRAMMA?

Il terzo settore non può essere ridotto ad un sostituto a basso costo dello Stato che arretra né può essere abbandonato a pure logiche di mercato e concorrenza. Vogliamo valorizzare questo suo essere terzo cogliendone i fattori solidaristici, partecipativi e non lucrativo che ne fanno il nostro migliore alleato nella ricostruzione del Paese e nella promozione di un sano protagonismo delle persone e delle comunità locali. Proprio per questo volontariato, associazionismo di promozione sociale e cooperazione sociale sono stati nostri costanti interlocutori nella costruzione del progetto di “Italia. Bene comune” e vogliamo, insieme a loro, realizzare l’Italia giusta. Tra le proposte, la stabilizzazione del 5×1000 e al rilancio del Servizio Civile come opportunità di difesa non armata e non violenta della Patria assicurandone una programmazione pluriennale.

QUALI SONO LE VOSTRE PROPOSTE PER LE PERSONE DISABILI? CONTINUERETE LA LOTTA AI FALSI INVALIDI?

Le persone con disabilità hanno diritto di avere un loro progetto di vita. Sotto la parola disabilità vi sono condizioni molto diverse e hanno bisogno di risposte diverse. Occorre inserire norme più dure verso chi compie false certificazioni e potenziare la relazione di presa in carico del disabile da parte dei servizi territoriali in modo da garantire un costante monitoraggio.

CULTURA

IL PD CHE COSA PROPONE PER LA CULTURA?

Lo straordinario patrimonio culturale, scientifico e paesaggistico dell’Italia e le nostre attività culturali e creative devono tornare al centro di un progetto di sviluppo sostenibile: sono settori non delocalizzabili, ad alto valore aggiunto e che permettono ancora all’Italia di essere conosciuta e riconosciuta universalmente nel mondo. Quella dei saperi diffusi, della cultura e dell’innovazione è una delle possibili chiavi per una riscossa del paese. Ma c’è bisogno di politiche serie, anche industriali, di sviluppo per la creatività e per la cultura e di una programmazione degli interventi. Le politiche dei finanziamenti a pioggia si sono dimostrate inutili e dannose. Il Ministero per i Beni e le Attività Culturali ha seri problemi di personale: i tecnici scarseggiano e i pensionamenti rischiano di desertificarlo. Il ministero deve dunque essere rimesso nelle condizioni di operare, restituendo dignità ai lavoratori e diritti e certezze alla schiera dei giovani precari iperqualificati. La missione di questo ministero deve continuare ad essere la manutenzione, la tutela, la valorizzazione dei beni culturali e il finanziamento alle attività culturali, del cinema e dello spettacolo dal vivo. È necessario tuttavia ridefinire i criteri di spesa, specie nelle attività culturali: bisogna evitare sprechi, curare la qualità e porre particolare attenzione all’innovazione, alle produzioni dei giovani, alla sperimentazione e ai nuovi linguaggi.

 

manifesto

Annunci

SCUOLA, UNIVERSITA’ E RICERCA

SCUOLA

COSA PENSATE DI FARE PER LA SCUOLA DI DIVERSO DAL GOVERNO BERLUSCONI E DAL GOVERNO MONTI?

Il governo Berlusconi ha sempre raccontato favole, prima con le tre I della Moratti (inglese, internet, impresa) poi con gli slogan “Serietà, merito, educazione” della Gelmini, mentre invece avveniva il più grande licenziamento di massa: 8 miliardi di tagli, e 132.000 posti in meno. Anche la qualità è calata: il maestro unico, il taglio del tempo pieno, il sostegno (il rapporto è salito da 1,95 a 2,03 alunni per ogni docente di sostegno), le classi pollaio (60 mila classi dove l’evacuazione potrebbe essere un problema) sono negatività che hanno inciso sugli apprendimenti dei bambini italiani che sono crollati col ministro Gelmini.

CHE FARE, DUNQUE?

La scuola ha bisogno di stabilità, fiducia e risorse. Promuoveremo una “fase costituente” con una consultazione nazionale. I nostri obiettivi sono di avvicinarci alle medie europee nella riduzione degli abbandoni scolastici, nel numero dei diplomati e dei laureati. Più in particolare, pensiamo ad un piano straordinario per raggiungere l’obiettivo del 33% di copertura dei posti all’asilo nido come chiesto dall’Europa. Nella scuola primaria puntiamo a rivitalizzare tempo pieno e modulo a 30 ore con le compresenze. Per la scuola media, in cui l’abbandono scolastico è diventato un punto critico, pensiamo tra l’altro che si debba allungare il “tempo scuola” (scuole aperte anche al pomeriggio con sport, tecnologia, studio in gruppo, ecc). Per il ciclo superiore, il Pd propone un primo biennio unitario, così che la scelta a quale scuola iscriversi non sia fatta in 3° media, ma maturi dopo i primi due anni della secondaria. Fondamentale in questo contesto sarà il rafforzamento della formazione tecnica e professionale per rilanciare il Made in Italy nel mondo. Pensiamo all’istituzione di Poli per l’Istruzione Tecnica Superiore che tengano insieme l’istruzione tecnica / professionale e la formazione professionale, le imprese, l’università e il mondo della ricerca. L’istruzione e formazione tecnica superiore (IFTS) va potenziata e gli Istituti Tecnici Superiori (ITS), istituiti come esperienze di formazione terziaria non accademica, devono rispondere sia alle esigenze imprenditoriali locali, sia ad un’offerta di eccellenza, da consolidare nei settori strategici dello sviluppo del Paese. Ridare fiducia alla scuola significa, tra l’altro, garantire un organico funzionale (cioè una dotazione di personale) stabile per almeno un triennio, attraverso un nuovo piano pluriennale di esaurimento delle graduatorie per stabilizzare i precari.

UNIVERSITÀ E RICERCA

SARANNO LE LEVE FONDAMENTALI PER LO SVILUPPO. MA COME PENSATE DI INTERVENIRE PER MIGLIORARE LA SITUAZIONE DI OGGI?

Veniamo da una legislatura Berlusconi-Monti coerente sull’obiettivo di indebolire il sistema pubblico dell’Università e della ricerca, ritenuto troppo dispendioso (con falsità, visto che siamo al penultimo posto in Europa per investimenti pubblici, 0,8% del PIL contro una media dell’1,3%). Come mostra il Rapporto Giarda, la spesa pubblica in istruzione è crollata dal 23,1 per cento del 1990 al 17,7 del 2009 (-5,4 per cento). Alla crisi si è risposto coi tagli: tra 2009 e 2013, -12 per cento del finanziamento statale alle università e diminuzione degli organici (2009/2012 -10 per cento di docenti e -10 di personale tecnico e amministrativo). Il risultato è la “fuga dall’università” (-10 per cento di immatricolati nell’ultimo anno), con le tasse più alte del sistema continentale e il peggior sistema di diritto allo studio: hanno borse solo il 7 per cento degli studenti (25,6 in Francia, 30 in Germania, 18 in Spagna). L’istruzione racconta la nuova questione sociale: solo il 10 per cento dei giovani italiani con il padre non diplomato riesce a laurearsi (40 in UK, 35 in Francia) e perdura lo scandalo degli idonei senza borsa, soprattutto al Sud.

CHE PROPONETE DI FARE,DUNQUE?

Discontinuità, a cominciare dalle risorse: con un rifinanziamento pluriennale delle università pubbliche per ripristinare da subito la situazione del 2012 (circa 7mld di euro) e raggiungere le medie europee in 5 anni; cancellazione dell’inutile ‘fondo per il merito’ e finanziamento di un Programma nazionale per il merito e il diritto allo studio, che affianchi gli interventi regionali e sulle residenze universitarie; passare in 5 anni da 20mila a 100mila studenti Erasmus all’anno (con sgravi fiscali per le famiglie, riconoscimento dei crediti, scambi di ospitalità); rivisitazione dell’Agenzia per la valutazione (ANVUR); meno burocrazia e più autonomia per gli atenei; per i ricercatori, contratto unico e stop al precariato; programmazione e finanziamento della ricerca con il metodo dello European Research Council; programmi di ricerca industriale per gli investimenti privati, con defiscalizzazione per le attrezzature e incentivi all’assunzione di dottori di ricerca qualificati.

 

manifesto

ANTITRUST, DIRITTI, SANITA’ E SICUREZZA

ANTITRUST, CONFLITTO DI INTERESSI, INFORMAZIONE

COSA PENSATE DI FARE PER EVITARE IL CONFLITTO DI INTERESSI?

Sono essenziali norme stringenti in materia di conflitto d’interessi, norme sull’incompatibilità e soprattutto una robusta legislazione antitrust in materia di comunicazione e informazione, in modo da superare la brutta legge firmata da Gasparri. Il Pd propone inoltre da tempo una riforma della governance della Rai, per sottrarla all’invadenza della politica. Di fronte all’incapacità del governo Monti di accettarla, il Pd ha fatto scegliere i rappresentanti nel Cda dalle associazioni della società civile.

DIRITTI

QUALI SONO LE PRINCIPALI PROPOSTE DEL PD IN TEMA DI DIRITTI CIVILI?

Primo atto del nuovo governo di centrosinistra sarà una nuova norma sulla cittadinanza per i figli degli immigrati nati e che studiano in Italia.

RICONOSCERETE I DIRITTI DELLE COPPIE OMOSESSUALI?

Sì. Noi proponiamo il riconoscimento giuridico per le coppie Gay con le stesse modalità adottate in Germania.

CAMBIERETE LA POLITICA RISPETTO ALL’IMMIGRAZIONE?

Rendendo impossibile la regolarità, la destra ha di fatto favorito la clandestinità. Occorre voltare pagina e avviarci verso una legislazione saldamente ancorata alla migliore tradizione europea.

DIRITTI DI CITTADINANZA NEI LUOGHI DI LAVORO.

I luoghi di lavoro non sono territori fuori dai confini della democrazia. Devono essere trovate forme di rappresentanza e rappresentatività nelle quali i lavoratori si riconoscano.

CHE COSA PENSATE DI FARE SUL TEMA DEL FINE VITA?

Noi crediamo che – senza alcuna ipotesi che possa far pensare all’eutanasia – si debba però trovare il modo di preservare la dignità delle persone nella fase finale della loro vita.

SANITÀ

MOLTI ESPERTI DICONO: “NON POSSIAMO PIÙ DARE TUTTO A TUTTI”. VOI COME PENSATE DI GARANTIRE UN SERVIZIO DAVVERO SOSTENIBILE?

E’ la frase che ripetono coloro che spingono verso il privato e le assicurazioni. E’ questo il modo per aprire la strada a una sanità a due velocità. Noi vogliamo una sanità in grado di dare tutto ciò che è necessario a chi ne ha davvero bisogno. Questo significa però anche interventi rigorosi per garantire l’efficienza e la sostenibilità finanziaria del sistema. In questo contesto, legalità e trasparenza non sono solo parte della questione morale. Come per il resto delle attività sociali, per la Sanità questi sono principi indispensabili per garantire efficienza, qualità, vera attenzione ai bisogni dei pazienti e in futuro per avviare riflessioni sul tema della tenuta del Welfare. Più in particolare, puntiamo su una rete di assistenza basata su: meno ospedali altamente tecnologici per affrontare casi acuti e emergenze; rete di assistenza a media intensità di cura per rispondere a fragilità, anziani, malati cronici; massima integrazione tra ospedale e medicina territoriale. I medici e tutti gli operatori sanitari vanno valorizzati ma soprattutto coinvolti nei processi decisionali e nel governo clinico di aziende e ospedali. Ricordiamolo: la Sanità è anche un fattore di sviluppo. La spesa sanitaria ammonta al 7,2 per cento del Prodotto interno lordo italiano. Ma rappresenta il 12,8 per cento della ricchezza prodotta dalla filiera. Per questo deve essere considerata come un fattore di sviluppo per l’intera economia nazionale.

SICUREZZA

VOI CHE COSA CONTATE DI FARE PER GARANTIRE LA VITA SOCIALE E LA LOTTA ALLA VIOLENZA?

Per il Pd la sicurezza è un diritto di libertà, cioè uno dei diritti fondamentali di cittadinanza, esattamente come lo sono la salute o l’istruzione. Per la destra invece, la sicurezza è sempre stata l’esito di un processo di enfatizzazione della paura, e lo strumento principe nel condizionamento del consenso. I pesanti tagli alla sicurezza effettuati negli anni passati da Berlusconi e Maroni, 4 mld di euro, hanno messo in difficoltà le forze dell’ordine: purtroppo l’aumento dei reati comuni appena rilevato dal Viminale ne è una triste controprova. Noi pensiamo che gli operatori abbiano bisogno di nuovi strumenti e di più investimenti per aumentare le capacità operative, l’efficienza e le professionalità. Anche per questo, avendo a cuore l’efficienza del Paese e lo snellimento della spesa improduttiva, siamo stati promotori nelle discussioni parlamentari di una serie di interventi tesi a rendere più efficiente il servizio e a garantire il mantenimento degli standard di sicurezza nell’interesse degli italiani e dei lavoratori dei comparti sicurezza, difesa e soccorso pubblico. Nell’attuale situazione però tutto questo può essere effettuato solo riorganizzando i processi, razionalizzando i servizi e rimodellando le strutture. Serve una riforma per semplificare, evitare doppioni, esaltare professionalità, riorganizzare la distribuzione sul territorio. Serve un modello integrato che, come già avviene in molte città del paese da noi guidate, integri competenze amministrative locali, modelli sociali, efficienza della giustizia, gestione centrale dello stato. Grazie al Pd, già nel corso dell’ultimo anno, è stata salvaguardata la specificità del settore e sono stati trovati 200 mln di euro per garantire il ringiovanimento degli organici e una maggiore sicurezza per i cittadini.

 

manifesto

DONNE, RIFORME, ISTITUZIONI E COSTI DELLA POLITICA

DONNE

CHE COSA PROPONETE IN CONCRETO CONTRO IL DILAGARE DELLA VIOLENZA CONTRO LE DONNE?

Noi ci siamo impegnati in Parlamento perché il Governo firmasse la Convenzione di Istanbul. Ora va fatta la ratifica. Più in particolare pensiamo che bisogna: 1. Sostenere i centri antiviolenza; 2. Fare un osservatorio per la raccolta dei dati; 3. Mettere in rete le informazioni in possesso delle varie istituzioni; 4. Fare campagne di prevenzione nelle scuole e non solo. Le istituzioni devono difendere chi denuncia la violenza, garantendo la rapidità nei processi. Serve però anche denunciare gli stereotipi con i quali i media rappresentano le donne.

LA LEGGE 194 VA RIVISTA?

La legge 194 va difesa ed applicata in tutte le sue parti. Il diritto dei medici all’obiezione di coscienza non può e non deve compromettere il diritto alla salute delle donne. Pensiamo dunque che il prossimo governo dovrà fare in modo che le Regioni garantiscano l’erogazione dei servizi, e dunque che vi sia anche un adeguato numero di medici non obiettori su tutto il territorio nazionale. Bisogna inoltre investire di più nel rafforzamento della rete dei consultori.

CHE COSA VUOL FARE IL PD PER LA PARITÀ NEGLI ORGANISMI DIRIGENTI?

Intanto ricordiamo che cosa il Pd ha già fatto: lo statuto del partito prevede esplicitamente la democrazia paritaria; lo stesso Bersani ha voluto che la segreteria nazionale del Pd fosse composta per larga parte di giovani e per metà di donne; nella nostra proposta di legge per la riforma elettorale noi mettiamo l’obbligo della parità di genere e la previsione di tagliare i rimborsi elettorali nel caso in cui il numero delle elette non sia in linea con quello degli uomini. Nelle nostre liste c’è un numero elevato di donne e contiamo di eleggere almeno il 40 per cento dei parlamentari donna. In questo modo balzeremo d’un colpo tra le forze politiche all’avanguardia in Europa. Ci siamo battuti in Parlamento per la legge che introduce la doppia preferenza di genere nei comuni. Nelle campagne elettorali per le amministrative abbiamo chiesto ai candidati di comporre le giunte in maniera paritaria tra uomini e donne, impegno che è stato rispettato da molti sindaci una volta eletti. Questo stesso impegno riguarda il futuro governo nazionale.

RIFORME, ISTITUZIONI E COSTI DELLA POLITICA

NELLA LEGISLATURA APPENA FINITA MOLTE RIFORME SONO RIMASTE BLOCCATE. VOI CHE COSA PROPONETE?

Quel che si è fatto fin qui, dall’abolizione dei vitalizi al dimezzamento del finanziamento ai partiti, lo si è fatto su proposta e iniziativa del Pd. Quel che non si è potuto fare lo si farà: una rigorosa legge sui partiti. Un parlamentare o un consigliere regionale non deve guadagnare più di un sindaco. Riduzione del numero dei parlamentari e riforma della seconda parte della Costituzione con un organismo parlamentare che sia obbligato a produrre una ripresa concreta su governo, Parlamento, autonomie e federalismo, regole di base nuove per la pubblica amministrazione. Il Pd propone tra l’altro un radicale disboscamento delle società partecipate dalle amministrazioni locali, in modo da favorire economie di scala e da evitare sprechi e proliferazione di incarichi societari, con un notevole effetto di risparmio.

MONTI DICE CHE LA PRIMA COSA CHE FA È UNA RIFORMA ELETTORALE. VOI CHE RIFORMA VOLETE?

Intanto siamo l’unica forza politica che ha presentato una proposta di riforma elettorale (il doppio turno di collegio) varata all’unanimità dai propri organismi dirigenti. La preponderanza della destra nel Parlamento di questa legislatura ci ha impedito di arrivare ad una riforma. Ma noi, come avevamo promesso, dato che è rimasto il “porcellum” abbiamo fatto le primarie per la scelta dei parlamentari. Noi abbiamo sconfitto il porcellum. Nella prossima legislatura noi intendiamo riproporre la nostra proposta di riforma.

 

manifesto

PUBBLICA AMMINISTRAZIONE, LIBERALIZZAZIONI, FISCO E PENSIONI

PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

PUBBLICA AMMINISTRAZIONE: COME PENSATE DI RENDERLA EFFICIENTE?

In rapporto al PIL, in Italia spesa e personale della Pubblica Amministrazione sono in linea con gli standard europei. Tuttavia: 1) i risultati (servizi, politiche) non valgono le risorse assorbite; 2) la dimensione raggiunta non è sostenibile di fronte alla crisi e alla diminuzione del PIL; 3) spesa e organici procedono indipendentemente dalle decisioni politiche (es. da Rapporto Giarda: negli ultimi 20 anni spesa per istruzione -5,4%). La crisi e le conseguenti manovre (2011 e 2012) hanno ridotto spesa (- 0,5% da 2010 a 2012) e personale (dal 2009 al 2011 -2,8% di dipendenti stabili, -3,3% di costo del personale). Soprattutto, la spesa è sempre più legata all’auto-amministrazione: amministratori e funzionari sono sempre più impegnati nel rispettare regole e vincoli a scapito dei servizi offerti. L’esempio negativo del governo della PA è la stagione brunettiana: la retorica dell’insulto nei confronti del “pubblico” e la velleità della Grande Riforma che produce centralismo; la “Bertolasocrazia” come centralizzazione della “gestione straordinaria” al posto della necessità di migliorare le procedure ordinarie. Il PD punta a un cambiamento strutturale, orientato non solo a ridurre la spesa, ma all’efficacia e alla produzione dei beni comuni essenziali: istruzione, sicurezza, salute e assistenza, oltre che accesso dei cittadini alle informazioni e a processi decisionali partecipati. Con due stelle polari: “senza la PA non si può” (collaborazione) ma “con questa PA non si può” (cambiamento). Entro il 2013, è necessario migliorare alcune misure del governo Monti, soprattutto riorientare la spending review per superare definitivamente i tagli lineari, arrivare alla trasparenza totale delle PA e completare i provvedimenti anti-corruzione e di semplificazione. L’orizzonte di legislatura è il sistema di PA del regionalismo cooperativo e solidale: 1) stato centrale snellito e più integrato e valorizzazione delle autonomie locali; 2) digitalizzazione completa e trasparenza e semplificazione dei processi amministrativi; 3) alleggerimento dell’“autoamministrazione”; 4) nuovo mix professionale e generazionale del lavoro pubblico, aumentando le competenze specialistiche e manageriali.

LIBERALIZZAZIONI

IL PD PARLA SPESSO DI LIBERALIZZAZIONI. MA CHE COSA PROPONETE IN CONCRETO?

Dopo le lenzuolate di Bersani varate durante i governi di centrosinistra (tra l’altro: commercio, energia elettrica, treni, trasferibilità cellulari e abbattimento commissione sulle ricariche, trasferibilità dei conti correnti e delle polizze assicurative…), nella legislatura appena finita il Pd ha presentato e predisposto oltre 30 provvedimenti di liberalizzazione. Verranno ripresentati e rafforzati nella nuova legislatura. Tra i temi di intervento, le professioni, i farmaci, i carburanti e l’energia, banche, trasporti e poste, assicurazioni, commercio, semplificazione per le imprese, tutela dei consumatori.

FISCO

COME VOLETE INTERVENIRE SULL’IMU?

Fin da prima del decreto Salva Italia, noi abbiamo proposto di alleggerire l’Imu, imposta approvata dal governo Berlusconi nell’ambito del federalismo fiscale, sulla prima casa degli italiani che hanno redditi più bassi. E di finanziare questa agevolazione con un’imposta personale sui grandi patrimoni immobiliari, cioè un prelievo aggiuntivo sui patrimoni immobiliari di valore superiore a soglie particolarmente elevate. Più in particolare l’ipotesi è di evitare il pagamento dell’Imu per le prime case fino a 400-500 euro di imposta e di compensare questo sgravio con un aggravio, gradualmente progressivo, a partire dagli immobili che abbiano un valore superiore al milione e mezzo di euro dal punto di vista catastale, cioè almeno tre milioni di euro di valore commerciale. Nel corso dell’iter parlamentare del provvedimento sull’Imu il Pd ha già proposto di destinarne il gettito ai comuni. La proposta non è stata accolta dal governo Monti.

VOI IMPORRETE UNA PATRIMONIALE?

Noi non proponiamo interventi generali sul patrimonio. Per le ricchezze di tipo mobiliare (azioni, fondi, liquidi, titoli pubblici…) per noi è importante la trasparenza e la tracciabilità. E sono importanti perché oggi è decisivo sapere davvero dove sono redditi e ricchezze per rendere gestibile qualsiasi ipotesi di ogni eventuale contributo dei più abbienti per l’accesso ai servizi di un Welfare, che va garantito ma che appunto per questo che bisogna mettere al sicuro dal punto di vista della sostenibilità finanziaria.

CHE COSA VOLETE FARE CONTRO L’EVASIONE E L’ELUZIONE FISCALE?

Decisiva per noi è la fedeltà fiscale. Gli interventi da questo punto di vista riguardano, oltre all’uso concreto ed efficiente delle banche dati, soprattutto la riduzione nella circolazione del contante: la trasparenza nei pagamenti è fondamentale. Considerando i benefici che verrebbero alle banche da un maggior ricorso agli strumenti di pagamento elettronico (bancomat, carte, ecc…) sarà necessario fare un accordo con le aziende di credito perché azzerino, o comunque abbassino in modo decisivo, i costi delle carte. Sarà importante anche rendere più difficili tutte quelle attività che oggi consentono di spostare facilmente fondi e basi sociali da un paese all’altro per non pagare le imposte.

VOLETE O NO FARE UN ACCORDO CON LA SVIZZERA SUI CAPITALI ESPORTATI?

Un accordo fiscale con la Svizzera va ricercato, ma non deve tradursi in un sostanziale condono per le somme sulle quali non vengono pagate imposte in Italia.

VOLETE ABBASSARE LE IMPOSTE?

Le imposte oggi pesano troppo su lavoro e impresa e troppo poco sulla rendita. Salvo restando l’equilibrio dei conti pubblici, in prospettiva, e anche grazie ai proventi di una vera lotta all’evasione e all’elusione fiscale, noi prevediamo di riequilibrare il prelievo fiscale sui redditi da lavoro, autonomo e dipendente, e sugli investimenti. L’obiettivo è di rendere più redditizio l’impegno nell’economia reale e che da occupazione, rispetto alle posizioni di rendita.

PENSIONI

VOLETE CAMBIARE LA RIFORMA FORNERO SULLE PENSIONI?

Per noi va completata la copertura del problema esodati. Nel medio-lungo periodo pensiamo che sia necessario rendere il sistema pensionistico più flessibile, ferma restando l’attenzione alla assoluta stabilità finanziaria, e prevedendo anche forme di invecchiamento attivo.

 

manifesto

L’appello al voto degli intellettuali “Governo stabile, per il cambiamento”

ZAGREBELSKY, Asor Rosa, Umberto Eco, Stefano Rodotà. Sono numerosi gli intellettuali che chiedono ai cittadini di votare per la coalizione di centro sinistra. Per un governo “stabile, autorevole e rispettabile a livello europeo”. E per evitare il ritorno al potere di uomini che hanno già portato l’Italia “verso la catastrofe”.

Scongiurare l’ingovernabilità. Ed evitare che una classe dirigente che ha già portato il Paese sull’orlo della catastrofe politica, morale e finanziaria possa ritornare a guidare l’Italia. Puntare sulla trasparenza, sulla giustizia sociale. E votare, alle prossime elezioni, la coalizione di centro-sinistra. Per restituire dignità alle Istituzioni e fiducia ai partiti. Per evitare il “baratro”. Parte da questi punti “Per il Cambiamento”, l’appello sottoscritto, tra gli altri, da Gustavo Zagrebelsky, Alberto Asor Rosa, Umberto Eco, Stefano Rodotà. Perché se “poche decine di migliaia di voti possono fare la differenza”, è necessario scegliere in modo “responsabile”.

La posta in gioco è alta. Una legislatura per scongiurare il rischio default, economico e civile. Nell’appello si legge: “L’unica strada è votare per la coalizione di centro-sinistra, assicurandole l’autosufficienza, che le consentirebbe di mettere in piedi un Governo stabile, autorevole, rispettabile a livello europeo, in grado di gestire al meglio politiche e alleanze”. In questo contesto, l’Italia ha “un disperato bisogno” di un “colossale mutamento di rotta”. Un sentiero che passa anche attraverso l’impegno nei confronti delle classi lavoratrici e dei ceti disagiati. Altrimenti “ci ritroveremo, come altre nazioni europee, nel baratro”.

Ecco il testo di “Per il Cambiamento”

Siamo alle ultime battute di una campagna elettorale confusa, rissosa, e da parte di taluni estremamente menzognera. Due scenari inquietanti si profilano come possibili dall’esito del voto: o un caos ingovernabile; o il ritorno al potere di uomini e di forze, che negli anni passati hanno già portato il Paese verso la catastrofe. 

Per evitare tutto questo, l’unica strada è votare per la coalizione di centro-sinistra, assicurandole l’autosufficienza, che le consentirebbe di mettere in piedi un Governo stabile, autorevole, rispettabile a livello europeo, in grado di gestire al meglio politiche e alleanze.

L’Italia ha un disperato bisogno di trasparenza politica e di giustizia sociale: se nei prossimi cinque anni non saremo in grado di restituire dignità alle istituzioni, rispetto per la politica, fiducia nei partiti, strategie di sviluppo e insieme un colossale mutamento di rotta nei confronti delle classi lavoratrici e dei ceti disagiati, ci ritroveremo, come altre nazioni europee, nel baratro. 

Questo è vero per l’intero territorio nazionale. Ancor più vero in quelle regioni “a rischio” (dalla Lombardia alla Sicilia), dove poche decine di migliaia di voti possono fare la differenza tra un nuovo inizio e una pessima fine. 

Ogni voto è perciò prezioso a questo scopo: chiediamo all’opinione pubblica e agli elettori di scegliere come una ragione responsabile spinge inequivocabilmente a fare. E chiediamo ai cittadini che lo condividano di sottoscrivere e promuovere questo appello.
 
I primi firmatari: Umberto Eco, Stefano Rodotà, Gustavo Zagrebelsky, Claudio Magris, Barbara Spinelli, Andrea Camilleri, Nadia Urbinati, Guido Rossi, Tullio De Mauro, Natalia Aspesi, Giorgio Parisi, Vittorio Gregotti, Alberto Melloni, Sandra Bonsanti, Luigi Ferrajoli, Filippo Gentiloni, Piero Bevilacqua, Alberto Asor Rosa.

POLITICA INDUSTRIALE, INFRASTRUTTURE, AMBIENTE E AGENDA DIGITALE

POLITICA INDUSTRIALE, INFRASTRUTTURE E AMBIENTE

CHE COSA PROPONETE PER RILANCIARE L’INDUSTRIA?

L’Italia è il secondo paese manifatturiero in Europa e non può perdere questa vocazione che va però riletta in chiave moderna. La politica industriale, fin qui grande assente, deve essere orientata a raccogliere la sfida del futuro, quella della sostenibilità ambientale. Per questo nella carta degli intenti abbiamo proposto di realizzare una politica industriale integralmente ecologica che punti in generale sull’uso efficiente delle risorse e sul riuso della materia, sostenga l’introduzione di nuove tecnologie ambientali in ogni settore, promuova le energie rinnovabili e l’efficienza energetica, la mobilità sostenibile, le scienze della vita, le nuove tecnologie applicate alla tutela e fruizione dei beni culturali e al made in Italy. Più in particolare noi prevediamo di riprendere la direzione imboccata con il programma Industria 2015 per il sostegno dell’innovazione e delle tecnologie, di reintrodurre il credito di imposta per la ricerca e di varare sconti fiscali sugli utili che le imprese decidono di reinvestire in azienda.

SI PARLA MOLTO DI GREEN ECONOMY, MA CHE VOLETE FARE IN PARTICOLARE?

La sfida dell’economia verde, legata all’innovazione ed alla qualità, non riguarda un solo settore, ma l’intera economia. Basti pensare all’efficienza energetica e alla conseguente riduzione dei costi produttivi, alla riqualificazione degli immobili che può dare una spinta all’edilizia senza rischiare un eccessivo consumo del territorio, alla bonifiche delle aree industriali dismesse per avere spazi dove rendere possibile l’insediamento di nuove imprese e di investimenti anche internazionali, all’agricoltura di qualità. In questo contesto va anche considerato il tema della prevenzione ambientale e degli investimenti per la manutenzione del territorio: pur considerando importantissimo il presidio della protezione civile, la prevenzione è un impegno indispensabile.

COSA FARÀ IL PD PER LA CASA?

Molte famiglie, soprattutto giovani, sono in grave difficoltà: non riescono a comprare casa, a pagare l’affitto, a estinguere il mutuo o ad accedere alle case popolari. Il PD rilancerà il mercato degli affitti, tra l’altro dando vantaggi fiscali a chi metterà sul mercato le abitazioni a prezzi calmierati. Siamo contrari a consumare altro territorio. Per questo metteremo al centro la manutenzione e la trasformazione del patrimonio esistente, compreso quello pubblico.

IL PDL AVEVA IL PONTE SULLO STRETTO. VOI CHE COSA PROPONETE PER LE INFRASTRUTTURE?

Basta con la stagione delle grandi opere irrealizzabili e troppo costose. E’ urgente selezionare poche grandi opere strategiche e concentrare le altre risorse su un piano di medie e piccole opere. Lavori più sostenibili per l’ambiente, che si possano realizzare in fretta e capaci di rilanciare economia e lavoro.

PER I PENDOLARI SEMPRE PIÙ RITARDI, SOPPRESSIONI, SCARSA QUALITÀ DI TRENI E AUTOBUS. COSA FARÀ IL PD PER I TRASPORTI?

I disagi che vivono ogni giorno i 16 milioni di pendolari sono un problema vero e le loro proteste sacrosante. Dopo la folle stagione dei tagli di Tremonti e Berlusconi bisogna cambiare rotta e incentivare l’uso dei mezzi pubblici. Il PD intende puntare all’efficienza del Trasporto Pubblico. Tra le altre cose, si pensa anche alla possibilità di detrarre dalle tasse una parte della spesa per l’abbonamento.

AGENDA DIGITALE

CHE COSA PENSATE DI FARE PER ATTUARE L’AGENDA DIGITALE?

Un piano Industria 2020 dovrebbe riconoscere l’importanza delle “politiche industriali digitali” e promuovere un piano di alfabetizzazione digitale per le PMI. Agenda digitale non è solo economia: è democrazia. Traduciamo in italiano “open government” come un nuovo patto di cittadinanza digitale, in cui il PD porta un elemento distintivo di credibilità come partito del governo aperto ai cittadini (bilanci in opendata, finanziamenti, consultazioni, buone pratiche). Pensiamo a una “innovazione popolare” che passi da tema riservato a un’élite di esperti a questione centrale per rendere l’Italia più ricca, giusta e civile. Questo vuol dire incentivare i pagamenti elettronici; campagne di promozione della convenienza e sicurezza della moneta elettronica; l’incentivazione ai piccoli esercizi; obbligo di moneta elettronica per PA e professionisti), più tracciabilità e capacità di controllo dei pagamenti per servizi pubblici (ad esempio i parcheggi comunali). E ancora: cambiare la governante complessiva dell’Agenda Digitale che raccolga le competenze ora divise tra istituzioni diverse, promuovere un piano straordinario di alfabetizzazione digitale per i cittadini e le piccole imprese, abbassare l’IVA sui libri digitali al 4% dal 21% attuale, approvare un Freedom of Information Act per consultare online i documenti della PA, migliorare l’uso del Fondo comunitario “Connecting Europe Facility” e dei Fondi UE 2014-2020 per investimenti privati in zone rurali e suburbane per estendere la banda larga nei comuni, e allo stesso tempo aumentare la copertura del wi-fi pubblico.

 

manifesto