CAOS DENTRO: COME IL TRANSITO DELLE COMETE

“Sensazione meravigliosa. Di quando il destino finalmente si schiude, e diventa sentiero distinto, e ormai inequivocabile, e direzione certa. Il tempo interminabile dell’avvicinamento. Quel accostarsi. Si vorrebbe non finisse mai. Il gesto di consegnarsi al destino. Quella è un’emozione: senza più dilemmi, senza più menzogne. Sapere dove. E raggiungerlo. Qualunque sia, il destino.”

 

La notte che intercorre fra il 31 dicembre e l’1 gennaio  non è una notte qualunque. E’ una notte particolare, quella. E’ una notte che non possiede alcun valore se non quello che noi gli affidiamo. E’ una notte festosa, elettrica, fatta di buoni propositi, di questioni lasciate alle spalle definitivamente e di nuovi capitoli ancora tutti da scrivere. Come se il passaggio da un anno all’altro silenziosamente c’inviti a cambiare qualche aspetto della nostra vita. Anche se poi magari va a finire che non riusciamo a cambiare assolutamente nulla, anche se tutto dovesse rimanere immutato, quello stimolo, puntualmente, allo scoccar della mezzanotte lo percepiamo tutti. Lo accogliamo a braccia aperte. Ci lasciamo quasi avvolgere da quell’ aria che sa di sorprese e speranze. Mai come durante quella notte riusciamo a riconoscere l’inesorabile fluire del tempo. Ce l’abbiamo chiaramente davanti agli occhi, il tempo. Sentiamo che passa. Lo sentiamo scorrerci addosso, dentro e fuori. Sentiamo che un altro anno ormai se n’è andato, scivolato via per sempre dalle nostre mani. Tutto questo in una notte. In una notte sola. L’anno nuovo invece è come una tela completamente bianca, vergine di emozioni, una tela da riempire di colori e di sogni. Non serve essere dei grandi pittori per poter realizzare un buon dipinto. Basta poco, davvero molto poco, per inventarsi un capolavoro di vita. Basta semplicemente essere abbastanza onesti con se stessi. Basta fidarsi ciecamente delle proprie capacità e sfruttare al meglio ogni possibilità che il caso o il destino ci offre lungo il percorso. Approfittare della felicità per creare qualcosa di positivo, e della tristezza per costruire qualcosa di migliore. Approfittare un po’ di tutto ciò che ci capita sotto al naso. O magari basterebbe solamente prendere i propri pensieri per mano, riordinarli e metterli ognuno al posto giusto.E’ a questo che serve la vita. Serve per essere sfruttata, esasperata, spremuta costantemente. Spremuta fin quando non ci saranno più gocce di cuore dentro al petto. Fin quando, guardandoci allo specchio, non ci vedremo del tutto consumati.  Se non fosse che abbiamo una sola vita a disposizione, potremmo tranquillamente restare immobili, rimandare a domani un sacco di progetti ed evitare tutte quelle situazioni che non ci sentiamo pronti ad affrontare. Ma la vita è una, e nessuno verrà mai a restituirci il tempo che abbiamo sprecato e gettato al vento. Nessuno. Dobbiamo ricordarcelo sempre, sempre, sempre, ogni giorno, ogni santo giorno. Il nostro tempo è adesso, non ieri e non domani. E’ adesso, ora. Così, ogni giorno potrebbe essere il giorno giusto per iniziare una rivoluzione, se vogliamo, il giorno giusto per sabotare ogni schema, per evadere dalla solita routine per buttarsi a capofitto nella costruzione di un modello di vita totalmente nuovo, il giorno giusto per fuggire o scegliere di restare, il giorno perfetto per innamorarsi. E allora proviamo a fare di questo sputo di tempo, che è la nostra vita, un oceano. Un oceano limpido, profondo e insondabile. Lasciamoci travolgere dalla felicità fino a sentirci esplodere dentro, come fuochi artificiali o come quelle stelle particolari che illuminano i nostri cieli notturni. E se vale la pena rischiare, i nostri pezzi di cuore, giochiamoceli tutti, uno ad uno. Sacrifichiamo tutto ciò che possediamo, se quei sogni che abbiamo da sempre segretamente custodito vogliamo realizzarli per davvero. Evitiamo in questo modo il fatale rimpianto di non aver osato abbastanza, d’aver vissuto agendo spesso con mezze misure per paura del vero eccesso, di essersi risparmiati convinti che ci sarebbe stato sempre altro tempo a disposizione. Come diceva un certo Orazio: Carpe Diem! Dunque cogliamoli questi attimi, cogliamoli tutti. Cogliamoli e assaporiamoli l’uno dietro l’altro come una scorpacciata di fragole, fino a non poterne più. Fino ad essere completamente sazi d’emozioni. Fino a sentire che nel cuore non c’è più spazio per altro. Scatta il conto alla rovescia. Venti. Diciannove. Diciotto. Diciassette. Sedici. Quindici. Quattordici. Fra le mani un calice vuoto. Tredici. Dodici. Undici. Dieci. In lontananza l’eco assordante di petardi fatti esplodere in anticipo. Nove. Otto. Sette. Sei. Cinque. Un amico mi si avvicina ma non dice nulla, resta in silenzio e sorride. Quattro. Tre. Due. Uno. Zero. Ci riempiamo in fretta i bicchieri di spumante. Ci abbracciamo forte scambiandoci l’augurio per un futuro migliore reciprocamente. La felicità in questo momento ha lo stesso suono di due calici che si toccano. Con gli occhi stracolmi di stupore mi affaccio alla finestra della mia vita e ne osservo i dettagli. Penso a quanto ho costruito fino ad ora, a quanto ancora dovrò costruire, ai momenti belli, a quelli brutti, a questa crisi economica che si ostina a non passare ma che un po’ ci ha unito e rafforzato, all’energia che sprigiona un semplice battito di cuore, agli amici che ho conosciuto, a quelli che ho perduto e a quelli che incontrerò in futuro. Infilo tutto questo nel mio piccolo bagaglio interiore, pronto a proseguire questo viaggio con rinnovata decisione. E mentre mi godo ogni singolo istante di questa notte straordinaria, fra me e me mi ripeto che siamo simili a stelle comete in transito, e che siamo tutti, tutti quanti, molto fortunati ad essere capitati qui.

 

cometa 2

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