STELLE DANZANTI

L’ultimo canto prima del temporale

Incerta giornata passata,

distratto dal volto di lei.

Il sole a sfiorarci la fronte,

col suo dolce chiarore

annebbiava la mente.

Nubi veloci ora

prepotentemente

si fanno spazio

tra quello che fu.

Di nuovo riesco a guardarmi attorno,

ritorno a vedere.

Fuggevoli battiti d’ali

richiamano la mia attenzione.

Si riaffacciano i ricordi,

il passato riecheggia

con le sue paure,

le sue speranze.

Sotto metri di fango

aspetto

l’ultimo canto prima del temporale.

angelodellamorte

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IL FILO DI ARIADNE

“Anche la luce sembra morire nell’ombra incerta di un divenire”.
(Fabrizio De André, Inverno)

Per capire il senso di questo frase dobbiamo calarci nel contesto della canzone, una delle più belle e affascinanti del “Faber”.

La foschia, che tanto caratterizza l’inverno, ci impedisce di percepire la realtà così com’è, trasmutando ogni minimo particolare che ci circonda. Nella canzone De André fa riferimento, ad esempio, ad un campanile che si fa cipresso, evocando senza alcun dubbio il sentimento di morte che, costante, incombe sulle nostre sorti. La torre del campanile, sempre citata nei primi versi della canzone, è l’unica che riesce a disegnare una linea immaginaria nel cielo, in grado di discernere due piani, la terra e il cielo, che si presentano a noi come un retaggio.

In un simile contesto anche la luce, da sempre la più potente, “sembra morire”. Essa è vita, è forza e, da secoli, l’elemento naturale che incarna Dio in persona. Eppure, se ci fermiamo un secondo a guardare attentamente, durante l’inverno questa sembra quasi cedere, dando origine a quell’ombra incerta che, però, diviene continuo mutare delle cose. Il verbo “divenire” infatti, in questo verso, è fondamentale e esprime quel persistente sussulto che è il senso profondo di tutta la nostra esistenza. Ci sarà un domani dunque e, con esso, un altro inverno.

La vita è quindi, in un insieme composito di momenti e di movimenti, una costante. Una costante che, neanche a dirlo, siamo noi.

CAOS DENTRO: MA IL CIELO E’ SEMPRE PIU’ BLU

“Non si conoscono che le cose che si addomesticano”, disse la volpe. “Gli uomini non hanno più tempo per conoscere nulla. Comprano dai mercanti le cose già fatte. Ma siccome non esistono mercanti di amici, gli uomini non hanno più amici. Se tu vuoi un amico addomesticami!”
“Che bisogna fare?” domandò il piccolo principe.
“Bisogna essere molto pazienti”, rispose la volpe. “In principio tu ti siederai un po’ lontano da me, così, nell’erba. Io ti guarderò con la coda dell’occhio e tu non dirai nulla. Le parole sono fonte di malintesi. Ma ogni giorno tu potrai sederti un po’ più vicino…”
Antoine De Saint-Exupèry
Sto passeggiando per i corridoi psichedelici di un centro commerciale qualunque. Ogni tanto il  mio sguardo si posa sulle vetrine lucidissime dei negozi, talmente lucide che ci si potrebbe benissimo specchiare, e sono pronto a scommetterci che qualcuno di nascosto lo faccia già.
Non m’importa se la maggior parte dei  prodotti esposti non me li possa permettere. Io li osservo ugualmente, per di più con estrema attenzione. Poiché quelli non sono semplici oggetti, ma sono veri e propri indizi, messi apposta ad indicare di cosa ha apparentemente bisogno l’uomo contemporaneo. E questo è un dato di fatto: ormai gli oggetti possiedono un valore nettamente superiore rispetto ai sentimenti, alle emozioni e a tutto ciò che di astratto esiste nel mondo.
Penso che all’entrata dei centri commerciali dovrebbero innalzare un bel cartello con scritto sopra:  “Benvenuti nell’epoca del consumismo, dunque consumate, consumate, inesorabilmente consumate!”.
Ma tanto sono convinto che non lo metteranno mai. E’ necessario far credere alla gente che il fatto di acquistare qualcosa sia una loro vera scelta, non bisogna assolutamente fargli acquisire la consapevolezza di non essere altro che dei banalissimi consumatori, dei burattini completamente alienati, comandati a bacchetta dalle severe leggi imposte dal mercato globale.
Più osservo tutte queste persone che mi camminano a fianco, che mi sorpassano, che mi arrivano dalla direzione opposta, più mi viene da chiedermi che fine abbiano fatto gli esseri umani.
Ognuno procede lungo la sua strada senza la necessità di stabilire contatti, senza sorridersi, senza stringersi le mani e talvolta senza neppure fissarsi un secondo negli occhi. Siamo come spettri, invisibili gli uni  agli altri. In questo posto paradossalmente troppo allegro, l’unica cosa concreta sono i bisogni inutili che la società, i mass media e tutte quelle geniali diavolerie pubblicitarie hanno reso essenziali. Mentre noi siamo diventati poco alla volta sempre più diffidenti e sempre meno coinvolti dalle questioni umane. Capisci ciò che intendo dire? E’ come se ci fossimo dimenticati del fatto che apparteniamo tutti quanti ad unica immensa famiglia. Abbiamo rimosso questa preziosa informazione dal nostro codice genetico. E non solo, ci dividiamo in sottogruppi. Cerchiamo volutamente dei pretesti per spaccarci e dividerci. Le ideologie politiche, le nazionalità, le religioni, i colori delle pelle, i gusti sessuali..
Tutto ciò mi fa ritornare alla mente un famoso detto che dice più o meno così: “Il tutto è più della somma delle sue parti.”. Ecco, l’umanità dovrebbe valere più dei futili gruppetti in cui questa è suddivisa. Ma basta accendere la tv e guardare un telegiornale a caso per rendersi conto che è praticamente impossibile che in un mondo infettato da stupide, inutili ed inconcludenti guerre, questo buon proposito possa un giorno verificarsi realmente.
Decido di abbandonare per un attimo quei brutti pensieri. A passi rapidi mi dirigo verso il bar. Ordino un caffè. La cassiera mi guarda attraverso le lenti dei suoi occhiali, ma sono certo che non stia affatto fissando me, ma un cliente uguale a tutti gli altri. Uno dei tanti, insomma. Quando gli porgo l’euro, mi ringrazia, ma nel suo ringraziamento non riesco a rintracciare neppure l’ombra d’una gratitudine sincera.
Mentre bevo il mio adorato caffè a piccoli sorsi per evitare di ustionarmi il palato, nella mia testa si forma l’immagine di un’utopica società fatta di sorrisi, comunicazione, abbracci e gesti affettuosi autentici. Dove tutti si vogliono bene, a prescindere. In un angolo remoto di questa splendida visione mi pare di scorgere il volto di Gesù Cristo, ma non sono tanto sicuro che sia davvero lui.
Esco dal centro commerciale passando attraverso le porte scorrevoli. Improvvisamente, forse perché i suoi occhiali neri sono tornati in voga, mi viene da ripensare a Pasolini, precisamente ad un’intervista di circa quarant’anni fa in cui dice: “Il regime è un regime democratico, però quella acculturazione, quella omologazione che il fascismo non è riuscito assolutamente ad ottenere, il potere di oggi, cioè il potere della civiltà dei consumi, invece riesce ad ottenere perfettamente, distruggendo le varie realtà particolari. E questa cosa è avvenuta talmente rapidamente che noi non ce ne siamo resi conto. E’ avvenuto tutto in questi ultimi dieci anni. E’ stato una specie di incubo, in cui abbiamo visto attorno a noi l’Italia distruggersi e sparire. Adesso risvegliandoci, forse, da questo incubo, e guardandoci intorno, ci accorgiamo che non c’è più niente da fare.” Non riesco a non dargli ragione e a non credere che quella era stata più che una dichiarazione, una vera e propria profezia.
Mentre mi avvio verso la macchina con le chiavi già impugnate nella mano sinistra, mi convinco del fatto che la profonda crisi economica purtroppo non è la sola crisi che stiamo vivendo.
Uno smisurato senso di tristezza mi assale. E’ come se tutto il male del mondo si fosse impadronito della mia coscienza, stritolandola con violenza, sbriciolando dentro di me ogni forma di speranza.
Sto per entrare nell’abitacolo dell’autovettura quando in lontananza scorgo le sagome di una coppia di anziani che camminano tenendosi per mano, come due giovani innamorati. La mia attenzione si focalizza tutta sulle loro dita intrecciate, sulla simmetria perfetta creata dalle loro mani congiunte. Penso a questi due anziani che magari hanno visto la guerra e provato sulla propria pelle cosa significa essere veramente poveri. Non riesco neppure a immaginare quanti ricordi possano essere celati nei profondi solchi scavati  dallo scorrere del tempo sulla superficie dei loro volti.
I due anziani si sono dileguati dietro l’angolo. Nella mia testa riecheggiano le parole di una nota canzone di Battiato: “Ma c’é voluto del talento per riuscire ad invecchiare senza diventare adulti. Mio amore mio dolce mio meraviglioso amore, dall’alba chiara finché il giorno muore, ti amo ancora, sai ti amo. Il tempo passa e ci scoraggia, tormenti sulla nostra via, ma dimmi c’é peggior insidia che amarsi con monotonia?”
Metto in moto, esco dal parcheggio e imbocco la strada provinciale. Mentre guido penso ad un sacco di cose: all’ipotesi che questo mondo stia per finire, alla crisi economica italiana, al consumismo, alla rivoluzione spagnola, a quella greca, agli operai licenziati in tronco, agli esodati, ai precari, ai disoccupati a tempo indeterminato, alle industrie in fallimento, a chi ha perso tutto, a Gesù, a Pasolini, a due vecchi che si amano ancora, al prezzo esagerato del caffè e della benzina, ai cartelloni pubblicitari, ai programmi televisivi diseducativi, all’inutilità sanguinaria delle guerre, a quel Dio che non riesco mai a capire se esista o meno.
Mi fermo ad un semaforo rosso e in quel momento mi riaffiora alla mente il finale de “Le città invisibili” di Calvino.
“L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e approfondimento continui: cercare e sapere riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio”.
La voce roca e vibrante di un redivivo Louis Armstrong mi accompagna per gli ultimi metri di strada. Nel cielo sono comparse le prime stelle, bellissime e luminosissime da mozzare il fiato.
Esco dalla macchina e resto per un po’ di tempo così, con la testa rivolta all’insù.
Con lo sguardo mi metto a fissare i bagliori delle stelle e a setacciare i crateri lunari. In quel momento ogni pensiero, ogni paura ed ogni preoccupazione, spariscono di colpo.
Ragazzi, la vita è proprio uno spettacolo grandioso,
and I think to myself, what a wonderful world.


mondo


alienazioneanziani

OLTRE LE PRIMARIE: RINNOVAMENTO E SOCIETA’. Quale PD per la rinascita del Paese?

Vi aspettiamo tutti, domani sera dalle 21 in poi presso la Sala Civica di Vanzone, per il dibattito “OLTRE LE PRIMARIE: RINNOVAMENTO E SOCIETA’. Quale PD per la rinascita del Paese?”
L’evento, organizzato da GD Calusco e PD Calusco, si pone l’obiettivo di riunire le tre posizioni nate all’interno del nostro partito per un confronto diretto che possa dare ai nostri elettori la possibilità concreta di conoscere i diversi punti di vista sostenuti dai vari candidati sulle tematiche più sensibili.
Inoltre, riteniamo questo evento un’importante occasione per provare a immaginare quello che sarà il futuro del nostro partito dopo le primarie.
Partecipate numerosi!
Vi aspettiamo!

GD Caluscovolantino def

STELLE DANZANTI

Pioggia

Unica mia compagna

in questo triste giorno,

tu che riesci a  rompere

questo assordante silenzio

e il suono della tua voce

mi distrae dai miei pensieri.

Ora però il tuo canto

diviene sempre più fievole

fino a scomparire ,

mentre sempre più assordante

si fa il rumore dei miei pensieri

che a gran voce reclamano

le mie lacrime,

ma non posso,

non voglio ascoltarli

oggi io non piangerò.

Dreamer

IL FILO DI ARIADNE

“Quando cammini su strada, se cammini su destra va bene. Se cammini su sinistra, va bene. Se cammini nel mezzo, prima o poi rimani schiacciato come grappolo d’ uva. Ecco, Karate è stessa cosa. Se tu impari Karate va bene. se non impari Karate va bene. Se tu impari Karate-speriamo, ti schiacciano come uva!”
(dal film “Karate Kid – Per vincere domani”)

In un periodo come quello attuale in cui si prende tutto alla leggera, dove è normale farsi carico di un impegno per poi non adempierlo oppure lasciare il tutto a metà, in cui si fa fatica a vedere le differenze in un modo che tende ad annullare le diversità, dove non si ha più la consapevolezza di quale privilegio sia il poter scegliere e di quale altrettanto importante dovere questa possibilità porti con sé, con questa frase presa da un film degli anni ’80 vogliamo invitare tutte le persone a porsi di fronte ad una scelta e a optare per un decisione  che sia chiara e precisa, che possa essere identificata in un sì o in un no. I “forse”, i “proviamo” e gli “speriamo” non sono più sufficienti, portano solamente a un abbandono o a un lavoro mal fatto. E questo è un lusso che non possiamo più permetterci.
Al prossimo bivio che ci troveremo davanti, scegliamo con sicurezza, con decisione. Andiamo su un lato della strada e non prendiamo una posizione intermedia e insicura. Perché lottare per le proprie convinzioni e i propri principi è un diritto che tutti abbiamo, ma è anche un dovere che tutti siamo chiamati a compiere.

CAOS DENTRO: (DIS)INFORMAZIONE E TRASPARENZA

 

Con l’art. 19 della Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e con l’art. 21 della Costituzione Italiana viene sancito il Diritto alla libertà di manifestazione del pensiero, da cui deriva direttamente il Diritto all’Informazione, che non riguarda solo il diritto di ogni cittadino di poter accedere attraverso diversi mezzi a idee e notizie, ma riguarda anche il diritto ad accedere a informazioni  che non siano alterate e manipolate da altri.
Nonostante questo, purtroppo, in Italia è più facile trovare notizie travisate ed omissioni che notizie raccontate in modo imparziale. Basta leggere la stessa notizia raccontata in due giornali diversi, oppure guardare nello stesso giorno due o più telegiornali su canali diversi per rendersi conto di questo: la stessa notizia viene spesso riportata in maniera completamente diversa, vengono omessi dettagli importanti e in questo modo chi legge o ascolta viene portato a conoscere solo una parte della realtà attraverso il filtro scelto da chi ha riportato la notizia.
Tutto questo è dovuto soprattutto alla continua intromissione da parte di persone influenti (come ad esempio capi di partito) nel lavoro dei giornalisti, persone che si approfittano del potere dei media per far passare idee utili ai loro interessi personali, per nascondere notizie che lederebbero la loro immagine, o per gonfiare (o addirittura inventare) notizie che danneggino l’immagine dei loro avversari. Così il principio pluralistico, secondo il quale i cittadini dovrebbero aver la possibilità di trarre informazioni da fonti concorrenti tra loro, per assurdo viene a mancare, in quanto non esistono diverse fonti che riportino notizie per intero da punti di vista diversi, ma singoli che fanno in modo che vengano riportate mezze verità e che i pareri personali diventino LA notizia.
Ci ritroviamo quindi di fronte a una quasi completa mancanza di trasparenza che lede al diritto all’informazione di ognuno e che permette a dei singoli di approfittare di un potere non loro per interessi personali; anche per questi motivi, già dal 2009, nel rapporto Freedom House (rapporto che misura il livello di libertà di stampa in 195 Paesi del mondo) siamo passati da esser definiti Paese Libero a Paese Semi-Libero. Un dato veramente deludente se si pensa a cosa c’è scritto nella nostra Costituzione e quello che, invece, accade poi nella realtà.
Dovremmo essere (e ci consideriamo) un Paese libero, ma lo siamo veramente?

giornale