LETTERE PARTIGIANE – Lettere di condannati a morte della Resistenza Italiana

Questa sera parliamo di un Partigiano di Torino che scrive due lettera alla sua amata prima di essere giustiziato.
Ho scelto questa lettera per la passione con cui è stata scritta, spero che questo colpisca anche voi come è successo a me!
Buona lettura!

 

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BIOGRAFIA
Bruno Cibrario (Nebiolo)
Di anni 21 – disegnatore – nato a Torino il 26 agosto 1923 -. Dal 1 marzo 1944 appartenente alla nona Brigata SAP operante in Torino -. Catturato il 16 gennaio 1945 a Torino, in seguito ad azione della Squadra Politica -. Processato il 22 gennaio 1945 dal Tribunale Co.Gu (Contro Guerriglia) di Torino per appartenenza alle SAP -. Fucilato il 23 gennaio 1945 al Poligono Nazionale del Martinetto in Torino, da plotone di militi GNR, con Orazio Barbro, Dino Del Col, Amerigo Duò, Pedro Ferreira, Enrico Martino, Ulisse Mesi, Luigi Migliavacca, Giovanni Moncalero e Battista Zumaglino.
LETTERE
Dalle Carceri Giudiziarie di Torino
22 gennaio 1945
Sandra carissima,
dopo appena sette giorni dal mio arresto mi hanno condannato a morte, stamani. Non mi dispero per la mia sorte. Ho agito in piena coscienza di ciò che mi aspettava. Il tuo ricordo è stato per me di grande conforto in questi terribili giorni. Non hanno avuta la soddisfazione di veder un attimo di debolezza da parte mia.
Non mi sarei mai immaginato di scrivere la prima lettera ad una ragazza in queste condizioni. Perché tu sei la prima ragazza che abbia detto qualcosa al mio cuore. Mi è occorso molto tempo per capire cosa eri per me. Il mio carattere, la mia vita di quest’ultimo anno mi ha impedito di corrispondere subito come avrei voluto al tuo affetto. Solo quando sei stata ammalata ho capito che senza di te mi mancava tutto. Io ti ami, tiamo disperatamente.
In questi giorni ho avuto sempre un nome in mente: Sandra; due occhi luminosi – i tuoi – hanno rischiarato la mia cella.
Oso dire che il ricordo carissimo, il ricordo di mia Madre, era unito al tuo tanto che io li confondo in un solo grande affetto. Più grande della mia sciagura – perdonami se con questa mia oso turbare la tua pace – la consolazione di scriverti è così grande ed io sono un grande egoista.
Ritorno dal colloquio – ti ho veduta ed ho la certezza che non mi hai dimenticato. Adesso voglio vivere – per te – per noi, Sandra, non lasciarmi mai.
Perdonami questa mia debolezza, sii forte come voglio e saprò esserlo io.
Da buon garibaldino ho combattuto, da buon garibaldino saprò morire. La nostra idea trionferà ed io avrò contribuito un poco – sono forse presuntuoso -. Sii felice, è il mio grande desiderio.
Bruno
Sta vicina a mia Madre, ne ha bisogno. Sandra, Sandra.
Sandra, la domanda di grazia è stata respinta. Ti ringrazio per tutto. Il tuo dolce sorriso mi accompagna. Sii forte come lo sono io. Saluta per me i colleghi ed in special modo Tonda, i due Girardi, Venesio, Conti e gli altri.
                Ricordami e sii felice. Ti auguro ogni bene, non piangere per me. Non si piangono i caduti per l’Idea. Nel tuo ricordo muoio felice
Bruno

 

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