COMUNICATO STAMPA

Calusco d’Adda, 30 marzo 2012
COMUNICATO STAMPA
IL GDCALUSCO SOSTIENE LINO CASSESE – LISTA CIVICA LINEACOMUNE:
Il fondatore del GDCalusco, Lino Cassese, sarà candidato per la Lista Civica Lineacomune alle prossime elezioni amministrative del 6-7 maggio che si terranno a Calusco d’Adda.
I membri del GDCalusco, dopo l’impegno profuso in questi mesi intensi di collaborazione con Lineacomune per la realizzazione della campagna elettorale, sono orgogliosi di potersi vedere rappresentati da Lino Cassese, rinnovando la stima e l’affetto nei suoi confronti e sostenendolo pienamente in questo percorso.
Maurizio Brescia
Marina Vitale
 Matteo Mantecca
Marta Valenti
MaurizioLamberti
Matteo Filopanti
Simone Colleoni
linus
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CAOS DENTRO: INGIUSTIZIE CIVILI

Questa settimana è venuto a mancare Antonio Tabucchi, grande intellettuale italiano, innamorato del Portogallo. Personalmente ho trovato molto bella la descrizione che di lui ha fatto Marco Travaglio sul “Fatto Quotidiano”, raccontando del suo rapporto di amicizia con Tabucchi e restituendoci un po’ della sua personalità, lontano dal  solito coccodrillo stringato e freddamente biografico.
Ho letto l’articolo tutto d’un fiato. Leggendo del coraggio delle proprie idee, della coerenza con i propri principi, della forza del rifiuto di fronte all’ipocrisia; non ho potuto fare a meno di pensare a quante volte, quotidianamente, molte cose le facciamo passare sotto silenzio.
Non mi riferisco solo alla politica (il che è abbastanza grave e di cui frequentemente si parla), ma anche alle situazioni, più o meno conflittuali, in cui quotidianamente ci troviamo.
Questa amarezza nasce dall’osservazione dei comportamenti delle persone che a volte mi capita di incrociare, sul tram o per la strada, in sala d’attesa o sulla metropolitana. E allora io mi chiedo come sia possibile che nessuno intervenga quando una donna viene aggredita verbalmente da un gruppetto di uomini, quando un anziano che ha bisogno di aiuto non viene soccorso o quando ti urtano violentemente e anziché scusarsi ti rovesciano addosso un fiume di parolacce. Come si può stare fermi a guardare?
Questi sono esempi banali, ma fino a quanto possiamo tollerare un’ingiustizia? Noi che osserviamo inermi non siamo, forse, altrettanto colpevoli come chi quell’ingiustizia la provoca? A volte lo facciamo per conformismo, altre volte per paura di esporci, altre ancora per evitare lo scontro o  perché troppo distratti dalla frenesia dei nostri giorni.
Così pian piano scendiamo a compromessi, fino a perderci completamente. Compromessi che non danneggiano solo gli altri ma anche (e soprattutto) noi stessi.
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 “Che strano, pensaci un po’, mio padre studiava le vite vicinissime col microscopio, mio nonno cercava quelle lontanissime col cannocchiale, entrambi con le lenti. Ma la vita si scopre a occhio nudo, né troppo lontana né troppo vicina, ad altezza d’uomo”.
(A. Tabucchi, Tristano Muore. Una Vita, 2006)

LETTERE PARTIGIANE – Lettere di condannati a morte della Resistenza Italiana

Eccoci ancora con la nostra consueta rubrica settimanale sulle lettere dei condannati a morte della Resistenza Italiana.
Quest’oggi pubblicheremo una lettera di uno studente napoletano scritta ai genitori.
Buona lettura

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BIOGRAFIA
DOMENICO QUARANTA (GIOVANNI BORMITA)
Di anni 23 – studente in giurisprudenza – nato a Napoli il 3 ottobre 1920 -. Tenente di complemento dell’esercito e comandante di una batteria contraerea a Savona, subito dopo l’8 settembre 1943 si unisce alle formazioni partigiane che si vanno organizzando in Piemonte, entrando a far parte del I° Gruppo Divisione Alpine “Mauri” – prende parte a numerosi combattimenti in Valcasotto (Cuneo) e compie missioni a Savona e a Genova -. Nel marzp 1944, ferito nel corso di un combattimento in Valcasotto, viene catturato dal reparto tedesco – tradotto nei carceri di Cairo Montenotte (Savona) – per trentuno giorni sottoposto a interrogatori e sevizie -. Fucilato senza processo il 16 aprile 1944, in località Buglio (Cairo Montenotte), da plotone tedesco, con Innocenzo Contini, il sottotenente degli Alpini Dacono, Augusto Pieri ed Ettore Ruocco -. Medaglia d’oro al valor militare.
LETTERA
Carissimi,
     sono morto, credo facendo il mio dovere fino all’ultimo, avrei desiderato continuare a servire la mia Patria ed il mio Re, ma se dio così ha voluto è segno che il mio sacrificio valeva più della mia opera futura. Sono quindi contento di aver donato alla Grande Madre il mio corpo, come donai a te Mamma fin dal primo vagito, la mia anima immacolata acciocché Tu la custodissi così come Essa da oggi custodirà in eterno i miei resti mortali. Sono fiero di aver lottato con le armi in pugno per la gloria del mio Re, come lottai sui libri per dare a Te, mio amatissimo Babbo, quelle soddisfazioni che avrebbero dovuto ricompensare le amarezze e i sacrifici patiti per me.
    A Te Mamma resta il mio spirito che in Te vivrà, finché Tu vivrai; a Te Babbo ho dato la più grande soddisfazione: l’orgoglio di poter dire mio figlio è caduto per la libertà della Patria.
    Il dolore che avete provato per la mia fine è stato inenarrabile. Lo so: sono stato il vostro unico figlio, l’unico scopo della vostra vita! Avete spiati i miei primi passi, mi avete guidato, mi avete sorretto; e di ciò vi ho sempre espressa la mia gratitudine sconfinata, vi ho sempre ammirati, vi ho sempre adorati. Consolate però questo dolore al pensiero che vostro figlio ha mantenuto il suo giuramento di fedeltà. Nella vita si giura una sola volta. Io giurai di essere fedele al Re e di combattere per il bene della Patria. Ciò ho fatto e ne sono fierissimo.
     I miei ultimi pensieri sono per la Patria, per il Re e per Voi.
     I miei ultimi baci sono stati per il Santo Tricolore e per Voi.
     Addio
                                                                                                                             Mimmo

CAOS DENTRO: Ingiustizie civili

Questa settimana è venuto a mancare Antonio Tabucchi, grande intellettuale italiano, innamorato del Portogallo. Personalmente ho trovato molto bella la descrizione che di lui ha fatto Marco Travaglio sul “Fatto Quotidiano”, raccontando del suo rapporto di amicizia con Tabucchi e restituendoci un po’ della sua personalità, lontano dal  solito coccodrillo stringato e freddamente biografico.
Ho letto l’articolo tutto d’un fiato. Leggendo del coraggio delle proprie idee, della coerenza con i propri principi, della forza del rifiuto di fronte all’ipocrisia; non ho potuto fare a meno di pensare a quante volte, quotidianamente, molte cose le facciamo passare sotto silenzio.
Non mi riferisco solo alla politica (il che è abbastanza grave e di cui frequentemente si parla), ma anche alle situazioni, più o meno conflittuali, in cui quotidianamente ci troviamo.
Questa amarezza nasce dall’osservazione dei comportamenti delle persone che a volte mi capita di incrociare, sul tram o per la strada, in sala d’attesa o sulla metropolitana. E allora io mi chiedo come sia possibile che nessuno intervenga quando una donna viene aggredita verbalmente da un gruppetto di uomini, quando un anziano che ha bisogno di aiuto non viene soccorso o quando ti urtano violentemente e anziché scusarsi ti rovesciano addosso un fiume di parolacce. Come si può stare fermi a guardare?
Questi sono esempi banali, ma fino a quanto possiamo tollerare un’ingiustizia? Noi che osserviamo inermi non siamo, forse, altrettanto colpevoli come chi quell’ingiustizia la provoca? A volte lo facciamo per conformismo, altre volte per paura di esporci, altre ancora per evitare lo scontro o  perché troppo distratti dalla frenesia dei nostri giorni.
Così pian piano scendiamo a compromessi, fino a perderci completamente. Compromessi che non danneggiano solo gli altri ma anche (e soprattutto) noi stessi.
 “Che strano, pensaci un po’, mio padre studiava le vite vicinissime col microscopio, mio nonno cercava quelle lontanissime col cannocchiale, entrambi con le lenti. Ma la vita si scopre a occhio nudo, né troppo lontana né troppo vicina, ad altezza d’uomo”.
(A. Tabucchi, Tristano Muore. Una Vita, 2006)

CAOS DENTRO: La politica ha fallito?

10 Novembre 2011: Mario Monti, candidato alla guida di un governo definito di unità nazionale e supportato dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, forma una squadra composta principalmente da professori e banchieri con l’obiettivo di sistemare la precaria situazione italiana portata dalla grave crisi economica. In quei giorni lo spread tra i titoli tedeschi e italiani si trovava intorno ai 550 punti, spread ottenuto per merito,se così si può dire, di una cattiva gestione della politica italiana di questo ultimo ventennio.
La politica, negli ultimi 20 anni, ha attuato per lo più manovre e leggi che potessero mantenere il consenso come se ci fosse una continua e incessante campagna elettorale, una campagna per le cosiddette lobby o caste che pian piano ampliavano il loro potere a scapito del libero mercato, favorevole per i cittadini, e in certi casi creando un vero e proprio monopolio, che crea povertà. Il caso più eclatante è quello delle  farmacie che vogliono tenere per se tutto il mercato dei farmaci definendo le parafarmacie, invece,  “non sicure e non controllate” senza però sottolineare che le stesse persone che lavorano in farmacia hanno seguito il medesimo percorso di studi di coloro che lavorano nelle parafarmacie. Oltre alla cattiva gestione delle risorse vi è anche il problema della rappresentanza: quanti parlamentari e senatori svolgono pienamente la loro professione e sono sempre presenti nelle rispettive poltrone quando qualcosa viene votato e deciso? Quanti di questi si dedicano alla politica solo come passatempo per ottenere uno stipendio maggiore dandosi effettivamente ad altre attività? E per ultimo, ma non per importanza, quanti di essi sono i degni rappresentanti del popolo italiano? Certo, Mario Monti ha fatto qualcosa, un qualcosa che sicuramente è differente dal clima di stagnazione precedente, ma non tutto il suo operato è condivisibile e, a questo punto, sorge spontanea una domanda:
la politica in questi anni ha fallito perchè non capace di interpretare le esigenze reali delle persone e quindi vi è bisogno di qualcuno estraneo e competente per gestire al meglio un paese complesso e affascinante come l’Italia, o c’è ancora speranza nelle nuove generazioni che il clima si modifichi e si possa parlare ancora di politica con la P maiuscola?
Questo è il mio caos dentro.

CAOS DENTRO: LA POLITICA HA FALLITO?

10 Novembre 2011: Mario Monti, candidato alla guida di un governo definito di unità nazionale e supportato dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, forma una squadra composta principalmente da professori e banchieri con l’obiettivo di sistemare la precaria situazione italiana portata dalla grave crisi economica. In quei giorni lo spread tra i titoli tedeschi e italiani si trovava intorno ai 550 punti, spread ottenuto per merito,se così si può dire, di una cattiva gestione della politica italiana di questo ultimo ventennio.
La politica, negli ultimi 20 anni, ha attuato per lo più manovre e leggi che potessero mantenere il consenso come se ci fosse una continua e incessante campagna elettorale, una campagna per le cosiddette lobby o caste che pian piano ampliavano il loro potere a scapito del libero mercato, favorevole per i cittadini, e in certi casi creando un vero e proprio monopolio, che crea povertà. Il caso più eclatante è quello delle  farmacie che vogliono tenere per se tutto il mercato dei farmaci definendo le parafarmacie, invece,  “non sicure e non controllate” senza però sottolineare che le stesse persone che lavorano in farmacia hanno seguito il medesimo percorso di studi di coloro che lavorano nelle parafarmacie. Oltre alla cattiva gestione delle risorse vi è anche il problema della rappresentanza: quanti parlamentari e senatori svolgono pienamente la loro professione e sono sempre presenti nelle rispettive poltrone quando qualcosa viene votato e deciso? Quanti di questi si dedicano alla politica solo come passatempo per ottenere uno stipendio maggiore dandosi effettivamente ad altre attività? E per ultimo, ma non per importanza, quanti di essi sono i degni rappresentanti del popolo italiano? Certo, Mario Monti ha fatto qualcosa, un qualcosa che sicuramente è differente dal clima di stagnazione precedente, ma non tutto il suo operato è condivisibile e, a questo punto, sorge spontanea una domanda:
la politica in questi anni ha fallito perchè non capace di interpretare le esigenze reali delle persone e quindi vi è bisogno di qualcuno estraneo e competente per gestire al meglio un paese complesso e affascinante come l’Italia, o c’è ancora speranza nelle nuove generazioni che il clima si modifichi e si possa parlare ancora di politica con la P maiuscola?
Questo è il mio caos dentro.

dormi

LETTERE PARTIGIANE – Lettere di condannati a morte della Resistenza Italiana

Buona sera, oggi pubblichiamo la storia di un medico di Torino, che scrive una lettera alla sua amata Diana ed una alla Madre e alla Sorella.
Spero che la scelta vi piaccia!
Buona lettura

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BIOGRAFIA
PAOLO VASARIO (DIANO)
Di anni 33 – medico condotto – nato a Luserna San Giovanni (Torino) il 4 gennaio 1911 –. Tenente medico dell’Esercito, è fra il primo organizzatore di formazioni partigiane nella provincia di Torino – medico partigiano nella 105° Brigata Garibaldi “C. Pisacana”, partecipa a numerose azioni armate e tiene il collegamento con il Comitato Militare Regionale Piemontese – catturato una prima volta nel gennaio 1944 e tradotto nel Castello di Moncalieri (Torino) – rilasciato, riprende l’attività partigiana -. Catturato una seconda volta il 12 luglio 1944, da militari tedeschi, durante una missione nei dintorni di Cavour (Torino) -. Processato lo stesso 12 luglio1944 dal locale comando tedesco -. Fucilato alle ore 22 dello stesso giorno sul campo di aviazione di Airasca (Torino).
LETTERA
12 luglio 1944
Diana cara,
      la vita che doveva cominciare è terminata per me anzitempo. Ma durerà nel ricordo.
      Ti amo, Diana. Il tuo compagno se ne va.
      Se ne va dopo aver amato Libertà, Giustizia.
      Se ne va dopo aver amato Te tanto, tanto.
      Ma tu devi vivere. Devi vivere perché questo è il mio ultimo desiderio. Devi vivere e il mio ricordo deve essere un incitamento nella vita.
      Non bisogna che tu mi sfugga. Ti sarò comunque vicino, lo so e lo sento. Vicino a te ed a tutte le persone care.
      Muoio in piedi.
      Sappilo e ricordami così.
      Ti amo tanto.
Paolo
12 luglio 1944
Mammina e Anna care,
       è l’ultima lettera che vi scrivo. Tra poco non sarò più. Non nego che ci soffro, è umano.
       Ma ho la precisa coscienza di essermi sempre comportato da buon italiano e da buon figlio.
       Mammina e te Anna eravate e siete le persone che ho amato di più.
       Vi sono vicino tanto tanto tanto.
       Anna cara, sta vicino alla Mamma che avrà solo più te.
       Era destino.
       Ma di fronte ad esso bisogna che voi viviate.
       Ho vissuto pure io per voi, per un ideale di Libertà e Giustizia.
       Non ho mai fatto male ad alcuno.
       Sento ora come mai che vi voglio bene, tanto bene e sono in piedi.
       Vostro per sempre
Paolo