La strage di Ustica

Questa settimana vogliamo raccontare ma, soprattutto, ricordare uno dei capitoli più oscuri della storia italiana: la strage di Ustica.
Noi giovani non eravamo ancora nati in quel maledetto 27 giugno del 1980, data in cui si consumò un vero e proprio disastro aereo in cui persero la vita ben 81 persone (di cui tredici bambini). Ma cosa accadde veramente?
Alle 20.08 il volo Itavia diretto da Bologna a Palermo, partito con due ore di ritardo, stava percorrendo regolarmente la sua rotta quando, alle 21.04, chiamato per l’autorizzazione di inizio discesa su Palermo, improvvisamente non rispose più, scomparendo senza lasciare alcuna traccia dai radar operativi di Roma. Allertate immediatamente le operazioni di ricerca, l’aereo fu individuato solo alle prime luci dell’alba del giorno seguente quando un elicottero del Soccorso Aereo individuò, alcune decine di miglia a nord di Ustica, una chiazza oleosa. Dopo pochi minuti, grazie anche all’intervento di un Breguet Atlantic dell’Aeronautica, furono avvistati anche i primi cadaveri. Fu la conferma che il velivolo era precipitato nel Tirreno, in una zona profonda più di tremila metri.
Le vittime del disastro, come detto, furono 81, ma il ritrovamento e il recupero dei corpi riguardò solamente trentotto persone. La magistratura italiana avviò subito un’inchiesta, indagando soprattutto su queste ipotesi:

1. l’aereo sarebbe stato abbattuto da un missile aria-aria sparato da un caccia statunitense o francese;
2. vi sarebbe stata una collisione (o una semicollisione) con un altro velivolo (forse un F-14 americano)
3. sarebbe avvenuto un cedimento strutturale;
4. sarebbe esplosa una bomba a bordo.

Il 17 dicembre 1980 il Ministro dei Trasporti Rino Formica si adeguò alla tesi prevalente, e cioè a quella che indicava nella causa del disastro un cedimento strutturale dovuto dalla cattiva manutenzione, revocando la concessione delle linee aeree Itavia. Ma l’indagine non finì assolutamente qui. Nel 1982 furono rinvenuti, sui pochi resti disponibili, tracce di esplosivi TNT e T4, componenti presenti, solitamente, nelle miscele di ordigni militari. Questa scoperta infiammò nuovamente il dibattito (in verità mai concluso), riportando l’attenzione, in particolare, sull’ipotesi del missile sganciato da un caccia statunitense. L’allora ministro per le Relazioni con il Parlamento Carlo Giovanardi difese la versione della bomba a bordo per tentare di negare le responsabilità americane, ma nel frattempo le indagini continuarono finchè, tra il 1987 e 1991, fu recuperato il 96% del relitto, che fu ricomposto nell’aeroporto di Pratica di Mare. Dallo studio sulla carcassa, molto interesse destò nell’opinione pubblica il rinvenimento nel maggio del 1992 di un serbatoio esterno sganciabile di un caccia schiacciato e frammentato, ma completo di tutti i pezzi. Questi serbatoi, generalmente, vengono sganciati in caso di pericolo o di necessità per aumentare la manovrabilità dell’apparecchio. Il serbatoio, lungo 3 metri, presentava i seguenti dati identificativi:

Pastushin Industries inc. pressurized 300 gal fuel tank installation diagram plate 225-48008 plate 2662835

Era stato prodotto, senza ombra di dubbio, negli Stati Uniti. Interpellati dagli inquirenti, gli americani risposero (come successo molte volte nel corso della storia) vagamente, affermando che dopo tanti anni non era loro possibile risalire a date e matricole per stabilire se e quando il serbatoio fosse stato usato in servizio dall’Aviazione o dalla Marina degli Stati Uniti d’America.
Negli anni successivi si susseguirono intercettazioni, morti sospette e depistaggi, senza mai raggiungere la verità sull’accaduto. L’unica certezza è che, nel 2012, ancora non è stata fatta giustizia su questo inquietante e, oseremo dire, macabro mistero italiano, con il Parlamento che continua a dimostrare un silenzio disarmante e, allo stesso tempo, imbarazzante. Come capita spesso in Italia, i parenti delle vittime sono costretti a sorreggersi l’uno con l’altro, fondando associazioni per tenere alta l’attenzione su un DELITTO senza, a quanto pare, colpevoli.
L’8 maggio del 2010, in occasione della Giornata della Memoria per le Vittime del Terrorismo, Fortunata Pricò, vedova di una delle vittime della strage, aveva chiesto di “completare la verità giudiziaria che ha parlato di una guerra non dichiarata, di completarla definendo le responsabilità”. Una richiesta che il presidente Napolitano ha appoggiato in pieno, dichiarando: “Comprendo il tenace invocare di ogni sforzo possibile per giungere ad una veritiera ricostruzione di quel che avvenne quella notte” con il Presidente della Repubblica che ha sottolineato “anche intrighi internazionali e opacità di comportamenti da parte di corpi dello Stato”.
Sono passati quasi trentadue anni da quel terribile giorno e ancora non c’è verità né giustizia sulla questione.
Per chi volesse approfondire l’argomento, scrivere ai parenti delle vittime o anche solo lasciare un piccolo pensiero, può farlo al sito http://www.stragediustica.info/
Osiamo sapere ma, soprattutto, non dimentichiamo!

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